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  1. #1
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    Predefinito Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Si fa un gran parlare in questi giorni di crisi di governo, di elezioni anticipate, di dimissioni di Berlusconi. Il tutto a causa della sentenza Mondadori e soprattutto della probabile bocciatura del lodo alfano.

    Vorrei invitare i lettori ad alcune riflessioni:

    1. Il PDl sta facendo forti pressioni, minacciando la piazza e parlando di progetti eversivi, proprio per costringere la consulta a far passare il Lodo. Io in effetti penso che il Lodo alfano passerà le forche caudine della corte ma...

    ma seppure venisse bocciato, cosa pensate che succederà?

    2. Pensate davvero che Berlusconi si dimetterà per una cosa simile. No, anzi la maggioranza farà quadrato, tra minacce di piazza e paroloni, farà riapprovare in fretta e furia un nuovo lodo. Tutto qua.

    Berlusconi non è battibile in questo momento. Conviene a tutti, nel PDL, che rimanga li e cosi sarà.
    Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
    www.candidonews.wordpress.com
    Un blog in cui parlare di Politica, Informazione, Televisione, Cinema e tanto altro...

  2. #2
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Secondo me non succede assolutamente niente se non ricchi sbraiti a tv e reti unificate.

    Detto ciò, le "voci" su un triangolo magico Casini-Rutelli-Montezemolo per un governo di salvezza nazionale si fanno sempre più insistenti. Anche se a me paiono inconsistenti.
    \"La Giustizia è il potere dei senza potere\"
    Vaclav Havel

  3. #3
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Il lodo Alfano è palesemente incostituzionale perché non risponde alle richieste che fece la Consulta a proposito del Lodo Schifani (per esempio, di approvare un provvedimento con la procedura di modifica costiutuzionale ecc): ergo, incostuzionale l' uno, incostituzionale anche l'altro (Quazzy dixit). Per questo motivo, non credo che passerà l' esame della Consulta: sarebbe troppo sputtanante. Che poi Berlusconi si possa dimettere, non credo. Ma è un altro discorso, né mi risulta che si dimise quando la Consulta bocciò il Lodo Schifani.
    Basta con i cialtroni.

  4. #4
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    LODO ALFANO:CAPOTOSTI,HA TOLTO GRAN PARTE VIZI LODO SCHIFANI
    POL S0A QBXB LODO ALFANO:CAPOTOSTI,HA TOLTO GRAN PARTE VIZI LODO SCHIFANI (ANSA) - ROMA, 5 OTT - Per il presidente emerito della Corte Costituzionale, Piero Alberto Capotosti, il lodo Alfano ha «in larga parte dato una risposta positiva» ai vizi della prima versione delle immunità per le alte cariche dello Stato che furono censurati dalla Consulta nel 2004. «Certo non si può dire che tutto sia stato integralmente fatto salvo - ha detto al Tg2 Capotosti, che fece parte del collegio che rigetto il Lodo Schifani - però in larga parte molto è stato eliminato di quelle censure». Rispetto agli ordinamenti degli altri paesi europei, il meccanismo di difesa delle alte cariche dello stato - secondo Capotosti - «non è un unicum. Ci sono in altri ordinamenti delle forme di protezione delle più alte cariche dello stato durante il mandato». Quanto agli attacchi rivolti al capo dello Stato in relazione alla firma del provvedimento sullo scudo fiscale, il presidente emerito della Corte Costituzionale dice: «Io penso che siano del tutto ingiustificati, perchè il capo dello stato ha firmato quella legge escludendo, implicitamente escludendo, che ci fossero delle macroscopiche violazioni della Costituzione, che è il controllo che può fare il capo dello stato». (ANSA). RED-FM 05-OTT-09 21:13 NNN
    FINE DISPACCIO

    LODO ALFANO: MANTINI, BERLUSCONI SARÀ COMUNQUE PROCESSATO
    POL S0A QBXB LODO ALFANO: MANTINI, BERLUSCONI SARÀ COMUNQUE PROCESSATO NON COPRE EVENTUALE SECONDO MANDATO ALTE CARICHE (ANSA) - ROMA, 5 OTT - «Il mio emendamento al lodo Alfano, approvato il 10 luglio 2008 a larghissima maggioranza, impedisce la reiterazione dello »scudo« in un eventuale nuovo mandato in una delle quattro 'alte carichè. L'interpretazione data oggi da Sartori, secondo cui la reiterazione è possibile nella »stessa carica« (ossia quella di Presidente del Consiglio dei Ministri), è sbagliata e lo provano gli atti parlamentari poichè l'emendamento fu da me testualmente illustrato al fine di impedire »l'effetto di un indefinito protrarsi della sospensione, che darebbe luogo ad una sostanziale impunità ad personam, con grave pregiudizio del valore costituzionale della giustizia«. Lo sottolinea Pierluigi Mantini, esponente dell'Udc. »Dunque - spiega - l'attuale premier Berlusconi sarà comunque processato al termine del presente mandato e ciò è assai rilevante non solo sotto il profilo della legittimità costituzionale della norma ma anche sul piano politico, anche se devo rilevare una certa sottovalutazione di questo punto. Concordo invece sulla tesi di Sartori - aggiunge Mantini - della sospensione temporanea del processo a garanzia della serenità del mandato con conseguente incandidabilità ove applicata ai parlamentari, in riforma dell'art. 68 Costituzione. Ho presentato un'analoga proposta di legge con Maccanico nella XIV legislatura (A.C. n. 3130), e anche nell'attuale legislatura con Bruno Tabacci (A.C. n. 1390). Come professore di diritto pubblico e parlamentare resto contrario a qualunque forma di interferenza sul sereno giudizio della Corte Costituzionale ma almeno l'interpretazione autentica del mio emendamento al lodo Alfano credo di poterla dare«. COM-SPA 05-OTT-09 20:14 NNN
    FINE DISPACCIO
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  5. #5
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Emanuele ha scritto:
    Secondo me non succede assolutamente niente se non ricchi sbraiti a tv e reti unificate.
    tendenzialmente è così anche per me.Occhio però:secondo me la Gandus è già lì pronta ad agire.Le accuse rivoltele da Berlusconi e Ghedini deve essersele legate al dito.

  6. #6
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    LODO ALFANO: I 15 GIUDICI, AUTONOMI E NON RICUSABILI/ANSA
    POL S0A QBXB LODO ALFANO: I 15 GIUDICI, AUTONOMI E NON RICUSABILI/ANSA VOTERANNO ANCHE LE DUE 'ALTE TOGHÈ DELLA CENA CON PREMIER (ANSA) - ROMA, 5 OTT - Non ricusabili e non obbligati ad astenersi: i 15 giudici della Corte Costituzionale che da domani decideranno sul 'lodo Alfanò godono di una «insidacabile autonomia». E a sottolinearla era stato lo stesso Capo dello Stato Giorgio Napolitano quando il leader dell'Idv Antonio Di Pietro che lo aveva sollecitato ad intervenire sui due giudici dell'Alta Corte, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, 'reì di aver preso parte, in maggio, ad una cena con il premier Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano e, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. I due giudici finiti nella bufera delle polemiche hanno già fatto sapere che siederanno sui loro scranni nell'udienza di domani e che parteciperanno al voto in camera di consiglio. Nella sala pompeiana dove i giudici si riuniranno a porte chiuse per decidere sulla legittimità del 'Lodo Alfanò si misurerà se è realmente acqua passata il malumore manifestato da alcuni giudici per quella cena a casa Mazzella, e se abbia fatto realmente breccia il richiamo rivolto a tutti dal presidente della Corte, Francesco Amirante, ad «abbassare i toni». Con una nota successiva alla risposta del Quirinale a Di Pietro, Amirante assicurava che anche sul 'Lodo Alfanò la Corte avrebbe giudicato, «come ha sempre fatto», in «serenità e con imparzialità e obiettività».Il plenum per domani è dunque garantito. E l'istanza arrivata nei giorni scorsi a palazzo della Consulta da parte di un noto legale veneto, l'avvocato Ivone Cacciavillani, per chiedere l'astensione dei giudici Mazzella e Napolitano, è destinata a diventare carta straccia. In base all' «insindacabile autonomia» dei giudici della Consulta, garantita da un complesso di norme costituzionali e regolamentari, le 'toghè dell'alta Corte non sono perseguibili per le opinioni e i voti espressi nell' esercizio delle loro funzioni; non possono essere rimossi nè sospesi (se non per decisione della Corte a maggioranza dei due terzi e quando si tratti di sopravvenuta incapacità fisica o civile, o per gravi mancanze nell'esercizio delle funzioni svolte); non possono essere ricusati e non hanno l'obbligo di astenersi (lo prevede il regolamento integrativo della Corte modificato un anno fa) A 24 ore dall'udienza pubblica le previsioni sull'orientamento di ciascun giudice, pro o contro la legittimità della legge che ha sospeso i processi a carico del premier, mandano in fibrillazione la maggioranza di governo. Se nel 2004 il lodo Schifani fu bocciato con 10 voti contro e 5 a favore, stavolta a fare la differenza potrebbero essere gli incerti. Ma gli orientamenti non sono tutti intellegibili, considerata l' eterogeneità della Corte, per un terzo composta da giudici nominati dal Capo dello Stato (Franco Gallo, Sabino Cassese, Giuseppe Tesauro e Maria Rita Saulle scelti dall'ex presidente Ciampi, Paolo Grossi da Napolitano) e per un altro terzo da giudici provenienti dalle alte corti (il presidente Francesco Amirante dalla Cassazione assieme ad Alfio Finocchiaro e Alessandro Criscuolo, dal Consiglio di Stato Alfonso Quaranta e dalla Corte dei Conti Paolo Maddalena). Più facile individuare l'area di appartenenza degli ultimi cinque giudici di nomina parlamentare: il vicepresidente della Consulta Ugo De Siervo è stato votato su indicazione del centrosinistra, così come Gaetano Silvestri, mentre Luigi Mazzella, Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo del centrodestra. (ANSA). BAO 05-OTT-09 19:43 NNN
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    LODO ALFANOOMANI A CONSULTA SFIDA SU PROCESSI PREMIER/ANSA
    POL S0B QBXB LODO ALFANOOMANI A CONSULTA SFIDA SU PROCESSI PREMIER/ANSA UDIENZA PUBBLICA E CAMERA CONSIGLIO, VERDETTO FORSE MERCOLEDÌ (di Silvia Barocci) (ANSA) - ROMA, 5 OTT - Lodo chiama Lodo. La Corte Costituzionale esaminerà a partire da domani, in udienza pubblica, la legittimità dello 'scudò processuale nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato (il cosidetto Lodo Alfano) la cui bocciatura riaprirebbe i giudizi milanesi Mills e diritti tv Mediaset in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi. Un esame che comincerà mentre s'infiamma la polemica per le motivazioni della sentenza su un altro lodo, quello Mondadori, rispetto al quale il giudice di Milano Raimondo Mesiano ha ritenuto Berlusconi , seppure ai soli fini civili, «corresponsabile della vicenda corruttiva» che determinò l'assegnazione della casa editrice a Fininvest. In un clima politicamente incandescente, con i vertici del Pdl che da una parte denunciano un «disegno eversivo» e con l'Idv di Antonio Di Pietro che dall'altra chiede ai giudici costituzionali di non avallare «gli interessi di un corruttore», la Consulta si trova ad essere, suo malgrado, arbitro di un conflitto politico-giudiziario determinante per le sorti del governo. Le ultime indiscrezioni parlano di una Corte divisa, che oggi pomeriggio si è riunita per una camera di consiglio amministrativa e anche per decidere vecchie cause. A palazzo della Consulta - dove fervono i preparativi per accogliere i media italiani e stranieri che domattina affolleranno la settencentesca sala gialla delle udienze - il clima è teso e c'è aria di una decisione che sarà presa a maggioranza, ma di stretta misura. Tanto che alcuni non escludono che i 15 giudici, in camera di consiglio dal pomeriggio, possano emettere il 'verdettò fra due settimane. Basta infatti la richiesta di un solo giudice per ottenere un aggiornamento. Fino a qualche giorno fa, invece, si dava quasi per scontato che la decisione potesse arrivare fra martedì e mercoledì, comunque prima dell'8 ottobre, quando per un impegno assunto in precedenza 5 giudici della Corte, tra cui il presidente Francesco Amirante e il giudice relatore della causa Franco Gallo, andranno a Lisbona per un incontro trilaterale con i colleghi portoghesi e spagnoli. L'udienza pubblica sarà aperta domattina, alle 9.30, dal presidente Amirante. La Corte sarà al 'plenum' perchè i giudici Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano hanno già fatto sapere che non si asterranno, nonostante le polemiche suscitate, la scorsa estate, dalla loro partecipazione a una cena col premier Berlusconi e il Guardasigilli. Amirante - colui che nel 2004 scrisse la sentenza che bocciò il precedente 'lodo Schifanì per violazone del principio di uguaglianza e del diritto di difesa - passerà quindi la parola al giudice Gallo, ex ministro delle Finanze nominato alla Consulta dal presidente Ciampi, per riassumere i motivi dei tre ricorsi contro il 'lodo Alfanò: due presentati dai giudici di Milano nell'ambito dei processi milanesi in cui il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese David Mills (che nel frattempo è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi) e per frode fiscale nella compravendita dei diritti televisivi Mediaset; il terzo ricorso è del gip di Roma chiamato a decidere se archiviare (come ha chiesto la procura) o rinviare a giudizio Berlusconi, indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura. Terminata la relazione di Gallo la parola passerà agli avvocati. E si aprirà una sfida che vedrà da una una parte i parlamentari-avvocati Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella (la stessa coppia che per conto dell'imputato Berlusconi cinque anni fa difese il 'lodo Schifanì alla Consulta) e l'avvocato dello Stato Glauco Nori (che a nome del presidente del Consiglio ha presentato una memoria difensiva in cui paventa il rischio di dimissioni del premier se il lodo Alfano sarà bocciato), dall'altra il presidente dei costituzionalisti Alessandro Pace per conto della procura di Milano. Nei ricorsi contro il Lodo si chiede innanzitutto una sua bocciatura per violazione dell'art. 138, ossia per necessità di una legge costituzionale e non ordinaria. Se così fosse, sarebbe difficile per il governo Berlusconi rimediare con 'un lodo Alfano bis' in tempi brevi. Denunciata anche la violazione del principio di uguaglianza previsto dall'art.3, la ragionevole durata del processo (art.111), l'obbligatorietà dell'azione penale (art.112), il giudicato costituzionale (art.136), e le guarentigie dei parlamentari, del Capo dello Stato e dei ministri (art. 68, 90 e 96). Se la Corte - nel campo di un'ipotesi di bocciatura - propendesse per una irragionevole disparità compiuta dal lodo tra il presidente del consiglio (ritenuto 'primus inter pares') e i ministri, oltre che tra i presidenti delle Camere e i parlamentari, allora non è escluso che il governo faccia ricorso a un altro ddl. Sempre, però, dopo aver atteso le motivazioni della Corte. (ANSA). BAO 05-OTT-09 196 NNN
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Sottolinerei questo pezzo:

    "Tanto che alcuni non escludono che i 15 giudici, in camera di consiglio dal pomeriggio, possano emettere il 'verdettò fra due settimane. Basta infatti la richiesta di un solo giudice per ottenere un aggiornamento. Fino a qualche giorno fa, invece, si dava quasi per scontato che la decisione potesse arrivare fra martedì e mercoledì, comunque prima dell'8 ottobre"
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  8. #8
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    LODO ALFANO:ANEDDA (CSM),NON PASSERÀ MA BERLUSCONI VINCERÀ
    POL S0A QBXB LODO ALFANO:ANEDDA (CSM),NON PASSERÀ MA BERLUSCONI VINCERÀ (ANSA) - ROMA, 5 OTT - «Il Lodo Alfano domani non passerà e il premier sarà sotto scacco per un periodo, ma vincerà. Berlusconi ha una marcia in più, ha delle capacità superiori agli altri e che non tutti riescono a capire perchè non lo conoscono bene». Ne è convinto il consigliere laico del Csm (di area Pdl), Gianfranco Anedda, ospite di Klaus Davi nella trasmissione KlausCondicio in onda su YouTube. «Sono convinto che il Lodo Alfano non passerà, ma sono altrettanto convinto che ci sarà una decisione della Corte Costituzionale che sarà un compromesso. Ci sarà una conseguenza pratica, ma la decisione non intaccherà le più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e del Senato», prevede l'ex deputato di An. E ancora: «Tutti i processi che stanno assediando Berlusconi verranno sospesi. Non si potrà fare un dibattimento sul Presidente del Consiglio fino a quando è in carica. Nel momento in cui cesserà di essere il Presidente del Consiglio il dibattimento si potrà regolarmente fare, con pochi vantaggi per Berlusconi, perchè la prescrizione viene sospesa e quindi si ripartirà da dove era stata sospesa. Quindi la prescrizione continuerà a decorrere normalmente». (ANSA). COM-BAO 05-OTT-09 125 NNN
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    DAL LODO SCHIFANI AL LODO ALFANO,COSÌ CAMBIATO 'SCUDÒ/ANSA
    POL S0A QBXB DAL LODO SCHIFANI AL LODO ALFANO,COSÌ CAMBIATO 'SCUDÒ/ANSA IL NODO DELLA NECESSITÀ DI UNA LEGGE COSTITUZIONALE (ANSA) - ROMA, 5 OTT - Dal 'lodo Schifanì al 'lodo Alfanò: è la seconda volta nel giro di cinque anni che la Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità di una legge che sospende i processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato. . Il 'lodo Schifanì, che nel precedente governo Berlusconi determinò la sospensione e lo stralcio del processo Sme a suo carico, riguardava le prime cinque cariche dello Stato (Capo dello Stato, presidenti di Senato e Camera, premier e presidente della Corte Costituzionali). Fu bocciato nel 2004 con una decisione emessa dalla Consulta (per due terzi diversa da quella attuale) con motivazioni scritte da Francesco Amirante, ora presidente della Corte. Le motivazioni di quella sentenza (n.24 del 2004) sono certamente una 'bussolà per gli attuali giudici costituzionali, ma vengono interpretate in modo divergente anche da emeriti costituzionalisti per sostenere pareri pro e contro la legittimità dell'attuale lodo Alfano. Cinque anni fa la Corte ritenne che il precedente lodo prevedeva una sospensione del processo «generale, automatica e di durata non determinata», creando così un «un regime differenziato riguardo all'esercizio della giurisdizione» con una conseguente violazione dei principi di uguaglianza (art.3) e di difesa (art.24). Tuttavia la Consulta definì un «interesse apprezzabile» quello di «tutelare il sereno svolgimento delle funzioni» delle alte cariche dello Stato, sempre che tale intesse sia tutelato «in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale». Nel 2008, nuovamente premier Berlusconi, il governo ha provveduto ad emanare un secondo 'lodò che a detta del Guardasigilli Angelino Alfano ha recepito le indicazioni della Corte. In particolare perchè è limitato alle prime quattro cariche (di natura 'politicà, con la relativa esclusione del presidente della Consulta); è circoscritto nel tempo (vale solo per la durata della corica e della funzione e non è reiterabile salvo in caso di nuova nomina nel corso della legislatura); è rinunciabile da parte dell'interessato (come ha fatto ad esempio il presidente della Camera Gianfranco Fini pochi giorni fa); salvaguarda le parti civili costituitesi che potranno proseguire la loro azione in sede penale. Nulla diceva la precedente sentenza della necessità di intervenire con una legge costituzionale, e dunque di una possibile violazione dell'art.138 della Costituzione . Ed infatti la Consulta scrisse che era da ritenersi «assorbito ogni altro profilo di legittimità costituzionale». Frase, quest'ultima, per certi versi sibillina e che però nella ricerca di dottrina (7 volumi per più di tremila pagine) ora all'attenzione dei giudici della Corte sarebbe da intendersi con un mancato esame «per economia di giudizio» Ma c'è anche chi ritiene che quella frase sarebbe stata allora utilizzata per non sconfessare, per vizio di forma, la firma apposta al 'lodo Schifanì dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Situazione analoga, per certi versi, a quella attuale. Ma i ricorsi alla Consulta dei magistrati di Milano e Roma denunciano anche altre violazioni della Costituzione: il principio di uguaglianza previsto dall'art.3, la ragionevole durata del processo (art.111), l'obbligatorietà dell'azione penale (art.112), il giudicato costituzionale (art.136), e le guarentigie dei parlamentari, del Capo dello Stato e dei ministri (art. 68, 90 e 96). Tutti punti su cui, da domani, sarà sfida aperta alla Consulta, con i legali di Berlusconi pronti ad assicurare che non c'è alcun bisogno di una legge costituzionale, che la sospensione del processo non è un'immunità e che il premier non può essere considerato un 'primus inter pares' rispetto agli altri ministri. (ANSA). BAO 05-OTT-09 21:17 NNN
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  9. #9
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    bsiviglia ha scritto:
    Il lodo Alfano è palesemente incostituzionale perché non risponde alle richieste che fece la Consulta a proposito del Lodo Schifani (per esempio, di approvare un provvedimento con la procedura di modifica costiutuzionale ecc): ergo, incostuzionale l' uno, incostituzionale anche l'altro (Quazzy dixit). Per questo motivo, non credo che passerà l' esame della Consulta: sarebbe troppo sputtanante. Che poi Berlusconi si possa dimettere, non credo. Ma è un altro discorso, né mi risulta che si dimise quando la Consulta bocciò il Lodo Schifani.
    Legge costituzionale vs legge ordinaria dello stato: questione di metodo e di scelte
    Lodo Alfano ...in attesa della pronuncia (chiarificatrice?) della Corte Costituzionale di Daniele Trabucco


    Tra le tre ordinanze di rimessione (1) con le quali viene sollevata, dinnanzi alla Consulta, la questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto la l. ordinaria dello Stato n. 124/2008 (c.d. lodo Alfano) (2), la seconda indica, tra le disposizioni costituzionali che si presumono violate, l’art. 138. Si ritiene, pertanto, che l’introduzione dell’istituto della improcedibilità temporanea per i processi penali relativi ai reati comuni commessi dai titolari delle quattro alte cariche dello Stato (con l’esclusione del Presidente della Corte Costituzionale), anche prima della data del giuramento, avesse dovuto avvenire con la forma della legge costituzionale (3).
    Ora, a chi scrive, sembra che, per almeno due profili, non sia contestabile l’utilizzo della fonte primaria per antonomasia relativamente alla disciplina della materia de qua: il primo, è attinente al “silenzio” o ai “silenzi” della sentenza n. 24/2004 Corte Cost., il secondo, unicamente a ragioni di natura metodologica:
    1) Il fatto che, nella sentenza n. 24/2004 (4), la Corte Costituzionale abbia dichiarato che “resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale” (5) non può costituire un espediente per giustificare l’adozione dell’ “immunità” attraverso il ricorso alla legge costituzionale sulla base di una presunta riserva di competenza (6). Con l’istituto dell’assorbimento, infatti, la Corte non ha sciolto “i nodi costituzionali di fondo della disciplina scrutinata” (7) relegando le proprie argomentazioni ad una “motivazione minimalista” (8).
    E pure ammettendo la possibilità di ampliamenti delle norme costituzionali utilizzate a parametro (9), non infrequenti nella giurisprudenza del giudice delle leggi, non sarebbe necessaria un’ esatta e precisa individuazione di queste norme (rectius: norma ossia l’art. 138 Cost.), delle quali non vi è traccia nella sentenza?
    2) La necessità di una legge costituzionale per l’introduzione di nuove ed ulteriori “prerogative” degli organi costituzionali presuppone una riserva per materia la quale, nel nostro testo costituzionale, non è contemplata. L’art. 138 Cost., com’è noto, si limita a regolare il procedimento legislativo costituzionale ma non elenca gli ambiti da disciplinare con la fonte costituzionale. Se, da un lato, come ha insegnato Livio Paladin (10), alla legge approvata con l’iter di cui all’art. 138 Cost. spetta una competenza universale, dall’altro lato, sul piano logico, non è possibile distinguere nettamente tra le materie di disciplina costituzionale e quelle da lasciare al legislatore ordinario.
    Ora, essendo compito della Costituzione quello di porre e stabilire le competenze tra le diverse fonti ed avendo la competenza una funzione esplicativa riguardo il funzionamento del sistema delle fonti di produzione del diritto (11), si può facilmente rilevare come nessuna disposizione della Carta fondamentale riservi alla legge costituzionale la disciplina della materia di cui in trattazione. Ne consegue, in ragione del “potere discrezionale del Parlamento” di cui all’ art. 28 della legge n. 87/1953, la piena legittimità dell’uso della legge ordinaria: in tutte le ipotesi in cui viene richiesta la fonte costituzionale, la stessa Costituzione lo ha sempre puntualmente indicato (12).
    Invocare la circostanza secondo la quale le “immunità” riguardanti cariche o funzioni costituzionali vengono già regolate da fonti di rango costituzionale non sembra risultare argomento determinate e decisivo (13). Siffatta circostanza non può essere interpretata come una preclusione, a priori, per l’introduzione di una normativa per via ordinaria. La sentenza n. 24/2004, sul punto, sembra lasciare spazi e margini di intervento al legislatore ordinario affinchè possa, in linea di principio, “preservare l’interesse alla serenità di chi si trovi a svolgere una funzione di rilievo costituzionale anche attraverso la sospensione dei processi penali che lo vedano imputato per fatti comuni antecedenti e successivi l’assunzione della carica” (14). Se la Corte, poi, avesse ritenuto indispensabile l’utilizzo della legge costituzionale, avrebbe certamente affrontato la questione in primis, evitando di addentrarsi nell’indagine di merito; e poiché quella introdotta dall'art. 1, 2° comma, della legge n. 140/2003 non era un' immunità ma una causa generale, automatica ed indeterminata di temporanea sospensione del processo penale che andava ad aggiungersi a quelle già previste dal Codice di Procedura Penale, si rischiava, se il giudice delle leggi avesse fatto riferimento all’art. 138 Cost., di ingenerare “l'errata convinzione che le obiezioni sollevate dalla Corte si sarebbero potute superare semplicemente conferendo dignità costituzionale alla normativa impugnata” (15).
    In conclusione, ritengo che il problema non consista tanto nella introduzione, con lo strumento della legge ordinaria, di un regime differenziato il quale, di per sé, non conduce all’affermazione del contrasto delle disposizioni normative impugnate con l’art. 3 della Costituzione (16), quanto una sua possibile “lesività rispetto al nucleo dei valori fondamentali consacrati nella nostra Carta Costituzionale” (17) e che la Corte, a breve termine, sarà chiamata ad accertare e valutare.

    1 Le ordinanze in oggetto sono: A) del Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Roma del 26/09/2008, B) del Tribunale ordinario di Milano, sezione I penale del 26/09/2008, C) del Tribunale ordinario di Milano, sezione X penale del 04/10/2008.
    2 In G. U. del 25 luglio 2008 n. 173. La prima ordinanza di rimessione del Tribunale ordinario di Milano ha sottoposto alla verifica della Corte Costituzionale i commi 1 e 7 dell’art. 1 della legge, la seconda ordinanza del Tribunale di Milano l’intero art. 1, l’ordinanza del GIP presso il Tribunale ordinario di Roma il solo comma 1.
    3 Cfr., A. PACE, “Cinque pezzi facili”: l’incostituzionalità della legge Alfano, in www.associazionedeicostituzionalisti.it, 18 agosto 2008.
    4 La sentenza, com’è noto, aveva affermato la incostituzionalità dell’art. 1, 2° comma, della legge ordinaria dello Stato 20 giugno 2003 n.140 per violazione degli artt. 3 e 24 Cost..
    5 Cfr., punto 8 del cons. in dir..
    6 Cfr., A. PACE, Legge Alfano, buona fede cattivi consigli (ma non è il “Court-Packing Plan !), in www.associazionedeicostituzionalisti.it, 1 ottobre 2008.
    7 Cfr., A. PUGIOTTO, Sull’immunità delle “alte cariche” una sentenza di “mezzi silenzi”, in Diritto&Giustizia, n. 5/2004.
    8 Ancora, A. PUGIOTTO, op. ult. cit..
    9 Sulla possibilità di ampliamento delle norme usate a parametro, A. RUGGERI-A. SPADARO, Lineamenti di Giustizia Costituzionale, Torino, Giappichelli, 2009, p. 212.
    10 In questo senso, L. PALADIN, Le fonti del diritto italiano, Bologna, Il Mulino, 1996, p. 167 e ss. Nella stessa direzione, anche, G. DI COSIMO, Art. 138 Cost., in S. BARTOLE-R. BIN (a cura di), Commentario breve alla Costituzione, Padova, Cedam, 2008, pp. 1209-1210. Si veda, infine, C. MORTATI, voce Costituzione, in Enc. Dir., Vol. XI, p. 170 e ss.
    11 Cfr., R. BIN-G. PITRUZZELLA, Diritto Costituzionale, Torino, Giappichelli, 2008, p. 313. Ed è proprio grazie al criterio della competenza che le fonti-atto ricevono dalla Costituzione una peculiare connotazione non solo per l’aspetto formale-procedimentale ma anche e soprattutto per quello sostanziale: così, A. RUGGERI, Fonti, norme, criteri ordinatori. Lezioni, Torino, Giappichelli, 2005, p. 67.
    12 Si veda, a titolo esemplificativo, l’art. 132, 1° comma, Cost. sulla creazione di nuove Regioni e sulla fusione di quelle già esistenti.
    13 Gli artt. 90, 96 e 68 Cost. e l’art. 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948 n. 1, che ha esteso ai giudici costituzionali le immunità accordate ai parlamentari dall’art. 68, 2° comma, Cost., nel testo allora vigente.
    14 Cfr., A. D’ATENA, La Corte chiarirà (salvo ripensamenti) le ragioni dell’incostituzionalità del “lodo Schifani” decidendo sul “lodo Alfano”, in Forum dei Quad. Cost., 23 luglio 2009. A sostegno della non preclusione della legge ordinaria per la materia delle sospensioni, si possono ricordare alcuni articoli del Codice di Procedura Civile: gli artt. 71, 486 e 519 nei quali la sospensione è giustificata da esigenze personali.
    15 Cfr., S. CURRIERI, Prime riflessioni sulla sentenza 20 gennaio 2004 n. 24 della Corte Costituzionale, in Forum dei Quad. Cost., 21 gennaio 2004.
    16 Punto 6 del cons. in dir.
    17 Cfr., M. BARBERO, Bocciato il c.d. “Lodo Maccanico-Schifani”: si riapre il dibattito sulle immunità, in Forum dei Quad. Cost..

    Fonte: ____://___.uilpadirigentiministeriali.com/Documentazione/Articoli,%20interventi,%20contributi/2009/settembre%202009/29-9-2009/Lodo%20Alfano%20...in%20attesa%20della%20pronuncia %20(chiarific.doc

    (per la fonte inserire http e www)

  10. #10
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    Predefinito Re:Lodo:Pensate davvero che domani cambierà qualcosa?

    Se intendi "cadrà il governo", la risposta è no.
    Il resto, sta alla capacità delle organizzazioni politiche di reagire agli eventi.
    In hoc Silvio vinces.

 

 
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