IL GOVERNO DEI FATTI …..SPORCHI E I NUMERI DELLA POVERTA’ IN ITALIA
La povertà interessa poco al sistema dei media, perché essendo cosa grave e preoccupante non lascia spazio al gossip. E interessa poco anche alla politica, a quella di governo come a quella d'opposizione. Sarebbe invece assai utile e salutare occuparsene, perché la "fotografìa" della povertà ci dice molto sul profilo, non solo sociale, ma anche politico e morale del nostro Paese. Ci permette, senza dubbio, di capire meglio questa Italia, per molti aspetti sempre più "opaca" nei suoi movimenti profondi, e sempre meno decifrabile con le tradizionali categorie dell'analisi politica. Basta dare un'occhiata al Rapporto 2008-2009 realizzato dalla Commissione d’indagine sull’esclusione sociale per rendersene conto. Da tale rapporto si evince chiaramente che la base su cui poggia l'intera piramide sociale, lo zoccolo duro più esteso, che dovrebbe sorreggere tutto il resto, è fragile e segnato da forme molteplici di "deprivazione". Viviamo con la testa nel mondo fantasmagorico del consumo opulento (abbiamo aspettative da consumatori ricchi), ma poggiamo i piedi, e tutto il corpo, sulla linea di galleggiamento. I numeri, e soprattutto i confronti, la comparazione con il resto d'Europa, stanno lì a ricordarcelo. Non si tratta solo di quegli 8 milioni di “poveri in senso relativo”(per povertà relativa s’intende la soglia sotto la spesa mensile di € 999,67 euro per 2 persone), né di quei 3 milioni di “assolutamente poveri” (cioè incapaci di accedere a beni ritenuti essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile), che l’Istat ha censito, ma si tratta anche di quei 18.896.000 individui che non possono essere definiti tecnicamente come poveri (per il livello del reddito o della spesa mensile), ma che della povertà o della minaccia di povertà portano tutte le stigmate e di cui: 4 milioni che arrivano con grande difficoltà a fine mese e che non potrebbero affrontare una spesa imprevista di 700 euro senza finire “sotto”; 3,5 milioni , che nei 12 mesi precedenti all’intervista hanno avuto difficoltà per sostenere le spese della vita quotidiana; 6 milioni censiti come vulnerabili, spesso proprietari dell’appartamento in cui vivono, con disponibilità di auto, tv, elettrodomestici, ma tuttavia in difficoltà.
La crisi ha incominciato a mordere anche sulle fasce fino ad ora considerate relativamente "forti" del mercato del lavoro: sui tito¬lari di un posto fìsso, sui lavoratori auto¬nomi, sulle stesse mansioni impiegatizie e in qualche caso persino manageriali, spesso coperte dagli ammortizzatori sociali ma gravate da un "peso" normalmente accettabile (uno o due figli minorenni o in cerca di lavoro, un famigliare non autosufficiente, la necessità di cure specialistiche) e divenuto insostenibile in caso di cassa integrazione, o anche della impossibilità di prestare lavoro straordi¬nario.
Le politiche di contrasto alla povertà adottate da questo governo: la carta acquisti (social card), il bonus famiglia, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il bonus elettrico, risultano alla prova dei fatti insufficienti. Nel loro complesso si calcola che le quattro innovazioni del sistema di tax-benefit determinino, congiuntamente, una riduzione della quota di famiglie assolutamente povere dal 4.27% al 3.89% (meno di 0,4 punti percentuali). Circa 91.000 famiglie su un milione escono dalla povertà assoluta.La diffusione della povertà relativa si abbassa di meno di mezzo punto percentuale, dal 17.55% al 17.07%. Anche la diseguaglianza si riduce, seppur in modo contenuto.
Le risorse che i provvedimenti del Governo complessivamente indirizzano alle famiglie assolutamente povere ammontano a 192 milioni di euro, che costituiscono un supporto nel complesso esiguo rispetto a quanto sarebbe necessario a portare l'insieme di queste famiglie al di sopra della soglia di povertà assoluta (3,86 miliardi). L'impatto della carta sulla povertà assoluta è significativo ma buona parte dei poveri assoluti non ottiene questo trasferimento. Se si vuole raggiungere un risultato apprezzabile, appare inevitabile un'ulteriore revisione dei criteri di accesso (Questa limitata penetrazione della carta acquisti tra le famiglie povere in senso assoluto dipende in primo luogo dai criteri anagrafici di selezione, che escludono chi ha più di tre anni o meno di 65 anni. Sono fuori dal suo campo di applicazione, ad esempio, le famiglie numerose con figli non in piccolissima età, tra le quali è noto che il disagio economico è, in Italia, particolarmente diffuso).
A fronte di questa situazione risulta ancora più vergognosa la spesa colossale, oltre mezzo miliardo di euro, che il governo italiano ha invece utilizzato tra la Maddalena e l’Aquila per i tre giorni di vertice del G8 (il vertice più caro della storia). Per dotare l’isola sarda di alberghi, sale conferenze, porti e giardini erano già stati bruciati 327milioni e 500mila euro. Fondi che ora gli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze rileggano in chiave diversa, descrivendoli come il banchetto di una “cricca” tutta presa dalla spartizione di appalti senza concorrenza e senza trasparenza. I magistrati hanno arrestato i protagonisti di quelle opere, ai vertici della struttura di Bertolaso che ha gestito l’affare. Tutte le opere della Maddalena sono diventate inutili quando il premier ha deciso di cambiare scenario e spostare la riunione all’Aquila, tra le macerie e i senzatetto. Il tutto a carissimo prezzo: altri 184 milioni e 974 mila euro bruciate per le tre giornate abruzzesi. In tutto, appunto, oltre mezzo miliardo: il tributo dei contribuenti italiani al vertice più folle, costoso e inutile della storia recente. E come nell’assegnazione delle opere della Maddalena, anche scorrendo la lista dei lavori per l’Aquila le sorprese abbondano. Ci sono anzitutto i soliti noti del ristretto giro di Palazzo Chigi che tra i clienti privilegiati di tutti gli eventi internazionali non mancano mai. Come Relais le jardin che per oltre un milione di euro si è aggiudicata la fornitura del servizio di catering per i banchetti organizzati per i capi di Stato. Solo che Relais non è una società qualsiasi: appartiene alla famiglia di Stefano Ottavini, sposata con Maria Letta, figlia di Gianni Letta, l’onnipotente sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
In una regione che aveva pianto almeno 308 morti per il sisma e doveva restituire una vita dignitosa a 80.000 senzatetto, i gadget delle grandi occasioni paiano affronti. Trascurando le ciotoline d’argento Bulgari gentile omaggio per i capi di Stato, si va dalle 60 penne “edizione unica” fornite da Museovivo al costo di 26mila euro e utilizzate dai leader solo per apportare il loro prezioso autografo sui trattati. Ci sono poi la fornitura di poltrone Frau per le sedute di quei tre giorni e costate 373mila euro; gli addobbi floreali per 63mila euro; la pellicola protettiva per il rivestimento degli ascensori (9mila); i portablocchi notes forniti dalla rinomata Pineider al prezzo di 78 mila euro. Altri 23 milioni di euro spesi per gli interventi nella scuola sottufficiali delle Fiamme Gialle per creare gli ambienti del vertice inclusa la ristrutturazione di 1.090 stanze nelle quali hanno soggiornato i leader e i loro staff. Le camere sono state arredate al top, dotandole di tv, telefoni e ogni altro tipo di comfort. I restauri in genere valorizzano gli investimenti immobiliari. Ma qui è diverso. La caserma dove si è tenuto il summit non è di proprietà dello Stato: con le cartolarizzazioni volute dal vecchio governo Berlusconi per reperire denaro fresco per le casse pubbliche, è stata venduta nel 2004 e appartiene ora a un pool di banche e istituzioni finanziarie come Immobiliare Sgr spa, IMI, Barclays Capital, Royal BanK of Scotland e persino Lehman Brothers. A loro lo stato paga ogni anno 13 milioni di euro di affitto. Un canone ragguardevole, che nel 2009 si è arricchito anche dei vantaggi conseguenti ai faraonici lavori di adeguamento pretesi dall’impresa Berlusconi – Bertolaso sulla struttura. Opere dispendiose a fronte delle quali la proprietà non si è lasciata intenerire. Non solo, a G8 terminato hanno ottenuto il totale ripristino dei luoghi, ossia il ritorno delle sale da summit al loro compito di scuola militare costato altri 4 milioni di euro.
Con tanti saluti ai terremotati aquilani che continuano a protestare per le carenze della ricostruzione e vogliono rimuovere da soli le macerie.
A questo punto le domande e le incazzature sono tante. Possiamo perlomeno dire che chi si riconosce nei valori cristiani, e quindi credenti cattolici e non, non possono sostenere, né votare, tali personaggi e che la Chiesa compie uno scandalo (nonchè talvolta anche illeciti giudiziari), quando intrattiene rapporti con questi uomini di potere?
E l’operaio comune, la povera gente, il pensionato, come fanno a non capire che questi personaggi non potranno mai tutelare i loro interessi, ma che saranno da questi più o meno palesemente derubati oppure semplicemente ignorati? A noi la social card, a loro le ciotoline d’argento Bulgari…..
Antonio Sammartino – Nuovo Partito d’Azione della Toscana
http://npatoscana.blogspot.com




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