Massimo e Walter si riprendono
il banco
I rivali di sempre Massimo D'Alema e Walter Veltroni
Ricreazione finita: dietro Bersani e Franceschini, i capi sono i soliti due
FEDERICO GEREMICCA
ROMA
Bisogna fare ammenda e ammettere onestamente che anche quella previsione si è rivelata sbagliata: intendiamo la certezza che, dopo le sfiancanti dispute su «partito leggero-partito pesante» e «dialogo sì-dialogo no», il top del surrealismo applicato al dibattito politico dei democrats fosse stato raggiunto. Errore: si può sempre fare di meglio. E i leader Pd lo stanno dimostrando. Il genere scelto, stavolta, ricorda un po’ il famoso “si fa ma non si dice”, e ci riferiamo - naturalmente - alla discussione divampata sul futuro segretario democratico. Che, sia chiaro, non è ancora cominciata, perché come ha ricordato ieri D’Alema da Crotone, «ora è inopportuna, va fatta dopo i ballottaggi». Però ovviamente nel Pd non si parla d’altro, e la notizia è che sappiamo che Bersani sarà di certo candidato, che D’Alema e Enrico Letta sono pronti ad appoggiarlo, che Prodi non si schiera, Rutelli sta pensando, che Veltroni, Fassino e i popolari ripuntano su Franceschini, e che i quarantenni sarebbero - invece - per un volto nuovo. Sarebbero, s’intende: con il condizionale.
Poi, naturalmente, c’è l’altra notizia. E’ anch’essa una non-notizia: eppure l’implacabile ciclicità con la quale si ripropone e l’inossidabile efficacia con la quale torna puntualmente a dividere, ne fanno qualcosa di addirittura superiore a una notizia, quasi l’unico elemento di certezza - di rassicurante certezza - tra le file composite del centrosinistra nostrano. Veltroni e D’Alema sono di nuovo in campo, ecco, l’un contro l’altro armati. Non è una novità, va bene; e probabilmente non è nemmeno una notizia. Ma di fronte alla desolante confusione che attraversa maggioranza e opposizione, è confortante sapere che almeno una cosa non cambia: la partita la giocano di nuovo loro due, capitani onorari di due modi così diversi di intendere la politica che viene da chiedersi com’è che da quarant’anni militano gomito a gomito nello stesso partito.
L’ingresso nell’arena è stato spettacolare, in ragione del fatto che nessuno dei due contendenti ha voluto cambiare di una virgola lo stile consueto. Giovedì 11 giugno Veltroni convoca le agenzie di stampa e giura: «Non mi tirate in ballo per cose che riguardano la vita interna del Pd, non ho intenzione di occuparmene. Vi stanno dando polpette avvelenate». Quattro giorni dopo, su Facebook, annuncia: «Se ritengo opportuno tornare a dire quel che penso, è perché avverto che il progetto di Partito democratico è messo in discussione», e comunica di aver chiamato a raccolta i suoi per il 2 luglio, «due anni dopo il Lingotto». E chi è mai che mette in discussione il progetto di Pd? Ma naturalmente Massimo D’Alema che, fiutando l’aria, qualche giorno prima se ne era andato a Red tv a spiegare che per la miseria ci sono voluti quasi due anni a sgombrare il campo dall’ubriacatura del Lingotto, fatta di incubi tipo i partiti di plastica e le vocazioni maggioritarie, e che sarebbe ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a far politica sul serio. Lui è pronto, disponibile ad assumersi le proprie responsabilità. Per ora, pare, attraverso Pierluigi Bersani: ma non è detto che di qui all’estate qualcosa non cambi.
Per l’occasione Veltroni ha indossato l’ariosa e colorata armatura di sempre, sicuro di non deludere: «Il popolo delle primarie», Internet, il sogno che si è avverato, «ci vuole più riformismo, non il ritorno ad antiche certezze». D’Alema non si è fatto fregare e sempre più simile all’Andreotti del tempo che fu, ha accompagnato la sua scesa in campo con malefici, doppi sensi e profezie, lasciando che la tribù politica si interrogasse - e si dividesse - su scosse e governissimi, apprezzamenti alla classe dirigente del centrodestra e frustate al suo Pd. Scesi loro in campo - fingendo truce indifferenza l’uno nei confronti dell’altro - parapiglia e confusione sono come spariti. Della Serracchiani non si parla più; del segretario “outsider” nemmeno si bisbiglia; e il leader donna è una simpatica fantasia che è bello ricordare. Ma non ora, appunto: ora si fa sul serio. Come direbbe la Marcegaglia (e D’Alema probabilmente apprezzerebbe) la ricreazione è finita, e ognuno torni al posto di combattimento.
Confortante. Anche perché è evitato il rischio maggiore: il salto nel buio alla disperata ricerca della novità. Del resto, dall’altra parte non fanno così? Fini e Berlusconi non è tre, quattro lustri che stanno sulla scena? E Tremonti, La Russa e Bondi non è quindici anni che compaiono sempre uguali in tv? «Perché la politica è per professionisti, è una cosa seria», direbbe D’Alema. «Che è il motivo preciso per il quale la gente si disaffeziona e non sogna più», replicherebbe l’altro. Per dire che è talmente vero che si torna al canovaccio solito che in fondo si conoscono già strategie, argomenti, attacchi e difese dello scontro che verrà.
Proprio come quando litigano Berlusconi e Fini: già sai come comincia, e anche come finirà. E in effetti, se già ci sono tante cose serie su cui dividersi, che senso ha inventarne di nuove? La conclusione, dunque, è che non c’è da attendersi grandi novità: combatteranno i capitani, e gli altri si sistemeranno come sempre di qua o di là. Solo che, all’ennesima riedizione del solito duello, una cosa la si può dire: e forse è una novità. Basta dare la colpa a loro due. Basta dire che non se ne può più, se non si fa nulla perché non accada più. Non è colpa di D’Alema se ogni volta che apre bocca si scatena un pandemonio e le sue azioni crescono; e non è colpa di Veltroni se è ancora lui a incarnare il desiderio struggente di un partito che non c’è. Si organizzino i giovani o si coalizzino gli altri capicorrente; scendano in campo le donne e si armino i “coraggiosi”. Di più: si trucchino le primarie, perfino. Insomma, chi si lamenta dell’eterna sfida, faccia qualcosa. Altrimenti lasci godere gli altri di un duello così rassicurante. Sì, D’Alema contro Veltroni: perché se va avanti così, forse vuol dire che di meglio non c’è.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...4695girata.asp




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