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  1. #1
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    Predefinito Conditiones Sine Quibus Non

    Analizziamo molto brevemente alcuni eventi sociali italiani ed internazionali:

    1. gli statunitensi secessero dall'Impero di Sua Maestà ed abbracciarono la difesa della proprietà privata come garanzia di non essere nuovamente costretti a dipendere da uno Stato straniero
    2. gli statunitensi approvarono le milizie armate e la protezione armata solo alle frontiere onde evitare che lo Stato centrale così creato delegittimasse la proprietà privata
    3. i francesi decapitarono i reali poichè tra le altre ragioni il terzo stato non poteva più sfamare le proprie famiglie
    4. la rivoluzione d'ottobre venne scatenata dalla pressione statale zarista nei confronti della classe sociale più debole
    5. la controrivoluzione della metà degli '80 venne scatenata dalla pressione statale socialdemocratica/comunista ai danni della piccola-media borghesia
    6. fascismo e nazismo emersero in due realtà soffocate dai debiti e dalla scarsa produttività a seguito delle pesanti eredità post prima guerra mondiale
    7. le scuole coraniche pakistane, yemenite e saudite emergono in un substrato sociale avvolto dall'analfabetismo. Tali scuole sono l'unico luogo in cui i poveri possono imparare a leggere e scrivere, oltre a ricevere dei pasti ed un tetto sicuri
    8. l'intolleranza di una parte della società italiana nei confronti degli immigrati è principalmente avvertita come negativa nelle realtà in cui l'occupazione è instabile, incerta o lo è stata nel recente passato. Ad un datore di lavoro poco importa se il lavoratore sia rosso o giallo, l'importante è che sia produttivo.
    9. la reazione israeliana nei confronti del mondo arabo-semitico limitrofo è generata da un inconscio e radicato sentimento di autodifesa ed autoprotezione. Il transfer psicologico è evidente.
    10. infine, i paesi più poveri del mondo sono concentrati nella regione subsahariana, laddove esiste una perenne instabilità politica ed in cui nessun povero ha la possibilità di diventare più agiato


    Cosa ne deduco da questa brevissima e succinta spiegazione degli eventi?
    Supponiamo di vivere in una società in cui:

    1. ad ogni cittadino, nonostante la sua condizione di classe, di ceto, di razza, di religione, di inclinazione sessuale, sia garantita una copertura sanitaria, la quale risulta possibile poichè la pressione fiscale è efficiente e la spesa pubblica è sotto controllo
    2. ad ogni cittadino, nonostante la sua condizione di classe, di ceto, di razza, di religione, di inclinazione sessuale, sia garantita un'educazione tale che gli possa permettere di concorrere nel mercato del lavoro alla pari con i suoi concittadini
    3. ogni cittadino, nonostante la sua condizione di classe, di ceto, di razza, di religione, di inclinazione sessuale, possa accedere alle strutture della società liberamente e liberamente le possa usare per la propria realizzione individuale
    4. ogni cittadino, nonostante la sua condizione di classe, di ceto, di razza, di religione, di inclinazione sessuale, sia giudicato da un sistema di leggi condivise senza alcun pregiudizio; un sistema che condanna il colpevole ed assolve l'innocente. Un sistema che se sbaglia può essere appellato senza ripercussioni.
    5. ogni cittadino, nonostante la sua condizione di classe, di ceto, di razza, di religione, di inclinazione sessuale, possa non dover temere della propria condizione attuale, e che investire tutte le sue energie nella realizzazione dei propri progetti personali

    Mi chiedo: in una siffatta società potrebbe ancora avere senso parlare di razzismo, di xenofobia, di intolleranza e di oppressione del più debole?
    Se la risposta è negativa, il decalogo da me citato sarebbe stato possibile in una siffatta società? Cosa ne sarebbe stato del liberalismo americano, della rivoluzione francese, del comunismo sovietico, del nazifascismo, del terrorismo islamico ed indottrinamento religioso, dell'intolleranza leghista, del sionismo armato?

    Conditiones Sine Quibus Non si risolvono nella comprensione di ciò che è causa e ciò che è effetto, senza mischiarle, confonderle, sovrapporle, interscambiarle, dissociarle.

  2. #2
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Ritengo parzialmente o totalmente sbagliati i punti 3-5-6-7-8-10.

    Ma argomenterò più tardi
    Against all odds

  3. #3
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Ma per sapere, quella siffatta società, dispone di beni e spazio abitabile infiniti ?
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  4. #4
    Maestrina Lisergica
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    In hoc Silvio vinces.

  5. #5
    Crocutale
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Davide Policastro ha scritto:
    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    L'eccesso di povertà ha lo stesso effetto. Potremmo dire che il livello di benessere in una società ha una soglia superiore e una inferiore. Il dinamismo si ha nell'intervallo tra le due soglie.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  6. #6
    Maestrina Lisergica
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Accetto l'appunto. Che tendo a dare per scontato, comunque.
    In hoc Silvio vinces.

  7. #7
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Davide Policastro ha scritto:
    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    Il dinamismo sta nel desiderio dell'uomo. Nell'aspirazione di ciascuno a fare melgio o qualcosa cui si è appassionato, o raggiungere ciò che si aspira, anche indipendentemente dal livello raggiunto finora
    Against all odds

  8. #8
    Maestrina Lisergica
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    iannis ha scritto:
    Davide Policastro ha scritto:
    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    Il dinamismo sta nel desiderio dell'uomo. Nell'aspirazione di ciascuno a fare melgio o qualcosa cui si è appassionato, o raggiungere ciò che si aspira, anche indipendentemente dal livello raggiunto finora
    Belle parole, ma, in sostanza, se tutti c'hanno la panza più o meno piena, si batte la fiacca. Viene a mancare una cosa che a livello metaforico viene sin troppo abusata in campo sportivo. Manca la fame.
    E la fame (o l'ipotesi concreta di poterla soffrire), quella vera, è il miglior propellente che esista. Un (bel) po' di disparità sociale fa bene alla salute. Il singolo individuo magari no, ma la società nel suo complesso migliora quando una bella massa di singoli individui ha, detta finemente, il pepe al culo.
    Sai, un ambiente come quello proposto da Marco in cui tutti stanno (relativamente per quei canoni e fatte ovviamente le debite tare) bene e si accetta pacificamente l'ordine costituito c'è stato: la Germania tra Vestfalia e Napoleone.
    Confronta la produzione culturale e scientifica tedesca con quella francese o inglese in quel periodo.
    Direi che la dice molto lunga.
    In hoc Silvio vinces.

  9. #9
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Davide Policastro ha scritto:
    iannis ha scritto:
    Davide Policastro ha scritto:
    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    Il dinamismo sta nel desiderio dell'uomo. Nell'aspirazione di ciascuno a fare melgio o qualcosa cui si è appassionato, o raggiungere ciò che si aspira, anche indipendentemente dal livello raggiunto finora
    Belle parole, ma, in sostanza, se tutti c'hanno la panza più o meno piena, si batte la fiacca. Viene a mancare una cosa che a livello metaforico viene sin troppo abusata in campo sportivo. Manca la fame.
    E la fame (o l'ipotesi concreta di poterla soffrire), quella vera, è il miglior propellente che esista. Un (bel) po' di disparità sociale fa bene alla salute. Il singolo individuo magari no, ma la società nel suo complesso migliora quando una bella massa di singoli individui ha, detta finemente, il pepe al culo.
    Sai, un ambiente come quello proposto da Marco in cui tutti stanno (relativamente per quei canoni e fatte ovviamente le debite tare) bene e si accetta pacificamente l'ordine costituito c'è stato: la Germania tra Vestfalia e Napoleone.
    Confronta la produzione culturale e scientifica tedesca con quella francese o inglese in quel periodo.
    Direi che la dice molto lunga.
    Io guardo le singole persone, non i sistemi, e vedo che l'intelligenza conta più del soldo mancante: a fare le invenzioni non sono i poveracci e non sono fatte per motivi economici. E se motivi economici intervengono si tratta di imprenditori già non certo poveri che vedono opportunità in più per avere successo. Penso a tutte le conquiste tecnologiche degli ultimi 2 secoli.
    Gli iventori del motor a scoppio erano degli appassionati, non dei morti di fame o arrampicatori sociali, e gli imprenditori come Ford e Agnelli non erano poveracci.
    Against all odds

  10. #10
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    Predefinito Re:Conditiones Sine Quibus Non

    Davide Policastro ha scritto:
    Io mi limito ad affermare due osservazioni banali ma che sono sempre alla base (assieme a diverse altre) di un qualunque mio ragionamento sulla società in genere.
    Una società senza poveri non è una società dinamica.
    Una società che non è dinamica è destinata a scomparire.
    Cosa che io non sto negando in partenza: la differenza tra il tuo punti di vista ed il mio è che questa dinamicità ha un prezzo. Se tu fai parte di quel prezzo da pagare tutto quel dinamismo non ti sta poi così bene.
    Gli schiavi negri servirono agli stati uniti per permettere ai loro bianchi di accumulare capitale e fondare il sistema finanziario attuale, i poveracci subshariani servono all'uomo bianco accumulare minerali ed utilizzarli nelle scoperte scientifiche, se non ci fosse stato il nazifascismo non ci sarebbe stata la comunità europea, se non ci fosse stato il comunismo non ci sarebbero stati i sindacati ed i lavoratori sarebbero stati presi a fucilate durante gli scioperi, se non ci fosse stato l'indottrinamento religioso medievale non ci sarebbe stato il mondo come oggi lo vediamo.

    Il punto è che se sei povero, ignorante e malato sei fortemente direzionato a diventare usato dagli eventi.

    Perseo ha scritto:
    Ma per sapere, quella siffatta società, dispone di beni e spazio abitabile infiniti ?
    L'esperienza dimostra che più la società è piccola e più può ambire ad una maggiore prosperità. Dove per piccola non si intende due casette in campagna. Intendo una decina di milioni al massimo. Rari i controesempi.
    Società troppo grandi necessitano di troppo e quel troppo lo sprecano. Quindi la mia società così prospettata non ha alcuna chance di esistere in agglomerati da 30-40 milioni in su.
    Su questo pianeta siamo troppi. Fatto.

 

 
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