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    Predefinito Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    I libri spariti della biblioteca di Vico

    Appello di duemila intellettuali contro il direttore sedicente principe e senza laurea


    La biblioteca dei Girolamini è la più antica biblioteca di Napoli nella quale sono contenuti alcuni dei libri più importanti della letteratura mondiale (Foto Corbis).
    Affidereste una delle biblioteche più ricche d'Italia cioè del mondo, piena di tesori inestimabili, a un sedicente principe dottore che non è principe e non è laureato? È successo: il «nobiluomo» ha in mano, col benestare ministeriale, la biblioteca napoletana dei Girolamini. Quella di Giovan Battista Vico. E il giorno stesso in cui usciva sui giornali l'allarme di centinaia di studiosi si è precipitato a denunciare il furto di un sacco di libri.


    Tutto è cominciato un paio di settimane fa quando Tomaso Montanari, fiorentino, docente di Storia dell'arte moderna alla «Federico II» di Napoli, autore del saggio «A che serve Michelangelo?» (zeppo di pesantissimi dubbi sul crocifisso attribuito al Buonarroti e acquistato dal governo Berlusconi per più di tre milioni di euro) ha denunciato su «Il Fatto» di avere visitato la Biblioteca dei Girolamini, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose: disordine, polvere, pile di libri preziosi accatastate per terra, lattine vuote di Coca-cola abbandonate sugli antichi banconi... «La biblioteca oggi è chiusa - scriveva Montanari - perché dev'essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca».


    Una denuncia clamorosa. Anche perché elencava una serie di perplessità sul nuovo direttore, il «professore» Marino Massimo De Caro: «Comunque stiano le cose è incredibile che a dirigere uno dei santuari della cultura italiana sia uno degli esemplari più pregiati della fauna del "sottobosco" esplorato da Ferruccio Sansa e Claudio Gatti nel libro (appena) uscito. Lì De Caro è il mediatore nell'affare del petrolio venezuelano, "uno dei casi più clamorosi di alleanza tra berlusconiani e dalemiani"».
    Console onorario del Congo, già assistente del senatore Carlo Corbinelli, già Responsabile pubbliche relazioni dell'Inpdap nel Nord-Est, già vicepresidente esecutivo dal 2007 al 2010 di Avelar energia (parchi eolici e solari) del gruppo Renova appartenente all'oligarca russo Victor Vekselberg, già titolare di una libreria antiquaria a Verona, già socio nella libreria antiquaria Buenos Aires (la «Imago Mundi») di Daniel Guido Pastore, coinvolto in Spagna in una inchiesta su una serie di furti alla Biblioteca Nazionale di Madrid e alla Biblioteca di Saragozza, è finito nel «giro» ministeriale con Giancarlo Galan.
    Lo si legge in una nota del ministero stesso: «Il Dott. Marino Massimo De Caro è stato chiamato a collaborare con il Ministero dal Ministro Giancarlo Galan in data 15 aprile 2011 in qualità di consulente esperto per l'approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura, dell'editoria nonché delle tematiche connesse all'attuazione della normativa concernente l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e al loro corretto inserimento nel paesaggio. Il Ministro Lorenzo Ornaghi in data 15 dicembre 2011 ha confermato l'incarico al Dott. Marino Massimo De Caro, come ha fatto con altri consiglieri del Ministro Galan, in qualità di consulente esperto per l'approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura e dell'editoria».


    Riprendiamo un passaggio del libro «Il sottobosco» di


    Gatti e Sansa a proposito di una intercettazione: «Il 27 dicembre 2007 De Caro si lamenta di un capitano dei carabinieri del Nucleo del patrimonio artistico di Monza che lo sta "scocciando" per un libro acquistato in un'asta pubblica in Svizzera. È indagato per ricettazione, spiega, e la cosa ha bloccato la sua nomina a console onorario del Congo perché il ministero degli Esteri non sta concedendo il nullaosta. (...) Il 17 luglio 2009 De Caro potrà finalmente rilassarsi perché il sostituto procuratore di Milano Maria Letizia Mannella, "rilevato che l'incunabolo non è stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche", chiede il non luogo a procedere. In altre parole, visto che l'oggetto della presunta ricettazione è scomparso e che le tre persone coinvolte si accusano a vicenda, la pm finisce con l'archiviare il tutto». Ripetiamo: tutto archiviato. Ma tra tante possibili scelte non c'erano altri dal profilo assolutamente cristallino cui affidare una biblioteca di libri preziosi già molto saccheggiata nei decenni?


    Offeso dai sospetti, il giorno dopo la denuncia il direttore spiega al Corriere del Mezzogiorno di avere tutte le carte in regola: «Mi sono laureato a Siena, ho insegnato Storia e tecnica dell'editoria nei master di specializzazione dell'Università di Verona». Di più: «Sono stato consulente del cardinale Mejia, bibliotecario del Vaticano, ho pubblicato un libro su Galilei, sono stato direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto...» Di più ancora, spiega al Mattino : «Il padrino di battesimo di mio nonno è stato Benedetto Croce. La mia famiglia, che tramandava il titolo di Principi di Lampedusa, si è unita con quella del famoso Tomasi ed è in quel momento che è diventato di Lampedusa, anche di questo andiamo fieri».


    «Perdindirindina!», esclamerebbe Totò che si vantava di essere Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, Duca di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e di Durazzo. «Falso», gli risponde il giorno dopo, sempre sul quotidiano partenopeo, il vero principe Gioacchino Lanza Tomasi: «Le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dai principi di Lampedusa sono un'impostura. Il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667. I Caro quindi con il titolo di principe di Lampedusa non hanno nulla a che vedere. ... Il nostro eminente bibliotecario queste cose dovrebbe averle sulla punta delle dita. E consiglierei al priore dei Girolamini di vigilare su un archivista che invece di appoggiarsi alla documentazione si avvale di casi di omonimia».


    Vabbé, sempre «professore» resta. Lo dice un comunicato stampa dell'Associazione nazionale «Il Buongoverno», costituita a Milano e «presieduta dal Sen. Riccardo Villari, con Marcello Dell'Utri presidente nazionale onorario. Il segretario è il senatore Salvatore Piscitelli. (...) Segretario organizzativo nazionale è il professor Marino Massimo De Caro». Perdindirindina bis!
    Peccato che, a dispetto delle dichiarazioni e dei comunicati ufficiali del ministero che lo chiama ripetutamente «dottore», il nostro De Caro all'Università di Siena, dove si iscrisse a Giurisprudenza nel 1992/1993 restando iscritto fino al 2002, non si sia mai laureato. E che lo stesso cervellone centrale dell'Università di Verona non conservi traccia, manco di striscio, del passaggio da quelle parti dell'illustre «docente».
    Il dettaglio più divertente, tuttavia, è l'ultimo. Prima ancora che uscissero tutti questi ritocchi all'auto-agiografia, centinaia e centinaia di intellettuali avevano iniziato a firmare un appello per chiedere che il ministro Lorenzo Ornaghi come fosse possibile che una biblioteca importante come quella dei Girolamini fosse stata affidata a «un uomo che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo». Parole durissime, sottoscritte fino a ieri sera da poco meno di duemila personalità, tra le quali Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Dario Fo e Franca Rame, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis, Tullio Gregory, Gustavo Zagrebelsky, Gioacchino Lanza Tomasi, Adriano La Regina, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino (presidente di Italia Nostra), Lamberto Maffei (presidente dell'Accademia dei Lincei), Dacia Maraini, Stefano Parise (presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche), Stefano Rodotà, Rosario Villari...


    Bene: la mattina stessa in cui esce la notizia dei dubbi di quegli intellettuali, il «Dottor», «Principe», «Professor» Marino Massimo De Caro si presenta alla Procura della Repubblica. Vuol fare una denuncia: si è accorto che nella sua biblioteca sono spariti millecinquecento libri...



    Gian Antonio Stella17 aprile 2012 | 9:22
    I libri spariti della biblioteca di Vico - Corriere.it

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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    16.04.2012
    In 500 firmano per cacciare De Caro dalla Girolamini
    a cura della redazione

    Un appello firmato da cinquecento intellettuali napoletani per cacciare l'orvietano Massimo Marino De Caro dalla direzione della Biblioteca nazionale dei Girolamini di Napoli, antichissima istituzione culturale tra le prestigiose del paese. La mobilitazione è scattata contro l'ex assistente parlarmantare orvietano del senatore Carpinelli, nonchè ex membro del consiglio d'amministrazione dell'Opera del duomo e consigliere comunale del Pds, vicinissimo a Marcello dell'Utri oltre che a Massimo D'Alema che ha ottenuto quell'incarico dal governo Berlusconi.



    Nell'appello al ministro della cultura Lorenzo Ornaghi, firmato tra gli altri da Giuliano Amato, Salvatore Settis, Dario Fo, Gustavo Zagrelbesky, Adriano La Regina, Dacia Maraini, si legge:"Le chiediamo come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l’avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo, Marino Massimo De Caro che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo. E perché questa scelta sia stata fatta in un Paese e in un’epoca affollati fino all’inverosimile di espertissimi paleografi, codicologi, filologi, storici del libro, storici dell’editoria, bibliotecari, archivisti, usciti dalle migliori scuole universitarie e ministeriali, e finiti sulle strade della disoccupazione o della sotto-occupazione.



    Le chiediamo inoltre di spiegarci come mai Marino Massimo De Caro, sebbene del tutto estraneo al mondo della biblioteconomia e della funzione pubblica, abbia avuto e abbia comunque curiose implicazioni con i libri, che lo portano tuttavia nel mondo del commercio, facendo emergere fin qui – sempre e soltanto – episodi degni di essere vagliati non da una commissione di concorso, ma dalle autorità giudiziarie"scrivono i firmatari della petizione.


    TuttOrvieto - quotidiano di Orvieto


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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    Marco Lillo per il "Fatto Quotidiano"

    Non smette mai di stupire il senatore Marcello Dell'Utri. Non ci sono solo i 9,5 milioni di euro di Berlusconi nei suoi conti correnti spulciati dalla Procura di Roma. Ci sono anche i 25 bonifici da 1,6 mln € complessivi dalla società fiduciaria Sant'Andrea, alimentata dal 2004 con stock option Mediaset per 3,6 milioni di euro. E poi i 250 mila euro che arrivano dalla Tome Advertising SI, una società pubblicitaria che fa affari con il gruppo Berlusconi in Spagna, e i 150 mila euro del suo titolare, Giuseppe Donaldo Nicosia, che secondo la Gdf è un amico del premier.

    E ancora i 558 mila euro ricevuti da Marino Massimo De Caro, un personaggio poliedrico che riesce ad essere nell'ordine: consigliere particolare del ministro dei beni culturali Giancarlo Galan; amico di Massimo D'Alema e intimo di Marcello Dell'Utri, nonché socio del figlio Marco Dell'Utri e soprattutto all'epoca manager dell'oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg, titolare di importanti interessi in Italia. Le nuove carte del fascicolo P3 visionate dal Fatto raccontano meglio di mille interviste come vive un "principe decaduto", come si è autodefinito Dell'Utri con il Corriere della Sera.

    Il Fatto aveva già raccontato i tre versamenti da 9,5 milioni effettuati da Silvio Berlusconi come prestito infruttifero (il primo del 22 maggio del 2008, per 1,5 milioni sul conto acceso al Credito Fiorentino di Denis Verdini; il secondo sul conto della Banca Popolare di Milano, il 25 febbraio per un milione; il terzo sempre su Bpm dell'undici marzo 2011 per sette milioni), la Guardia di Finanza ha chiesto ai pm romani l'autorizzazione a indagare sul piano fiscale. A prescindere dall'esito penale però, nelle informative del Nucleo Valutario guidato dal generale Leandro Cuzzocrea del dicembre 2010 e del 21 giugno del 2011, i finanzieri ricostruiscono le fonti di reddito di Dell'Utri e le sue spese.

    Il principe decaduto ha i conti in rosso e deve correre a pagare studi della figlia e conti del fratello e del figlio. Ma continua a comprare libri antichi e a spendere milioni di euro per la sua villa. Alla fine poi arriva a pagare tutto il Cavaliere. Il 15 marzo del 2011 Dell'Utri paga 1 milione e 350 mila euro alla società Nessi e Maiocchi che sta ristrutturando la sua villa a Torno, sul lago di Como. Altri quattro bonifici arrivano alla Nessi & Majocchi "per un totale di Euro 1.145.210 tra il gennaio e il settembre 2007.

    La parte più interessante dell'informativa riguarda i rapporti con Marino Massimo De Caro. L'attuale consigliere del ministro Galan che allora era vicepresidente della società dell'oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg, Avelar Energy . De Caro era stato intercettato nel 2008 dalla Procura di Reggio Calabria mentre parlava con Aldo Micciché, un faccendiere di origini calabresi emigrato in Venezuela ma in ottimi rapporti con gli uomini della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Micciché, con l'aiuto della massoneria, cercava di farsi strada nel trading di petrolio tra Venezuela e Russia, e usava i suoi rapporti fraterni con Marcello Dell'Utri che lo aveva messo in contatto con De Caro, amico anche di Massimo D'Alema perché la madre ha lavorato per anni con la moglie del leader Pd, Linda Giuva, all'Istituto Gramsci. Ora De Caro, ex consigliere PDS a Orvieto fino al 2000, ha tagliato i ponti con la sinistra.

    La guardia di Finanza segnala l'arrivo di due assegni: "sul conto intestato a Marcello Dell'Utri presso il Credito Cooperativo Fiorentino" provenienti dal conto di De Caro Marino Massimo e Sacco Rossella (sua moglie) per un totale di Euro 414.000. Il secondo dei due assegni per 250 mila euro, secondo la Guardia di Finanza, "è risultato impagato".

    La movimentazione del conto di De Caro "è stata segnalata da Deutsche Bank", prosegue la Guardia di Finanza, "poiché caratterizzata da consistenti movimenti a mezzo assegni e dall'accredito in data 8 aprile 2009 di un bonifico di euro 1.178.204,00 disposto dalla Greenock Consultants Limited tramite la Hellenic Bank PLC di Nicosia - Cipro a titolo di prima rata per il finanziamento del 2 aprile 2009". La Finanza segnala che i pagamenti per 245 mila euro sono stati fatti "a titolo di saldo pagamento lettera di Colombo 1492". Massimo De Caro al Fatto spiega: "Ho pagato Dell'Utri per un libro rarissimo che riporta la lettera del 1493 scritta da Colombo a Isabella d'Aragona.

    In realtà", aggiunge De Caro, "al senatore ho pagato quel libro molto di più: un milione di euro in tutto. In parte in contanti, come risulta, e in parte con altri libri. I soldi vengono dal conto di Cipro del mio amico russo Vekselberg ma gli affari del petrolio non c'entrano nulla. Anche Vekselberg è un amante dei libri antichi. Mi ha prestato", spiega De Caro al Fatto, "1,3 milioni che non gli ho ancora restituito. Tanto ha in garanzia le opere comprate".

    P3, PIZZINI E PRESTITI - NON CI SONO SOLO I 9,5 MLN € DEL
    [19-08-2011]
    Ultima modifica di P 6; 17-04-12 alle 17:30

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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    NAPOLI - La storica biblioteca dei Girolamini in via Duomo a Napoli è stata sequestrata dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, su disposizione della Procura di Napoli. Il sequestro rientra nell'ambito dell'inchiesta sul furto di migliaia di volumi antichi denunciato nei giorni scorsi dal direttore Marino Massimo De Caro. Sulla gestione della biblioteca è in atto da tempo una polemica tra studiosi con pesanti accuse allo stesso De Caro che l'interessato ha respinto seccamente.
    LA DENUNCIA DI MONTANARI - Tutto è cominciato un paio di settimane fa quando Tomaso Montanari, fiorentino, docente di Storia dell'arte moderna alla «Federico II» di Napoli, autore del saggio «A che serve Michelangelo?» (zeppo di pesantissimi dubbi sul crocifisso attribuito al Buonarroti e acquistato dal governo Berlusconi per più di tre milioni di euro) ha denunciato al «Corriere del Mezzogiorno» e a «Il Fatto» di avere visitato la Biblioteca dei Girolamini, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose: disordine, polvere, pile di libri preziosi accatastate per terra, lattine vuote di Coca-cola abbandonate sugli antichi banconi... «La biblioteca oggi è chiusa - scriveva Montanari - perché dev'essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca». Il direttore De Caro ha risposto alle accuse con una denuncia ai carabinieri, sollevando il «giallo» di 1500 preziosi libri scomparsi.
    LA PROTESTA DEGLI INTELLETTUALI - Intanto centinaia di intellettuali avevano iniziato a firmare un appello per chiedere che il ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, come fosse possibile che una biblioteca importante come quella dei Girolamini fosse stata affidata a «un uomo che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo». Parole durissime, sottoscritte fino a ieri sera da poco meno di duemila personalità, tra le quali Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Dario Fo e Franca Rame, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis, Tullio Gregory, Gustavo Zagrebelsky, Gioacchino Lanza Tomasi, Adriano La Regina, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino (presidente di Italia Nostra), Lamberto Maffei (presidente dell'Accademia dei Lincei), Dacia Maraini, Stefano Parise (presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche), Stefano Rodotà, Rosario Villari...

    LA BIBLIOTECA DI VICO - È stata a lungo frequentata da Giambattista Vico. È una delle più antiche, aperta dal 1586 con libri rarissimi. La Biblioteca dei Girolamini a Napoli, aperta nel 1586 è uno stupendo scrigno di ricchezze artistiche, oltre che per la monumentale presenza libraria, per le quattro stupende sale settecentesche. La Biblioteca, che dipende dal Ministero per i Beni culturali, è annessa al Monumento nazionale dei Girolami contiene circa 160 mila volumi, tra cui 5000 edizioni del Cinquecento, 10 mila edizioni rare e di pregio, ed è stata arricchita negli anni grazie all'acquisizione di diversi Fondi librari. Si tratta di una delle biblioteche più specializzate in testi di Teologia cristiana e Filosofia.

    Redazione online19 aprile 2012

    (corriere.it)
    Ultima modifica di P 6; 19-04-12 alle 12:02

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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    (la versione sulla denuncia, sul messaggero è un pò diversa)

    Migliaia di libri antichi spariti, sequestrata la biblioteca dei Girolamini a Napoli - Il Messaggero




    NAPOLI - La storica biblioteca dei Girolamini in via Duomo a Napoli, frequentata da Giambattista Vico, è stata sequestrata dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, su disposizione della Procura di Napoli. Il sequestro rientra nell'ambito dell'inchiesta sul furto di migliaia di volumi antichi denunciato nei giorni scorsi dal direttore Marino Massimo De Caro. Sulla gestione della biblioteca è in atto da tempo una polemica tra studiosi con pesanti accuse allo stesso De Caro che l'interessato ha respinto seccamente.

    Secondo quanto si apprende, la denuncia è stata presentata dai dipendenti della biblioteca. Al centro della denuncia ci sarebbero le immagini del sistema di videosorveglianza. Alcuni libri, come dimostrerebbero i video, sono stati inscatolati e portati all'esterno della biblioteca. Secondo il direttore, però, i volumi sono stati inseriti nelle scatole e succcessivamente portati all'esterno della struttura a causa di alcuni lavori interni alle sale della biblioteca.

    La libreria è stata a lungo frequentata da Giambattista Vico. È una delle più antiche, aperta dal 1586 con libri rarissimi. La Biblioteca dei Girolamini a Napoli, oggi sequestrata su disposizione della Procura che intende vederci chiaro su un furto di migliaia di volumi antichi, aperta nel 1586 è uno stupendo scrigno di ricchezze artistiche, oltre che per la monumentale presenza libraria, per le quattro stupende sale settecentesche.

    La Biblioteca, che dipende dal Ministero per i Beni culturali, è annessa al Monumento nazionale dei Girolami contiene circa 160 mila volumi, tra cui 5000 edizioni del Cinquecento, 10 mila edizioni rare e di pregio, ed è stata arricchita negli anni grazie all'acquisizione di diversi Fondi librari. Si tratta di una delle biblioteche più specializzate in testi di Teologia cristiana e Filosofia.






    Giovedì 19 Aprile 2012 - 11:28 Ultimo aggiornamento: 111

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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    Il direttore della biblioteca di Vico? Laureato honoris causa in Argentina - Corriere del Mezzogiorno

    COMPETENZA CONTESTATA - Al direttore della Biblioteca, già commerciante di libri antichi e collaboratore dell'ex ministro Galan, oltre che con un passato di console onorario del Congo, responsabile delle pubbliche relazioni dell'Inpdap nel Nord-Est, di manager del gruppo Renova dell'oligarca russo Victor Vekselberg e una stretta amicizia con il senatore Marcello Dell'Utri, viene contestata un'inadeguata competenza per il ruolo che occupa. Contestazione che lui ha seccamente respinto.
    Ora, però, spunta un sito di una università argentina, la Uai (Universidad Abierta Interamericana (Untitled Document) che riporta le foto della cerimonia, avvenuta il 22 settembre del 2004, nel corso della quale fu conferita a de Caro una laurea honoris causa per aver donato alla biblioteca dell'ateneo sudamericano quattro edizioni originali, risalenti ai secoli XVII, XVIII e XIX, di opere di Galileo Galilei e un pezzo di meteorite del deserto del Sahara. Proprio così: un pezzo di meteorite del Sahara.

    UNICO TITOLO IN SUDAMERICA - Nei giorni scorsi, con il Corriere del Mezzogiorno, de Caro aveva provato ad abbozzare una linea di difesa: «Mi sono laureato a Siena, ho insegnato Storia e tecnica dell'editoria nei master di specializzazione dell'Università di Verona. Sono stato consulente del cardinale Mejia, bibliotecario del Vaticano, ho pubblicato un libro su Galilei, sono stato direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto». Invece, oggi si scopre che l'unico titolo di studio certo, dopo che Gianantonio Stella, sul Corriere della Sera, ha verificato l'insussistenza di tutti gli altri, è quello ottenuto in Sudamerica, dall'Universidad Abierta Interamericana, grazie alla donazione di alcune opere di Galileo Galilei e di un pezzo di meteorite del deserto
    ...
    "E' SOLO INVIDIA..." - Oggi, la parola tocca alla difesa. A don Marsano che ha invitato i cittadini a far visita al preziosissimo luogo che ospitò anche Giovan Battista Vico: «Perché tutto questo ? — si chiede il Conservatore del Monumento dei Girolamini — Forse perché esiste qualcuno che è mosso da puro spirito di invidia (...). Oltre allo sconcerto per essere piombati all'attenzione delle cronache quotidiane si aggiunge l'amarezza di vedersi accusati falsamente di ruberie e cattiva amministrazione proprio quando il monumento, e in particolare la biblioteca, vivono un periodo di rinascita a fronte di un durissimo e disinteressato lavoro e soprattutto grazie alla provata competenza e l'indefesso impegno del dott. Marino Massimo de Caro».

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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    (questa notizia invece , riportata qui in un forum Napoli | Discussione Generale - Il Cielo di Napoli ... sembra invece sparita dai siti ufficiali)

    Girolamini, spariti 1500 libri rari
    De Caro denuncia, procura apre inchiesta
    Il direttore della prestigiosa biblioteca: «In un cassetto segreto la lista dei volumi trafugati»

    Sarà la Procura a occuparsi del caso dei libri scomparsi dalla biblioteca dei Girolamini. L'inchiesta è scattata dopo che il direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, ha segnalato ai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico i titoli di circa 1500 volumi trafugati nel corso degli anni. I magistrati (il fascicolo è stato delegato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo ai sostituti Fini e Serio) hanno cominciato ad occuparsi del caso proprio in coincidenza con l'appello rivolto al ministro Ornaghi da 500 intellettuali perché l'eccezionale patrimonio librario della biblioteca venga preservato.

    LA VICENDA - La scoperta dell'ammanco dei 1500 volumi si inserisce in una più complessa vicenda in cui si intrecciano sospetti, veleni e polemiche che il Corriere del Mezzogiorno ha raccontato nelle scorse settimane: De Caro, bibliomane ed esperto di testi antichi, è accusato da alcuni di gestire la biblioteca in maniera non proprio trasparente, ma replica citando in giudizio chiunque insinui sospetti sul suo operato.
    Che la biblioteca dei Girolamini fosse stata a più riprese razziata nel corso degli anni era cosa arcinota. Le 1500 schede di libri che certamente non fanno più parte della raccolta sono però, secondo De Caro, saltate fuori solo da pochi giorni. Tutto nasce dal ritrovamento, a Londra, di 28 libri prossimi ad essere venduti all'asta: «Alcuni avevano ottenuto dalla Soprintendenza di Milano, dove vive il collezionista che li possedeva, il nulla osta all'esportazione. Eppure, sopra, c'erano i timbri della biblioteca nazionale di Napoli, che li aveva dati in cambio a quella dei Girolamini: com'è possibile che gli esperti della Soprintendenza non se ne siano accorti?».
    I MISTERI - Questo è uno dei tanti misteri che segnano la vicenda dei libri scomparsi e ne fanno un intrigo che pare la trama di un romanzo (penso a Ian Sansom e al clamoroso furto nella biblioteca di Tundrum). In ogni caso, bloccata la vendita all'asta dei 28 volumi (che non erano finiti solo al collezionista milanese, ma anche ad altri che si cercherà di identificare attraverso rogatorie internazionali), De Caro prova a capire se di quei libri era stata denunciata la scomparsa. Va in una stanza nella quale in genere non si sofferma mai, la segreteria in cui lavorano i bibliotecari, e scopre che c'è un cassetto nel quale sono finite le 1500 schede. Un cassetto del quale i bibliotecari, spiega il direttore, non gli avevano mai parlato da quando, in giugno, si è insediato; e non avevano parlato neppure al conservatore, padre Sandro Marzano: «Probabilmente — ipotizza — non volevano che scoppiasse lo scandalo. In ogni caso mi hanno raccontato che, col vecchio conservatore, ogni anno si faceva una verifica dei volumi mancanti. Le schede venivano tolte dallo schedario e messe nel cassetto. Non so se la segnalazione dei furti veniva fatta alla magistratura».

    IL PRIMO LIBRO IN VOLGARE STAMPATO DA MANUNZIO - Quelle 1500 schede raccontano di libri preziosi, scelti con cura e competenza da chi li ha portati via: «Molti testi scientifici e di viaggio, ma anche tanti volumi di letteratura, come il primo libro in volgare stampato da Aldo Manuzio». Libri che, secondo la stima di De Caro, hanno un valore commerciale di cinque o sei milioni, ma il cui valore storico è probabilmente incalcolabile. Il direttore ha fotocopiato le schede e ha consegnato le fotocopie ai carabinieri. Si sa dunque con precisione che cosa cercare e questo facilita il lavoro degli investigatori. Ritrovare le tracce dei volumi dopo anni, tuttavia, non è un risultato scontato.

    QUEI 20 LIBRI SALTATI FUORI A LONDRA - La querelle sulla gestione della biblioteca dei Girolamini, intanto, continua. Il direttore si è sentito diffamato dall'appello dei 500 intellettuali (che nel frattempo sono diventati quasi un migliaio) e ha dato disposizione ai suoi legali (lo studio Previti di Roma) di chiedere loro il risarcimento dei danni. Intanto ha organizzato, per giovedì prossimo, un dibattito con conferenza stampa: «Sono invitati tutti i cittadini, inclusi i firmatari dell'appello. Mostreremo loro la biblioteca e illustreremo il lavoro che stiamo facendo per migliorarla. Alla fine, quelli che hanno sottoscritto l'appello senza avere mai visitato la biblioteca dovranno dire, in coscienza, se lo firmerebbero di nuovo oppure no». Il direttore azzarda un'ipotesi: «Questo polverone è stato sollevato quando sono saltati fuori i 28 volumi di Londra e ho cominciato a interessarmi ai loro proprietari». Vero? Falso? Ora, almeno, l'inchiesta farà un po' di chiarezza.

    Girolamini, spariti 1500 libri rari De Caro denuncia, procura apre inchiesta - Corriere del Mezzogiorno
    Ultima modifica di P 6; 19-04-12 alle 12:20

  8. #8
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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    ncav: alla faccia delle sparizioni ! ...



    De Caro è titolare di una libreria antiquaria a Verona, ma soprattutto è assai attivo nel commercio internazionale: meglio se di alto livello e di memoria corta. In una delle sue conversazioni telefoniche con Aldo Micciché (ex democristiano, condannato per bancarotta fraudolenta e latitante in Venezuela) intercettate dalla procura di Reggio Calabria, e pubblicate da Sansa e Gatti, De Caro si lamenta perché i carabinieri del Nucleo di tutela per il patrimonio artistico gli stanno addosso per la ricettazione di un prezioso esemplare dell’Hypnerotomachia Poliphili (un incunabolo del 1499) sottratto a una biblioteca milanese e venduto nel marzo del 2005 alla Mostra del libro antico sponsorizzata da Dell’Utri. L’indagine finirà nel nulla, ma solo perché la Procura di Milano è costretta a chiedere il non luogo a procedere visto che “l’incunabolo non è stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche”.


    Bibliofilia e petrolio. Horror (pulp) alla Biblioteca dei Girolamini, Napoli « micheledantini

    “E Napoli morirà ancora un pò”: articolo shock sulle sparizioni nella Biblioteca dei Girolamini, una delle più antiche e importanti d’Italia | Terronia (Associazione Culturale)

  9. #9
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    Predefinito Re: Misteriose sparizioni di libri alla biblioteca dei girolamini

    In questo video
    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/...lamini/195141/

    a telecamere abbassate qualcuno spiega che il polverone potrebbe essere dovuto al fatto che "alcuni libri, spariti 40 anni fa con relativo processo ecc, sono incominciati a riapparire, visto il tempo trascorso, in aste pubbliche e di conseguenza si stanno rintracciando i ricettatori e stanno uscendo dei nomi ..."

  10. #10
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