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    Predefinito Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    Il presidente dell'Antimafia: politici trattarono «ma senza mandato»

    Pisanu ha reso conto oggi dell'opera della commissione Antimafia ormai al capolinea della legislatura e lo ha fatto con un'ammissione clamorosa: non ci sarebbe stata una trattativa vera e propria ma un'«intesa» tra i boss e uomini dello Stato «senza mandato». Immaginava forse, il presidente uscente della commissione permanente, di trovare degli accordi scritti, delle direttive bollate in ceralacca? «Da queste parole traggo argomenti ulteriori per confermare la bontà della mia scelta di entrare in Parlamento - ribatte a stretto giro di agenzie Antonio Ingroia, ex pm di Palermo e candidato premier di Rivoluzione civile - una trattativa senza mandato politico? Credo che il presidente non abbia ben idea di quello che è accaduto in Italia. Ci sono le prove che la trattativa aveva mandanti politici e che fu portata avanti proprio per realizzare il patto politico mafioso».
    E' su questo terreno che emerge la novità della candidatura Ingroia: la lotta alla mafia e alla corruzione coincidono con le istanze sociali contro l'austerity perché quella trattativa rivela gli intrecci profondi del liberismo con l'economia criminale. Le mafie si espandono con uno Stato neoliberista perché questo è infedele alla Costituzione.
    Ma, tornando alla relazione, Pisanu sembra teso a limitare i danni di alcune evidenze storiche e processuali. Spiega che «carabinieri e Ciancimino tentarono di imbastire la trattativa. E dopo l'assassinio Lima, politici siciliani potrebbero essersi attivati per indurre Cosa nostra a desistere». Pensa, in particolare, a Calogero Mannino, ministro del Mezzogiorno nel '92, sul quale «pende ora una richiesta di rinvio a giudizio per il reato aggravato di minaccia a un corpo politico, amministrativo e giudiziario. Analoga richiesta, ma per un periodo diverso, pende su Marcello Dell'Utri. Occorre anche ricordare che Nicola Mancino, ministro dell'Interno dal giugno 1992 all'aprile 1994 è stato indicato, per sentito dire, dal pentito Brusca e da Massimo Ciancimino come il terminale politico della trattativa. Il primo lo indica stranamente associandolo al suo predecessore Rognoni che, peraltro, aveva lasciato il Ministero dell'Interno nel 1983, nove anni prima dei fatti al nostro esame; il secondo è un mentitore abituale».
    Non ci sarebbe stata, dunque, una vera trattativa tra Stato e mafia perché i vertici istituzionali non ne avrebbero saputo nulla. «Sembra logico parlare, più che di una trattativa sul 41bis, di una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto - dice ancora il presidente della Commissione antimafia - possiamo dire che ci fu almeno una trattativa tra uomini dello Stato privi di un mandato politico e uomini di Cosa nostra divisi tra loro, quindi privi anche loro di un mandato univoco e sovrano». «Ci furono tra le due parti convergenze tattiche, ma strategie divergenti: i carabinieri del Ros volevano far cessare le stragi, i mafiosi volevano svilupparle fino a piegare lo Stato».
    «I vertici istituzionali e politici del tempo, dal Presidente della Repubblica Scalfaro ai Presidenti del Consiglio Amato e Ciampi, hanno sempre affermato di non aver mai neppure sentito parlare di trattativa. Penso che non possiamo mettere in dubbio la loro parola e la loro fedeltà a Costituzione e a Stato di diritto». Mancino, invece, «è apparso a tratti esitante e perfino contraddittorio. La Procura di Palermo ne ha proposto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza. Le posizioni degli ex ministri Mannino e Mancino sono ancora tutte da definire in sede giudiziaria: una semplice richiesta di rinvio a giudizio non può dare corpo alle ombre. E' doveroso aggiungere che Mannino è uscito con l'assoluzione piena da un precedente processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Formalmente la trattativa si concluse nel dicembre 1992 con l'arresto di Vito Ciancimino».
    Un mese dopo, il 15 gennaio 1993, fu arrestato Totò Riina. «Se i due arresti fossero riconducibili in qualche modo alla trattativa, quale sarebbe stata la contropartita di Cosa nostra? La mancata perquisizione del covo di Riina e la garanzia di una tranquilla latitanza di Provenzano che, proprio per questo e per prenderne il posto, avrebbe venduto il suo capo? E alla fin fine, quale sarebbe stato il guadagno dell'astuto mediatore Vito Ciancimino? Allo stato attuale della nostra inchiesta conclude Pisanu - non abbiamo elementi per dare risposte plausibili».
    Nella relazione finale spiccano alcune domande sulle stragi di Capaci e di Via d'Amelio: «Sulle scene degli attentati e delle stragi, abbiamo visto comparire, qua e là, figure rimaste sconosciute, presenze esterne: da dove venivano? Gruppi politico-terroristici come Falange Armata rivendicarono tempestivamente degli attentati di cosa nostra: come si spiega». Ancora: «solo negli ultimi anni è stato scoperto il gigantesco depistaggio delle indagini su Via d'Amelio, depistaggio che ha lungamente resistito al tempo e a ben due processi: chi lo organizzò e perché furono lasciati cadere i sospetti che pure emersero fin dagli inizi?». «Non si sono ancora dissipate molte delle ombre che avevo già intravisto nelle mie comunicazioni alla Commissione del 30 giugno 2010. Noi conosciamo - scrive ancora Pisanu - le ragioni e le rivendicazioni che spinsero cosa nostra a progettare e a eseguire le stragi, ma è logico dubitare che agì e pensò da sola».
    Oggi Cosa nostra «è ancora forte e temibile, le sue armi tacciono, ma essa è presente nelle fibre della realtà siciliana e lì continua ad agire in profondità, distorcendo le regole dell'economia, le relazioni sociali e le decisioni politiche». Però come si fa a dire subito dopo che «dagli anni '80 a oggi ha perso nettamente la sua sfida temeraria allo stato»? «Pisanu edulcora la realtà - commenta anche Luigi De Magistris, pm a sua volta prima di diventare sindaco di Napoli - in Italia è esistita una trattativa Stato-mafia perchè è esistito un patto politico-mafioso, che ha sostanziato la trattativa stessa, fra pezzi deviati dello Stato e cosa nostra. La trattativa non poteva essere il frutto di singole personalità deviate delle istituzioni, in azione quasi a titolo personale ed estemporaneo, senza mandato e copertura politica. Anche ad alti livelli. Paolo Borsellino fu ucciso proprio perchè si oppose a quella trattativa e a quel patto politico-mafioso in quanto vero uomo delle istituzioni. E nonostante i depistaggi e i tentativi di occultare la verità, oggi quella verità è, per fortuna, al centro del dibattito pubblico e delle inchieste giudiziarie sui quali molti, anche ad alto livello istituzionale e politico, vorrebbero far cadere il velo del silenzio».

    Checchino Antoniniin data:09/01/2013

    http://www.liberazione.it/news-file/...za-mandato.htm

    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  2. #2
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    Predefinito Re: Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    seee... un mandato!!! magari votato dal parlamento e sottoposto a referendum
    ma si può essere più idioti?
    e comunque l'oggetto del contendere non era di certo il 41 bis
    Ultima modifica di MarinoBuia; 10-01-13 alle 13:20

  3. #3
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    Predefinito Re: Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    Citazione Originariamente Scritto da MarinoBuia Visualizza Messaggio
    seee... un mandato!!! magari votato dal parlamento e sottoposto a referendum
    ma si può essere più idioti?
    ?
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  4. #4
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    Predefinito Re: Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    Citazione Originariamente Scritto da MaRcO88 Visualizza Messaggio
    ?
    il terminale era il servizio segreto militare della NATO

  5. #5
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    Predefinito Re: Mafia: Ingroia non crede alla trattativa versione Pisanu

    che silenzio

 

 

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