La lunga agonia di Melania:
lasciata morire dissanguata dal killer
ASCOLI PICENO - Melania Rea è stata abbandonata morente sul prato delle Casermette, ha dovuto sopportare un’agonia lunga anche delle ore. Lo rivela il primo rapporto arrivato in procura ad Ascoli dal professor Tagliabracci, l’anatomopatologo di Ancona che, ormai una settimana fa, ha effettuato l’autopsia. Dieci paginette -l’anticipazione di quella che sarà la relazione finale- per una conclusione atroce: dopo averla massacrata di coltellate, l’assassino è andato via lasciando la donna ancora in vita.
Lo dicono gli aghi di pino e il terriccio ritrovati fra le unghie di Melania, gli stessi aghi di pino e lo stesso terriccio di quel prato, come se la donna avesse cercato con le sue ultime forze di aggrapparsi disperatamente a qualcosa. E’ morta per aver perso una quantità notevole di sangue in quelle ore, due litri dice il rapporto del professor Tagliabracci, anche se le tracce recuperate sono state molto più scarse, come se il terreno l’avesse assorbito o l’umidità o chissà cos’altro avesse fatto il resto.
Questa è l’unica sconvolgente novità di una giornata di indagini piuttosto confusa. Non ha contribuito certo a farla decollare un’improvvisata conferenza stampa convocata per le cinque del pomeriggio dal comandante dei carabinieri di Ascoli, il colonnello Alessandro Patrizio, apparso più che altro interessato a smentire certe ricostruzioni televisive del delitto.
Ha parlato anche di tabulati telefonici, il colonnello Patrizio, ma confermando quello che già si sapeva: l’amica di Melania che le manda un sms, agganciando la cella di Colle San Marco e il primo squillo del marito alla donna, che invece rivela come quel cellulare si fosse spostato già alle Casermette, fosse già arrivato sul luogo del delitto, il tutto fra le 14.40 e le 15.20 di lunedì 18 aprile.
Ma sicuramente gli investigatori non si sono fermati. Molto sotto traccia, ma con grande convinzione, continuano a dedicare parecchie energie alla caserma del 235° Reggimento Piceno, dove il marito di Melania istruiva le soldatesse, dove insegnava a sparare a tutte quelle ragazze -ne arrivano quattrocento ogni tre mesi- facendole esercitare proprio nel poligono di tiro delle Casermette, poco lontano dal luogo del delitto.
Controllato l’alibi di una soldatessa ormai tornata a Verona, interrogata un’altra ragazza, messa a verbale anche la storia di una vecchia relazione di Salvatore Parolisi, i carabinieri insistono. Stanno continuando a spulciare fra i turni di quel pomeriggio di lunedì, chi era di riposo, chi ha chiesto di uscire in anticipo, chi può aver avuto un atteggiamento sospetto .
Perché la convinzione degli investigatori è duplice: da un lato ritengono che la chiave dell’omicidio possa essere trovata non solo in paese, a Folignano, ma anche nella vita in caserma di Salvatore, e dall’altro lavorano anche sull’idea che lassù, alle Casermette, possano esserci arrivati non solo Melania e il suo assassino, ma addirittura una terza persona, un complice.
I carabinieri di Ascoli sono andati anche fino a Frattamaggiore, alle porte di Napoli, paese d’origine di Salvatore Parolisi, ad ascoltare chi ha visto crescere e chi continua a frequentare il marito di Melania Rea. Lui, invece, è ancora a casa dei suoceri, a Somma Vesuviana e da lì ha deciso di parlare alle agenzie.
«Ho letto tante cose brutte sulla mia famiglia -è stato il suo primo sfogo- insinuazioni, ipotesi che mi fanno soffrire, ma io non devo difendermi da voi nè da nessun altro. Quello che dovevo dire l’ho detto, a chi di dovere». E ha promesso: «Verrà il momento in cui anche io mi esprimerò, dirò tutto quello che ho in corpo. Ma per ora nessuno mi ha rispettato, a voi che Parolisi Salvatore soffra non importa niente».
Poi, in serata, il caporal maggiore è andato in tv, a Chi l’ha visto?, offrendo una lunga e minuziosa ricostruzione di quel pomeriggio maledetto. Anzi, ha cominciato dalla mattina del giorno della scomparsa, le due visite mediche per mamma e figlia, le spese di Pasqua al supermercato e poi la decisione di fare quella piccola gita, sul pianoro di Colle San Marco. E stato più volte sul punto di scoppiare in lacrime, ma non ha evitato neppure una domanda.
Ha spiegato di essersi mosso relativamente tardi, ad esempio, con quella sua prima telefonata a Melania alle 15.20, semplicemente perché ce ne vuole di tempo per andare e tornare a piedi dall’altalena ai bagni del ristorante. E quindi lui, fino a un certo punto, non si è preoccupato affatto. Comunque vadano a finire queste indagini, Salvatore Parolisi è sembrato davvero un uomo distrutto.
La lunga agonia di Melania: lasciata morire dissanguata dal killer - Il Messaggero




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onf:
e da Giordano Bruno discese Francesco Bruno..
