Rinnovamento generazionale, programmi, alleanze, strategie... ma chi le porterebbe avanti? Per esempio, questi consiglieri regionali calabresi eletti del Pd? E poi ci si meraviglia dell'astensionismo...
IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE IN CALABRIA, IL CAMBIAMENTO CHE MANCA. INIZIAMO DAL PD
di Carmine Gazzanni
7582_elezioni2009La Calabria era arrivata alla tornata elettorale in una situazione a dir poco travagliata: un Consiglio Regionale dove, su 50 Consiglieri, erano imputati o indagati o condannati in 35. Forse le elezioni erano quello che ci voleva: aria di rinnovamento, di cambiamento. Cambiamento che il Pd proprio non ha voluto dare e allora eccolo che ti ripresenta lo stesso Presidente (Loiero) di quella stessa giunta falcidiata da avvisi di garanzia.
E allora andiamo a vedere come sono andate queste elezioni che hanno portato Scopelliti a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, chi sono i nuovi consiglieri, se c’è stata questa ventata di cambiamento. Oggi ci occuperemo solo degli eletti nelle file del Pd, rimandando a domani gli altri eccelsi eletti pidiellini & co.
Nicola Adamo: già vicepresidente della giunta Loiero, è stato rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa il neoeletto avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente dell’impero alimentare della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.
Ed ancora: Nicola Adamo è indagato per reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione anche nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola (Cosenza) relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino.
Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488 (incentivi alle aree depresse).
Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici.
Mario Maiolo: assessore regionale uscente. Anche lui è indagato dalla Procura di Catanzaro nell’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.
Sandro Principe: ex assessore regionale della giunta Loiero ed ex sottosegretario al Lavoro. Il suo materiale elettorale venne trovato nelle abitazioni di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Le operazioni furono portate avanti dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Camera dei deputati. Nella richiesta del procuratore Cordova c’era di tutto: dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro, sino agli incontri di Sandro Principe (fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata di un bar di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce).
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, che dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe. Contro di lui, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno, lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia.
Gaetano Ottavio Bruni: presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per l‘alluvione del 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio; questo perché non procedette alla designazione del funzionario responsabile della realizzazione e programmazione delle opere volte alla rimozione delle criticità individuate dal Pai (Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico).
Nel 2008 Gaetano Ottavio Bruni lasciò la giunta regionale a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano di una feroce cosca. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni. Ma, a un anno dalle dimissioni, Bruni è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
E’ infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.
Giuseppe Bova: presidente del Consiglio regionale uscente. Nel 2003 Giuseppe Bova era vicepresidente del Consiglio regionale, e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza, allorquando, con soldi prelevati dal fondo destinato alle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, regalò 47 borse in pelle e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro, come regali di Natale. Il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza che: “l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa”.
Demetrio Battaglia: talis pater, talis filius. Suo padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, mentre lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’ aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Da 21 anni Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.
Appuntamento a domani per parlare un pò degli eletti nella maggioranza. A cominciare dal Presidente Scopelliti.
http://lospecchioblog.altervista.org/specchio/?p=1337
Ditemi un solo motivo, UNO SOLO, per cui militanti e simpatizzanti del PD (quelli non mafiosi e non corrotti, si intende) si sarebbero dovuti sentire coinvolti e mobilitati per fare propaganda per l'elezione di questi signori. Ditemi anche un solo motivo, UNO SOLO, per cui un elettore non coinvolto in casini clientelari o mafiosi avrebbe dovuto votare per un partito (il PD) che candidava simili personaggi e non starsene a casa. Se poi siete convinti che l'alto astensionismo è al Sud è fatto solo di qualunquisti o di analfabeti... guardate che questi a votare ci vanno: per 50-100 euro, per la promessa di un posto di lavoro, per una busta della spesa riempita gratis al supermercato... chi non ci va è perché non si sente rappresentato. E non so dargli torto.




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