La Trans Adriatic Pipeline vuole farci approdare il gasdotto che porterà in Italia il gas dell'Azerbaijan. Gli ambientalisti, invece, vorrebbero preservare la spiaggia di San Basilio, nel territorio di Melendugno, e trasformare l'intera area in un Sic, un sito di interesse comunitario. Per questo hanno tirato fuori i filmati di cinque anni fa, quando su quel tratto di litorale andarono a nidificare le tartarughe Caretta Caretta e ora chiedono al Comune di Melendugno di avviare le procedure necessarie per chiedere al ministero competente l'istituzione di una zona protetta, facendo sì che l'area diventi off-limits per il gasdotto.

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A sostegno della richiesta le immagini riprese cinque anni fa: 58 furono all'epoca le uova deposte, 41 gli animali nati nella sabbia bianca del Salento al termine della stagione balneare. Un bellissimo miracolo della natura, che negli anni successivi fu oggetto di studio nell'ambito del progetto "Tartanet" finanziato dalla Comunità europea e finalizzato a creare una rete tra i Centri di monitoraggio della specie protetta presenti sul territorio nazionale.

Gli studi effettuati a San Foca, e negli anni successivi a Torre dell'orso e a Porto Cesareo interessati da altre nidificazioni, hanno permesso di scoprire una nuova rotta nelle migrazioni delle tartarughe provenienti dalla Grecia e dall'Albania, che fino a qualche anno fa si dirigevano prevalentemente verso le coste calabresi e oggi sembrano scegliere sempre più spesso quelle del Salento. Proprio la presenza di siti di nidificazione della tartaruga marina prevede che il luogo prescelto, all'esito di una serie di verifiche, possa essere inserito nella lista dei Siti di interesse comunitario e come tale tutelato. Allo stato attuale pare che nessuna domanda in tal senso sia stata presentata dal Comune di Melendugno al ministero dell'Ambiente, ma la possibilità di proteggere quel tratto di litorale, scongiurando la realizzazione del gasdotto, è un'occasione che gli ambientalisti non sembrano intenzionati a lasciarsi sfuggire.
A cogliere per primo la palla al balzo, nei giorni scorsi, è stato Alfredo Fasiello del Comitato No Tap, che ha fatto girare sul web il video del 2007 che immortala la nascita delle tartarughe, nella convinzione che questa sia "un'ulteriore prova dell'inopportunità di far approdare il gasdotto sul litorale di San Foca". " Dopo l'importante delibera con cui il Comune di Melendugno ha detto no al gasdotto - ha aggiunto Fasiello - urge porre le basi al più presto per l'instaurazione di quel dovuto sistema vincolistico che solo può fermare lo sbarco del gasdotto nelle marine di Melendugno attraverso la deliberazione della richiesta alle autorità competenti Regione Puglia e ministero dell'Ambiente perché siano istituiti d'urgenza quei Sic ad oggi ancora mancanti". Proprio la presenza di alcuni siti protetti, del resto, è stata una delle motivazioni che ha indotto la Tap a modificare l'iniziale volontà di realizzare l'opera nell'area industriale di Brindisi.

"All'esito di approfonditi studi di impatto ambientale - aveva spiegato nell'incontro pubblico del 17 febbraio il country manager Italia di Tap, Paolo Pasteris - abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni per costruire il gasdotto a Brindisi, verificando che potrebbe invece approdare a Melendugno. Il progetto elaborato tiene conto dell'esistenza di vaste distese di poseidonia oceanica ma non le danneggia". "L'opera - aveva aggiunto Pasteris - non comporterà alcuna problematica per l'ambiente in cui sorgerà". Rassicurazioni che, a quanto pare, hanno convinto poco la popolazione salentina e anche gli amministratori di Melendugno che, a distanza di poche settimane, hanno votato una delibera con cui dicono ufficialmente no al gasdotto.

Contemporaneamente è proseguita la rivolta dei comitati di cittadini, che si sono dati appuntamento per oggi a Castrì (sala delle Tabacchine in piazza Municipio) in una riunione organizzata dal gruppo ReAzione. Dalla lettura degli elaborati presentati da Tap al ministero, infatti, sono emersi particolari sull'opera che gli ambientalisti definiscono ulteriormente allarmanti, come "la grande centrale di depressurizzazione, estesa su 9 ettari, una specie di impianto industriale paragonabile per emissioni a una centrale termoelettrica", che è stata ribattezzata "la Seveso del Salento".

La Tap, invece, prosegue spedita il suo iter per arrivare in tempi rapidi all'approvazione del progetto del gigante del gas da parte del governo italiano. Raccolte le osservazioni di cittadini e amministratori, ha presentato la richiesta di Via al ministero competente, che ha già dato la stessa autorizzazione al progetto concorrente dell'Itg-Poseidon, che prevede invece di costruire un gasdotto con approdo a Otranto. Il 23 febbraio, inoltre, Tap ha avviato un'indagine sottomarina nelle acque antistanti Valona, in Albania, finalizzata a raccogliere e analizzare campioni del fondale su cui dovrebbe passare il tracciato del gasdotto. L'indagine, effettuata con il supporto della società italiana D'Apollonia, secondo quanto comunicato dalla Trans Adriatic Pipeline, non comporta alcun rischio per l'ambiente né per la popolazione, a parte l'inibizione alla pesca e alla balneazione per i 500 metri circostanti l'area di attracco delle chiatte. Le stesse verifiche sono già state effettuate nelle scorse settimane a San Foca e in un futuro non molto lontano dovrebbero iniziare anche gli studi a terra. A partire proprio dalla zona di San Basilio, ovvero della spiaggia su cui le tartarughe, qualche anno fa, hanno fatto il nido.

No Tap: "Quei nidi di tartaruga ci salveranno dal gasdotto" - Bari - Repubblica.it