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Discussione: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

  1. #1
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    Smile Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

    Da oggi riapre i battenti anche il vecchio forum regionale dell'Umbria e come forumista eugubino è per me un onore fare il moderatore del forum. Per inaugurare la riapertura niente di meglio di una poesia "ad hoc" dedicata alle città umbre di Dannunzio.

    PERUGIA

    I.

    Maschia Peroscia, il tuo Grifon che rampa

    in cor m'entrò col rostro e con l'artiglio,

    onde tutto il mio sangue acro e vermiglio

    delle immortali tue vendette avvampa.

    Certo segnato fui della tua stampa

    un dì, tra ferro e fuoco io fui tuo figlio

    ancor vivo, qual fecemi il Bonfiglio,

    là sul muro ove Totila s'accampa.

    Le catene spezzai nelle tue strade,

    precipitai gli uccisi per isfregio

    dalle tue torri, usai spiedo e roncone.

    Brillar vidi tra il rugghio delle spade

    il mio sogno di re nell'occhio regio

    di Braccio Fortebraccio da Montone.

    II.

    Dal Palagio non scendono, o Peroscia,

    i tuoi Priori le solenni scale?

    L'acqua, che ai gradi della Cattedrale

    terse il sangue degli Oddi, ancóra scroscia.

    Tace la piazza. Il Gonfalon s'affloscia.

    Vento d'odio o d'amor più non l'assale?

    Ecco Astorre Baglione, a Marte eguale,

    che cavalca con l'asta in su la coscia!

    Anco viene Gismondo a piè, con tanta

    levità che assimiglia presta lonza:

    lo scolare alemanno i passi ammira;

    e Grifonetto, il figlio d'Atalanta,

    senza elmo, come il sole che l'abbronza

    bello: valletti ha il Tradimento e l'Ira.

    III.

    Il magnifico Astorre a Porta Sole

    mena la donna sua del sangue Ursino.

    Monna Lavinia in veste d'oro fino

    danza a suono di piffari e viuole.

    La mensa d'ogni frutto e fior redole,

    reca d'ogni ragion confetti e vino.

    In quell'ora il signor di Camerino

    soffia a Carlo Barciglia sue parole.

    E il gobbo invesca Filippo di Braccio.

    Mastro d'inganni è il bastardo: ei sghignazza

    pensando a Giovan Pavolo e a Zenopia.

    E, mentre Astorre nel fraterno abbraccio

    sorride, su Peroscia che gavazza

    versa una negra iddia la Cornucopia.

    IV.

    Dorme col suo bagascio Simonetto

    che in vita non conobbe mai paura

    ed Astorre non sa che in sepoltura

    è per mutarsi il nuzial suo letto.

    «Griffa! Griffa!» Il perduto giovinetto

    apre tutte le porte alla congiura.

    Ecco primo il bastardo. Ei raffigura

    il grande Astorre al grande ignudo petto.

    Questi urla: «Misero Astorre che more

    commo poltrone!». E spira sotto i colpi

    ciechi d'Ottaviano dalla Corgna.

    Ma Gian Pavolo, il suo vendicatore

    che tornerà lione tra le volpi,

    escito è in salvo per la Porta Borgna.

    V.

    Giacciono su la via come vil soma

    gli occisi. Or qual potenza li fa sacri?

    Nei corpi è la beltà dei simulacri

    che custodisce l'almo suol di Roma.

    Sembrano infusi in un sublime aroma,

    se ben privi de' funebri lavacri.

    Quasi letèi papaveri son gli acri

    grumi, serto di porpora alla chioma.

    Traggono allo spettacolo le genti,

    percosse di stupore. Il Maturanzio

    sogna Achille Pelìde e il Telamonio.

    Ma nella cerchia di quegli occhi intenti,

    o Peroscia, è un divino testimonio:

    talun nomato Rafaele Sanzio.

    VI.

    Coi fanti e con le lance alle Due Porte

    Iovan Pavolo vien sul suo morello.

    Nitrire ode il corsiero del fratello

    tradito; e il cor gli rugge: «A morte! A morte!».

    Di repente rivolgesi la sorte.

    «Addosso a Corgna! A me Monte Sperello!»

    D'ogni banda cavalcano al macello

    i partigiani in arme con le scorte.

    Entra il gran falco da Sant'Ercolano

    e incontra il figlio d'Atalanta. «Addio,

    traditore Grifone: sei pur qua!

    Non t'ammazzo. Non vo' metter la mano

    io nel mio sangue. Vattene con Dio.»

    E sprona innanzi a prender la città.

    VII.

    Cade reciso il bello infame fiore.

    Filippo Cencie con Messer Gintile

    l'abbatte in su le selci. «O Grifon vile,

    or tu griffa se puoi, vil traditore»

    Portato è in piazza su la bara, ad ore

    ventidue, come Astorre! Il grido ostile

    tacesi a un tratto. Ecco la giovenile

    madre china sul figlio che si muore.

    Ecco Atalanta, la viola aulente,

    ecco Zenopia, la soave rosa,

    più belle nell'orror della gramaglia.

    Inondano di pianto il moriente.

    E intorno alla bellezza dolorosa

    sospeso arde il furor della battaglia.

    VIII.

    Ben è che dal tuo vertice selvaggio

    tu guardi a valle il sacro fiume nostro,

    maschia Peroscia che con l'ugne e il rostro

    sì togli preda e vendichi l'oltraggio.

    Dalla Lupa il tuo Grifo ebbe il retaggio.

    Sempre il tuo sangue splende come l'ostro.

    Per dardo in torre e per flagello in chiostro

    sanguina fiammeggiando il tuo coraggio.

    O Turrena, città pontificale,

    grande arce guelfa, al Papa e a Dio ribelle,

    ligia al Sole, devota all'Aquilone,

    non odi su la porta comunale,

    nell'irto bronzo contra l'evo imbelle,

    l'urlo del Grifo e il rugghio del Leone?



    ASSISI

    Assisi, nella tua pace profonda

    l'anima sempre intesa alle sue mire

    non s'allentò; ma sol si finse l'ire

    del Tescio quando il greto aspro s'inonda.

    Torcesi la riviera sitibonda

    che è bianca del furor del suo sitire.

    Come fiamme anelanti di salire,

    sorgon gli ulivi dalla torta sponda.

    A lungo biancheggiar vidi, nel fresco

    fiato della preghiera vesperale,

    le tortuosità desiderose.

    Anche vidi la carne di Francesco,

    affocata dal dèmone carnale,

    sanguinar su le spine delle rose.



    SPOLETO

    Spoleto, non la Rocca che ti guarda

    ghibellina dal Guelfo tuo nemico,

    né la grandezza di Teodorico

    che pensosa nel vespro vi s'attarda,

    non la Borgia onde par che tu riarda

    subitamente del trionfo antico,

    né dal vasto acquedotto all'erto vico

    segno romano ed orma longobarda

    cerco, ma ne' silenzii dell'Assunta

    l'arca di Fra Filippo che dai marmi

    pallidi esala spiriti d'amore

    mentre nel muro pio la sua defunta

    Vergine, sciolta dalla morte, parmi

    piegar sul petto dell'Annunciatore.



    GUBBIO

    Agobbio, quell'artiere di Dalmazia

    che asil di Muse il bel monte d'Urbino

    fece, l'asprezza tua nell'Apennino

    guerreggiato temprò con la sua grazia.

    Or tristo e spoglio il tuo Palagio spazia

    tra l'azzurro dell'aere e del lino.

    Ma ne' tuoi bronzi arcani il tuo destino

    resiste alla barbarie che ti strazia.

    E, se teco non più ridon le carte

    di Oderisi cui Dante sotto il pondo

    vide andar chino tra la lenta greggia,

    l'argilla incorruttibile per l'arte

    di Mastro Giorgio splende; e in tutto il mondo

    l'alta tua nominanza ne rosseggia.



    SPELLO

    Spello, qual canto palpita nei petti

    delle tue donne alzate in su la Porta

    di Venere? La Dea che non è morta

    l'arco nudo t'adorna di fioretti.

    E par che il pafio pargolo saetti

    nel sol novo ai precordii con accorta

    ferocia strali dell'antica sorta,

    come solea negli élegi perfetti.

    Non l'amico di Cynthia oggi sospira

    dai prati d'asfodelo i suoi patemi

    campi che Ottavio diede al veterano?

    Nelle tue torri imitan quella lira

    i caldi vènti, mentre negli Inferni

    sogna l'Umbria il Callimaco romano.



    MONTEFALCO

    Montefalco, Benozzo pinse a fresco

    giovenilmente in te le belle mura,

    ebro d'amor per ogni creatura

    viva, fratello al Sol, come Francesco.

    Dolce come sul poggio il melo e il pesco,

    chiara come il Clitunno alla pianura,

    di fiori e d'acqua era la sua pintura,

    beata dal sorriso di Francesco.

    E l'azzurro non désti anche al tuo biondo

    Melanzio, e il verde? Verde d'arboscelli,

    azzurro di colline, per gli altari;

    sicché par che l'istesso ciel rischiari

    la tua campagna e nel tuo cor profondo

    l'anima che t'ornarono i pennelli.



    NARNI

    Narni, qual dorme in Santo Giovenale

    su l'arca il senatore Pietro Cesi,

    tal dormi tu su' massi tuoi scoscesi

    intorno al tuo Palagio comunale.

    Sogni il buon Nerva in ostro imperiale?

    o Giovanni tra gli odii in Roma accesi?

    Io di secoli, d'acque e d'elci intesi

    murmure che dal Nar fino a te sale.

    E vidi su la tua Piazza Priora,

    ove muto anco dura il cittadino

    orgoglio, alzarsi una grand'ombra armata:

    grande a cavallo il tuo Gattamelata,

    sempiterno in quel bronzo fiorentino

    che gli invidian lo Sforza ed il Caldora.



    TODI

    Todi, volò dal Tevere sul colle

    l'Aquila ai tuoi natali e il rosso Marte

    ti visitò, se il marzio ferro or parte

    con la forza de' buoi le acclivi zolle.

    Ebro de' cieli Iacopone, il folle

    di Cristo, urge ne' cantici; in disparte

    alla sua Madre Dolorosa l'arte

    del Bramante serena il tempio estolle.

    Ma passa, ombra d'amor su la tua fronte

    che infoscan gli evi, la figlia d'Almonte,

    il fior degli Atti, Barbara la Bella.

    E l'inno del Minor si rinnovella:

    «Amor amor, lo cor si me se spezza!

    Amor amor, tramme la tua bellezza!».



    ORVIETO

    I.

    Orvieto, su i papali bastioni

    fondati nel tuo tufo che strapiomba,

    sul tuo Pozzo che s'apre come tomba,

    sul tuo Forte che ha mozzi i torrioni,

    su le strade ove l'erba assorda i suoni,

    su l'orbe case, ovunque par che incomba

    la Morte, e che s'attenda oggi la tromba

    delle carnali resurrezioni.

    Gli angeli formidabili di Luca

    domani soffieran nell'oricalco

    l'ardente spiro del torace aperto.

    Stanno sotterra, ove non è che luca,

    oggi i Vescovi e il gregge. Solo un falco

    stride rotando su pel ciel deserto.

    II.

    Uman prodigio dell'artier da Siena,

    nel ciel deserto il Duomo solitario

    risplende come nel reliquiario

    il Corporal sanguigno di Bolsena.

    Di grandezze la sua fulva ombra è piena,

    piena di Dio, piena dell'Avversario.

    O Angelico, Ugolin di Prete Ilario,

    Gentile, il respir vostro odesi appena!

    Sola il vòto dei marmi bianchi e neri

    occupa e turba la tremenda ambascia

    dell'artier da Cortona, come un vento.

    Ruggegli nel gran cor Dante Alighieri;

    e però di sì dure carni ei fascia

    il Dolore la Forza e lo Spavento.

    III.

    Sfolgorati procombono i Perduti,

    salgon gli Eletti a ber l'alme rugiade;

    e gli Arcangeli snudano le spade

    mentre i Musici toccano i leuti.

    Ma i re spirtali degli inconosciuti

    mondi, Empedocle che le vie dell'Ade

    sforza, l'amor dell'api e delle biade

    Vergilio che apre al Teucro i regni muti,

    e l'Alighier grifagno che con ira

    in foco in sangue in fanghe in ghiacce inerti

    i peccatori abbrucia attuffa asserra,

    cantano all'Uomo un inno senza lira

    dall'alto; e il Tosco ha due volumi aperti,

    Libro del Cielo e Libro della Terra.

    (da Le città del silenzio)

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria : benvenuti

    E Montecastrilli?
    E' un po' che non vado in Umbria... e mi dispiace veramente molto...
    E' una terra tipo " e mite un sentimento al cor m'infondi"...
    Girare al tramonto per le dolci colline umbre mi riempie di gioia e di malinconia...
    Devo tornarci e aspetto da te qualche dritta...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da pomponio leto Visualizza Messaggio
    E Montecastrilli?
    E' un po' che non vado in Umbria... e mi dispiace veramente molto...
    E' una terra tipo " e mite un sentimento al cor m'infondi"...
    Girare al tramonto per le dolci colline umbre mi riempie di gioia e di malinconia...
    Devo tornarci e aspetto da te qualche dritta...
    Mi spiace sor Pompò ma la poesia di Dannunzio si è scordata di citare Montecastrilli

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Mi spiace sor Pompò ma la poesia di Dannunzio si è scordata di citare Montecastrilli
    'sti Vati...
    Cianno sempre mille cose da fare e dimenticano quelle importanti...
    Vabbè. ne faremo a meno...
    Pero' per il resto sono in attesa...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da pomponio leto Visualizza Messaggio
    E Montecastrilli?
    E' un po' che non vado in Umbria... e mi dispiace veramente molto...
    E' una terra tipo " e mite un sentimento al cor m'infondi"...
    Girare al tramonto per le dolci colline umbre mi riempie di gioia e di malinconia...
    Devo tornarci e aspetto da te qualche dritta...
    Comunque se vuoi farti un giro dell'Umbria che meno conosci ti dò un suggerimento: non cominciare dalla solita Assisi che tutti hanno visitato (e che sono certo tu già conosca nei dettagli) comincia invece da Orvieto che ti sorprenderà con le sue case del tutto diverse dalle altre città umbre (sono non di pietra ma fatte col tufo rosso) e col suo particolarissimo centro storico sia etrusco che medioevale e che si puo' visitare integralmente con un unico biglietto cumulativo per tutte le motre e palazzi storici.
    Fidati

  6. #6
    AhAhAh
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    Predefinito Riferimento: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

    Eccomi.
    Che bello, addirittura il nostro è uno dei primi forum regionali a nascere qua!

    Ringrazio C@ascista.

  7. #7
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    ce so anche io!!!

    Perugggggia!!!!

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

    Eccomi anch'io

  9. #9
    email non funzionante
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    Predefinito Riferimento: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

    Ed è tornato anche il vostro Gladiatore, pronto per far risorgere l'Umbria dal rosso sonno che l'avvolge da più di 60 anni... (quanto so poetico, altro che Dannunzio!)

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Da oggi apre i battenti il forum dell'Umbria: benvenuti

    Citazione Originariamente Scritto da ilGladiatore Visualizza Messaggio
    Ed è tornato anche il vostro Gladiatore, pronto per far risorgere l'Umbria dal rosso sonno che l'avvolge da più di 60 anni... (quanto so poetico, altro che Dannunzio!)
    Ragazzi non ci credo: su politicaonlinepersempre con 800 utenti nel forum umbro solo in tre eravamo mentre qui su politicainrete.net con soli 280 utenti sul forum uregionale siamo una folla di umbri

 

 
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