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    Predefinito OGM, una questione politica?

    Di OGM si è tanto parlato e se ne parla tanto. La UE ha dato il via libera alla coltivazione, l'Italia si oppone.

    Ma, entrando nel merito, secondo voi è giusto coltivare OGM, ci sono OGM buoni e OGM cattivi?

    Vi lascio un articolo de La Stampa che è pro-coltivazione:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...e=243&sezione=

    ROBERTO DEFEZ
    papta ogmCNR - NAPOLI
    L’uomo è un animale abitudinario, che trova rassicurante ripercorrere ossessivamente strade già note. E spesso si tratta di un comportamento saggio. Questa è forse una delle spiegazioni della diffidenza che tanti provano verso le piante geneticamente migliorate.

    Le piante derivate da Ogm sono consumate ormai da miliardi di persone e coltivate su una superficie 10 volte più estesa di tutte le coltivazioni dell'Italia senza che ci sia mai stata una sola persona ospedalizzata per il loro consumo. Ma, a 16 anni dall'arrivo del primo Ogm in commercio, alcuni temono che si tratti di una tecnologia giovane, di cui è difficile prevedere gli effetti a lungo termine, evocando paure che nei giorni scorsi sono riemerse dopo il «sì» europeo alla patata Amflora (che, comunque, non sarà destinata all’uomo). Se paragoniamo, però, i primi 16 anni di vita degli Ogm con i primi 16 anni di vita di altre innovazioni come l'aeronautica, la conquista dello spazio, l'uso di isotopi radioattivi, il treno o le vaccinazioni, si può affermare che, pur mantenendo un elevato livello di sorveglianza, il bilancio è incoraggiante.

    Gli Ogm, quindi, possono migliorare alcune pratiche agricole necessarie per la nutrizione di una popolazione 6 volte più numerosa di quella di 200 anni fa.

    1. Gli Ogm del tipo Bt evitano l'uso di pesticidi per combattere alcuni parassiti, utilizzando una tossina derivata dal batterio Bacillus turingensis (da cui la sigla Bt), che funziona solo nelle vie digerenti degli insetti dove trova un pH basico, mentre nei vertebrati è fortemente acido. Il mais Bt è meno aggredito da pericolosi funghi che lo inquinano con fumonisine, tossine che provocano tumori all'esofago e malformazioni come la spina bifida.

    2. Gli Ogm resistenti ad erbicidi consentono una pratica agricola detta della «semina su sodo» o «no-till». Non si devono arare i campi per seminare, ma il terreno viene inciso, seminato ed irrorato con erbicida. Oltre a ridurre il dilavamento dei suoli ed il dissesto idrogeologico, questa pratica ha il merito di ridurre la liberazione di anidride carbonica sequestrata nei suoli. Si calcola che nel 2008 sulla frazione di terreni coltivati con piante da Ogm, resistenti ad erbicidi che hanno adottato la pratica del «no-till», siano state risparmiate tante tonnellate di anidride carbonica immesse in atmosfera quante quelle prodotte da 6,3 milioni di auto che percorrono ognuna 15 mila km.

    3. La papaya Ogm resistente a virus è un esempio virtuoso di una coltivazione salvata tramite modificazione genetica. Le virosi attaccano molte coltivazioni, ma solo in pochi casi, per coltivazioni di particolare rilevanza, sarà possibile utilizzare la via dell'Ogm per tutelarle. Nella maggioranza dei casi le coltivazioni andranno perse, perché i costi per le analisi di sicurezza alimentare a cui sono costretti gli Ogm sono così elevati da essere incompatibili per tutto quello che non sia una derrata alimentare, in pratica agricoltura industriale e non artigianale.

    4. Grano, mais e riso sono stati ingegnerizzati per resistere alla carenza idrica o all'alto contenuto di sale nei suoli causato dalle irrigazioni. Sono piante che «sudano» meno o le cui radici esplorano meglio il suolo o che hanno ormoni capaci di proteggerle meglio. Questi Ogm ci permetteranno di affrontare i futuri cambiamenti climatici repentini. Se gli scenari più pessimisti sull'aumento delle temperature mondiali fossero corretti, le piante coltivate non avrebbero il tempo di adattarsi ai nuovi climi in terreni diversi da quelli abituali, provocando un crollo della produzione agricola mondiale.

    5. Le elevate produzioni agricole odierne sono rese possibili dall'uso di fertilizzanti di sintesi, soprattutto azotati. Oggi tra il 2 ed 5% di tutti gli idrocarburi usati al mondo viene speso per la sintesi di fertilizzanti azotati, con conseguente emissione di gas serra derivanti dall'azoto ancora più rifrangenti dell'anidride carbonica. L'agricoltura biologica, non potendo usare fertilizzanti di sintesi, si è affidata a letami o all'uso di farine animali.
    I letami sono spesso inquinati da batteri che portano resistenze multiple ad antibiotici con elevata capacità di trasferire tali resistenze. Le farine animali, pur autorizzate dai disciplinari europei per la produzione biologica, non hanno ancora subito uno scrutinio che rassicuri il consumatore, ancora turbato dal loro uso improvvido durante la vicenda mucca pazza. L'uso di Ogm che aumentino la sintesi e l'assorbimento di azoto (e forse di fosfati) dai suoli è una prospettiva che andrebbe sfruttata anche dall'agricoltura biologica.
    6. Piante Ogm con aumentato apporto di vitamine, acidi Omega-3 o antiossidanti verranno presto commercializzate, rispondendo così ad esigenze sempre più sentite dai consumatori.

    Chi è Roberto Defez Biotecnologo
    RUOLO: E’ PRIMO RICERCATORE ALL’ISTITUTO DI GENETICA E BIOFISICA «ADRIANO BUZZATI TRAVERSO» DEL CNR DI NAPOLI
    Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
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  2. #2
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    Il nome corretto è Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica. E' importante la parola "internazionale" perché ci lavora gente da tutto il mondo e insieme alla Stazione zoologica "Antonio Dohrn" anch'essa internazionale e anch'essa di Napoli (le due istituzioni spesso lavorano in collaborazione) è fra le istituzioni scientifiche più prestigiose a livello mondiale. Tanto per dire, ci hanno lavorato anche la Levi Montalcini e James Wattson, il Nobel scopritore della doppia elica del DNA. Del resto, basta il nome di Adriano Buzzati Traverso, il fondatore, che lavorò a inizio anni sessanta per fondare questa istituzione a Napoli insieme con Giuseppe Montalenti, altro mostro "sacro" che fondò lì vicino, il LEM (laboratorio di embriologia molecolare). Per rispondere alla tua domanda: è (dovrebbe essere) innanzitutto una questione scientifica e come tale andrebbe affrontata. Purtroppo, però, in Italia c'è una disinformazione scientifica che fa spavento e alimenta pregiudizi, fondamentalismi e paure ancestrali e irrazionali, ahimè, nei quali inzuppano il pane e strepitano a vanvera i Beppe Grillo, i Pecoraro Scanio e anche qualche leghista. In Italia, purtroppo è questo lo stato dell'arte.
    Basta con i cialtroni.

  3. #3
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    certo che è una questione (anche) politica.

    Riporto qui i 10 punti scritti da Carlo Petrini sull'Espresso di qualche tempo fa:

    http://espresso.repubblica.it/dettag...lte/2120670/12

    Naturalmente, al di là delle questioni di merito che è giusto vadano discusse, la cosa più insopportabile di tutta la faccenda è che saltino fuori scientisti che vogliono imporci anche che cosa è giusto o non è giusto mangiare.

  4. #4
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    e i brevetti?

  5. #5
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    Lorenzo Pregliasco ha scritto:
    certo che è una questione (anche) politica.

    Riporto qui i 10 punti scritti da Carlo Petrini sull'Espresso di qualche tempo fa:

    http://espresso.repubblica.it/dettag...lte/2120670/12

    Naturalmente, al di là delle questioni di merito che è giusto vadano discusse, la cosa più insopportabile di tutta la faccenda è che saltino fuori scientisti che vogliono imporci anche che cosa è giusto o non è giusto mangiare.
    Io non credo che nessuno voglia imporre nulla. Nessuno credo voglia imporre a qualcuno di mangiare per forza OGM. Quello che non capisco è perché vietarli a chi non avrebbe difficoltà a mangiarli: io, per esempio, li mangerei tranquillamente, visto che mangio tranquillamente clementine e pesche noci. Non è un problema di "scientismo" ma di razionalità.
    Basta con i cialtroni.

  6. #6
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    bsiviglia ha scritto:
    Lorenzo Pregliasco ha scritto:
    certo che è una questione (anche) politica.

    Riporto qui i 10 punti scritti da Carlo Petrini sull'Espresso di qualche tempo fa:

    http://espresso.repubblica.it/dettag...lte/2120670/12

    Naturalmente, al di là delle questioni di merito che è giusto vadano discusse, la cosa più insopportabile di tutta la faccenda è che saltino fuori scientisti che vogliono imporci anche che cosa è giusto o non è giusto mangiare.
    Io non credo che nessuno voglia imporre nulla. Nessuno credo voglia imporre a qualcuno di mangiare per forza OGM. Quello che non capisco è perché vietarli a chi non avrebbe difficoltà a mangiarli: io, per esempio, li mangerei tranquillamente, visto che mangio tranquillamente clementine e pesche noci. Non è un problema di "scientismo" ma di razionalità.

    Premetto che non sono un esperto del tema, ma vi sono alcune questioni su cui non ho ancora sentito risposte soddisfacenti.

    1) se nessuno vuole imporre niente a nessuno, per quale motivo le varie lobby continuano a fare tentativi a livello europeo per togliere l'obbligo di indicare nelle etichette la presenza o meno di prodotti OGM?

    2) il principio di precauzione, ovvero, si conoscono perfettamente le conseguenze nell'ambiente dell'introduzione di una nuova specie in grado di "competere" con le altr in modo molto più efficiente ... perchè di esperimenti di introduzione di nuove specie con metodi da apprendista stregone e con risultati pessimi ne abbiamo visti già troppi, anche senza l'intervento dell'ingegneria genetica. Vedi, nel nostro piccolo, il pesce siluro che ormai infesta il po, lo scoiattolo americano che sta rimpiazzando l'europeo in molti dei nostri boschi, e potrei continuare all'infinito.
    Se di mezzo ci sono multinazionali ed interessi economici, posso solo aspettarmi risultati peggiori.
    Siamo veramente disposti a correre il rischio di perdere il nostro patrimonio di biodiversità, per soddisfare gli interessi economici di pochi?


    3) dobbiamo essere condannati a pagare copyright e diritti di proprietà intellettuale perfino su un'attività (agricoltura ed allevamento) che l'uomo svolge da millenni? vogliamo proprio questo? i precedenti tentativi delle multinazionali di appropiarsi indebitamente delle varietà di riso coltivate da secoli in India non è che mi lascino ben sperare...

  7. #7
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    Documentazione : http://www.soilassociation.org/Whyor...0/Default.aspx


    E' una questione politica eccome. Il fatto che il cibo OGM possa far male è un fattore secondario, visto che viene testato prima di essere diffuso.

    Il centro della questione invece è che le piante OGM tendono alla sterilità, i loro semi difficilmente si sviluppano in nuove piante. Quindi l'agricoltore deve ogni stagione ricomprare i semi dalla casa produttrice. Comprarli al prezzo stabilito dal produttore, che ha il copyright sui geni della pianta modificata e quindi monopolio, e rivenderli al prezzo stabilito dal mercato. Che vuol dire essere poco più di uno schiavo.
    Se il contadino poi riesce a selezionare dei semi in grado di germogliare, o incrocia le sue piante nel tentativo di rimediare alla sterilità, si becca delle querele per violazione di copyright con richieste miliardarie di danni.

    Poi c'è il fatto che il seme della pianta tende alla sterilità, ma il polline no!
    Il polline della pianta OGM si sparge nei campi dei vicini e si incrocia con le loro piante. Due risultati: anche la fertilità delle piante normali comincia così a diminuire e il coltivatore può anche essere querelato per furto di geni brevettati, con nuove richieste miliardarie finalizzate a sottrargli la proprietà del terreno.

    E' politica nel senso che questi rischi vanno regolamentati. L'ideale sarebbe vietare proprio la coltivazione di ceppi sterili. Se le multi sono così brave a ottenere organismi migliorati risolvano anche quel problema.

    Se non fosse possibile, minimo bisognerà stabilire che le responsabilità della diffusione del polline di OGM ricade tutta su chi li coltiva. In modo che i vicini non possano essere accusati di furto di geni e possano invece rivalersi sul coltivatore in caso di perdita di fertilità nelle loro sementi.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

  8. #8
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    bsiviglia ha scritto:
    Lorenzo Pregliasco ha scritto:
    certo che è una questione (anche) politica.

    Riporto qui i 10 punti scritti da Carlo Petrini sull'Espresso di qualche tempo fa:

    http://espresso.repubblica.it/dettag...lte/2120670/12

    Naturalmente, al di là delle questioni di merito che è giusto vadano discusse, la cosa più insopportabile di tutta la faccenda è che saltino fuori scientisti che vogliono imporci anche che cosa è giusto o non è giusto mangiare.
    Io non credo che nessuno voglia imporre nulla. Nessuno credo voglia imporre a qualcuno di mangiare per forza OGM. Quello che non capisco è perché vietarli a chi non avrebbe difficoltà a mangiarli: io, per esempio, li mangerei tranquillamente, visto che mangio tranquillamente clementine e pesche noci. Non è un problema di "scientismo" ma di razionalità.
    tu magari no, ma già si vuole mettere in discussione l'indicazione nelle etichette!

  9. #9
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    Dal punto di vista filosofico, non esistono pregiudizi di sorta verso gli OGM, anzi...

    Le uniche questioni reali sulla vicenda, a detta del sottoscritto (che non è un esperto del settore), vertono più specificamente sui rischi di impoverimento della biodiversità e più generalmente sulle ricadute economiche che potrebbero derivare da un introduzione massiccia dei medesimi.

    Ovviamente, tutte le millantate paure riguardanti la salute delle persone sono cazzate paurose!!!
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  10. #10
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    Predefinito Re:OGM, una questione politica?

    Mi tocca "replicare" la mia posizione sugli OGM, questione che al di la' di "scientismi" o di ipotetica "superstizione" va analizzata freddamente.

    L'ingegneria genetica non è nè buona nè cattiva, è solo un mezzo potentissimo e come tale vanno considerate le conseguenze a tutti i livelli delle sue interazioni.

    Esistono operazioni di ingegneria che potrebbero essere definite non solo positive, ma anche auspicabili, ma purtroppo cosi' non è per un sacco di altre applicazioni.
    Io sarei dell'opinione che la ricerca va lasciata libera di operare nel campo OGM, ma che la commercializzazione e lo sfruttamento commerciale degli OGM vanno MOLTO severamente controllati e normati. Nè piu' e nè meno come le armi atomiche.

    Qualcuno mi dira' che esagero, ma posso assicurare che delle modifiche specifiche di "specie", sia in ambito dei microorganismi che degli organismi superiori possono avere un effetto semplicemente devastante.

    Perche' se è vero che è molto semplice valutare gli effetti benefici "diretti" obiettivo dell'operazione di ingegneria genetica, è estremamente complesso (anzi direi praticamente impossibile) valutare la "rosa" di possibili effetti negativi nel corso di un normale ciclo di ricerca di pochi anni per quanto riguarda tutta la gamma di interazioni possibili tra la specie e l'ambiente circostante. Anche specificatamente a livello puramente "chimico".
    E' possibile testare le interazioni tra questi organismi con tutti i parassiti, sostanze e altri organismi sussistenti sulla terra e nell'ambiente biologico? Con tutte le proteine e i composti organici esistenti nell'universo Mondo? La risposta è NO. Anzi, direi che i test possibili e certificati sono un'infinitesimo.

    Mi spiego meglio:
    Tutta la biologia e l'evoluzione ci raccontano di "mutazioni" genetiche che avvengono naturalmente, e che vengono "selezionate" o diventano operanti (in percentuale all'incirca di 1 su centomila o poco piu') perche' diventano un "vantaggio" operativo e funzionale per la specie in esame. Ma lo diventano attraverso un processo di selezione naturale che dura millenni attraverso la selezione del "piu' adatto". E in questa fase, in MILLENNI e anche milioni di anni, la stessa "modifica genetica" "testa" tutte le interazioni con l'ambiente circostante determinandone il successo o la fine. E ripeto la probabilità che tale mutazione diventi effettivamente "operativa" è bassissima.

    Inoltre la natura (o meglio la biologia) ha introdotto un limite di riferimento nell'incrocio intraspecie facendo in maniera che la fecondazione e quindi la riproduzione sessuata avenga solo tra specie estremamente simili, attraverso l'ibridazione, che è la tecnica "naturalmente" usata dall'uomo (prima dell'ingegneria genetica) per la selezione "guidata" delle specie siano vegetali o animali, per i suoi fini.
    Ora con l'ingegneria genetica tutti questi "vincoli" sono saltati e posso tranquillamente mettere dei geni delle cipolle (o della stricnina) all'interno del frumento o del riso, o incrociare i geni di una rana con quelli di un maiale.

    Si badi bene, nessuna di queste modifiche è "buona o cattiva" di per sè, il problema sussiste nella "riproducibilità" delle medesime, e nella potenziale sostituzione e/o coesistenza della specie "naturale" con la specie "mutante".

    Mettiamo il caso che inventiamo una bellissima specie di frumento che cresce in condizioni inospitali a sviluppo rapidissimo, resistente ai parassiti e con rese formidabili. Tutti contenti la mettiamo sul mercato, magari sostituiamo per la gran parte la specie "originaria" e ci accorgiamo dopo qualche anno che in determinate condizioni e in interazione con un particolarissimo composto, virus o quant'altro produce una proteina che diventa cancerogena.

    Qualcuno direbbe "Houston, abbiamo un problema".

    Piu' che un problema sarebbe un disastro TOTALE.

    Ora uno dei problemi "insiti" all'interno dell'ingegneria genetica e delle sue implicazioni commerciali è che mentre la società produttrice del "nuovo organismo" ha TUTTO l'interesse a propagandare e mettere in risalto le capacità positive e le meraviglie della grande trovata, ha altrettanto imbarazzo e problemi a mandare in fumo investimenti miliardari per "qualche problemuccio" riscontrato (sempre che si facciano i riscontri) nel medesimo.
    Anche perche' checche' se ne dica, sopratutto nei termini di interazione tra i geni e della funzione di "colloquio" proteico tra i medesimi, sappiamo ben poco. E sopratutto siamo scarsamente in grado di valutare (sopratutto per quantro riguarda organismi superiori con un ciclo di riproduzione lungo) quali siano i reali effetti di "relazione biologica" con l'ambiente circostante.

    Le conclusioni sono presto dette.
    Con l'ingegneria genetica ci troviamo in effetti di essere nella curiosa situazione di accendere dei cerini in una polveriera. Non è obbligatorio che esploda tutto ma direi che andarci non con i piedi di piombo, ma proprio foderati di tungsteno mi pare assolutamente certo.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




 

 
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