Spese pazze, l’omertà dei partiti
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Genova - Dopo la cecità, la fretta. Il consiglio Regionale, sommerso da una montagna di scontrini e di fatture quanto meno discutibili scoperti dagli accertamenti (ancora in corso) della magistratura, ha fretta di tamponare lo scandalo di questo fiume di denaro uscito dalle tasche dei contribuenti e utilizzato per pagare cene, viaggi, vino, regali e pure lingerie. Chi ha più fretta di tutti è il presidente del consiglio, Rosario Monteleone (Udc): ieri i capigruppo si sono visti recapitare una sua convocazione per questa mattina per una riunione integrata con l’ufficio di Presidenza.
All’ordine del giorno, due richieste. La prima: affidare i bilanci ai revisori dei conti e avere una relazione dettagliata dello stato dei conti entro 20 giorni. Così i revisori dei conti esterni scendono in campo con un anno di anticipo, e retroattivamente. La seconda era quella di rendicontare ogni singola spesa e mettere tutto sul sito della Regione Liguria, «in modo che ogni ligure possa verificare se quelle spese erano o meno congrue». Questa proposta, però, è stata bocciata.
Da parte sua, Monteleone ha fatto sapere questa mattina che «stiamo preparando un documento a uso di tutti per consentire di comprendere meglio quali sono le spese consentite e quelle che non lo sono, ed evitare confusione. L’acquisto di un divano per i locali del gruppo, per esempio, è legittimo, perché al termine della legislatura resterà in dotazione alla Regione». Monteleone ha ricordato che «sulle spese è in corso un’indagine della magistratura: se alcune risulteranno non legittime, spetterà alla magistratura prendere provvedimenti, e ogni capogruppo si assumerà le proprie responsabilità».
Il capogruppo del Pdl, Marco Melgrati, ha comunque invitato a non creare mostri: «Sono tranquillo sulle spese del mio gruppo. Ricordo che non si parla di uso di fondi per oltre 1 milione, com’è avvenuto in altre regioni, ma di cene da 40 euro e dell’acquisto di una bandiera italiana da 10 euro per un banchetto, scambiata per l’acquisto di bottoni».
Sulla stessa “lunghezza d’onda” anche il capogruppo della Lista Biasotti, Aldo Siri, secondo cui «bisogna evitare di delegittimare tutta la politica. Con questa gogna mediatica c’è il rischio che ci sentiamo tutti con la lebbra: è giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, ma noi non dobbiamo diventare il capro espiatorio. I miei valori non sono cambiati da quando faccio il consigliere. Ho comprato panettoni da portare in parrocchia a Natale, spero che per questo io non debba vergognarmi».
Secondo il capogruppo della Lega Nord, Edoardo Rixi, «sarebbe necessario eliminare il commercialista per ciascun gruppo, basterebbe fare certificare i bilanci da un unico organismo per evitare fraintendimenti sulle spese ammissibili e non. Ci sarebbe anche un risparmio. Noi da luglio portiamo al gruppo scontrini nominativi per evitare problemi». Rixi, comunque, si è detto «pronto» a fare «quello che il presidente Monteleone deciderà riguardo alla trasparenza: abbiamo sempre seguito tutte le norme dettate dall’ufficio di presidenza».
Intorno alle 12, poi, Raffaella Della Bianca, consigliere del Gruppo Misto (fuoriuscita dal Pdl), ha convocato una conferenza stampa dopo le ultime indiscrezioni che la volevano implicata nello scandalo: «La gogna mediatica sulle “soffiate” anonime è un danno per chiunque. La stampa giustamente riporta le informazioni che riceve, ma nel mio caso, si dà una notizia che deve essere dimostrata. È una pratica vile e meschina di chi nasconde le proprie bassezze. Quindi invito i miei delatori a porre la questione sul piano penale».
La Della Bianca ha poi voluto sottolineare anche i bilanci dei gruppi consiliari: «Posso chiedermi come mai non vengano fuori altre spese: vino personalizzato, agende e altre cose che ho letto in questi giorni. Vorrei parlare del bilancio del Pdl non firmato del 2010. Ho chiesto, con una raccomandata del 30 aprile 2011, spiegazioni proprio per poterlo firmare. Anche se la legge dice che la responsabilità è dei capigruppo».
La ex “pidiellina” ha poi presentato il bilancio 2010 della presidenza della giunta: «Due anni fa, quando ho chiesto le spese della presidenza, mi aspettavo una presa di posizione del presidente Burlando. Oggi lui dice di tirare fuori i nomi, ma forse un po’ in ritardo, perché sono stata isolata due anni fa, quando è venuta fuori tutta la questione. Penso che il presidente voglia fare chiarezza in tutte le direzioni , quindi sulla presidenza della giunta, e su quella del consiglio. Su quest’ultima io ho chiesto il bilancio, che mi è stato dato dopo un anno di richiesta».
Inoltre, la Della Bianca ha posto in evidenza le spese di rappresentanza dei consiglieri per il periodo maggio-dicembre 2010, che variano da 2mila a 16mila euro ciascuno.
Per il momento, intanto, i capigruppo non hanno ancora messo a disposizione (se non della magistratura) le spese sostenute dai singoli consiglieri, un’operazione trasparenza che viene chiesta da più parti.
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M5S fa, gli altri mangiano.




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