Polizia contro polizia: poliziotti in manette. La Squadra mobile di Pescara ha tenuto sotto controllo i colleghi della stradale.
POLIZIOTTI IN MANETTE. PESCARA. La Squadra mobile di Pescara ha tenuto sotto controllo i colleghi della stradale. Polizia contro polizia. Una situazione di certo difficile e delicata.
secondo la ricostruzione del pm, Giuseppe Bellelli, e del gip, Luca De Ninis, i sei indagati -che oggi devono rispondere di associazione a delinquere e concussione - avevano messo da parte il loro ruolo istituzionale ed erano diventati altro.
«Plevani, Micaletti, Margiotta, Marulli, Di Lorenzo e Voza», scrive De Ninis, «agiscono sistematicamente e professionalmente in maniera deviata rispetto ai propri compiti».
E si parla anche di «uomini in divisa» il cui unico scopo sarebbe quello di «conseguire profitti illeciti», di «un autonomo e pericoloso corpo separato dall’istituzione di appartenenza delle cui insegne e dei cui poteri gli appartenenti si avvalgono abusivamente per commettere reati».
Il pm Bellelli contesta anche l’aggravante della «scorreria in armi»: «pistole in dotazione legittimamente indossate e mai impiegate per commettere i reati contestati che però potevano rafforzare la capacità intimidatrice delle vittime».
I RACCONTI DEI CAMIONISTI: LA STORIA E’ SEMPRE QUELLA
Sono almeno una trentina i racconti dei camionisti riportati nell’ordinanza (per un totale di appena 500 euro guadagnati dagli agenti).
Tutti hanno fatto mettere a verbale la stessa dinamica: veniva contestata loro una infrazione (a volte non commessa) e prospettata la possibilità di pagare subito una somma di denaro contante per evitare la multa.
A nessuno veniva rilasciata una ricevuta o un documento che attestasse la verbalizzazione dell’infrazione.
In alcuni casi la Squadra mobile, visionando il cronotachigrafo ha riscontrato effettivamente dei superamenti dei limite della velocità da parte degli autotrasportatori.
Superamenti che, però, non erano stati sanzionati dai colleghi della stradale che avevano preferito chiudere un occhio per assicurarsi piccole cifre, «venendo meno ad un atto del proprio ufficio», sottolinea il gip.
Sempre dal racconto dei camionisti la Squadra mobile ha scoperto che spesso i colleghi della stradale scrivevano su un foglietto di carta la somma richiesta.
Raccontò una delle vittime:
«Ha riempito (il poliziotto, ndr) una sorta di modulo con i miei dati e poi su un foglio bianco ha scritto la somma di 300 euro. Io ho fatto capire che non avevo quei soldi. L’uomo (il poliziotto, ndr) allora ha sbarrato la somma e ha scritto 200 euro. Io ho di nuovo contestato di non avere quella cifra (…). Io ho scritto 20 euro. Il poliziotto ha fatto una smorfia dicendo che non andava bene e io ho scritto 50 euro e il poliziotto ha detto che andava bene»




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