In Afghanistan si è votato in mezzo ad un bagno di sangue.
Vogliamo dedicare qualche commento a tale evento, visto che siamo su di un forum di elezioni politiche?


In Afghanistan si è votato in mezzo ad un bagno di sangue.
Vogliamo dedicare qualche commento a tale evento, visto che siamo su di un forum di elezioni politiche?


Oddio, non è proprio il genere di elezioni politiche di cui siamo soliti occuparci…
Diciamo che una buona cosa sarebbe che non ci fossero stati 26 morti il giorno delle elezioni, che non ci fossero 41 candidati alla presidenza, e che la popolazione votante non fosse al 90% analfabeta.
Queste elezioni (così come le precedenti) somigliano tanto ad una farsa.
Corriamo da una fotografia in macchina.


Temo di non saperne abbastanza per poter esprimere un giudizio.
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


Cmq, questo articolo del Corriere mi era piaciuto:
Un mosaico di etnie e religioni nel quale gli aiuti alla ricostruzione si disperdono
Otto anni per ricostruire il Paese
Ma la guerra resta l’affare principale
Afghanistan, nella capitale ristoranti e supermercati. Eppure i bimbi sono analfabeti
*
NOTIZIE CORRELATE
*
Afghanistan, aperti i seggi
Una donna ai seggi
Una donna ai seggi
KABUL — «Questo è il mio bel Paese, la terra dei miei avi, è come il paradiso e ha tutto il mio amore», cantava strascicando le parole Awal Mir più di trent'anni fa. Difficile credere alla sua voce romantica. L'Afghanistan che vede uno straniero è fatto di muraglioni anti-bomba, vetri blindati ed enclavi. Ma la polvere arriva comunque. «La polvere di Kabul — raccontò stupefatto nel 2002 un soldato italiano dell'unità contro gli attacchi Nbc (nucleari, chimici e batteriologici) — ha la stessa concentrazione di colibatteri fecali della fognatura di Roma». Un paradiso finito male. Anche e soprattutto per gli afghani.
LE MACERIE- I palazzi smozzicati dalla guerra civile stanno diminuendo. Al loro posto banche (per i proventi dell'oppio), centri commerciali (per riciclarli), ristoranti multipiano per i matrimoni (questi sì utili, con le loro feste da 4-500 invitati). Finalmente da qualche mese è arrivata a Kabul l'elettricità dall'Uzbekistan. Un lusso elettorale che più prima che poi presenterà una bolletta insostenibile. Eppure Ettore Mo potrebbe ripetere ciò che scrisse su questo giornale nel 1995: «Kabul è ridotta a uno scheletro, un ossario, il posto migliore per contemplare l'inizio della fine del mondo». Il 40% degli afghani non ha lavoro, due milioni di abitanti vivono nella capitale senza fognatura. Ci pensa il sole a disseccare e il vento a disperdere.
LA RICOSTRUZIONE - I fondi per la «ricostruzione» hanno oscillato dal 2001 attorno ai due miliardi l'anno, ma solo per tenere in piedi il Paese ne occorrono 1,3: stipendi e spesa pubblica. La ricostruzione è matematicamente una bufala quando c'è a malapena di che tirare avanti. Bastava leggere i solenni impegni della Conferenza di Londra del 2006: «Ridurre l'estrema povertà di chi vive con meno di un dollaro al giorno del 3% l'anno». Potevano anche dire: svuotiamo il mare con un cucchiaino. Le scuole sono il 40% di quelle necessarie, l'analfabetismo galoppa tra i maschietti al 35% e tra le bimbe al 60%. La vita media non supera i 43 anni. La mortalità per parto è 160 volte più alta che in Italia. Se due miliardi è il regalo del mondo (spese militari escluse) altrettanto è il ricavo dal commercio dei papaveri da oppio. L'attrazione dell'economia della droga (coltivazione, convogli, contrabbando) è almeno pari a quella statale.
IL LAVORO E LA GUERRA- Nel 2003 il comandante pashtun Shingul (Verdefiore) che aveva combattuto accanto al tagiko Massud si lamentava del programma di disarmo delle milizie. «Vorrebbero rinunciassi alle mie armi in cambio di spiccioli. La prossima volta che vieni in Afghanistan, avrò la barba più lunga perché sarò talebano, loro sì che pagano bene». La guerra resta il business più promettente. Solo Washington per mantenere qui i suoi soldati spende tra i 20 e i 30 miliardi l'anno. Il trend è quello di stornarne una parte verso l'addestramento di esercito e polizia locale. La chiamano «afghanizzazione del conflitto ». Ricorda terribilmente la «vietnamizzazione ». Allora andò malissimo. Shingul non è ancora diventato talebano. A 49 anni si è concesso la «pensione». Lo mantiene il figlio promosso d'un tratto ufficiale di polizia. Shingul tira i fili dell’erede e continua a controllare territorio e miliziani. «Ho tenuto le armi — sorride Verdefiore —. Mi sono fatto pagare solo le guaste».
ETNIA E RELIGIONE- Tagiki, uzbeki e hazara, minoranze etniche che insieme fanno il 60% dei 30 milioni di abitanti, ripetono: «Non tutti i pashtun sono talebani, ma tutti i talebani sono pashtun». I pashtun sono spesso imponenti, con il naso largo, le barbe selvagge. Gli hazara sono piccoli, con gli occhi affilati dei cavalieri di Gengis Khan dai quali discendono. I tagiki sono magri, con il naso adunco dei persiani. Gli uzbeki tarchiati anche loro con tratti asiatici. Lo stereotipo dice che i pashtun comandano, gli hazara servono, i tagiki complottano, gli uzbeki guadagnano. Il problema è che non basta aver letto Il cacciatore di aquiloni per decifrare l'intreccio etnico del Paese. Dipende da un'infinità di variabili. Neppure la religione unisce più di tanto. Musulmani sì, ma gli hazara sono sciiti, gli altri sunniti. I pashtun poi aggiungono alla sharia un codice tribale rigido e pervasivo. L'Islam oscurantista inventato dai talebani poggia più sul «pashtun wali» (codice pashtun) che sul Corano. Proprio pochi giorni fa, gli hazara sono riusciti a far passare una legge che vale solo per loro e che, tanto per cambiare, penalizza le donne.
FAMIGLIA E FORTINI- Una patata a Kabul si lessa in due, tre ore. E prima bisogna portare l'acqua in casa. Siccome non c'è elettricità 24 ore su 24, non ci sono frigoriferi e ogni alimento va acquistato fresco. Nelle campagne è ancora peggio. Le patate devono crescere. I rapporti tra donne e uomini diventano così, per necessità, quelli arcaici di dipendenza reciproca e, talvolta, di sottomissione femminile. Le donne lavorano, gli uomini le difendono oppure se le accaparrano come schiave e forza lavoro. Non c'entra la religione, è questione di sopravvivenza. Le case nelle campagne sono costruite come fortini. Chi vive in condomini ricrea il muro di cinta da un pianerottolo all'altro. Il marito non c'è? I vicini mandano le figlie a dormire da lei, così tutti si fanno garanti della sicurezza di quella casa. Troppe armi, troppa fame. Possedere una donna significa avere almeno una minestra la sera. Avere un marito significa non essere violentata dal primo che passa.
MUJAHEDDIN, TALEBANI, AL QAEDA- I «guerrieri di Allah», mujaheddin, sono stati armati dagli Usa per sfiancare l'impero ateo dell'Urss. Gli «studenti del Corano», talebani, nati da una costola dei mujaheddin, sono stati alimentati dal Pakistan per mettere in sicurezza le retrovie della guerra all'India. Osama Bin Laden è stato ospite dei talebani durante l'attacco alle Torri Gemelle e ora Al Qaeda influenza alcuni comandanti talebani. I mujaeddin lottavano per una Repubblica Islamica, i talebani per un Emirato e Al Qaeda per un Califfato mondiale. C'è sempre qualcuno più puro che ti epura. Ma quali sono, se ci sono, le differenze ideologiche? Il mujaheddin Rasul Sayaff è un integralista di stampo salafita. Difficile immaginare dispute teologiche tra lui e il capo dei talebani, il mullah Omar, sarebbe tutto uno scavalcarsi a destra. Eppure Sayaff ha combattuto i talebani (pashtun come lui) a fianco del tagiko Massud, si è fatto eleggere nel parlamento dell'Afghanistan «filo- occidentale» e ora appoggia il «democratico » presidente Karzai. Professore, gli chiesi nel 2007, perché accetta deputate donna? «Dipende dalla situazione. Il Profeta ha detto: se hai il potere di fermare il munkar — il male —, fallo. Se non ce la fai, denuncialo. Se non puoi denunciarlo, ricordatelo. Capisce straniero? Dipende».
Andrea Nicastro
http://www.corriere.it/esteri/09_ago...4f02aabc.shtml
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI
AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI = UOMINI E DONNE AI SEGGI IN CITTÀ, AZIONI OSTILI INSORTI IN AREE ITALIANI Herat, 20 ago. - (Adnkronos/Aki) - (Dall'inviata Alessia Virdis) - Qualcuno a Herat, nell'Afghanistan occidentale, mostra con orgoglio l'indice sporco di inchiostro. Altri, invece, hanno provato a lavare via le tracce del loro ingresso ai seggi.Tanti uomini e tante donne oggi nella seconda città per sviluppo economico e sociale dell'Afghanistan hanno votato per le elezioni presidenziali e provinciali nonostante le minacce dei Talebani. Otto anni sono passati dalla caduta del regime e oggi nei cieli di Herat volavano gli aquiloni, anche se le azioni ostili non sono mancate. Questa mattina in città e nelle municipalità limitrofe donne fantasma nascoste sotto i burqa celesti e uomini avvolti in abiti tradizionali erano in fila fuori da scuole, moschee ed edifici governativi, dove sono stati allestiti i siti elettorali, separati in base al sesso. Un'atmosfera di calma apparente ha regnato a Herat durante il giorno, con gli aquiloni in cielo e tra le mani dei bambini pronti a farli volare, nonostante i continui 'warning' e gli attacchi e gli scontri a fuoco di varia entità avvenuti nelle ultime ore nella regione, nell'area del Regional Command West (RC-West), a comando italiano. Anche questa sera, intorno alle 21 ora locale, alcuni razzi sono stati lanciati non lontano da Camp Arena, dove l'allarme è suonato. E tutti, di corsa, nei bunker. Su una ventina di episodi, sottolinea il generale Rosario Castellano, comandante della Brigata Folgore e di RC-West, «cinque o sei hanno riguardato in particolare le forze Isaf», comprese quelle italiane. (segue) (Vir/Opr/Adnkronos) 20-AGO-09 21:01 NNN
FINE DISPACCIO
AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI (2)
AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI (2) = (Adnkronos) - Soddisfazione per la giornata di voto è comunque arrivata da Castellano, come dal governatore della provincia di Herat, Ahmad Yusuf Nuristani, e dal capo della Polizia, il generale Ekramuddin Yawar. E dai responsabili afghani è giunto anche un apprezzamento per l'impegno dei soldati italiani, circa 2.500 a RC-West. Nuristani, in particolare, ha auspicato un proseguimento del lavoro svolto «sulla linea seguita sinora». Oggi a garantire la sicurezza nella regione ovest in un'area ad ampio raggio all'esterno dei seggi, dove le operazioni di voto sono state monitorate dagli agenti della polizia afghana, ci sono stati anche i soldati Isaf, italiani per primi, pronti a intervenire in caso di necessità a supporto dei militari afghani. E per loro il lavoro proseguirà fin quando le schede elettorali, dopo lo spoglio, non avranno raggiunto Kabul. Il trasporto delle schede, infatti, è un momento critico, che «fa gola - ha sottolineato il generale Castellano - agli insorti». Entusiasta di questo 'election day' afghano è anche il presidente uscente Hamid Karzai, che dal voto punta a ottenere un secondo mandato. «Gli afghani sono andati a votare nonostante i missili, le bombe e le intimidazioni: questo è grandioso», ha detto Karzai, che a Herat ha dedicato proprio gli ultimi giorni della sua campagna elettorale con un comizio nello stadio cittadino, nella zona nota come 'scudò, vicino alla sede del governatorato. (segue) (Vir/Opr/Adnkronos) 20-AGO-09 21:01 NNN
FINE DISPACCIO
AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI (3)
AFGHANISTAN: L'ELECTION DAY DI HERAT, IL VOTO TRA AQUILONI E ATTACCHI (3) = (Adnkronos) - In città, nei loro negozi, tra tappeti, pietre e zaini, gli afghani mostrano con soddisfazione l'indice sporco di inchiostro, senza paura per le minacce dei Talebani. Eppure, non lontano da Herat, nella Zirko Valley, gli insorti hanno bruciato due seggi elettorali. La popolazione si è ribellata e questo per il generale Castellano è un segnale più che positivo. Ahmad Farid, 24 anni, si dice comunque soddisfatto delle «condizioni di sicurezza», pur ammettendo che per l'Afghanistan «ci sono ancora molte cose da fare». Ibrahim mostra con orgoglio il suo dito sporco d'inchiostro e dice che il nero non andrà via prima di quattro giorni. A Herat gli elettori hanno votato anche nell'università, nella Fatah School, dove con i fondi italiani è stata realizzata una nuova struttura, e nel carcere femminile e maschile, dove il Prt guidato dal colonnello Michele Brandonisio ha costruito una nuova ala dedicata alle detenute. In città, per gli afghani, oggi era quasi una giornata di festa, a ridosso dell'inizio del Ramadan, il mese sacro del digiuno e del venerdì. In mancanza di dati certi, secondo il governatore di Herat, l'affluenza alle urne potrebbe aver sfiorato il 60 o 70 per cento. I bambini popolavano le strade, con il solito traffico che scorreva sotto gli sguardi degli agenti della polizia afghana, e tra le migliaia di manifesti elettorali, sbiaditi dal sole caldo, affissi su cartelloni, muri, tralicci della corrente e tronchi di alberi. Sui poster alcune candidate alle elezioni si son fatte ritrarre a volto scoperto. E con il trucco. (Vir/Opr/Adnkronos) 20-AGO-09 21:01 NNN
FINE DISPACCIO
AFGHANISTAN: ELEZIONI; MILIONI AL VOTO, NO A TALEBANI/ANSA
EST S0B NIE ST1 S91 QBXB AFGHANISTAN: ELEZIONI; MILIONI AL VOTO, NO A TALEBANI/ANSA 95% SEGGI APERTI MA GIORNATA PESANTE, 135 ATTACCHI E 26 MORTI (dell'inviato Maurizio Salvi) (ANSA) - KABUL, 20 AGO - Ce l'hanno fatta. Milioni e milioni di afghani hanno partecipato oggi ad una difficile giornata elettorale che, nonostante gli almeno 26 morti provocati dai talebani, è stata definita «un successo» dal presidente uscente Hamid Karzai, dal presidente americano Barack Obama e, in pratica, dall'intera comunità internazionale. Il voto non solo deve indicare il nome del futuro capo dello stato ma doveva essere anche una risposta alle minacce degli insorti oltre che confortare le speranze di quanti ritengono che l'Afghanistan sia sul cammino giusto di un rafforzamento delle sue istituzioni democratiche. Apertisi alle 7, oltre 6.500 seggi (il 95% di quelli previsti) hanno funzionato per 10 ore in 34 province, e si sono chiusi alle 17 (le 14,30 italiane) con la proroga eccezionale di un'ora di apertura dovuta alla presenza in molte realtà di lunghe code di elettori in attesa di votare. Sull'affluenza non ci sono ancora dati ma in alcune province, come quella di Herat sotto il controllo italiano, si è andati ben oltre il 60 per cento. Alla vigilia dell'appuntamento, i talebani avevano minacciosamente invitato la popolazione a restarsene a casa, perchè il giorno del voto, definito «un'altra frode degli americani», sarebbe stato trasformato «in un vero e proprio inferno». Dai dati forniti in serata dal governo a Kabul è emerso che la giornata non è stata esente da violenze, con ben 135 incidenti accertati e con un bilancio di almeno 26 morti fra civili, militari ed agenti di polizia, e di oltre 50 feriti. La Gran Bretagna ha ammesso a Londra che un elicottero in servizio nell'ambito dell'Isaf, la forza militare internazionale di assistenza in Afghanistan, è stato costretto a un atterraggio di emergenza per un incidente che potrebbe essere stato dovuto a un atto ostile. Come spesso avvenuto in questi giorni, l'operazione più spettacolare è stata scatenata di prima mattina a Kabul, dove un commando talebano ha attaccato una caserma della polizia, impegnando le forze di sicurezza per ore. Al termine di ripetute sparatorie, gli agenti hanno mostrato i cadaveri di due miliziani, uno dei quali si era fatto saltare in aria con l'esplosivo che portava indosso. E durante tutta la giornata, le notizie di lanci di razzi, scoppi di rudimentali ordigni e attacchi a seggi elettorali si sono susseguiti in oltre metà delle province afghane, con il chiaro intento di spaventare la popolazione e convincerla a non votare. Prendendo la parola nel corso di una conferenza stampa nel palazzo presidenziale, il presidente della repubblica Hamid Karzai si è vivamente rallegrato con i suoi connazionali che hanno dato una grande prova di partecipazione democratica. «La nostra gente - ha sottolineato con enfasi - non ha rinunciato da nessuna parte al proprio impegno civico; ha sfidato le bombe, i razzi e le intimidazioni, e si è recata a votare». In che misura? Il capo dello Stato ha detto che è troppo presto per conoscere quale sia stata l'affluenza ma ha escluso che anche se la partecipazione fosse bassa, ciò «possa in qualche modo mettere in discussione la legittimità del voto». Difficile comunque che si possa ripetere la partecipazione record del 2004, quando Karzai fu eletto presidente al primo turno con una valanga di voti. Questa volta la percentuale sarà probabilmente più ridotta, con una importante partecipazione nel nord e nel centro del paese e un'affluenza ridotta nelle province meridionali e dell'est, dove più forti sono state le intimidazioni dei talebani. Il capo dello Stato uscente spera di poter chiudere la partita al primo turno raggiungendo il 50% più uno dei voti. Se così non fosse - e questo si saprà fra un numero imprecisabile di giorni - dovrà vedersela in un ballottaggio con il suo ex ministro degli Esteri, Abdullah Abdullah, che i sondaggi davano nelle ultime settimane in forte crescita. In definitiva, il bilancio della giornata premia gli sforzi del governo afghano che per questo ha incassato i rallegramenti di Onu, Nato, Unione europea (Ue) e di molti governi occidentali. (ANSA). SAL 20-AGO-09 20:04 NNN
FINE DISPACCIO
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


AFGHANISTAN: ELEZIONI, STRADA RISULTATI ANCORA LUNGA/ANSA
EST S0B NIE ST1 S91 QBXB AFGHANISTAN: ELEZIONI, STRADA RISULTATI ANCORA LUNGA/ANSA (SCHEDA) (ANSA) - KABUL, 20 AGO - Niente affluenza alle urne immediata, e tantomeno, niente exit poll o proiezioni: ci vorrà ancora del tempo per conoscere i risultati delle elezioni presidenziali e provinciali svoltisi oggi in Afghanistan. Non ci dovrebbe essere molto da aspettare per i dati relativi all'affluenza alle urne, che il governo spera alta per dare il massimo di legittimità al processo elettorale. È possibile infatti che la Commissione elettorale indipendente riesca già domani a raccogliere le informazioni dalle differenti province per mettere a punto il dato riassuntivo sulla partecipazione degli afghani al voto. Per quanto riguarda invece i risultati ufficiali per la presidenza, ci vorranno almeno due settimane. Per la prima volta le autorità elettorali hanno disposto che lo spoglio avvenga direttamente nei seggi al momento della chiusura delle operazioni di voto. Questi singoli risultati, trascritti su un modulo in cinque copie, saranno dati a osservatori e rappresentanti di lista, ma soprattutto trasmessi alla Commissione elettorale nel capoluogo provinciale. Ognuna delle 34 province provvederà quindi a raggruppare e sommare i seggi di sua competenza, inviandoli poi alla Commissione nazionale a Kabul. Quest'ultima ha tempo fino al 17 settembre per proclamare i risultati ufficiali e lo farà più rapidamente se i candidati non presenteranno molte denunce alla speciale commissione creata per riceverle e dirimerle. Sulla base dei risultati definitivi, se un candidato avrà ottenuto almeno il 50% più uno dei voti, sarà immediatamente eletto; altrimenti fra i primi due candidati meglio classificati si terrà un ballottaggio entro due settimane, quindi nella seconda metà di settembre, o in ottobre. (ANSA). SAL 20-AGO-09 20:10 NNN
FINE DISPACCIO
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


L'Afghanistan dopo il voto: almeno una settimana per i risultati ufficiali. Presentate cento denunce per presunti brogli
Karzai-Abdullah, guerra di cifre
entrambi rivendicano la vittoria
dal nostro inviato VINCENZO NIGRO
Karzai-Abdullah, guerra di cifre entrambi rivendicano la vittoria
Abdullah Abdullah
KABUL - In Afghanistan gli scontri della politica minacciano di sostituire quelli con la guerriglia. A poche ore dalla chiusura dei seggi per le presidenziali, i due principali candidati alla guida del paese hanno lanciato una guerra di dichiarazioni su chi sia in vantaggio nello spoglio dei voti. Lo staff elettorale del presidente Hamid Karzai e quello del suo rivale Abdullah Abdullah hanno dichiarato che entrambi i due candidati avrebbero vinto le elezioni al primo turno, superando abbondantemente la soglia del 50 per cento dei voti.
Il coordinatore della campagna elettorale del presidente uscente, Deen Mohammad, ha parlato per primo: "I primi risultati dello spoglio mostrano come il presidente abbia ottenuto la maggioranza. Non andremo al secondo turno, abbiamo la maggioranza", ha insistito, pur riconoscendo che spetta soltanto alla Commissione Elettorale Indipendente afghana l'annuncio dei dati ufficiali.
Non appena le radio afgane e le agenzie di stampa hanno rilanciato la notizia dell'attacco di Karzai, il comitato elettorale di Abdullah Abdullah ha risposto al colpo. Aqa Fazil Sancharaki, portavoce dell'ex ministro degli Esteri afghano, ha detto che il suo leader sarebbe in vantaggio con un margine sorprendente: «I risultati che abbiamo ricevuto dai nostri osservatori presso i seggi ci indicano che, nel momento in cui stiamo parlando, noi siamo al 63 per cento dei voti e Hamid Karzai è al 31 per cento. Non si tratta di risultati definitivi» Sancharaki ha aggiunto che «stiamo ancora ricevendo altri dati dai nostri collaboratori sul campo. Per domani però potremmo avere i risultati finali».
Pochi minuti e nella guerra di parole dei due candidati è intervenuta la Commissione elettorale indipendente afghana che ha detto di non poter confermare gli annunci di vittoria «Non posso confermare quelle dichiarazioni. Non posso entrare nel merito di quanto affermato da responsabili della campagna elettorale dei candidati», ha detto il vicepresidente della Commissione elettorale indipendente, Zikria Barakzai. «Lo spoglio dei voti è terminato, la partecipazione è sul 40-50 per cento degli aventi diritto al voto, ci sono delle grosse differenze nella partecipazione tra il Nord e il Sud del paese, ma il risultato ci sembra comunque soddisfacente».
Secondo le previsioni della vigilia, la Commissione elettorale avrebbe dovuto comunicare i risultati del voto addirittura solo dopo il 17 settembre, attendendo che oltre alle operazioni di spoglio si concludesse anche il periodo del Ramadan islamico. Ma alcuni diplomatici avevano previsto che sia il campo di Karzai che quello di Abdullah avrebbero trovato il modo di continuare la battaglia elettorale senza attendere i risultati ufficiali.
Il sistema elettorale afgano, organizzato dalle autorità del paese e soltanto controllato dall'esterno da osservatori internazionali, prevede che ogni sezione affigga sulla porta del seggio i risultati che nella notte e questa mattina cono stati comunicati alla Commissione centrale a Kabul. In ogni sezione erano presenti osservatori dei candidati, che quindi hanno trasmesso ai loro quartier generali i risultati. Secondo la commissione elettorale, sono state presentate almeno cento denunce di brogli. 11 i funzionari o componenti di seggio uccisi.
Alla vigilia del voto due sondaggi americani davano Karzai circa al 40 per cento e Abdullah al 25-29 per cento. Ma l'attendibilità dei sondaggi è molto relativa: innanzitutto perché è stato impossibile fare una rilevazione attendibile in un paese multietnico, al collegato, in cui i cittadini non hanno nessuna consuetudine alle rilevazioni demoscopiche. Ma soprattutto perché il voto effettivo potrebbe essere stato influenzato enormemente da vari fattori. Innanzitutto il fatto che i talebani, pur non essendo riusciti a bloccare il voto, hanno ridotto paurosamente la partecipazione in molte zone, soprattutto quelle del Sud a maggioranza Pashtun, l'etnia di cui fa parte Karzai. Ma poi brogli elettorali e soprattutto alleanza e scambio di pacchetti di voti degli ultimi giorni possono aver modificato anche radicalmente il risultato del voto.
http://www.repubblica.it/2009/08/sez...-abdullah.html
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


Kabul, 14:01
AFGHANISTAN: TERZO INCOMODO, KARZAI CAMPIONE CORRUZIONE
Nel duello a distanza tra Hamid Karzai e il suo piu' accreditato avversario, Abdullah Abdullah, si e' inserito il 'terzo incomodo' delle presidenziali tenutesi ieri in Afghanistan, Ashraf Ghani, gia' ministro delle Finanze, il quale non ha esitato ad accusare il presidente uscente di essere praticamente disposto a tutto pur di restare al potere, senza alcun rispetto per la legalita' e senza il minimo ritegno a servirsi della corruzione pur di vincere la consultazione. A differenza di Abdullah, Ghazni non ha rivendicato alcun particolare risultato a proprio favore, ma ha sottolineato come l'intero iter elettorale rischi di essere vanificato dal ricorso alle pratiche da lui denunciate. "Il quinto governo piu' corrotto del mondo ha dimostrato che, nella sua insaziabile brama di potere, non avra' rispetto per alcuna legge, e violera' tutte le norme giuridiche e costituzionali", e' l'affondo lanciato dallo sfidante per la Presidenza della Repubblica afghana. "Le tangenti e l'abuso delle risorse governative per garantire la rielezione dell'attuale titolare della carica sono state la regola", rincara la dose in comunicato ancora Ghazni, gia' alto funzionario della Banca Mondiale e a suo tempo additato come potenziale segretario generale dell'Onu. "Il denaro ha parlato ad alta voce, ma senza rivelare da dove provenga, e sul processo democratico e' stata gettata un'ombra", aggiunge.
Sai Mimì che la paura
è una cicatrice
Che sigilla
anche l\'anima più dura


Peacereporter sta battendo sulla questione brogli. Si teme una nuova sceneggiata stile Iran.


avrei dovuto chiedere alla nostra responsabile mondo, adesso le mando una mail e le chiedo