Partiamo da un presupposto: cosa si definisce per servitore dello Stato? Io lo definisco come un cittadino dedito al bene della comunità, munita di leggi e carta costituzionale, il quale il suddetto servitore si adopera, secondo contratto di assenso-consenso con la comunità tutta, allo svolgere una tal pratica a favore della collettività.
Tale collettività elargisce perciò uno stipendio mensile o annuale, in relazione al contratto stipulato.
Lapalissiano e pacifico. Procediamo.
Bene: io annovero tra costoro, senza alcuna differenza di forma e/o sostanza tutti coloro i quali lavorano con contratto salariato entro le pubbliche strutture, siano esse il Parlamento, la P.A., la scuola dell'obbligo, le società nazionalizzate, non sono certo relativamente alle municipalizzate, etc..
Asserto: essendo costoro percepitori diretti di salario statale, quindi elargito tramite le tasse dei cittadini, ritengo obbligatorio che le loro attività finanziarie che si riferiscono in modo diretto o indiretto a tale denaro statale siano tenute sotto controllo pubblico, accessibile a tutti coloro i quali ne vogliano avere notizia, previa sottoscrizione di privacy et similia. Nessuna ritorsione, semplice controllo del denaro pubblico.
Vorrei altresì avere il diritto di sapere se con tale salario (confondo qui la concezione di stipendio e salario, ma chi non è webberiano o marxiano, smithiano o rothbardiano se ne può sbattere allegramente gli zebedei) essi, ovvero i percepitori del suddetto, stiano ottenendo interessi finanziari, via invenstimenti privati. E dove lo stiano re-investendo. Voglio conosce il flusso bancario in tutti i suoi aspetti se esso fa riferimento allo stipendio statale.
Tale denaro non deve servire ad interessi privati: per quello esistono le forme contrattuali private, comunemente soggette alla legge ordinaria.
Chi è d'accordo con me?
Chi non è d'accordo, potrebbe gentilmente dirmi perché e portarmi controesempi che negano la bontà della mia elucubrazione?
Gracias.




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