Napoli, denunciò i suoi strozzini: perde il lavoro e la casa e nessuno lo assume più
Napoli, denunciò i suoi strozzini: perde il lavoro e la casa e nessuno lo assume più
di Enrico Ferrigno
ACERRA. Denuncia gli usurai, ma nessuno gli offre più lavoro per paura di ritorsioni. In appena due mesi la vita di Gennaro Granata, vetraio di 50 anni, è passata da un incubo finito con l’arresto dei due cravattari a un altro ancora peggiore.
Non solo i potenziali datori di lavoro gli hanno fatto capire più di una volta che proprio non possono concedergli una chance, ma da domenica non ha più nemmeno una casa in cui vivere con la sua compagna e la figlioletta di quattro anni. Non aveva di che pagare l’affitto e il proprietario dell’appartamento ha praticamente messo la famiglia in strada. Al momento i tre sono ospiti della sorella di lui in attesa di potersi permettere un nuovo affitto.
Accade ad Acerra dove lo scorso 30 novembre, a pochi giorni dalla denuncia di Granata ai carabinieri, si era tenuta una manifestazione con sindaco, forze dell’ordine e associazioni antiracket ed antiusura proprio per sensibilizzare la gente a non lasciare sole le vittime del malaffare.
«Erano delle belve che non avevano pietà nemmeno della mia bambina rimasta senza latte e io li ho denunciati ai carabinieri, ma ora tutti hanno paura di darmi un lavoro. Io non ho di che vivere, non so cosa fare, tutti mi hanno abbandonato e io sono disperato», spiega a chiare lettere Gennaro. Gli unici a dargli coraggio sono i volotari della Protezione civile di Acerra, che quando possono gli portano regali per la bambina.
La sua voce trema dall’emozione, ma dai suoi occhi non sgorga una lacrima. La sua rabbia, il suo orgoglio non cedono il passo alla rassegnazione. «Ho dovuto interrompere delle terapie riabilitative a mia figlia, non so più cosa fare, a parte un piccolo contributo una tantum da parte del Comune nessuno mi dice cosa fare. Se non riesco a trovare una soluzione apro la bombola del gas e...», dice tutto di un fiato.
Ma è solo un momento. Poi si riprende e continua il suo racconto. In appena otto mesi Angela Grimaldi Capitello e il suo convivente Raffaele Piscopo, i due presunti usurai, avrebbero estorto all’ex vetraio su un prestito di appena 200 euro ben 640 euro di strozzinaggio più una mazzetta di 100 euro come «regalia» per un ritardato pagamento. «Non lavoravo perché la fabbrica era in crisi e mi ero rivolto a loro per pagare il fitto di casa, ma sono delle belve che non volevano sentire ragioni. Non si sono impietosite nemmeno davanti al mio frigorifero vuoto», racconta Granata. Ed è a quel punto che l’ex vetraio, stanco di essere vessato, si rivolge ai carabinieri della Compagnia di Castelcisterna che si appostano nell’appartamento della vittima.
La coppia di cravattari bussa alla porta di Granata lo scorso 6 novembre. I due fanno capire di essere degli affiliati alla potente cosca dei Gallucci–Piscopo-Messina che opera tra Casalnuovo ed Acerra. Granata vacilla e prende tempo, ma Angela Grimaldi Capitelli lo colpisce al viso con un potente manrovescio. Ed a questo punto che intervengono i carabinieri che arrestano la coppia. «Ora sono considerato un infame», spiega Granata. Addirittura un piccolo imprenditore edile con cui doveva andare a lavorare dalle parti di Arezzo gli ha detto poco prima di partire: «Gennà scusami, ma nun è cosa perché posso passare ’nu guaio».
L’ex vetraio si è rivolto anche ai carabinieri che lo hanno indirizzato ad un’associazione antiusura di Napoli. «Ma per accedere al “Prestito della speranza” messo a disposizione dalla curia vescovile ci voleva il certificato di matrimonio e quindi nulla da fare per me che sono separato da 18 anni», spiega con amarezza Gennaro Granata. Domenica scorsa l’epilogo: il proprietario a cui Gennaro non pagava l’affitto da tre mesi lo ha cacciato di casa.
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mercoledì 16 gennaio 2013 - 08:08
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