



Thread interessante che mi era sfuggito.
La cultura è "ciò che resta in noi dopo che abbiamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato”.
Secondo me, questa è la “frase chiave”
Innanzitutto per parlare di cultura e tentarne una definizione, bisogna fare una distinzione tra il concetto di cultura e quello di erudizione.
Molto spesso si commette l’errore di identificare l’uno con l’altro, associandoli e facendoli figli di un unico stato intellettivo.
In realtà sono due condizioni totalmente diverse.
La persona erudita è quella che ha accumulato un forte bagaglio di nozioni e conoscenze e le sa riproporre, esaudendo ogni richiesta di risposte, mostrandosi quasi un “pozzo di sapere”.
La persona colta, invece, è quella che, attraverso quelle conoscenze, ha sviluppato un proprio pensiero logico, corredato da uno spiccato senso critico ed è capace di valutare e trarre deduzioni personali ed obiettive su eventi e fatti della realtà circostante.
Per pervenire ad una mente colta, le conoscenze non devono rimanere in noi come arido materiale accatastato, ma devono servire a “cambiarci”, affinando spirito, sentimenti e comportamenti e di conseguenza anche la nostra capacità di relazionarci con il mondo esterno.
La cultura quindi contribuisce a migliorare la personalità dell’individuo, forgiando una “forma mentis” che gli consente di saper analizzare in profondità ogni situazione e anche di vivere il rapporto con gli altri con atteggiamenti più propensi alla comprensione e all'accettazione.
Sotto questo profilo diventa persino una risorsa sociale.
Per poter dire che una persona è colta, non è sufficiente che essa ostenti le nozioni o le competenze acquisite, ma deve dimostrare di averle rielaborate, facendole diventare parte di sé, ampliando la propria capacità di pensare, sentire, reagire ed interagire con il prossimo.
Direi infine che l'individuo che ama la cultura è colui che non considera mai il proprio sapere come un punto d'arrivo, ma è sempre alla ricerca di miglioramento, consapevole che il sentirsi appagati delle mete cognitive raggiunte, sarebbe come definire i propri limiti.


Il ragionamento che si tende a fare è: cultura acquisita = studi compiuti
Non sempre le due cose camminano di pari passo.
Sono d'accordo con quanto scritto da Heidi:
Per poter dire che una persona è colta, non è sufficiente che essa ostenti le nozioni o le competenze acquisite, ma deve dimostrare di averle rielaborate, facendole diventare parte di sé, ampliando la propria capacità di pensare, sentire, reagire ed interagire con il prossimo.
E aggiungo che, si è colti quando si è curiosi di sapere, di conoscere, di leggere.. Anzi, soprattutto di leggere.




La vera domanda è questa però. è giusto pagare profumatamente per mantenere il carrozzone universitario pubblico solo per la possibilità di avere una persona colta ogni mille caproni?

