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  1. #1
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    Predefinito Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    Italia. Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    I dati che riguardano la produzione, il traffico e i sequestri di cocaina al mondo presentati a Palazzo Chigi dall'ufficio delle Nazioni unite contro la droga e il crimine (Unodc) non convincono i Servizi Antidroga del ministero dell'Interno italiano (Dcsa), organo che coordina tutte le operazioni di Polizia in Italia e all'estero. È la prima volta che una voce delle istituzioni di un Paese membro lancia dei dubbi su alcune delle rilevazioni fatte, difese in diverse occasioni dallo stesso direttore dell'Unodc, Antonio Maria Costa.
    A parlare di tali dubbi all'agenzia Redattore Sociale e' proprio il direttore dei Servizi antidroga, Sebastiano Vitali. Un primo punto debole delle rilevazioni dell'Unodc riguarda l'entita' dei sequestri di cocaina in tutto il mondo, che secondo quanto afferma Costa si aggirano intorno al 42% su una produzione che nel 2008 sarebbe scesa a 835 tonnellate, contro le 994 del 2007. "Sicuramente mi sembra sovrastimato il fatto che vengano sequestrati il 42% del materiale prodotto- afferma Vitali-. Non so sulla base di quale criterio venga calcolato, ma noi addetti ai lavori diciamo che al massimo riusciamo a sequestrarne solo il 15%. Sono fonti autorevoli quelle delle Nazioni unite, non voglio mettermi contro, ma tra gli addetti ai lavori, ripeto, abbiamo molti dubbi su questo dato. Loro parlano con dati statistici, noi invece parliamo con le investigazioni in mano".
    Tra intercettazioni telefoniche ed esami testimoniali il quadro che emerge delinea chiaramente che di cocaina sui traffici internazionali ce n'e' in abbondanza. "Dalle intercettazioni telefoniche- dice Vitali- sappiamo che quando sequestriamo anche 200 chili di cocaina, dall'altro lato ne mettono gia' in conto un prossimo carico pari al doppio per riparare il danno subito. Ma il carico successivo molte volte non riusciamo ad intercettarlo.
    Questo da' l'idea di quanta disponibilita' c'e': noi ne prendiamo 200 e dall'altra parte ne preparano gia' 400 o 600".
    Il dato sui sequestri e' rilevante anche sul totale della produzione mondiale di cocaina. Basta fare qualche calcolo. Secondo le Nazioni unite, su una produzione di 845 tonnellate, sono oltre 300 le tonnellate che corrispondono al 42% di sostanza sequestrata. Le cose cambiano e anche di tanto se questa cifra, presa per buona, diventasse il 15% del totale della produzione. In questo caso si arriverebbe a superare le 2.000 tonnellate. E il rapido calcolo combacia perfettamente con la denuncia dell'associazione Libera di don Luigi Ciotti fatta a gennaio di quest'anno e basata sulle ricerche di Sandro Donati.
    L'associazione, infatti, affermava che sarebbero almeno 2 mila le tonnellate di cocaina prodotte. "Sui numeri non abbiamo dati alternativi sulla produzione mondiale- spiega Vitali-. Le Nazioni unite avranno il proprio sistema di rilevamento, di calcolo e di analisi, ma secondo gli addetti ai lavori la produzione dovrebbe essere maggiore. Non voglio contestare quello che dice Costa, pero' la nostra impressione e' questa. Il loro rilevamento e' fatto soltanto sulla base di quanti alberi vengono visti, ma non sulle indagini. Loro non sanno niente delle indagini e quel che si sa attraverso le intercettazioni telefoniche. Per noi il fenomeno e' in ascesa. L'aumento dei sequestri e' quanto mai indicativo: c'e' molta piu' sostanza che gira".
    Le quantita' di cocaina sequestrata in singole operazioni rafforza i dubbi espressi da Vitali. "Nei paesi del golfo di Guinea avviene lo stoccaggio di centinaia e centinaia di tonnellate. Soltanto alcuni mesi fa e' atterrato un Boing 737 con 8 tonnellate di cocaina in un solo volo. Quanti piccoli aerei partono dal Venezuela con i serbatoi supplementari e atterrano nelle piste nei paesi della costa occidentale africana? Questo lo sappiamo dagli addetti ai lavori: Guinea Bissau, Guinea Conakry, Isola Capoverde, Niger, Benin, Togo e altri ancora. Paesi colabrodo dove stiamo cercando di creare delle piattaforme di intelligence. Ci troviamo, soprattutto nella zona africana, in situazioni di assoluta ingovernabilita' e assoluto non controllo". A gettare ombre sul rapporto dell'Unodc, anche il sempre piu' forte interesse da parte della criminalita' internazionale verso il commercio della cocaina. "Ci sono nuovi attori- sottolinea Vitali-. Se ci fosse una diminuzione mi chiedo come mai adesso nel campo del traffico di cocaina si siano inseriti i bulgari, la mafia russa e tutta una serie di altri gruppi criminali della zona balcanica, come i kosovari e i macedoni. Si pensi, poi, ai mercati nascenti come la Cina, dove col benessere e' aumentato anche il consumo di cocaina, e alla stessa Africa. Se non ci fosse la domanda i gruppi criminali non sarebbero interessati ad investire".
    Le affermazioni del direttore dei Servizi Antidroga del ministero dell'Interno, pero', non sono del tutto critiche nei confronti del rapporto. Su diverse posizioni c'e' il massimo accordo come l'aumento di produzione di cocaina in alcune zone del Sudamerica e l'avvento dell'ingegneria biologica. "In alcuni paesi la produzione e' in aumento- dice Vitali-, come in Bolivia.
    In questo caso i dati delle Nazioni unite coincidono con quelli dei nostri esperti. C'e' poi un altro fattore: la superproduzione. Prima facevano due raccolti l'anno, adesso arrivano anche a quattro e poi anche l'utilizzo di semi transgenici".

    Italia. Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina - ADUC Droghe - Notiziario Quotidiano

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    Miccichè cosa ne pensa in proposito?
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  3. #3
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    Predefinito Rif: Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    Italia. Test ai parlamentari, le Iene condannate per violazione della privacy
    Hanno violato le regole sulla privacy raccogliendo campioni organici di 50 deputati e 16 senatori per fare un test su eventuali tracce di stupefacenti. Per questo la Cassazione ha confermato la pena inflitta a Davide Parenti, autore del programma 'Le Iene', e alla 'iena' Matteo Viviani, che avevano patteggiato davanti al gup di Roma nell'ottobre scorso la condanna a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, convertita in pena pecuniaria.
    La Suprema Corte (terza sezione penale, sentenza n.23086) ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli imputati, che avevano ideato un servizio televisivo (mai andato in onda) in cui, attraverso un tampone, erano state prelevate particelle di sudore su diversi parlamentari. I campioni organici erano dunque stati analizzati, senza il consenso degli interessati e l'autorizzazione del Garante per la privacy, e alcuni politici erano risultati positivi al test antidroga.
    "Il giornalista - ricordano gli 'ermellini' - deve rispettare i limiti del diritto di cronaca, in particolare, quello dell'essenzialita' dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico" e "puo' trattare i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente degli interessati o attraverso un loro comportamento pubblico". Questa condizione, pero', non e' stata rispettata da 'Le Iene', poiche' "i campioni biologici sono stati carpiti con un comportamento ingannevole e fraudolento". Gli imputati, inoltre, osservano ancora i giudici di 'Palazzaccio', "hanno diffuso la notizia che alcuni senatori e deputati, pur rimasti anonimi, erano positivi all'analisi per l'individuazione di sostanze stupefacenti" e in tale situazione "tutti i parlamentari potevano essere indiscriminatamente sospettati di assumere stupefacenti con la conseguenza che ogni membro del Senato o della Camera dei Deputati, nonche' l'istituzione parlamentare, ha subito un nocumento alla sua immagine pubblica ed onorabilita'".

    "La cosa e' comica e quindi ridiamoci su. Io non mi pento in alcun modo di quel servizio, peraltro mai andato in onda. Ci hanno condannato per aver violato la privacy di persone di cui non abbiamo mai rivelato i nomi. Non abbiamo detto chi assumeva droga ma solo il numero dei 'positivi'. Come se a Milano condannassero chi ha dedotto il numero di milanesi che assume cocaina dopo i test sulle acque delle fogne". Cosi' Davide Parenti, capo autore e papa' de 'Le Iene'.
    "Sapevamo che sarebbe andata cosi' -spiega Parenti alla Adnkronos- perche' abbiamo patteggiato. Un patteggiamento che abbiamo voluto non per riconoscerci colpevoli ma perche' l'accanimento seguito alla vicenda aveva coinvolto non solo il programma e quindi noi ma persone che non avevano responsabilita' sull'ideazione del servizio come il fonico, ll cameraman e la truccatrice che non avevano certo scelto il servizio da fare. Ci siamo sentiti responsabili del loro coinvolgimento, gli abbiamo provocato delle richieste di danni e il minimo che potevamo fare era tirarli fuori da questa vicenda. Questa condanna non lascia nessun segno sulla nostra vita giudiziaria. E io credo che ne saremmo usciti bene anche se non avessimo patteggiato ma sarebbe accaduto molto piu' tardi e avremmo trascinato in una lunga vicenda anche persone che non avevano alcuna responsabilita'. Quindi abbiamo fatto l'unica cosa che potevamo", conclude Parenti.

    I politici come i calciatori: narcotest occasionale prima di entrare in Parlamento. La proposta arriva da Alessandra Mussolini, leader di Azione sociale, che "solidarizza" con le 'Iene' condannate in Cassazione per il test antidroga ai parlamentari. "Ma scherziamo, noi non rappresentiamo un'elite ma il popolo, quindi dobbiamo essere trattati come tutti gli altri. Anche per dare il buon esempio". Da qui la proposta:"prima di entrare in Parlamento, visto che rappresentiamo gli italiani, si faccia anche a noi un test come si fa l'antidoping ai calciatori. Ma non in base volontaria, bensi' occasionale come accade ai ragazzi il sabato sera quando si fa la prova del palloncino, quando la si fa".

    Carlo Giovanardi, l'ex ministro 'padre' della legge sulla droga, plaude alla sentenza della Cassazione che ha condannato le 'Iene' per il narcotest fatto ai parlamentari, ma annuncia: "e' in dirittura d'arrivo il narcotest per le categorie a rischio. Finalmente riusciro' a rendere obbligatorio il test antidroga per le categorie a rischio. Coloro tra piloti, autisti, e tutte le categorie dalle quali dipende la collettivita', che risulteranno positivi ai test dovranno cambiare mansione". Tornando poi alla sentenza della Suprema Corte, l'ex ministro ricorda: "non ero stato fermato dalle 'Iene', ma mi ero sottoposto anche al test del capello. In ogni caso, la sentenza della Cassazione e' importante perche' ha messo in luce che non ci si puo' intromettere in maniera invasiva nella vita altrui. Invece da quella vicenda ne nacque un polverone".
    Ma e' giusto che se tra i parlamentari qualcuno fa uso di sostanze stupefacenti resti impunito? "L'idea sbagliata e' fare passare il messaggio che in Parlamento si drogano tutti. Dire che qualcuno ne fa uso e' scoprire l'acqua calda, ma in tutti i settori, si sa, c'e' gente che si droga, ma non nelle dimensioni propagandate". E allora come se ne esce? "Proprio per questo riusciro' a rendere obbligatorio, in tempi stretti, il narcotest sulle categorie a rischio". Quanto al messaggio lanciato oggi dalla Cassazione, "e' molto chiaro: si dice chiaro e tondo che non si possono offendere le persone per le ragioni piu' svariate perche' c'e' una sfera di dignita' che va rispettata".
    Italia. Test ai parlamentari, le Iene condannate per violazione della privacy - ADUC Droghe - Notiziario Quotidiano

  4. #4
    Si legge NUAR!!
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    Predefinito Rif: Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    quei comunisti dell'onu...
    l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.

    jesus died for somebody's sins but not mine

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Viminale non crede ai dati dell'Onu sulla cocaina

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Miccichè cosa ne pensa in proposito?
    repapelle:

 

 

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