Aumentano i membri esterni nel Cda
Il ruolo dei principali organi universitari, il senato accademico e il consiglio di amministrazione (Cda), sarà modificato. Attualmente i loro compiti sono simili. Con il disegno di legge si vuole introdurre una distinzione netta tra i due organi di governo degli atenei: il senato accademico darà pareri esclusivamente sulla didattica, mentre il Cda prenderà decisioni sulla gestione: avrà la responsabilità delle spese, delle assunzioni e dei costi di gestione, delle sedi distaccate. Sarà aumentata dal 10 al 30% la soglia minima di membri esterni del Cda (che non fanno parte del mondo universitario).
È questo uno dei punti contestati. «Chi protesta contro la riforma non vede di buon occhio questa apertura verso l’esterno», ha spiegato Alberto Stanchi, dell’Osservatorio per il diritto allo studio universitario di Torino. «Si manifesta infatti contro la “privatizzazione degli atenei pubblici”. Di fatto, sarà il senato accademico a decidere quali saranno i membri esterni del cda».
Rettori in carica per non più di sei anni
Attualmente il rettore è eletto da tutti i docenti dell’ateneo e può occupare la stessa carica senza limiti di tempo. Il disegno di legge stabilisce un limite massimo di 6 anni per il mandato del rettore (il primo, di tre anni, rinnovabile un’unica volta). Inoltre, il senato accademico potrà destituirlo, norma non prevista dall’attuale ordinamento.
Ricercatori solo con l'abilitazione nazionale
Oggi sono le singole università a bandire i concorsi per l’assunzione dei ricercatori, a tempo determinato o indeterminato. La riforma Gelmini prevede che saranno ammessi alle selezioni locali solo gli abilitati alla lista nazionale. Inoltre, per i ricercatori sono introdotti i cosiddetti “contratti tenure track”, che sono di due tipi: contratti triennali prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte; e contratti triennali non rinnovabili. In questo secondo caso, però, al termine del contratto se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo potrà essere confermato a tempo indeterminato come associato a condizione che abbia conseguito l'abilitazione per il suo ruolo (cioè se è diventato professore associato tramite concorso). In caso contrario, chiuderà il rapporto con l'ateneo.
«Un altro punto delicato», ha spiegato Stanchi, «perché si parla di “precarizzazione della figura del ricercatore”. All’estero si usano soprattutto i contratti a tempo determinato. La differenza con l’Italia, se mai il disegno di legge diventerà legge, è che negli altri Paesi si tiene conto dei risultati raggiunti nell’arco di tempo ricoperto dal contratto. Se sono positivi, il ricercatore viene assunto definitivamente. Con la riforma Gelmini invece, se non si vince il concorso si perde il posto di lavoro, indipendentemente dai risultati raggiunti.
Per i professori almeno 1.500 ore di insegnamento
Adesso, non esiste l’obbligo di “timbrare il cartellino” da parte dei docenti. La loro presenza nelle aule dunque non può essere misurata. Con il nuovo disegno di legge, i docenti a tempo pieno dovranno garantire 1.500 ore annue di didattica, di cui almeno 350 al servizio degli studenti. Anche ai ricercatori a tempo pieno saranno richieste 350 ore di insegnamento integrativo.
Un fondo per gli studenti più bravi. Da rimborsare a tassi agevolati
Il disegno di legge istituisce il fondo per il merito, con il compito di promuovere l'eccellenza e il merito tra gli studenti individuati mediante prove nazionali standard. Non saranno prese in considerazione le condizioni economiche dei richiedenti per l’assegnazione dei benefici. Si tratta prevalentemente di finanziamenti e prestiti a tasso agevolato.
«È grave che siano ignorate le condizioni economiche degli eventuali beneficiari», ha dichiarato Federica Laudisa, dell’Osservatorio, «perché in questo modo non viene assicurato il diritto allo studio a tutti. Inoltre, chi beneficerà di questo denaro lo dovrà restituire, invece di avere a disposizione dei soldi a fondo perduto», ha aggiunto Laudisa. Il fondo per il merito partirà se ci saranno le risorse disponibili e sarà alimentato prevalentemente da versamenti spontanei di privati.
Professori in pensione a 70 anni invece che a 72
Previste le pensioni a 70 anni. Salta il cosiddetto “biennio Amato” che consentiva ai docenti il fuori ruolo per due anni. Con la riforma Gelmini invece l’età pensionabile non potrà più essere prorogata. Con l'entrata in vigore quindi delle nuove norme, i professori ordinari andrebbero in pensione a 70 anni, mentre gli associati a 68.
Nessun taglio ai fondi per l'università
Il disegno di legge della Gelmini non prevede tagli al finanziamento dell'università. «La riduzione dei fondi destinati all’università», ha sottolineato Stanchi, «è una realtà, ma non viene decisa dalla riforma Gelmini. Chi protesta contro i tagli non lo fa contro questo disegno di legge».