Skrap teneva gli occhi acquosi posati su Toby che,
nell’angolo opposto, beveva dalla ciotola spargendo goccioline
tutt’attorno. Le sue narici sensibili captavano gli odori degli
altri beagle, stipati in altrettante gabbie simili alla sua. Si era
abituato a quegli odori, a quei marchi di riconoscimento.
Ma aveva però imparato a non affezionarcisi.
Durante l’ultima settimana, infatti, molti di essi erano
spariti nel nulla. Succedeva sempre quando la piccola porticina
di metallo si apriva riempiendo di luce lo stanzone: un umano
tutto vestito di bianca entrava e sceglieva chi di loro quel
giorno sarebbe uscito, portandosi via il suo odore.
Con la sua mente di cane Skrap pensava che i prescelti
venissero portati in una nuova dimora, dove avrebbero potuto
trovare una cuccia calda e due pasti al giorno., con padroni
amorevoli pronti a prendersi cura di loro.
La porticina si schiuse nuovamente. Passi risuonarono tra le
gabbie, scatenando un coro di latrati e guaiti. Un faccione rosa,
coperto da una mascherina bianca, comparve di fronte a Skrap
e Toby, aprendo lo sportellino.
«Chi sarà il nostro bastardone fortunato oggi?».
I due cani scodinzolarono, la lingua a penzoloni. Le mani
inguantate dell’uomo si allungarono, afferrando Toby per i
fianchi.
«Tu dovresti andare bene».
Skrap, solo per un istante, si sentì inquieto. Quei guanti in
lattice avevano uno strano odore, che aggrediva con violenza il
suo olfatto iper-sviluppato. Un odore acre, metallico.
Un odore rosso.
Fu solo un secondo, poi la gabbia venne richiusa e l’odore
si allontanò insieme all’uomo.
Tutti gli altri beagle si accalcarono alle grate, osservando
silenziosi Toby sfilare, allegro di essere portato finalmente a
fare una passeggiata. Come tanti carcerati che, da dietro le
sbarre, osservano il condannato percorrere il suo ultimo
miglio.
Skrap si distese sulla paglia, poggiando il muso sulle zampe.
Era solo questione di avere un po’ di pazienza. Prima o poi
sarebbe arrivato anche il suo momento.




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