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    Predefinito Simbologia dei tarocchi

    TAROCCHI - BREVE STORIA
    LE ORIGINI


    "Le idee che essi contengono sono universali e immutevoli. Esse risalgono ai primi bisogni dell’osservatore, tormentato dal desiderio di dare una forma, un numero, un simbolo alle sue geniali fantasticherie sul meccanismo universale". (Eudes Picard)


    Tarocchi o Trionfi

    In un primo momento i Tarocchi paiono far gioco a sé e solo in un secondo tempo unirsi ai quattro semi. Ignota ci è ancora l'origine del termine tarocco, di apparente filiazione araba. Taroccato si diceva di una superficie dorata a foglia quando veniva picchiettata o solcata da uno st_lo, o punzone, per imprimere un disegno nell'oro. I fondi dei primi tarocchi miniati sono ottenuti in tal modo; tarocco è anche un genere d'arancia siciliana di importazione araba; taroccare significa brontolare. Ma quando e perché questi termini furono usati? Nulla si sa di certo, come nulla si sa dell'origine del termine naib. I vari accostamenti a vocaboli arabi vennero fatti da studiosi che - a ben osservare i termini - l'arabo non lo conoscevano per nulla.


    Diffusione in Europa

    Alcuni autori hanno voluto vedere negli zingari gli importatori e i diffusori del gioco delle carte. Questa tribù indoariana comparve nell'impero bizantino e nei paesi balcanici verso il X secolo, ma penetrò nell'Europa occidentale solo più tardi: nel 1398 in Boemia, nel 1414 a Basilea, nel 1417 ad Amburgo, nel 1422 a Roma, nel 1427 a Barcellona e a Parigi; date in cui le carte da gioco erano già largamente diffuse in queste città. Infatti la prima notizia positiva su di esse è del 23 maggio 1376: nel Libro di Provvigione fiorentina è dichiarata applicabile al nuovo gioco dei naibi la legge della zecca. Dell'anno seguente è il testo del Tractatus de moribus et disciplina humanae conversationis, in cui Johannes, in ordine praedicatorum minimum, nacione Theotonicus, ci dice: «nell’anno del Signore 1377 è arrivato da noi un certo gioco di carte. In questo gioco lo stato del mondo nei tempi attuali e moderni è descritto e figurato in modo perfetto. In qual luogo, in che tempo e da chi è stato composto lo ignoro del tutto... Ma il soggetto di questo trattato può esser comparato col gioco degli scacchi, perché in entrambi ci sono re, regine, nobili e popolani. Così l'uno e l’altro gioco possono esser trattati in senso morale».

    Nonostante questa «descrizione del mondo» che ci potrebbe far supporre l'esistenza di Trionfi, l'autore descrive solo giochi con quattro semi e con re, regine, marescialli e valletti, in varia quantità a seconda dei giochi e dei giocatori. Il manoscritto, però, non è originale bensì una copia del 1472, il che permette un ragionevole dubbio sull'esattezza delle informazioni.

    Del pari posteriore (1480) è la Cronaca (Annali di Viterbo) che Juzzo de Coveluzzo compilò sulla base di note lasciategli dal nonno, Nicola de Coveluzzo. Vi sì legge: “Anno 1379 fu recato in Viterbo el gioco delli carti, che venne de Saracinia, e chiamasi tra loro naib”.

    Quali fossero questi Saraceni non possiamo saperlo con certezza. Il vocabolo naib è ben arabo, e ulteriore notizia di un'origine islamica possiamo desumerla dall' Inventario del duca d'Orléans, ove all'anno 1408 leggiamo: “Ung jeu de quartes serrasines - unes quartes de Lombardie”. Non abbiamo però nessuna notizia del gioco delle carte tra gli Arabi, poiché il Corano proibisce i giochi d'azzardo: « Ti interrogheranno sul vino e sul gioco d'azzardo; rispondi: Vi sono nell'uno e nell'altro un grave peccato e vantaggi per gli uomini. Ma il peccato supera i vantaggi » (II, 219). «Credenti! Le bevande fermentate, il gioco d' azzardo, gli idoli, le frecce divinatorie sono solo una sozzura diabolica. Evitateli e sarete felici. Il diavolo desidera unicamente suscitare fra voi, col vino e il gioco d'azzardo, l'inimicizia, l'odio, e distogliervi dal pensare a Dio e alla preghiera» (V, 90-91).


    Immagine tratta dal sito http://www.partecipiamo.it/

    Nel 1378 le carte venivano proibite a Ratisbona, ma in pari data il Registro della Camera dei Conti dei Duchi di Borgogna citava a tre riprese acquisti e fabbricanti di carte da gioco. A questo proposito lo storico Tummers avanza l’ipotesi che le Fiandre e le regioni limitrofe avessero già una fiorente industria di carte. Il nome di naibi potrebbe derivare dal piccardo naipai, che significa "buono a nulla"; mentre in fiammingo "carta" si dice knaep, termine abbastanza vicino a naib. Ormai le notizie si susseguono. Il 30 agosto del 1381 un certo Jacques Jean si impegna, con atto notarile a non giocare a carte durante una traversata che lo porta ad Alessandria d'Egitto. Il 4 luglio 1382 il magistrato di Lilla vieta i dadi, le taules e le carte. Nel 1387 re Giovanni I proibiva nella Castiglia le carte e gli scacchi. Ma ciò non ne arresta la diffusione. Nel Ménagier di Parigi, anno 1393, si legge che le carte sono il gioco più in voga nella città, al punto che il sindaco della città deve ordinare agli operai e agli artigiani di non giocare nei giorni feriali. Beninteso si gioca anche nella Reggia. Nel registro di corte, all'anno 1392 si menzionano 56 soldi parigini dati a Jacquemin Gringonneur per tre giochi di carte a oro e vari colori, per il divertimento del lunatico re Carlo VI. Questa notizia fece credere per secoli che le carte fossero state inventate allora, a Parigi.

    Finora, tuttavia, non sono ancora entrati in campo i Tarocchi. Nel 1393 il cronista Morelli, sconsigliando i dadi, consigliava ai ragazzi il gioco dei naibi, con i quali avrebbero potuto imparare, e anzi edificarsi. Ciò rimarrebbe incomprensibile, se considerassimo puramente i giochi dei semi, e forse il Moreli parlava già di figure emblematiche sul tipo dei cosiddetti Tarocchi del Mantegna. Però non possiamo che arguirlo; resta il fatto che San Bernardino da Siena, in un sermone pronunciato a Bologna nel 1423, condannò i dadi e le carte menzionando chiaramente i quattro semi e figure, ma non parlò degli Arcani maggiori. Invece, nei sermoni pronunciati fra il 1450 e il 1457 si parla delle carte numerali e dei ventidue Trionfi (o "atutti", perché prendono tutte le carte numerali, da cui atouts).


    Probabile origine dei tarocchi

    Se il gioco di carte a quattro semi può trovare antenati nei giochi orientali e può perfino, al limite, essere stato introdotto “dai saraceni”, le 22 carte da Tarocco dette i Trionfi, seppur avvicinabili agli Avatar di Vishnu mi paiono di figura e concezione prettamente rinascimentale. Il termine stesso "trionfi" li ricollega alle giostre e alle simbologie italiane.

    Rappresentazioni in pubblico, desunte dai Trionfi letterari, sulla base del celeberrimo testo del Petrarca, nel quale si susseguono il Trionfo d'Amore (nei Tarocchi: gli Amanti, carta VIII), il Trionfo della Castità (carta VI, la Temperanza), il Trionfo della Morte (carta XIII), quello della Fama (carta XXI), del Tempo (carta XI) e dell'Eternità (carta XIX). Il carro trionfale compare anche nella carta VII. Ai trionfi recitati nelle festività presiedeva il re Carnevale, che vediamo nella carta I, Le giostre e le battaglie della vita reale venivano così a perpetuarsi anche nel gioco da tavola, e se fra le carte ve ne sono di chiarissime, come la Ruota della Fortuna (X), ve ne sono altre oscure, come la Papessa (IV), che potrebbero però avere una rispondenza nei fatti dell'epoca, poiché nella famiglia Visconti, una papessa esistette davvero. Nel Duecento Guglielma di Boemia, sedicente figlia di re Ottocaro I, aveva fondato una setta eretica, i Guglielmiti, che la consideravano incarnazione dello Spirito Santo inviato con lei a inaugurare l'Età dello Spirito profetizzata da Gioacchino da Fiore. Essa predicava l'avvento delle donne al pontificato.

    Morta Guglielma nel 1282, ne continuarono l'opera il sacerdote Andrea Saromita e, nelle vesti di papessa, suora Manfreda Visconti da Pirovano. I due furono condannati al rogo dall'Inquisizione nell'autunno del 1300.

    Ecco così che le carte, poste una accanto all'altra, formano una processione, un Trionfo, e narrano per simboli le vicenda dell'umanità quattrocentesca. Ad avvalorare questa ipotesi si veda ancora, ad esempio, un libro divinatorio pubblicato a Venezia nel 1526 da Jacomo Giunta: il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti ferrarese. Le pagine di questo gustoso, illustratissimo trattato - che può rammentarci l’I King nel modo di trarre oracoli - paiono sequenze di Tarocchi figurati, legandosi anche, icononograficamente, al tipo di carte sul genere dei cosiddetti Tarocchi del Mantegna.

    Questi ultimi costituiscono un mazzo di 50 carte, non da gioco, divise in cinque gruppi di dieci carte ciascuno: 1) Condizioni dell'uomo (contraddistinte dalla lettera E); 2) Apollo e le Muse (lettera D); 3) Arti e scienze (lettera C); 4) Spiriti e Virtù (lettera B); 5) Pianeti e Sfere (lettera A). In un'edizione successiva, con varianti, il gruppo delle Condizioni è contraddistinto dalla lettera S. Ne fu autore l'anonimo Maestro ferrarese del Tarocchi, circa nel 1465.

    Ulteriori giochi simbolici sono poi rammentati sporadicamente, quasi ad avvalorare l'ipotesi di un'ideazione tutta rinascinentale.

    Dal sito http://digilander.iol.it/mdzilioli/t...rame/index.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:12
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Andrea Vitali

    STORIA DEI TAROCCHI


    Dal sito www.montesion.it


    Il Matto – Tarocchi Visconti-Sforza


    PREMESSA STORICA
    Durante tutto il Rinascimento le “Immagini degli Dei Antichi” suscitarono nell’osservatore il ricordo dei miti classici ai quali veniva attribuito un grande valore etico e morale. In quell’epoca nacque il gioco dei tarocchi, una delle più straordinarie realizzazioni dell’Umanesimo italiano. Esso riuniva i più augusti rappresentanti del pantheon greco affiancati dalle virtù cristiane, da immagini allegoriche di condizioni umane e dai simboli dei più importanti oggetti celesti.
    I tarocchi erano un grande gioco di memoria che racchiudeva le meraviglie del mondo visibile e invisibile e forniva ai giocatori istruzioni di ordine tanto fisico, quanto morale e mistico. Infatti, la serie delle virtù (Forza, Prudenza, Giustizia e Temperanza) ricordava importanti precetti etici; la serie delle condizioni umane (Imperatore, Imperatrice, Papa, Matto e Bagatto) rammentava la gerarchia alla quale era soggetto l’uomo; la serie dei pianeti (Stelle, Luna, Sole) alludeva invece alle forze celesti che assoggettavano gli uomini, sopra le quali era posto l’Universo retto da Dio. Ma l’utilizzazione ludica dei tarocchi prese presto il sopravvento sull’aspetto didattico - morale del gioco, che già agli inizi del Cinquecento non veniva più compreso. A questa incomprensione corrispose un preciso mutamento dell’iconografia delle figure, che si trasformarono di regione in regione secondo i diversi gusti popolari. Solo sul finire del Settecento venne riscoperto il contenuto filosofico dei tarocchi ma, partendo da premesse totalmente esoteriche, i nuovi interpreti diedero origine a una nuova utilizzazione del gioco: magica e divinatoria.
    In un celebre articolo pubblicato nel 1781 dall’archeologo-massone Antoine Court de Gébelin è contenuta la frase: “Il libro di Toth esiste, e le sue pagine sono le figure dei tarocchi”. Pochi anni dopo, un altro massone, Etteilla, avviò un grande progetto di restaurazione delle figure, sostenendo di conoscere la struttura del gioco in uso presso gli antichi egiziani. Secondo Etteilla, i primi tarocchi contenevano il mistero dell’origine dell’Universo, le formule di certe operazioni magiche e il segreto dell’evoluzione fisica e spirituale degli uomini.
    Da quel momento i tarocchi vennero indissolubilmente legati al mondo della magia e, con la promessa di traguardi ben più alti della semplice conoscenza del domani, cominciò la grande epoca dei tarocchi occultistici.


    La Ruota della Fortuna – Tarocchi Visconti-Sforza



    L’ARMONIA CELESTE
    I Tarocchi sono un gioco formato da 56 carte numerali dette “a semi italiani”, ma di origine araba (coppe, danari, spade, bastoni) e da 22 immagini chiamate Trionfi ideate agli inizi del Quattrocento in Italia. […]
    Dal primo ordine di Trionfi conosciuto, risalente all’inizio del Cinquecento, risulta evidente che si trattava di un gioco a sfondo etico. Il Bagatto raffigura l’uomo comune a cui sono state date guide temporali, l’Imperatrice e l’Imperatore e guide spirituali, il Papa e la Papessa (la Fede). Gli istinti umani devono essere mitigati dalle virtù: l’Amore dalla Temperanza e il desiderio di potere, ossia il Carro, dalla Forza (la cristiana virtù della “Fortitudo”). La Ruota della Fortuna insegna che ogni successo è effimero e che anche i potenti sono destinati a diventare polvere. L’Eremita, che segue la Ruota, rappresenta il tempo al quale ogni essere deve sottostare, mentre l’Appeso rammenta il pericolo di cadere nella tentazione e nel peccato prima che la Morte sopraggiunga. Anche l’Aldilà è rappresentato secondo la tipica concezione medievale: l’Inferno e quindi il Diavolo, è posto sotto la crosta terrestre sopra la quale si estendono le sfere celesti. Come nel cosmo aristotelico, la sfera terrestre è circondata dal cerchio dei “fuochi celesti”, raffigurati da fulmini che colpiscono una Torre. Le sfere planetarie sono sintetizzate dai tre astri principali: Venere, la Stella per eccellenza, la Luna e il Sole. La sfera più alta è l’Empireo, sede degli Angeli che nel giorno del Giudizio saranno chiamati a risvegliare i morti dalle loro tombe. In quel giorno la Giustizia divina trionferà, pesando le anime e dividendo i buoni dai malvagi. Sopra tutti sta il Mondo, cioè “El Dio Padre”, come scriveva un anonimo monaco che commentò i tarocchi all’inizio del Cinquecento. Lo stesso religioso pone il Folle dopo il Mondo, come a indicare la sua estraneità a ogni regola e insegnamento.
    Nel corso del Quattrocento il gioco dei tarocchi era chiamato Ludus Triumphorum. Solo agli inizi del Cinquecento apparve il termine Tarocchi. Esso potrebbe derivare dall’arabo e significare “fogli di carta” o ancor meglio dal termine tariqa (si legge “tariccà”), cioè “Via della Conoscenza Mistica”, elaborazione di un percorso mistico di ispirazione indiana (la Tara Verde rappresenta la dea della Conoscenza Suprema nel Buddismo tibetano). Alcuni suppongono che la parola Tarocco derivi dal termine dialettale tarocar, ossia dire o fare cose sciocche o insensate, in riferimento al gioco d’azzardo.


    La Forza – Tarocchi Visconti-Sforza



    LE ALLEGORIE DEI TAROCCHI
    Le allegorie presenti nelle carte dei Trionfi appartengono a un repertorio figurativo consueto nel nostro Occidente medievale, riscontrabile negli affreschi delle cattedrali, in quelli dei palazzi pubblici e nei trattati enciclopedici e astrologici del tempo. In pratica, le figure presenti nelle carte dei Trionfi si configurano come una vera e propria Biblia Pauperum, cioè una “Bibbia dei Poveri”. Attraverso l’utilizzo ludico delle carte, il popolo traeva direttamente da queste una conoscenza della mistica cristiana e dei suoi contenuti, concetti che venivano continuamente rimandati alla mente, assecondando con ciò un metodo legato all’Ars Memoriae del tempo.
    È stato possibile decifrare il contenuto delle singole figure presenti nelle carte dei Trionfi riferendole al contesto culturale delle corti principesche dell’Italia padana, con il loro gusto per le immagini moralistiche tratte sia dalla tradizione religiosa, soprattutto da quella biblica, sia dalla mitologia classica. Infatti per tutto il Medioevo e il Rinascimento, gli “Antichi Dei” continuarono a essere presenti nella cultura cristiana, anche se con un carattere diverso da quello della divinità. Da un lato erano ritenuti eroi civilizzatori che insegnarono agli uomini molte arti, come Minerva, considerata la prima tessitrice, o Apollo, il dio medico. Un’altra concezione li interpretava come allegorie di vizi e virtù, ed è con questa veste che vengono raffigurati in alcune carte dei Trionfi. Ad esempio, la virtù cristiana della “Fortitudo”, viene rappresentata nella carta della Forza dal mitico Ercole che sconfigge il leone Nemeo, simbolo degli istinti animali; l’Amore, nel suo significato di passionalità istintuale, è raffigurato da Cupido intento a lanciare i suoi strali su incauti amanti; il Sole (nella sua accezione di “Veritas”) è impersonato da Apollo, che illumina la terra col suo disco.
    Molte figure dei Tarocchi riprendono chiaramente l’iconografia cristiana come, ad esempio, l’immagine del Mondo, rappresentato nelle carte quattrocentesche dalla Gerusalemme Celeste posta all’interno di un tondo sorretto da angeli e sovrastato a volte dalla Gloria. Rimanda all’immagine della Fede la carta della Papessa, simile a quella dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. E gli esempi potrebbero continuare.
    Ulteriori fonti di ispirazione furono i trattati astrologici del tempo. La figura del Bagatto o Giocoliere appare tra i “Figli della Luna”, cioè tra i mestieri sottoposti all’influenza dell’astro. La figura del “Misero”, o Folle, si trova tra i “Figli di Saturno”; quella degli Amanti tra i “Figli di Venere”; il Papa tra i “Figli di Giove” e l’Imperatore tra i “Figli del Sole”. Inoltre, figure di astrologi compaiono in diversi mazzi dei Trionfi a rappresentare la Luna o le Stelle.
    Vi sono infine immagini tratte dalla vita quotidiana. Un esempio di notevole interesse si riscontra dalla figura dell’Appeso, che si riferisce alla pena che veniva comminata ai traditori nel periodo medievale.
    Nel affresco dell’Inferno del 1410, opera di Giovanni da Modena (Cappella Bolognini, S.Petronio, Bologna), un’identica figura è servita quale rappresentazione della pena di contrappasso per l’idolatria, considerata la più grande forma di tradimento in quanto rivolta a disconoscere il proprio Creatore. L’affresco citato è l’unico esempio conosciuto in cui l’immagine dell’Appeso coincide pienamente con quella presente nell’omonima carta dei Trionfi e poiché la data della sua realizzazione coincide con quella ipotetica della nascita dei Trionfi, si è ipotizzato per questi una possibile origine bolognese. […]


    L'Appeso – Tarocchi Visconti-Sforza

    continua...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-04-10 alle 22:06

  3. #3
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    IL GIOCO DEI TAROCCHI
    Verso il primo decennio del Quattrocento in una delle seguenti città, e cioè Milano, Bologna o Ferrara, fu ideato questo gioco di carte che ad iniziare dal Cinquecento si diffuse rapidamente in tutta Europa. I tarocchi erano usati originariamente in giochi con regole vicine a quelle degli scacchi e proprio per questo suo carattere “ingegnoso”, il Ludus Triumphorum venne esplicitamente omesso nelle ordinanze contro i giochi d’azzardo emanate nel corso del Quattrocento.
    Grazie ai numerosi documenti rinascimentali sappiamo che nei salotti aristocratici il gioco dei Trionfi era al centro di raffinati divertimenti che consistevano, ad esempio, nell’inventare sonetti cortesi o nel rispondere a domande di vario tipo attinenti alle carte estratte dal mazzo. Un’altra usanza molto diffusa, sopravissuta fino all’Ottocento, consisteva nell’appropriare le figure dei tarocchi a persone famose scrivendo su di loro sonetti, o semplicemente motti, a volte elogiativi, altre volte burleschi o decisamente satirici. Nel Settecento si sviluppò una ricca produzione di tarocchi con scene fantastiche, ispirate al mondo animale, alla storia, alla mitologia, ai costumi dei vari popoli. Ma poiché era gioco e d’azzardo, con tutte le conseguenze che ciò comportava, fin dal Cinquecento la Chiesa intervenne per reprimerlo. Dopo appena cento anni dalla loro creazione, il significato cristiano della Scala Mistica sulla quale era strutturato il loro ordine, era stato oramai dimenticato. Infatti già sull’inizio del XVI secolo un anonimo monaco predicatore si accaniva contro i Trionfi definendoli “opus diaboli” e giustificava la sua affermazione asserendo che l’inventore di questo gioco, per trascinare gli uomini al vizio, aveva deliberatamente usato figure solenni quali il Papa, l’Imperatore, le virtù cristiane e persino Dio. Il buon religioso scrive inoltre che “se il giocatore pensasse al significato delle carte, se ne starebbe alla larga. Infatti nelle carte c’è una quadruplice differenza. Lì infatti ci sono i denari che corrono via dalle mani dei giocatori. E questo significa l’instabilità del denaro nel giocatore, perché devi pensare che quando entri nel gioco i tuoi denari andranno alla malora perché perderai. Ci sono anche le coppe a mostrare a qual punto di povertà arriverà il giocatore, perché privo di bicchiere si servirà per bere di una coppa. Ci sono anche i bastoni. Il legno è secco per suggerire l’aridità della grazia divina nel giocatore. Ci sono poi da ultimo le spade a significare la brevità della vita del giocatore poiché per lo più uccidono,ecc. Infatti nessun genere di peccatori è così disperato come quello dei giocatori. Quando perde e non può avere il punto desiderato, la carta o il trionfo, percuote la croce nel denaro, bestemmiando Dio o i santi, e getta via con rabbia i dadi dicendo a se stesso ‘Che me sia moza la mano ecc.’ Molto facilmente si arrabbia con il compagno che lo deride e continuamente sorgono delle offese e ci si picchia ecc.”. L’anonimo predicatore termina poi con la frase canonica “O giocatore scuotiti in tempo perché finirai male”.
    Nonostante la condanna della Chiesa i tarocchi continuarono a diffondersi, tanto che a partire dal secolo XVIII l’Italia importò tarocchi dalla Francia, in particolare quelli della variante “marsigliese” alla quale si ispirarono i fabbricanti piemontesi e lombardi per rinverdire la loro produzione. Poi, incalzati da giochi più moderni, i tarocchi sparirono lentamente. Oggi sono diffusi in pochi centri della Sicilia, dell’Emilia, della Lombardia, del Piemonte e della Francia sud-orientale. Nel frattempo, tuttavia, le immagini dei tarocchi erano state oggetto di manipolazioni e interpretazioni esoteriche che le portarono ad essere considerate “icone magiche”.


    Il Mondo – Tarocchi Visconti-Sforza


    IL LIBRO DI THOT
    La nascita dei tarocchi come strumento magico avvenne alla fine del Settecento, in pieno Illuminismo, ad opera di un “archeologo” a quell’epoca molto famoso, Antoine Court de Gébelin, affiliato alla Massoneria francese. “Se ci apprestassimo ad annunciare che, ai giorni nostri, sussiste un’Opera che contiene la più pura dottrina degli Egizi sfuggita alle fiamme delle loro biblioteche chi non sarebbe impaziente di conoscere un Libro tanto prezioso e straordinario. Questo libro esiste e le sue pagine sono le figure dei Tarocchi”. Per giustificare le sue affermazioni Court de Gébelin spiegò che la parola Tarocco sarebbe derivata dall’egizio Ta-Rosch = Scienza di Mercurio (Ermete per i Greci, Thoth per gli Egizi), indicandone le numerose proprietà magiche. Queste teorie vennero riprese da un altro massone, Etteilla, pseudonimo di Jean Francois Alliette: “Il Tarocco è un antico libro egiziano le cui pagine contengono il segreto di una medicina universale, della creazione del mondo e del divenire della razza umana. Esso venne ideato nel 2170 a.C. durante un convegno di 17 maghi presieduto da Ermete Trismegisto. Poi fu inciso su lamine d’oro che furono poste attorno al fuoco centrale del Tempio di Menfi. Infine, dopo varie peripezie, venne riprodotto da vili incisori medievali in maniera tanto inesatta da snaturare completamente il senso”. Etteilla restituì ai tarocchi quella che lui riteneva la forma primitiva, ne rimodellò l’iconografia e lo battezzò Libro di Thot. L’eredità del neoplatonismo e dell’ermetismo rinascimentale risulta evidente nelle manipolazioni operate da Etteilla. Infatti, nei primi otto Trionfi riprodusse le frasi della Creazione; nei quattro successivi evidenziò le virtù che conducono le anime degli uomini al cospetto di Dio, mentre negli ultimi dieci trionfi rappresentò i condizionamenti negativi a cui sono sottoposti gli esseri umani. Le 56 carte numerali furono interpretate come le sentenze divinatorie per i mortali.
    Grazie a queste rivelazioni esplose la moda della cartomanzia, ma molti anni dopo l’aspetto mistico del Libro di Thot venne rivalutato da Eliphas Levi. Egli denunciò gli errori di Etteilla affermando che i 22 Trionfi corrispondevano alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Ne spiegò il rapporto con le operazioni magiche, col simbolismo della Massoneria e soprattutto con i 22 sentieri dell’Albero della Qabbalah, che riflettevano l’identica struttura dell’uomo e dell’Universo. Percorrendo i 22 Canali della “Sapienza Suprema” l’anima dell’uomo poteva giungere alla contemplazione della “Luce Divina”.
    Le teorie di Levi furono riprese da numerose fratellanze occultistiche. Ognuna di esse realizzò un nuovo mazzo di tarocchi conforme alla propria filosofia. Per alcune l’obiettivo degli iniziati deve tendere alla realizzazione di un grande “Tempio Umanitario” finalizzato alla creazione del “Regno dello Spirito Santo” fondato sull’ esoterismo comune a tutti i culti. Per altre i tarocchi rappresenterebbero le tappe di un percorso individuale di elevazione mistica o anche di esaltazione psichica grazie al conseguimento di grandi poteri magici.


    La Luna – Tarocchi Visconti-Sforza


    TAROCCHI E CARTOMANZIA
    Si ammette comunemente che tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento i tempi fossero propizi a profeti e indovini, e non solo in Francia, grazie all’incertezza della situazione politica e all’accentuarsi di una grave crisi economica. Sebbene Merlin Cocai (pseudonimo di Teofilo Folengo) nella sua opera, il Chaos del Tri per uno del 1527, abbia scritto in forma letteraria una sorta di lettura divinatoria con i tarocchi simile a quella usata attualmente, l’uso profetico con le carte non era abituale nel Rinascimento. Sappiamo che alla Bologna dei primi del Settecento appartiene il primo documento conosciuto riportante l’elenco delle carte con i relativi significati divinatori, ma è soltanto a partire dal secolo XIX che i cartomanti si moltiplicarono a vista d’occhio, soprattutto in Francia, grazie alle stupefacenti rivelazioni di Court de Gebelin, di Etteilla e delle fratellanze occultistiche.
    Tra i tanti indovini di quell’epoca viene spesso ricordata Madamoiselle Lenormand, che seppe costruirsi una fortuna curando abilmente la propria immagine pubblica. Nel corso della sua carriera M.lle Lenormand vide sfilare nel suo salotto personalità della statura di Robespierre, Marat, Danton, Napoleone Bonaparte, e infine divenne confidente personale dell’Imperatrice Giuseppina. La “Sybille des Salons”, come veniva chiamata la Lenormand, fu seguita da una folta schiera di indovine che cercarono di trarre profitto dalla loro arte dichiarandosi allieve e discepole o eredi della più illustre sibilla. Altre idearono nuovi mazzi cartomantici basandosi sui Tarocchi Egiziani di Etteilla oppure sulle carte da gioco francesi.
    Intorno al 1850 la divinazione con i tarocchi e le carte da gioco in generale era ormai divenuta una tecnica divinatoria estremamente popolare in tutta Europa. In quegli stessi anni, la rinascita delle filosofie esoteriche diede nuovo vigore alle arti magiche in generale e alla cartomanzia in particolare.
    Nel corso dell’Ottocento vennero stampati, soprattutto in Francia, Italia e Germania, almeno un centinaio di originalissimi mazzi da divinazione che, nella maggioranza dei casi, non avevano niente a che vedere con i tarocchi, ma piuttosto con i libri di interpretazione dei sogni o con la cosiddetta Cabala del Lotto.
    Si può dire che da allora questa moda non abbia conosciuto crisi, fatta eccezione per i periodi bellici. A torto, secondo noi, i sociologi si interrogano sulle cause di quello che viene considerato oggi un ritorno all’irrazionalità, ma che invece è più giusto vedere come una presenza che testimonia il bisogno costante, nella storia occidentale, di certezze “superiori”. Al di là dell’aspetto divinatorio occorre poi considerare l’aspetto artistico. Nella creazione dei mazzi da divinazione si sono spesso cimentati estrosi grafici e pittori le cui opere testimoniano non solo il gusto personale, ma anche la sensibilità artistica e la tendenza estetica dell’epoca alla quale sono appartenuti.



    Il Sole – Tarocchi Visconti-Sforza


    Dal sito www.montesion.it



    L'Autore, iconologo, presidente dell'Associazione Le Tarot (www.letarot.it) ha curato i progetti scientifici delle più importanti esposizioni dedicate allo universo simbolico dei Tarocchi realizzate in Italia e all'estero.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Simbologia dei tarocchi

    Quali sarebbero le certezze superiori che i tarocchi rivelano?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:12

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    Quali sarebbero le certezze superiori che i tarocchi rivelano?
    Non lo so… credo che in pochi saprebbero risponderti in modo esauriente. Quello che posso dirti (dal basso delle mie scarse conoscenze) è che il "gioco" dei Tarocchi, soprattutto in età rinascimentale, faceva parte di un universo molto più articolato di quello puramente ludico: i Tarocchi nascondono un simbolismo piuttosto complesso, tanto che "sembrano avere ormai soltanto la funzione di veicolare teorie occulte sotto forma di simboli" (Tegtmeier). E questo spiega il fascino che hanno esercitato, ed esercitano tuttora, sui seguaci di dottrine esoteriche, anche perché la loro possibile interpretazione è vastissima e spazia dalla chiave cosmogonica a quella astrologica, dalla sfera alchemica a quella cabalistica. E poi giù, più in basso, fino a quella più banalmente… personale.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:12

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Simbologia dei tarocchi

    ... e tu che interpretazione dai ai tarocchi? O quale consiglieresti?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:12

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    ... e tu che interpretazione dai ai tarocchi? O quale consiglieresti?
    Hai chiesto niente… Vedi, io non sono un'esperta di Tarocchi, non ne ho mai approfondito lo studio e ne ho una conoscenza troppo superficiale per potermi permettere una qualsiasi interpretazione personale. Non ne sono proprio in grado…

    Come già detto, l'argomento è complesso e vastissimo, le interpretazioni molteplici. C'è gente che è arrivata a una conclusione (giusta o sbagliata che sia) dopo aver dedicato anni e anni (e molta passione) allo studio della materia. Per esempio, secondo Court de Gebelin, i Tarocchi sono un'allegoria della filosofia e della religione egizia e li identifica con il Libro di Thoth (il Mercurio egizio), Eliphas Lévi li ritiene la chiave per l'interpretazione della Cabala, Papus ne ha amplificato l'aspetto occulto, per Waite i Tarocchi sono puro simbolismo e racchiudono la chiave dei Misteri… e via dicendo.

    Per ciò che mi riguarda, quello che trovo interessante, nei Tarocchi, non sono il significato divinatorio o le fantasiose virtù preveggenti, bensì il suggestivo simbolismo insito in ogni Arcano (e il termine Arcano non credo sia casuale).

    Prendiamo per esempio l'Appeso, XII Arcano maggiore...



    L'Appeso -Tarocchi di Marsiglia



    L'Appeso è colui che vede le cose da… un altro punto di vista. L'uomo è infatti capovolto, come capovolti sono i valori del mondo iniziatico rispetto a quelli del mondo profano. La sua inattività è solo apparente e, metaforicamente, l'Appeso rappresenta l’iniziazione mistica: non è più un essere materiale, ma un contenitore vuoto, estremamente ricettivo.

    La sbarra di legno che unisce i due alberi senza fronde simboleggia il pensiero immobile. E il fatto che l'Appeso sia legato a una corda, e non alla sbarra inerte, indica che ha abbandonato i comuni schemi mentali e che, attraverso un capovolgimento di prospettiva, è pronto a percorrere la strada per liberare la mente. I suoi occhi infatti sono aperti e, anche se l'uomo è ancora proteso verso la terra, è ormai iniziato quel processo di transizione che lo porterà alla trasformazione di sé e quindi alla rigenerazione spirituale.

    Dalle sue braccia, legate, cadono da due sacchi monete d'oro e d'argento. È il dispensare alla terra, ai non iniziati, il suo sapere, le sue conoscenze: Oro, simbolo della Ragione; Argento, dell'Anima sensibile.

    La sua gamba destra è piegata e incrocia la sinistra, formando un triangolo con la punta in giù: l'ideogramma è il simbolo dell'acqua di vita, pronta a ricevere il Soffio vitale.

    Le due mezze lune che decorano il vestito simboleggiano le fasi lunari: la calante (l'umiltà del mistico) e la crescente (lo spirito di ricerca e di scoperta), mentre sugli alberi-colonne le "cicatrici" di dodici rami recisi, sei per lato, rappresentano lo zodiaco (il percorso dell’uomo rispetto al Sole con la propria spiritualità).
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 03-04-10 alle 22:07

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Simbologia dei tarocchi

    Meno male che non sei esperta...

    Argento come simbolo dell'anima sensibile? Esiste una motivazione di ciò?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:13

  9. #9
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    Meno male che non sei esperta...

    Argento come simbolo dell'anima sensibile? Esiste una motivazione di ciò?
    Credo sia perché, nel simbolismo ermetico, l'argento corrisponde alla Luna, simbolo della forza ricettiva della sensibilità. L'oro, invece, corrisponde al Sole, che rappresenta l'Io attivo e cosciente di se stesso.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-03-10 alle 16:14

  10. #10
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    L'ALCHIMIA NEI TAROCCHI SOLA-BUSCA


    I Tarocchi Sola-Busca sono una delle più notevoli creazioni incisorie del Rinascimento. Hanno la stessa struttura dei Tarocchi classici, ma l'iconografia non è quella tradizionale. Innanzitutto i quattro semi: Anfore al posto Coppe, Mazze invece di Bastoni e, al posto dei Denari, i Dischi. Inoltre, per quel che riguarda i Trionfi, solo due hanno un'evidente controparte nei Tarocchi rinascimentali: il Tronfo 0 (Mato), che però si differenzia dalla varie figure di folli per l'abbigliamento, per la presenza di un corvo sulla spalla e per la cornamusa, e il Trionfo XX (Nembroto), dove compare una torre spezzata da una folgore, simile alla Torre dei Tarocchi classici.



    Cavalieri alati, giganti, tritoni, angeli e vestali del fuoco si mescolano a maghi e condottieri della storia biblica e romana. Ad un'analisi superficiale, sembrerebbe chiaro l'intento del disegnatore o del suo committente: creare un gioco istruttivo che rappresentasse gli episodi salienti della storia antica, con particolare riferimento alla Roma repubblicana.
    Ma è davvero così?

    Secondo alcuni studiosi - Giordano Berti e Sofia di Vincenzo ("L'Alchimia nei Tarocchi Sola-Busca" – questi tarocchi sarebbero l'espressione di un percorso mistico-filosofico ben definito e coerente con la tradizione alchimistica, che risulta evidente soprattutto se si osservano le carte Numerali. Molte raffigurazioni, insomma, sarebbero allegorie dell'Ars Regia.




    Prendiamo per esempio l'Otto di Spade: un giovane nudo sta posando otto spade dentro un'anfora inghirlandata posta sopra due cornucopie unite da un nastro rosso. Abbastanza facile vedere, in questo giovane, la figura classica di Ermete e, nelle due cornucopie, un riferimento al caduceo.





    Le fiamme del Nove di Dischi sono evidentemente un "fuoco ermetico". Come affermava Raimondo Lullo nel suo Testamentum: "Vi sono parecchie maniere di preparare la Pietra… Il significato di tutte queste operazioni è la cottura… mettere la materia del composto nel suo vaso, suo fornello e suo fuoco, cuocendo continuamente: in questo consiste tutta la nostra Opera"





    Il cuore trafitto del Tre di Spade è il cuore dell'adepto che ha superato le prove descritte nella "XII Chiave" di Basilio Valentino: "Devi prendere il sangue del tuo lato destro col sangue del lato sinistro della tua sposa e anche quello che è stato nascosto nel cuore stesso di tuo padre o di tua madre".





    Il personaggio immerso nel fiume nel Nove di Mazze rappresenta il passaggio nell'Acqua dei Filosofi, così descritta nel Liber de Alchemia (sec. XV) di Bernardo Trevisano: "Ma il Bambino ha la potenza di sostenersi da sé e, siccome è ancora di natura semplice, conviene nutrirlo… con la sua umidità vivificante… detta Acqua di Vita perché vivifica la nostra Pietra e la fa resuscitare".





    La strana operazione raffigurata nel Sette di Dischi ha un riscontro nel Commentarius, seu Tabulae Smaragdinae, redatto nel secolo XV dall'Hortolanus, che parlando della preparazione della Pietra Filosofale ne descrive le due parti principali: "… una che sale in alto, chiamata la non-fissa o la volatile; e l'altra che resta in basso…".





    Nell'Otto di Dischi sembra evidente il legame con l'Opera al nero: "La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell'essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita" (Pernety, 1758).

    A chi non comprendesse il significato di queste parole, va detto che si tratta di metafore con cui gli adepti dell'alchimia spirituale si sono tramandati, nel corso dei secoli, la descrizione di tecniche finalizzate a purificare la Pietra dei Filosofi, ovvero il proprio , mediante un lungo processo di trasformazione interiore.

    E' questo, in estrema sintesi, secondo Sofia Di Vincenzo, il messaggio segreto dei Tarocchi Sola-Busca.


    Liberamente tratto da Il Giornale dei misteri n° 397 (novembre 2004)

 

 
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