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Discussione: Le linee di Nazca

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    Predefinito Le linee di Nazca

    I disegni di Nazca

    Nazca è una località del Perù che ha dato il nome alla omonima civiltà tra il III e il X secolo. Si tratta di una superficie di 520 km quadrati, sulle Ande, dove sono state tracciate, in epoche remote, centinaia di linee perfettamente allineate a formare enormi disegni geometrici raffiguranti figure soprattutto di animali. Tali immagini, chiamate geoglifici sono enormi e disseminati nella pampa che circonda la città di Nazca, uno dei territori più brulli ed aridi del pianeta, dove negli ultimi diecimila anni è caduta pochissima pioggia, dove un impronta lasciata da uomo o animale rimarrebbe a testimoniarne il passaggio per decenni.

    Situato ai piedi delle Ande, che qui assumono un cupo colore nero violaceo, questo territorio è composto principalmente da sabbia, argilla e calcite, spezzato saltuariamente da aguzzi frammenti di roccia rossiccia. La loro presenza era pressoché ignorata, se non per qualche sparuto appunto lasciato dai cronisti spagnoli intorno al 1600. Il primo a prendere nota dei disegni fu un archeologo peruviano di nome Julio Tello nel 1926, ma lo studio vero e proprio del sito fu operato dall'archeologo americano Paul Kosok (1941). Tutte le linee di Nazca sono semplicemente state incise raschiando la roccia in superficie fino a mettere a nudo il giallo terreno sottostante.

    Poichè esiste alcuna prova o reperto che indichi l'utilizzo di animali da traino, è lecito pensare che tutto il lavoro sia stato eseguito a mano. Un numero imprecisato di righe, di larghezza e lunghezza variabili - si pensi che una addirittura è lunga 65 km - si aprono a ventaglio in tutte le direzioni, incrociandosi spesso tra loro in maniera apparentemente casuale. Giganteschi rettangoli, triangoli, trapezi, riportano alla mente le piste di atterraggio dei moderni aeroporti, mentre forme astratte distribuite insieme a profili di animali formano immensi disegni distribuiti un po' su tutta la complessa rete di linee interpretabili come piste di atterraggio di UFO o più realisticamente fossero una modalità di dialogo con gli dei.

    Le immagini più spettacolari sono il ragno, vari tipi di uccelli, come il condor e il colibrì, un fiore (figura), la scimmia (figura), la balena, il serpente, la lucertola. Le dimensioni sono ciclopiche: la lucertola, per esempio, è lunga circa 180 metri; gli uccelli vanno da un min. di 25 m ad un massimo di 275 m; altre figure occupano lo spazio di tre campi di calcio. .

    Ma anche l'accuratezza del dettaglio con cui queste figure sono state "disegnate" è qualcosa di incredibile; è stato possibile procedere alla classificazione del ragno: appartiene al gruppo dei Ricinulei, uno degli aracnidi più rari al mondo, le cui specie vivono solo nelle zone più inaccessibili della foresta amazzonica, presenta all'estremità inferiore il caratteristico organo riproduttivo, un meccanismo copulatore che normalmente è visibile solo con grande difficoltà ad occhio nudo.

    Sparsi in tutta la zona, poi, vi sono migliaia di mucchi di pietra, simili ai ben noti tumuli europei, che sicuramente avevano un preciso scopo. Vicino ad essi sono stati ritrovati resti di pali di legno che, molto probabilmente, servivano da punto di riferimento per controllare l'esecuzione delle immagini, mentre su altri sono evidenti segni di sacrifici di animali. Al confine di questo territorio vi sono inoltre una serie di statue ed incisioni nella roccia. Una di queste è composta da un doppio masso alto 25 metri, modellato a forma di testa umana e ricoperto di disegni che, secondo taluni, stanno a raffigurare le quattro razze dell'uomo. Particolare curioso è che molte delle sculture incise sui fianchi della roccia sono visibili solo quando illuminate dal sole, a una precisa ora del giorno o in una particolare stagione dell'anno. La maggior parte delle linee sono state tracciate sopra le figure stesse e ciò sta ad indicare che i geoglifici sono stati eseguiti in due fasi: prima i disegni veri e propri, e, solo in seguito, il complesso intrico di linee e rette.


    Il ragno

    Gli autori di quest'opera immane sono quasi certamente gli Indios Nazca, una popolazione antecedente gli Inca, e risalgono ad un periodo che va dal 500 a.C. al 500 d.C. Questo popolo di semplici agricoltori, dediti alla natura e a tutti gli esseri viventi, non ha però lasciato discendenti o testimonianze di scrittura, solo qualche reperto nelle migliaia di tombe scoperte, per cui i veri motivi che li hanno spinti ad intraprendere un lavoro così mastodontico sono a noi ancora oscuri, anche se qualche ipotesi, più o meno suggestiva, è stata fatta.

    Uno dei primi riferimenti alle "Piste di Nazca" le troviamo nelle documentazioni di un magistrato spagnolo al seguito dei conquistadores, tale Luis de Monzon, il quale descrive le tracce di alcuni sentieri, di pietra lavorata e di reperti archeologici di non ben precisata natura ed inoltre fa riferimento a certi Viracochas, una piccola tribù giunta da un altro "paese" e vissuta prima degli Inca. Pare che gli appartenenti a questa tribù fossero venerati dagli indiani venuti dopo di loro e che le piste siano state costruite in loro il onore.

    Come già detto un'altra ipotesi sostiene che le grandi rette avrebbero rappresentato delle piste di atterraggio per navi spaziali extraterrestri, ma il terreno in quei punti è troppo morbido e non permette l'atterraggio di nessun tipo di velivolo. E' certo che non erano neanche strade, poiché alcune finiscono all'improvviso ai piedi o in cima ad una montagna ed altre non conducono in nessun luogo.

    Grande rilievo ha avuto inoltre l'ipotesi di Paul Kosok, il primo reale studioso delle linee, che giunse alla conclusione che le righe rappresentassero un calendario astronomico. Tale pensiero venne ripreso dall'astronoma e matematica tedesca Maria Reiche, secondo cui attraverso i disegni era possibile determinare i giusti periodi per la semina e per il raccolto, i solstizi e gli equinozi, le eclissi del sole e della luna secondo modelli e schemi comuni nelle antiche culture della Terra. Le grandi dimensioni delle immagini, le loro perfette proporzioni, le righe eccezionalmente diritte, hanno fatto nascere numerose congetture sui metodi utilizzati dagli indios per realizzare le loro opere. Le rette possono essere state tracciate semplicemente utilizzando tre pali di legno come punto di riferimento per allineare le linee ad occhio.

    Un'altra idea suggestiva è che i Nazca potessero volare grazie a rudimentali mongolfiere, e che controllassero il corso dei lavori, e la direzione delle linee, dall'alto, tanto più che le figure, visto le loro grandi dimensioni, si suppone potessero essere apprezzate pienamente solo osservandole da una certa altezza. A conferma di tale ipotesi ci sono le pitture che adornano il vasellame ritrovato nella zona che mostrano immagini di oggetti indentificabili con mongolfiere o, per lo meno, aquiloni.

    Inoltre, alla fine di molte delle linee tracciate, sono state rinvenute delle buche circolari contenenti rocce annerite, probabili "fosse di combustione" che servivano a lanciare in area gli aerostati grazie all'aria calda sprigionata dal fuoco. Quando nelle tombe dei Nazca venne ritrovata una stoffa, dalla trama più fine di quella che viene utilizzata attualmente per i paracadute, ma più fitta di quella usata per fabbricare gli aerostati ad aria calda, Bill Spohrer, un americano, decise di provare a ricostruire un pallone utilizzando quei materiali che, si suppone, usavano anche gli indios e di farlo innalzare partendo proprio da un'antica fossa di combustione. Il Condor I, così si chiamava il pallone, si innalzò fino a quota 350 metri e volò per circa 3 km. Ciò rende quindi plausibile l'ipotesi che i tecnici Nazca dirigessero i lavori dall'alto: resta da provare che effettivamente lo abbiano fatto. Infine è stata avanzata un'ipotesi di tipo religioso, fornita da altri ricercatori, che indicava che ogni linea o pista appartenesse ad una famiglia, o più famiglie legate da vincoli di sangue che la ripulivano regolarmente. Vicino ad esse, in punti particolari, quali i mucchietti di pietra prima descritti, una fonte o una collina sacra, veniva venerata la memoria degli spiriti. Le righe e le forme geometriche più grandi, probabilmente, appartenevano alla comunità, e gli enormi disegni fungevano da icone religiose, sulle quali la popolazione si riuniva per i vari riti di adorazione delle divinità.

    Dal sito http://www.scienzeemisteri.it/index.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 16-11-11 alle 00:32
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Sul significato dei geoglifi di Nazca sono state avanzate nel corso degli anni diverse ipotesi. Nel 1926, quando il peruviano Julio Tello si accorse per primo di quelle strane figure che sembravano comunicare col cielo, si pensò a un singolare sistema di irrigazione. Grande rilievo ha avuto poi la tesi della matematica tedesca Maria Reiche che, concordando con le precedenti teorie di Paul Kosok, ipotizzò si trattasse di un gigantesco calendario astronomico in grado di determinare i periodi propizi per la semina e il raccolto, e di calcolare eclissi, solstizi ed equinozi. E non sono mancate teorie stravaganti e perfino fantascientifiche: dall'ipotesi new-age (i geoglifi sarebbero canali di energia ristabilizzante) all'ipotesi ufologica di Erich von Däniken, secondo il quale le linee di Nazca sarebbero vere e proprie piste di atterraggio per velivoli extraterrestri.





    La tesi più realistica sembra essere quella dell'archeologo italiano Giuseppe Orefici, che nel 2001 ha iniziato gli scavi a Cahuachi, città sacra dei Nazca. Secondo Orefici, quegli arabeschi ciclopici (ottenuti asportando la rossa pietra vulcanica per far affiorare il terreno sottostante) avevano uno scopo propiziatorio. Erano sentieri sacri. Percorsi cerimoniali. Vie di pellegrinaggio che la comunità agricola dei Nazca percorreva per ingraziarsi le divinità. I disegni più antichi sono realizzati sul fianco delle alture e rappresentano eroi mitici o antenati. I geoglifi veri e propri sono invece visibili sulla superficie della pianura, e sono riferibili al culto dell'acqua o della fertilità. Inoltre, questi tracciati hanno tutti un ingresso e un'uscita: ciò significa che i geoglifi - anche quelli geometrici che appartengono all'ultimo periodo e in alcuni casi sovrastano i primi – erano stati ideati per essere percorsi.
    Orefici è giunto a questa conclusione grazie allo strumento più antico al servizio dell'archeologia: la pala. Infatti, se sono stati gli aerei a svelare all'uomo l'unicità di Nazca, è grazie agli scavi (soprattutto quelli nell'antico centro cerimoniale di Cahuachi) se si è scoperto che le divinità-animali dei geoglifi non sono altro che la riproduzione su grande scala di quelli che, in ben più modeste dimensioni, sono raffigurate su un'infinità di ceramiche e di tessuti sottratti alla decomposizione del fango.




    Il colibrì



    E' venuta alla luce la storia di un popolo che viveva in complicità con il proprio ambiente ingrato, perché avarissimo di acqua. Un popolo che aveva costruito complessi acquedotti a spirale rivestiti di pietre grazie ai quali si sostentava con l'agricoltura. Una vita non facile, ma confortata dal pensiero che gli dei non potevano non apprezzare la devozione dimostrata dal grande messaggio dei cerimoniali. Comparvero per prime le spirali (sono circa 80), cui seguirono i primi geoglifi raffiguranti animali. Il passaggio alla seconda fase è graduale ma, a un certo punto, vennero "disegnati" solo uccelli. Sempre più grandi. L'uccello è il simbolo della pioggia per eccellenza e l'insistenza (e l'enfasi) con cui è rappresentato indica probabilmente una richiesta di pioggia che si faceva via via sempre più disperata.

    Ma a un certo punto gli dei abbandonarono questo popolo, o almeno così sembrò alla gente di Nazca quando alla siccità seguirono via via la furia delle alluvioni, i terremoti e i mutamenti climatici che resero insopportabilmente precaria la loro esistenza: nei livelli archeologici di questo periodo spessi strati di argilla portati da devastanti alluvioni si alternano a fasi sempre più ravvicinate di siccità. A niente servirono le imponenti cerimonie nei grandi spazi disegnati sulla pampa desertica. I geoglifi della terza fase (500 - 600 d. C.) sembrano infatti il risultato di una crisi profonda: i disegni si fanno più schematici e le lunghe linee che attraversano il territorio in tutte le direzioni sembrano voler cancellare le ormai inutili divinità-uccello, che non avevano ascoltato le richieste degli uomini. Una furia iconoclasta pare aver pervaso questo popolo che, prima di abbandonare i villaggi e migrare verso nuovi territori, fece sparire i suoi luoghi di culto con un sigillo fatto di strati di terra e paglia. I Nazca calarono su se stessi e su Cahuachi un immenso sipario che solo ora gli archeologi stanno risollevando: una vicenda umana che si prospetta più affascinante della ventilata, remotissima ipotesi aliena.



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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-08-14 alle 00:36

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    FU LA DEFORESTAZIONE A CAUSARE L'ESTINZIONE DELLA CIVILTA' NAZCA


    (ANSA) - Londra, 2 novembre - Un gruppo di scienziati britannici ha scoperto le cause del crollo della civiltà Nazca, famosa per aver disseminato la valle attraversata dai fiumi Ica e Rio Grande, in Perù, con enormi incisioni sul terreno raffiguranti animali o forme geometriche. Ad aver condannato i Nazca all'estinzione sarebbe dunque stata la deforestazione del loro territorio che, privo della protezione dei grandi alberi huarango, è piombato in balia dei capricci del Niño. ''Le zone abitate furono spostate, i resti dei corpi umani testimoniano una diminuzione dell'aspettativa di vita e un aumento della mortalità infantile'', spiega al Times David Beresford-Jones, archeologo dell'università di Cambridge. ''E' universalmente accettato che qualcosa di terribile è accaduto all'improvviso''. La civiltà Nazca, infatti, dopo cinque secoli di prosperità - dalla nascita di Cristo fino a circa il quinto secolo d.C. – è scomparsa dalla faccia della Terra in meno di 100 anni. Che cosa sia accaduto è rimasto per secoli un rebus. I dati raccolti dal team britannico - il cui studio è stato pubblicato sul Latin American Journal - hanno però svelato l' arcano. Le analisi hanno dimostrato come i pollini prodotti dagli huarango si ridussero drasticamente negli anni precedenti al collasso dei Nazca. Al loro posto gli scienziati hanno rilevato un aumento dei pollini di cereali e cotone. Campi coltivati, insomma, al posto delle foreste. E quando El Niño ha deciso di colpire, i Nazca si sono trovati privi di difese naturali. (© Copyright ANSA - 02/11/2009)


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    NAZCA, IL DESERTO COME TAVOLOZZA


    Enormi linee tracciate sul terreno formano i contorni di un insieme piuttosto vario di figure: diciotto tipi di uccelli e una dozzina di altri animali popolano la grande e sterile pianura, mentre alcune figure umane sembrano contemplare l'immenso scenario dal pendio delle colline circostanti.

    I geoglifi di Nazca sono stati realizzati rimuovendo lo strato superficiale del terreno e mettendo così a nudo quello immediatamente sottostante, più chiaro. In questo modo, i contorni giallastri delle figure risaltano sullo sfondo grigio-marrone della pianura coperta da un sottile strato di ossido ferroso.

    Tecnicamente le linee di Nazca sono perfette, i disegni ben proporzionati, soprattutto se pensiamo alle loro dimensioni. Sono molte le ipotesi sul metodo utilizzato per disegnare i geoglifi. Quella più realistica fa pensare che i Nazca abbiano dapprima realizzato i disegni in scala ridotta, per poi riportarli ingranditi sul terreno mediante un reticolato di corde attaccate a una stecca di legno conficcata nel terreno e fatte poi ruotare come un gigantesco compasso.

    Queste grandi figure hanno una caratteristica particolare: sono costituite da linee che non si intersecano mai. Partendo da un punto qualsiasi, si può seguire l'intero contorno ritrovandosi poi al punto di partenza. Questo sembra confermare l'ipotesi secondo cui si tratterebbe di antiche vie cerimoniali: probabilmente i Nazca, percorrendo durante i loro riti le varie linee e figure, pensavano di identificarsi con lo spirito dell'animale rappresentato.

    I disegni di Nazca sono databili tra il 300 a.C. e il 500 d.C. e, se sono giunti intatti fino a noi, lo si deve soprattutto alle caratteristiche climatiche della regione: la costa peruviana che si affaccia sul Pacifico è infatti una delle zone più aride del mondo, con piogge della durata media di mezz'ora circa ogni due o tre anni.



    La scimmia

  6. #6
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    Predefinito Rif: Le linee di Nazca

    La Croce di Hendaye, citata dall'Adepto Fulcanelli ne "Il Mistero delle Cattedrali", indica infatti i due luoghi dove sarà possibile salvarsi dall'immane catastrofe.

    E uno di questi è Cusco in Perù...

    [ ... ] L’unico sigillo dell’età del ferro è quello della morte. Il suo geroglifico è lo scheletro provvisto degli attributi di Saturno: la clessidra vuota, che indica il tempo trascorso, e la falce, riproduzione del numero sette, che è il numero della trasformazione, della distruzione, dell’annientamento. [ ... ]

    Forum 21 Dicembre 2012 - Alchimia, Fulcanelli e la Croce Ciclica di Hendaye

    Ultima modifica di GNU-GPL; 15-01-11 alle 14:19
    "La vera guida dei popoli sono le sue tradizioni. Senza tradizioni, vale a dire senza anima nazionale, non è possibile nessuna civiltà". Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle [PDF GRATUITO]

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    Predefinito Rif: Le linee di Nazca

    UN CONTADINO DANNEGGIA LE LINEE DI NAZCA COL TRATTORE

    Lima - Il giornale El Comercio riferisce che un contadino peruviano ha scavato un pozzo proprio in mezzo alle linee del sito archeologico di Nazca, che disegnano enormi figure d'animali nel deserto di Ica e costituiscono uno dei maggiori misteri archeologici del mondo. Le linee si possono vedere bene soltanto dall'alto, dall'aria, e risalgono al V-VI sec. a.C. I lavori effettuati dal contadino hanno danneggiato tre linee nella zona conosciuta come Campos barridos. L'autore del danno è proprietario di terre là vicino e ha condotto il trattore attraverso le linee. Ora dovrà pagare i costi di restauro.






    Nonostante il sito archeologico di Nazca sia considerato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO dal 1994, qualche anno fa era stata collocata al suo interno addirittura una discarica, il cui utilizzo è stato sospeso qualche mese dopo, quando ormai il continuo passaggio di camion aveva danneggiato alcune linee trapezoidali. Inoltre, in un Paese che non dispone di sufficienti fondi per preservare il suo patrimonio culturale, proprio la vastità del sito (i geoglifi si estendono per circa 450 chilometri quadrati) rappresenta un punto debole per la conservazione delle linee: tra spazzatura, ladri di souvenir, turisti maleducati, vandali ed erosione, le linee di Nazca sono da tempo a rischio.



    Riporto dal sito Dust - independent media:

    Al deterioramento ci ha pensato per primo il Comune – 32 mila abitanti all'estremità sud della riserva – che non ha trovato migliore soluzione che gettare la spazzatura della città a ridosso della figura che rappresenta la balena. La discarica a cielo aperto, oltre a erodere il terreno, richiama migliaia di uccelli che inquinano in maniera irrecuperabile il fragile equilibrio che ha mantenuto sinora intatti i chilometrici disegni.

    Come se non fosse abbastanza, una cinquantina di famiglie di senzatetto hanno costruito le loro baracche a ridosso della coda del colibrì. Nemmeno l'intervento della polizia è riuscito a convincere i capifamiglia a lasciare il luogo. Bontà loro, hanno apostrofato la troupe televisiva che cercava di fargli intendere che stavano occupando un patrimonio collettivo, ingiungendo che la collettività, in questo caso, avrebbe dovuto farsi carico di risolvere il loro problema abitativo.

    Recenti rilevazioni aeree hanno rivelato che la figura della scimmia è quasi scomparsa, mentre quella del pesce è intersecata in più punti dalle tracce dei pneumatici dei camion che, per evitare di pagare il pedaggio dell'autostrada che rasenta la costa, tagliano per il deserto.

    Nazca, pur essendo stata dichiarata patrimonio dell'umanità nel 1994, sopravvive grazie alle donazioni private. Il governo del Perú, sempre senza fondi, può permettersi lo stipendio di un solo archeologo a 515 dollari al mese che, con un gruppo di volontari – dotati di pochissimi mezzi, in pratica una motocicletta scassata – cerca di mantenere un poco di ordine e organizza le escursioni sul posto. La più alta autorità su Nazca è un italiano, il professore Giuseppe Orefici, bresciano, che lamenta che la grande quantità di geoglifici ancora inesplorati siano alla mercè del vandalismo. María Reiche, la matematica tedesca che ha dedicato la sua vita alla scoperta del mistero di Nazca, poco prima di morire nel 1998 aveva avvertito che sarebbero bastati meno di 50 anni per distruggere quello che la natura aveva preservato per due millenni. Un avvertimento che mai come ora acquista il sapore di una profezia.

    Ultima modifica di Silvia; 15-11-11 alle 18:01

  8. #8
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    Predefinito Re: Le linee di Nazca

    NUOVI GEOGLIFI NEL DESERTO DI NAZCA


    Sorvolando il famoso deserto di Nazca, il ricercatore Eduardo Herrán Gómez de la Torre ha individuato dei nuovi geoglifi, forse resi visibili dalle recenti tempeste di sabbia che hanno spazzato via il terreno che le copriva. La notizia è stata diffusa dal sito online del quotidiano peruviano El Comercio.

    Le linee di Nazca, evidenziate chiaramente per la prima volta nel 1927 nell'area del Sud-ovest del Perù vicina all'oceano, sono delle immagini tracciate sul terreno (in tutto circa 700) che gli scienziati pensano siano state realizzate dai Nazca, antica popolazione della zona, nell'arco di migliaia di anni - dal 500 a. C. al 500 d. C. Rappresentano oggetti naturali (uccelli, camelidi, e serpenti) e forme geometriche e si pensa che siano state create rimuovendo le pietre rivestite di ossido di ferro a una profondità tra i cinque e i dieci centimetri, creando un vistoso contrasto con la sabbia più chiara sottostante. Le immagini sono di varie dimensioni, la più grande è lunga circa 285 metri.



    Le nuove figure emerse dalle sabbie di Nazca.
    Foto da El Comercio


    Le nuove figure viste da de la Torre rappresentano un serpente, lungo circa 60 metri, un uccello, un camelide (forse un lama) e alcune linee frastagliate. Si trovano sulle colline nella El Ingenio Valley e nelle Pampas di Jumana sul fondo del deserto. Archeologi e studiosi si stanno recando sul posto per autenticare il ritrovamento.

    Il significato dei geoglifi è ancora incerto, le ipotesi avanzate sono legate alla religione e all'acqua. Si pensa che siano state create usando una singola linea che non incrocia mai se stessa. Simile a un disegno fatto a matita, senza mai alzare la punta dal foglio. È interessante che molte delle immagini dipinte dai geoglifi appaiano anche su terrecotte dello stesso periodo.



  9. #9
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    Predefinito Re: Le linee di Nazca

    Archeologia: scoperta italiana aggiunge enigma a misteri di Nazca


    Cahuachi
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/

    Roma - Dopo 35 anni di scavi e misteri solo in parte svelati, l'ultima scoperta dell'archeologo bresciano Giuseppe Orefici aggiunge altro enigma al gia' enigmatico santuario monumentale di Cahuachi, nella valle del Nazca (Peru' meridionale), dove fiori' la cultura che ci ha lasciato le celebri piste disegnate nel deserto: si tratta di un grande edificio cultuale, che gli archeologi hanno denominato "Tempio Sud", contiguo al "Grande Tempio" del santuario dal quale e' diviso da un enorme muro senza aperture, di 13 metri di spessore e alto, oggi, cinque metri. "Questa e' l'altezza del muro come l'abbiamo trovato oggi, ma non possiamo sapere quanto fosse alto in antico", spiega Orefici in un'intervista rilasciata in occasione della 27? Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, dove ha illustrato lo stato attuale delle sue ricerche sul sito dove, fra il 400 a.C ed il 450 d.C, il popolo di Nazca costrui' il santuario monumentale e poi, per ragioni ancora da decifrare appieno, lo abbandono' con sacrifici rituali e doni di addio. "Quel poderoso muro non ha attualmente una spiegazione plausibile", aggiunge Orefici; "Non poteva certo avere uno scopo difensivo, all'interno del santuario e contiguo ad un altro edificio templare. Roma - Dopo 35 anni di scavi e misteri solo in parte svelati, l'ultima scoperta dell'archeologo bresciano Giuseppe Orefici aggiunge altro enigma al gia' enigmatico santuario monumentale di Cahuachi, nella valle del Nazca (Peru' meridionale), dove fiori' la cultura che ci ha lasciato le celebri piste disegnate nel deserto: si tratta di un grande edificio cultuale, che gli archeologi hanno denominato "Tempio Sud", contiguo al "Grande Tempio" del santuario dal quale e' diviso da un enorme muro senza aperture, di 13 metri di spessore e alto, oggi, cinque metri. "Questa e' l'altezza del muro come l'abbiamo trovato oggi, ma non possiamo sapere quanto fosse alto in antico", spiega Orefici in un'intervista rilasciata in occasione della 27? Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, dove ha illustrato lo stato attuale delle sue ricerche sul sito dove, fra il 400 a.C ed il 450 d.C, il popolo di Nazca costrui' il santuario monumentale e poi, per ragioni ancora da decifrare appieno, lo abbandono' con sacrifici rituali e doni di addio. "Quel poderoso muro non ha attualmente una spiegazione plausibile", aggiunge Orefici; "Non poteva certo avere uno scopo difensivo, all'interno del santuario e contiguo ad un altro edificio templare. E comunque il sito continuo' ad essere usato come necropoli, anche nei secoli successivi". Sempre sulla superficie delle piattaforme del Temio Sud, sono stati trovati numerosi forni trilobati, con funzione cerimoniale e sporadica, ancora da interpretare. E le piste nel deserto? "Le piste dei Nazca continuarono a svilupparsi anche dopo la chiusura del santuario di Cahuachi. Quelle piste - spiega l'archeologo italiano - erano frequentate dalle masse popolari dei fedeli, non solo dalle classi dirigenti come avveniva nel santuario. Le nostre datazioni, che possiamo fissare con precisione grazie ai licheni che vi crescevano sopra, indicano una continuita' di crescita fino all'invasione dei guerrieri Huari, un popolo che scese dalla montagna e anniento' per sempre la civilta' fiorita nella valle del Nazca, e che peraltro continuo' a tracciare altre piste, anche successivamente, con nuove forme, fino a mille anni dopo i Nazca". (AGI)

    http://www.agi.it/innovazione/2016/1...nazca-1145344/
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: Le linee di Nazca

    Rosa Lasaponara, ricercatrice del Cnr, racconta come ha scoperto i pozzi che punteggiano il deserto più arido al mondo nel sud del Perù. Chiamati puquios, pescavano l'acqua che scorreva nel sottosuolo e la distribuivano nei terreni circostanti. Un sistema di alta ingegneria idraulica. In questo modo si attiravano le popolazioni vicine in uno dei luoghi più sacri della più antica civiltà precolombiana per compiere riti e cerimonie lungo determinati percorsi. Gli stessi tracciati dai famosi 800 disegni che appaiono in quella zona.



    Daniele Mastrogiacomo

    "ECCO A COSA SERVIVANO LE LINEE DI NAZCA"
    LA SCOPERTA GRAZIE AI RADAR DELLA NASA


    L’acqua. Come elemento essenziale per la sopravvivenza e come strumento di potere. È sulla scia di questa correlazione, costante nel tempo, che una ricercatrice italiana del Cnr, l’ingegnere elettronico Rosa Lasaponara, docente presso l’Università della Basilicata a Potenza, è riuscita a individuare nuove costruzioni, finora inedite, risalenti alla civiltà Nazca (400 A.C.- 400 D.C). Esse spiegano, in parte, anche il significato delle 13 mila linee, ancora avvolte dal mistero e cariche di tante leggende, che tratteggiano l’ampio deserto nel sud del Perù. Un’eccellenza italiana che spicca nel Pantheon delle scoperte scientifiche internazionali.

    Svelata alla Bbc e ripresa dalle riviste specializzate, la scoperta riguarda dei sofisticati e ingegnosi acquedotti che ricordano dei pozzi: i puquios. Buche, a forma di spirale, su cui si sviluppano dei condotti discendenti, fatti in pietra, da cui estrarre acqua dalle falde o dei fiumi che scorrono a decine di metri di profondità. In un deserto: il più arido del mondo. “È stato attraverso l’uso dei satelliti”, racconta la professoressa Lasaponara, “se siamo riusciti a individuare e fotografare da distanza ravvicinata quei buchi che scendevano sottoterra tramite una spirale di canali. Fino al 2000 le osservazioni si facevano con dei sorvoli a bordo di piccoli aerei. Con la liberalizzazione dei sistemi di rilevazione satellitare, fino a quel momento riservati ad uso esclusivamente militare, abbiamo potuto scattare immagini molto più ravvicinate. Questo ha consentito di individuare strutture rimaste fino a quel momento nascoste, confuse con l’ambiente circostante”.




    “Per avere certezza che si trattava di forme antichissime di alta ingegneria idraulica”, continua la docente , “siamo andati sul posto e con l’aiuto di un’equipe formata da archeologi, storici, antropologi, siamo giunti ad una conclusione sorprendente. Per sopravvivere in un’area impervia ma carica di significati religiosi e mistici, questa civiltà preincaica aveva pensato bene di trovare e convogliare ogni sorgente d’acqua nei territori vicini. Lo scopo era renderli coltivabili e consentire alle diverse popolazioni limitrofe di potersi installare e sopravvivere. Quella zona attirava molte persone; era, ed è tuttora, una zona sacra”. Cahuachi era un centro religioso e politico, il luogo dove vivono i vedenti. Qui si svolgevano cerimonie, riti, preghiere, invocazioni.
    I puquios, spiega ancora la ricercatrice, “attingevano l’acqua che scendeva dalle montagne vicine e che per diverse ragioni morfologiche spariva sotto il deserto continuando tuttavia a scorrere. I Nazca ebbero il merito di individuare i punti dove si trovava e lì crearono questi buchi, chiamati anche ojos de agua, occhi d’acqua. Servivano come luoghi di ispezione per la manutenzione dell’acquedotto. Venivano collegati tramite una serie di condotte”.

    Questa antica ed evoluta civiltà conosceva bene la sua terra e sapeva dove cercare l’elemento decisivo per la sua sopravvivenza. Il deserto fu dunque punteggiato da ampie oasi verdi che si possono ancora osservare, con coltivazioni di cotone, fagioli, patate e piccoli pascoli. La scoperta conferma la teoria più accreditata tra gli studiosi sulle origini e il senso degli 800 disegni che appaiono negli 80 chilometri dell’antica civiltà nazca. “Indicavano percorsi da seguire nelle cerimonie”, afferma la professoressa Rosa Lasaponara, “per raggiungere le aree abitate. Molti degli animali raffigurati nei disegni, come orche, delfini, riportano all’acqua. Perché l’acqua significa vita e potere per chi la possiede”.



 

 
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