Venezia, primarie contro il Brunetta part-time
di Toni Joptutti gli articoli dell'autore
Brunetta, il ministro, ci tiene a far sapere che la sua candidatura a sindaco della città lagunare discende dalla esplicita richiesta che il premier gli avrebbe rivolto e dalla sua disponibilità a farsi carico di un impegno tanto gravoso. Insomma: non gode, accetta la croce. Anche se con buonumore: in fondo, seconda notizia certa, anche nel caso dovesse battere l’avversario del centrosinistra non abbandonerebbe il suo incarico ministeriale. Anche se poi sarebbe pronto a licenziare qualunque dipendente pubblico indaffarato a guadagnarsi il pane con un secondo lavoro.
Uomo tutto d’un pezzo, ieri si è presentato ufficialmente alla cittadinanza, con alle spalle il muro solidale del Pdl e della Lega. C’era il padano Luca Zaia accanto a lui, promesso nuovo governatore del Veneto e col cavolo che Brunetta sarebbe passato a Venezia se il premier non avesse consegnato la regione alla Lega. Brunetta è davvero ostaggio e la gente lo sa. Ma lui, l’aspirante, se ne frega delle maldicenze, anzi avverte su di sé un vento positivo da rockstar, eccovelo: «Quando le gente mi vede mi fa la ola dalle rive. Ne sono gioiosamente imbarazzato».
Forse non ricorda più la perfida doppiezza dei veneziani e la loro passione per gli scherzi atroci. Perché Brunetta è veneziano davvero. Questo conta, secondo lui, per rendere meno fantascientifico il suo barnum di governo che riassumiamo: 25 miliardi di euro per rilanciare la città, infrastrutture, quarantamila abitanti in più per il centro storico, molti di più per Mestre, grande università, ricerca, riconversione industriale, via il canale dei petroli dalla laguna etc. Non male, di suo, aria da civiltà socialista dei tempi andati con quel tocco di grandeur: vuole il consiglio comunale a Palazzo Ducale. Roba da dogi. E i soldi? Fa l’occhiolino: sono io il ministro, i soldi li dò a me stesso, no? Non ci avevamo pensato. Mal che vada può sempre dire, come il premier, che le ristrettezze economiche non lo hanno aiutato. Che gli importa? Qualcuno che gli fa la ola lo trova comunque, perfino nelle file del Pd: «Venezia – sostiene Paolo Costa ex sindaco della città – si governa meglio da Roma». Ma uno zerbino non fa primavera, e dal Pd arriva una nota di tono diverso: «Venezia non ha bisogno di un sindaco a ore», nonché uno slogan fresco di conio, belloccio: «Yes week end», che allude al ritmo del doppio incarico.
Cacciari è fiducioso: «Il centrosinistra ce la farà – dice –ma attenti a non lasciar cadere le possibili alleanze con l’Udc». Brunetta non cita l’Udc: «Sono pronto ad alleanze con tutti quelli che ci stanno», fa il duro anche qui. Invece si scioglie quando pensa alla sua città, nel caso fosse governata da uno come lui che farebbe il sindaco al telefono: «Per la città ci sarò sempre. È un po’ come con i figli: non conta il tempo che dedichi loro, ma la qualità del tempo, l’amore». È quello che i veneziani volevano sentirsi dire dall’apostolo Brunetta, e chi lo ferma un sant’uomo così? Solo il centrosinistra. Anche se l’avversario del ministro dell’amore deve uscire dalla sala parto delle primarie.
Si vota oggi. In corsa ci sono tre candidati: Giorgio Orsoni, un avvocato di 63 anni che si porta appresso Pd, Italia dei Valori e Udc; Gianfranco Bettin, 55anni, sociologo ben noto e apprezzato, verde, appoggiato da una schiera di intellettuali e anche da Rifondazione; Laura Fincato, assessore di 59 anni, anche lei nelle grazie del mondo della cultura e non solo. Intanto, la questione più bruciante sembra il rapporto, ancora una volta, con l’Udc. Pare non si vinca senza. Ma in Regione ogni ipotesi di accordo è svanita: il Pd voleva Giuseppe Bortolussi, l’Udc si è intestardita su Antonio De Poli, niente da fare. Ma a Venezia si spera che le grandi manovre siano più promettenti. In fondo, la città dal 75 è sempre stata una pecora rossa.
Tutta qui la politica? «Per fortuna no – commenta Sandro Moro, segretario del Pd a Cannaregio, roccaforte storica della sinistra – il centrosinistra è quello che ha salvato fisicamente una città che cadeva a pezzi e ha impedito la divisione del centro storico dalla terraferma di Mestre. L’onda leghista minaccia questo equilibrio civile, eccita le paure, semina insicurezza. In sei mesi alla Provincia sono riusciti solo ad aumentarsi lo stipendio. L’azione sociale della Chiesa è stata in larga parte sintonica con la nostra difesa strenua dei servizi sociali e della cultura dell’accoglienza. È naturale che il centrosinistra possa allargare i suoi consensi anche al centro, in particolare all’Udc».
24 gennaio 2010




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