Qualora Bersani dovesse vincere le elezioni e non concludere alcun accordo programmatico con il Centro, prospettiva sempre più probabile vi assicuro, allora avremo una maggioranza capace di difendere, almeno parzialmente, gli interessi nazionali.
Bersani, con l'apporto della sinistra diffusa nei luoghi di lavoro e nelle università e con l'appoggio parlamentare di Ingroia e quello di piazza di Beppe Grillo, deve andare in Europa a spiegare che la politica imposta finora da Berlino è drammatica, che ha consegnato un paese come la Grecia ad un futuro di stenti.
Tutto per compiacere le ideologie neoliberali di un manipolo di economisti bocconiani per i quali l'aiuto di Stato e l'inflazione sarebbero il male assoluto, mentre la disoccupazione e i fallimenti delle imprese sarebbero un toccasana.
Bersani dovrebbe quindi dare un tempo di due anni a Berlino per riformare i Trattati; qualora le richieste fossero respinte, convocare immediatamente un referendum consultivo per valutare la permanenza nell'Ue, similmente a quanto sta avvenendo a Londra




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