8 GENNAIO 2013: VENT'ANNI DALLA MORTE DI BEPPE ALFANO
di Alessio Pierotti - 7 gennaio 2013
Alfano venne ucciso per mano di Cosa Nostra ormai 20 anni fa. Un omaggio e un ricordo
http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/07...pe_alfano.html
Barcellona Pozzo di Gotto è un comune della provincia di Messina. In questi giorni si discute il possibile scioglimento della amministrazione comunale per forme di condizionamento della criminalità organizzata. In questi giorni si ricorda anche la figura, troppo spesso dimenticata, di un giornalista morto proprio per ordine della criminalità organizzata: un giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto ucciso, la sera dell'8 gennaio 1993, per ordine della Mafia. Un giornalista di nome Beppe Alfano.
Ho scritto giornalista: in realtà, ufficialmente, Beppe Alfano non era un vero giornalista. Ufficialmente è un professore di educazione tecnica presso la scuola media di Terme Vigliatore, un paese vicino a Barcellona Pozzo di Gotto. Un professore che per passione fa il giornalista: e lo fa meglio di molti altri per 5000 lire a pezzo. Un giornalista per passione: un giornalista di un certo tipo; un cane sciolto che andava a cercare le notizie e che non si limitava a trasformarle in mera cronaca. Un giornalista, un uomo, mai disposto a farsi piegare, mai disposto a scendere a compromessi.
Polticamente Beppe Alfano è uomo di destra: suo padre aderì alla Repubblica sociale italiana. Dopo una gioventù passata ai margini di Ordine Nuovo, Alfano entrò nel Msi di Giorgio Almirante. Da Ordine Nuovo si era allontanato per la sua estraneitàalla deriva terroristica del movimento, dall'Msi si allontanò per candidarsi in una lista civica. Nel 1990, alle elezioni comunali, Beppe Alfano si candidò infatti per Alleanza democratica progetto Barcellona, lista capeggiata da Antonio Mazza: il proprietario di uno dei piccoli network di Barcellona Pozzo di Gotto presso cui Alfano lavorava. La lista prenderà pochi voti ed Alfano tornerà nelle fila dell'Msi.
Nel 1991 Alfano inizia a collaborare con il quotidiano "La Sicilia". La collaborazione ha inizio il 27 luglio, quando Alfano comunica alla redazione messine del giornale una notizia: è stato ammazzato un ragazzo. Non un ragazzo qualsiasi: Lorenzo Chiofalo, il figlio di un boss di Cosa Nostra.
Barcellona Pozzo di Gotto è un centro importante per Cosa Nostra: da li passa una delle rotte per il commercio della droga verso il continente. A Barcellona c'èra un manicomio criminale in cui la vita era molto diversa da quella che normalmente si svolge in strutture simili: un manicomio controllato direttamente da Cosa Nostra è in cui erano finiti, grazie a perizie psichiatriche compiacenti, importanti boss mafiosi e della 'ndrangheta. A quel tempo a Barcellona c'erano i soldi: per il raddoppio della linea ferroviaria e la costruzione dell'autostrada Messina-Palermo.
Pino Chiofalo, il padre di Lorenzo, è il boss di una famiglia emergente. Nel 1986 'U sicco, come viene chiamato, avvia una guerra di mafia che sarà un vero e proprio bagno di sangue. Un bagno di sangue che si conclude nel 1987 con l'arresto di Pino. La situazione a Barcellona tornerà normale però soltanto nel 1991, con la morto del figlio Lorenzo.
Il 25 maggio 1992 apre a Barcellona il tribunale. Fino ad allora le indagini riguardanti il territorio di Barcellona Pozzo di Gotto erano coordinate direttamente da Messina, sede anche dei processi.Tra i vari giudici trasferiti presso il nuovo tribunale c'è Olindo Canali: per lui Barcellona è l'avamposto della mafia nella Sicilia orientale. Un avamposto da assaltare ed espugnare. Tra il magistrato d'assalto ed il professore con la passione per il giornalismo si stabilisce fin da subito un legame molto stretto.
Il 5 gennaio 1993 Alfano chiama Canali: ha bisogno di parlare con lui. Il magistrato non può, ha altri impegni: non si vedranno mai più. L'8 gennaio Alfano sarà ucciso nella sua Renault 9 rossa con tre colpi di pistola calibro 22. alla testa. Un omicidio che Alfano aveva già preannunciato alla famiglia.
Ma che cosa aveva scoperto Alfano? A partire dalll'estate del 1992, Alfano si occupava di tre obiettivi: la vicenda della erogazione dei contributi dell'Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo, la questione del raddoppio della linea ferroviaria e i rapporti tra alcuni dei protagonisti di queste vicende e l'Aias. Quest'ultima era una associazione che si occupava dell'assistenza agli spastici: una associazione di cui Alfano, nei suoi articoli, parla di acquisti gonfiato, di assunzioni facili, di interessi privati.
Alfano è convinto che a Barcellona si nasconda Benedetto 'Nitto' Santapaola, uno tra i più potenti e sanguinari boss di Cosa Nostra. Alfano aveva ragione, una ragione di cui non avrà mai merito: dopo la sua morte si scoprirà infatti che Santapaola era stato nascosto per un po' di tempo propria a Barcellona, proprio a pochi metri da casa sua.
Alfano è pure convinto dell'esistenza di una loggia massonica deviata a Barcellona. La loggia però non esisteva: a Barcellona c'era però un circolo culturale, il Corda Frates; un circolo che aveva tra i suoi soci Giuseppe Gullotti. Proprio per Gullotti, insieme a Nino Mostaccio (presidente Aias) e Nino Merlino saranno emessi degli ordini di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Alfano. Merlino è accusato da un collaboratore di giustizia, Maurizio Bonaceto, di essere il killer.
La linea processuale punta quasi esclusivamente sulla gestione dell'Aias. L'iter giudiziario, iniziato il 18 novembre 1993, si concluderà soltanto nel 2006 con l'assoluzione di Mostaccio e le condanne definitive a 21 anni e sei mesi per e Merlino (come esecutore) e a trent'anni per Gullotti (quale mandante).
Ma il caso Alfano non è chiuso. Un collaboratore di giustizia di rango, un ex sicario di Cosa Nostra che ha confessato ben ottanta delitti, ha fatto riaprire le indagini. Secondo Maurizio Avola, catanese della cosca di Santapaola, Alfano è stato ucciso su ordine di Cosa Nostra perché aveva scoperto i suoi interessi verso il mercato degli agrumi e quindi alla frode sulle sovvenzioni agroalimentari dell'Unione Europea. Non l'Aias, o meglio non solo quella: la vicenda da seguire tra quelle curate da Alfano, secondo le rivelazioni di Avola, sono quelle dell' Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo, istituzione nata nel 1966 e soppressa nel 1999.
Il mercato degli agrumi è un mercato ricco. I boss, oltre a sfruttare l'UE, utilizzano in camion del trasporto delle arancie per far viaggiare la droga e, grazie ad una attenta gestione del mercato, riescono a realizzare ulteriori guadagni grazie al gioco delle eccedenze e della trasformazione industriale dei frutti. Il mercato degli agrumi: una attività in cui circolano grosse quantità di denaro, spesso destinate a sparire nel nulla; una attività che aveva il suo centro a Barcellona Pozzo di Gotto. Una attività che Alfano aveva ben compreso.
A Beppe Alfano il tesserino di giornalista è stato dato postumo: come a Peppino Impastato e Mauro Rostagno. Alfano, Impastato, Rostagno: giornalisti, professionisti o meno, come Mauro de Mauro, Cosimo Di Cristina, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Giuseppe Fava e Antonio Mazza. Uomini uccisi per la loro integrità morale. Uomini che spesso, al posto di diventare simboli dello Stato ed esempi per la cittadinanza, sono dimenticati o rilegati a santini da commemorare durante le cerimonie.




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