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    Predefinito La società che aborrisco

    Il presente thread comprende alcune riflessioni personali sulla società in cui viviamo, focalizzando l’attenzione sui suoi aspetti peggiori. Per dare l’idea di quanto sia sbagliato il modello di vita in cui viviamo, ho pensato di analizzare le nostre e le altrui azioni esaminando i nostri comportamenti quotidiani. Osserviamo, dunque, cosa avviene a una persona-tipo in una giornata-tipo. Nota bene: gli orari sono puramente indicativi e variano da persona a persona, a seconda delle sue abitudini, a seconda delle sue occupazioni.


    Ore 06:00 – Suona la sveglia. Ci rechiamo in bagno ed espletiamo i nostri bisogni. Probabilmente il nostro sciacquone perde acqua nel water (anche in modo impercettibile): esso perde almeno 2000 litri di acqua all’anno. Perdita inconsapevole ma non giustificabile, soprattutto alla luce dei dati mondiali sugli sprechi d’acqua: il consumo giornaliero medio della popolazione dei paesi in via di sviluppo si aggira sui 20 litri, contro i 213 litri italiani e i 600 litri U.S.A. Risultato? L’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse idriche disponibili. Pazzesco. Andiamo a lavarci le mani: un rubinetto che perde 30 gocce al minuto spreca circa 24.000 litri d’acqua in un anno. Peccato che 1,4 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e più di 2 miliardi, pur avendone accesso, ne subiscono gli effetti negativi causati delle cattive condizioni sanitarie della stessa (in particolare, 20 milioni di bambini all’anno muoiono per l’acqua insalubre). Guardando al futuro, la situazione non pare in miglioramento. La domanda d’acqua entro il 2050 raddoppierà, e a questo punto la domanda mondiale d’acqua supererà le disponibilità di acqua dolce del pianeta, portando i 2/3 della popolazione a dover affrontare una seria carenza di acqua potabile. Questo perché la popolazione continuerà a crescere, perché l’inquinamento aumenterà in relazione all’accresciuta domanda di beni di consumo, perché lo sfruttamento incontrollato di questa risorsa vitale da parte dei paesi più sviluppati comporta una riduzione del 40% delle risorse idriche pro capite. Poi facciamo la doccia. Se teniamo aperto il rubinetto mentre ci insaponiamo, causeremo la perdita di circa 8000 litri all’anno (questi dati si riferiscono a una famiglia di tre persone). Che fare? Il primo passo è di evitare gli sprechi. Se non lo faremo, saremo corresponsabili della morte di quel miliardo di persone che oggi non ha accesso all’acqua potabile. Pensateci.




    Ore 07:00 – Facciamo colazione; ad esempio, latte e biscotti. Latte Parmalat, biscotti del Mulino Bianco. Buono? Per il palato forse sì, per la coscienza assolutamente no. La società privata Parmalat ha subìto un crac nel 2003, un crac finanziario delle dimensioni di quattordici miliardi di euro. Il buco – mascherato dal falso in bilancio – ha visto il rinvio a giudizio e in séguito la condanna a diciotto anni di reclusione del patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché di numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci. Il fallimento della Parmalat è costato l’azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento. Questa è storia risaputa. Meno conosciuti sono i retroscena che precedono il fallimento della Parmalat. Non tutti sanno che negli anni ’80 Calisto Tanzi entrò in contatto per la prima volta con Ciriaco de Mita, soprannominato il padrino della DC. La loro amicizia nascose finanziamenti illeciti con la complicità di banche, politici e giornali italiani, nonché di istituti di credito e banche d’affari americane, tedesche, svizzere. Un colosso che aveva distribuito favori a tutti, a iniziare dai politici. Dalle casse della Parmalat, Calisto Tanzi e il suo direttore finanziario Fausto Tonna hanno affermato al processo che sono usciti regali, favori, finanziamenti diretti e indiretti, fra gli altri, a Ciriaco De Mita, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Paolo Cirino Pomicino, Claudio Signorile, Calogero Mannino, Francesco Speroni, Stefano Stefani, Massimo D’Alema, Lamberto Dini, Gianfranco Fini, Bruno Tabacci, Adriano Sansa, Oscar Luigi Scalfaro, Pier Luigi Bersani e Renzo Lusetti. Si tratta di uomini politici, sia di centrodestra che di centrosinistra, gran parte dei quali riconducibili alla Democrazia Cristiana di allora. Tutti gli interessati hanno negato di aver ricevuto alcunché. Hanno invece ammesso di aver ricevuto somme inferiori ai cinquemila euro, e quindi esenti dall’obbligo della dichiarazione, Pierferdinando Casini, Romano Prodi, Rocco Buttiglione, Pierluigi Castagnetti e Mario Segni. Sempre dai verbali del processo risulta che Tanzi aveva finanziato con somme consistenti la campagna elettorale di Prodi per le elezioni politiche del 1996, e poi, alle elezioni del 2001, aveva sostenuto la campagna di Silvio Berlusconi. La procura di Milano sta indagando, a partire da alcune dichiarazioni di Tanzi, su finanziamenti risalenti già all'anno della nascita di Forza Italia, finanziamenti che sarebbero stati erogati mediante un meccanismo di mancato sconto agli spot pubblicitari in onda sulle reti Mediaset. In questo modo il potenziale sconto di cui poteva godere una grande azienda come la Parmalat con le sue campagne pubblicitarie massive sarebbe confluito indirettamente a Forza Italia: a questo proposito Tanzi ha dichiarato di aver trasferito quote di pubblicità destinate a essere trasmesse dalla RAI a Publitalia. In ultimo, quand’era ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno fu prosciolto dall’accusa di corruzione. Ma un rapporto della Guardia di Finanza ha fatto notare come il 28 dicembre 2002, proprio quando la commissione interministeriale dava il via libera alla commercializzazione del latte Parmalat a lunga conservazione “Fresco Blu”, l’allora ministro Alemanno e sua moglie Isabella Rauti erano in vacanza a Zanzibar a spese della Parmatour (società collegata a Parmalat). Quando uscì la notizia del maxi-buco, si scoprì anche che banche come Deutsche Bank, Bank of America, Ubs, Citigroup, Unicredit-Capitalia e Morgan Stanley avevano da tempo gli elementi per accorgersi del pessimo stato dei conti dell’azienda di Collecchio, ma ciononostante avevano continuato a proporre ai propri clienti i bond Parmalat, mentre con gli interessi delle somme prestate al gruppo di Tanzi avevano guadagnato anche il doppio di quelle somme. Le banche estere, tuttavia, sono state assolte in primo grado dal Tribunale di Milano dall’accusa di aggiotaggio, ovvero di aver fornito false informazioni al mercato al fine di gonfiare il valore dei bond Parmalat. Ma non è finita qui. Alla vicenda Parmalat è legato il nome di un imprenditore casalese legato alla Camorra. Il suo nome è Michele Zagaria. Quando la Parmalat decide di fornire dati sulle vendite in grado di poter giustificare quotazioni elevate in borsa, la società ha bisogno di vendite sicure, e queste vendite gliele garantisce Michele Zagaria. Come? Semplice: decidono di pagare un’estorsione settimanale al boss che in cambio impone a tutti i supermercati, a tutti i dettaglianti, a tutto il mondo distributivo e commerciale di acquistare latte Parmalat. E lo fa attraverso una strategia semplice, da imprenditore, non solo con le pistole puntate. Va dai grandi distributori di latte e propone loro di distribuire i prodotti Parmalat a una percentuale di sconto elevata. Michele Zagaria decide di imporre ovunque Parmalat a un dato prezzo che deve necessariamente andare bene anche alla Parmalat. A questo punto tutti i concorrenti di Parmalat non riescono a reggere quelle percentuali di sconto, e quando uno solo ci riesce, Foreste Molisane, gli uomini di Zagaria gli bruciano i camion per il trasporto.

    Andiamo ai biscotti della Mulino Bianco. La Mulino Bianco fa parte della multinazionale italiana Barilla. Questa nota azienda italiana è implicata nel commercio di armi (il 15% della società appartiene alla holding svizzera IHAG, proprietaria della Pilatus Aircraft, noto produttore di armi) e investe nello stato guerrafondaio di Israele. Tra i suoi investimenti, spicca il progetto di coltivazione di grano duro nel deserto del Negev, oggetto della campagna mondiale “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” nata per protestare contro l’occupazione israeliana dei territori, contro la sua politica imperialista. Mangia sano, torna alla natura e vivi meglio. «Dal 1975 Mulino Bianco è sinonimo di bontà e genuinità. La sua ampia gamma di prodotti da forno è adatta a tutta la famiglia e ad ogni momento della giornata» recita lo slogan del colosso Barilla. Mentre gli spot televisivi e patinati offrono dal ’76 a ritmi martellanti cieli sereni della Toscana e set cinematografici, le coperture del vasto stabilimento Barilla di San Nicola di Melfi in Basilicata, sono a tutt’oggi di plumbeo asbesto. Una svista, forse una dimenticanza per l’holding che fattura milioni di euro e spende fortune per la pubblicità sui giornali e in tv? È sufficiente un’accurata panoramica fotografica per accertare la pericolosa presenza che gli enti istituzionali preposti alla tutela della salute pubblica (manager e tecnici pagati lautamente dai cittadini-contribuenti e consumatori) non hanno ancora verificato. Gli ondulati in fibro-cemento, meglio conosciuti come eternit (dal nome che, nel 1900, il suo inventore, l’austriaco Ludwig Hatscek, diede a questo micidiale impasto chimico di fibre di amianto (crisotilo) e cemento a lenta presa), fanno bella mostra dal 1987 dove meno te l’aspetti. Ovvero, proprio nei 9,58 ettari del lotto di proprietà del celebre marchio alimentare. L’impianto industriale in provincia di Potenza vanta sette linee produttive (fette biscottate, biscotti da colazione, pasticceria, snack, pani morbidi, sfoglie, merende) per 65.000 tonnellate annue di prodotto alimentare. Il rischio per la salute dei 500 lavoratori (di cui circa 100 stagionali) e degli ignari milioni di consumatori, è indiscutibile. Ma il marchio italiano non è solo pasta e tarallucci, bensì una “magica unione” di finanziatori ed alleati, soprattutto produttori di armi: ad esempio il micidiale cannone 20 millimetri (Oerlikon) adottato con furore da Hitler e in seguito dai dittatori di mezzo mondo. Anda-Bührle e Barilla: una saga di famiglie d’altri tempi. Generazioni e identità accomunate dal senso della produzione e vendita al miglior offerente, ingraziandosi il consenso popolare mediante pubblicità dilagante sui mass media. Occhio, non è tutta d’un pezzo la proprietà: la ditta parmigiana in attività dal 1877 non è quotata in borsa, ma vanta un socio storico imbarazzante. Nel 1979 Hortense Bührle (maritata Anda) – figlia del famigerato Emil Georg (al soldo di Hitler) e sorella del pregiudicato Dieter (responsabile della morte in Africa di milioni di innocenti, prevalentemente donne e bambini, come accertato dall’Onu) nonché madre dell’ingegnere Gratian – investe 10 milioni di dollari per acquistare il 15% della nota marca emiliana. La Barilla è a caccia di denaro fresco: ha bisogno di iniezioni in moneta sonante senza andare troppo per il sottile. Hortense (nata il 18 maggio 1926, originaria di Ilsenburg am Harz, ma naturalizzata a Zurigo nel 1937) ha sposato nel 1964 il pianista Géza Anda. Nel 1969 la gentildonna ha un figlio di nome Gratian, che in séguito diviene ingegnere elettronico, nonché consulente di direzione della McKinsey. Secondo il Dizionario Storico della Svizzera (Historisches Lexikon der Schweiz, Band, 1, 322) la signora è a tutti gli effetti: «Coerede e grande azionista del gruppo industriale Bührle, dal 1956 ha fatto parte dei consigli di amministrazione della Oerlikon-Bührle Holding AG, della Bally International AG e della Ihag Holding AG». Ma chi sono i Bührle-(Anda)? Scomodiamo a tal proposito, tra le innumerevoli fonti informative ben documentate a disposizione, proprio uno studioso elvetico (mai smentito), ovvero Jean Ziegler, che nel 1997 per la casa editrice Mondadori ha pubblicato il saggio La Svizzera, l’oro e i morti. Alle pagine 175-179 si legge: «I fabbricanti d’armi svizzeri furono particolarmente preziosi per Hitler. La Svizzera è leader mondiale nella meccanica di precisione: i congegni di puntamento dei cannoni svizzeri, la precisione delle mitragliatrici e dei mortai, i cannoni antiaereo a tiro rapido erano (e restano) i migliori del mondo. Hitler ne ordinò decine di migliaia; l’addestramento degli artiglieri – sia dell’esercito sia delle SS – destinati a manovrarli si svolse sotto la direzione svizzera. L’industria bellica elvetica presentava un ulteriore vantaggio: poiché produceva in territorio neutrale, non veniva bombardata dagli Alleati. La fabbrica di armi di gran lunga più potente del paese, che era anche una delle maggiori del mondo, apparteneva a un figlio di emigrati del Wurtemberg: Emil Bührle. Le sue officine erano situate soprattutto a Zurigo-Oerlikon. I suoi affari con il Reich gli fruttarono guadagni considerevoli: tra il 1939 e il 1945 le sue entrate ufficiali passarono da 6,8 a 56 milioni di franchi svizzeri e il suo patrimonio personale da 8,5 a 170 milioni. Bührle era amico personale di Albert Speer, il ministro nazista degli armamenti e della produzione di guerra, nonché del barone von Bibra, un consigliere di legazione che fu forse l’intermediario più importante tra i dirigenti nazisti e gli industriali svizzeri. Bührle era un habitué delle cene offerte da Otto Carl Köcher, l’ambasciatore tedesco a Berna. A partire dall’estate del 1940 fino alla primavera del 1945, il gruppo Bührle fu quasi esclusivamente al servizio di Hitler. Nel 1941 offriva lavoro a 3761 persone, vale a dire tre volte di più che all’inizio della guerra. In origine, la Bührle-Oerlikon fabbricava macchine utensili, ma in seguito all’invasione della Polonia si riconvertì agli armamenti: nel 1940 le armi e le munizioni rappresentavano il 95 per cento di tutta la sua produzione. Il punto forte del suo catalogo era il cannone antiaereo da 20 millimetri, molto apprezzato da Hitler, in quanto abbatteva un gran numero di aerei alleati. Bührle era il caratteristico padrone da lotta di classe; aveva orrore dei sindacati, in special modo del coraggioso leader sindacale e deputato di Zurigo Hans Oprecht (…) Per la cronaca, bisogna sapere che la vittoria spiacevolmente rapida degli Alleati impedì a Bührle di smaltire tutte le sue scorte di cannoni; molte delle forniture ordinate dai nazisti restarono a Oerlikon dopo il 1945. Tuttavia, anche dopo il suicidio del suo miglior cliente, Bührle seppe trovare una soluzione: cominciò a esportare le sue armi di morte nel Terzo Mondo. La guerra del Biafra durò dal 1967 al 1970 (…) Le Nazioni Unite decretarono il blocco economico e militare nei confronti del Biafra e la Svizzera aderì alla proibizione di esportare armi. La guerra fece due milioni di vittime, principalmente donne e bambini. Il Biafra capitolò e nelle sue caserme gli ispettori dell’Onu trovarono dozzine di cannoni Bührle. Alcuni recavano ancora la croce uncinata e i numeri di serie tedeschi: si trattava delle forniture Oerlikon, già pagate dai nazisti e pronte a essere loro consegnate, che Bührle aveva rivenduto a Ojukwu. Per questo eccellente affare, Dieter Bührle – erede di suo padre Emil – fu condannato dal tribunale federale a una multa di 20.000 franchi svizzeri per non aver rispettato l’embargo (…) I fornitori svizzeri di Hitler facevano i loro affari in un ambito in cui i valori etici non avevano importanza».




    Ore 070 – Andiamo al lavoro. Come ci andiamo? Prevale nettamente l’uso dell’auto: complessivamente il 55,5% dei lavoratori compie l’intero tratto casa-lavoro con l’auto privata, la quasi totalità dei quali usa l’auto come conducente. Prendendo poi in esame il trasporto pubblico extraurbano, il mezzo pubblico più usato è il bus extraurbano (14%), che consente un collegamento diretto con le città. La metropolitana è il secondo mezzo pubblico più usato (13%). Il treno è usato complessivamente dal 7,5% dai lavoratori. La macchina, il mezzo di trasporto prediletto per gli spostamenti, è anche quello più inquinante, costoso e dannoso. È risaputo che i gas di scarico delle automobili, classificati già nel 1989 come possibili cancerogeni dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), aumentano le probabilità di morire di tumore ai polmoni. A dare la conferma sui possibili e a lungo sospettati danni per la salute provenienti dall’inquinamento sono due studi iniziati negli anni Ottanta i cui esiti sono stati pubblicati sul Journal of the National Cancer Institute. «Gli ultimi esiti delle ricerche americane – commenta Sergio Harari, direttore dell’Unità di pneumologia all’ospedale San Giuseppe di Milano - rafforzano i dati di altre analisi precedenti che documentavano come l’inquinamento atmosferico fosse causa oltre che di malattie respiratorie e cardiovascolari anche di tumori, e in particolare di tumori polmonari». Ma oltre ai danni alla salute, non vanno sottovalutati i danni provocati all’ambiente. Si sa, o si dovrebbe sapere, o non si dovrebbe fingere di non sapere, che i gas di scarico di auto e moto contribuiscono pesantemente all'aumento dell'anidride carbonica nell'atmosfera e al conseguente effetto serra, il quale a sua volta causa l’assottigliamento dello strato d’ozono che circonda la Terra; ciò permette ai raggi del sole di penetrare più intensamente nell’atmosfera e di apportare pesanti danni alla biosfera. Il problema è estremamente importante, in quanto una riduzione dell’effetto schermante dell’ozono comporta un conseguente aumento dei raggi UV che giungono sulla superficie della Terra. Nell’uomo l’eccessiva esposizione a questi raggi è correlata ad un aumento del rischio di cancro della pelle, generato a séguito delle mutazioni indotte nel DNA delle cellule epiteliali. I raggi ultravioletti possono causare inoltre una inibizione parziale della fotosintesi delle piante, causandone un rallentamento della crescita e, nel caso si tratti di piante coltivate, una diminuzione dei raccolti. I raggi UV possono anche diminuire l’attività fotosintetica del fitoplancton che si trova alla base della catena alimentare marina, causando di conseguenza uno scompenso notevole a carico degli ecosistemi oceanici. Per non parlare dello scioglimento dei ghiacci. L'innalzamento della temperatura determina cambiamenti climatici che a loro volta si riflettono sull'intera popolazione mondiale. Se non saranno presi drastici e immediati provvedimenti coordinati a livello mondiale, lo scioglimento dei ghiacciai farà aumentare il livello dei mari di 5 mm ogni anno, con effetti a catena: fiumi in piena, aumento di inondazioni e precipitazioni, riduzione della disponibilità di acqua dolce, centri urbani assediati dall'afa, montagne senza neve, epidemie di colera e malaria.




    Ore 80 – 130 – Orario di lavoro mattutino. È possibile aumentare il proprio rendimento professionale con dieci azioni che rispettano l’ambiente e ci invogliano ad un comportamento maggiormente attento alle tematiche ecologiche. Tali comportamenti rispettosi nei confronti dell’ambiente, sono riassumibili in dieci punti: 1) Viaggi di lavoro: che si tratti di spostamenti casa-lavoro o delle trasferte tra città diverse, la regola è quella di utilizzare un mezzo pubblico o preferire una camminata. Nella necessità di usare una macchina, abituarsi a condividerla con i colleghi. 2) Frutta fresca per merenda: ricordatevi di portare frutta, verdura e cibo sano per la pausa pranzo, cercando di ridurre l’utilizzo di posate e piattini usa e getta, favorendo le stoviglie tradizionali. 3) Bevande: fate installare nel luogo di lavoro un contenitore grande d’acqua al posto delle bottigliette di plastica, molto più inquinanti. Oppure installate un filtro dell’acqua del rubinetto: conviene. 4) Caffè: valutate la possibilità di avere un distributore automatico del commercio equo e solidale, che offre prodotti di alta qualità aiutando i produttori in difficoltà. 5) Ambiente: ricordate sempre che ogni grado centigrado in più incide sulla bolletta del 5%. Limitate la temperatura a 20° in inverno e non a più di 6° di differenza rispetto all’esterno in estate. Cercate sempre di arieggiare le stanze almeno tre volte al giorno e arredate l’ambiente con piante e cactus (molto utili se vicino ad un PC per il loro potere di assorbire le onde elettromagnetiche). 6) Cancelleria: azzerate lo spreco di carta e utilizzare dei supporti ecologici per le comunicazioni, quali ad esempio inviti e buste create con materiale riciclato. 7) Illuminazione: preferite la luce naturale a quella delle lampadine ogni volta che sia possibile e fate posizionare dei sensori per attivare l’impianto al passaggio delle persone. 8) Risparmio energetico: attivate la modalità stand-by su tutte le macchine. Cercate di adattare degli impianti di autoproduzione energetica e fate stipulare all’azienda un contratto con un fornitore di energia da fonti rinnovabili. 9) Riunioni: per i meeting usate prodotti biodegradabili o in vetro, come bicchieri e caraffe. 10) Rifiuti: prediligete l’uso di e-mail per ridurre il consumo di carta. Per tutti i rifiuti attuate un piano di raccolta differenziata.




    Ore 130 – Pausa pranzo. Se siete discoli e non avete portato cibo sano da casa o non amate la frutta e la verdura, evitate di andare al McDonald’s. L'accresciuta domanda di carne negli Stati Uniti a partire dagli anni Settanta (in contemporanea alla diffusione delle grandi catene di fast-food), ha incoraggiato i proprietari agricoli dei Paesi dell'America Centrale e le società multinazionali a convertire su larga scala le foreste tropicali in zone di allevamento bovino. Il fenomeno è noto con il termine negativo di hamburger connection. Purtroppo, una volta disboscati, i terreni vengono persi nel breve periodo (anche solo dopo 3-4 anni), perché l'isterilimento è il destino inevitabile delle aree ex forestali messe a coltura o a pascolo. Meno alberi = meno ossigeno = più anidride carbonica = più effetto serra = scioglimento dei ghiacciai e cambiamenti climatici più repentini = meritiamo di morire per il male che stiamo facendo al nostro pianeta. A causa della nostra sregolata condotta di vita, incentrata sul consumismo più sfrenato, sull'usa e getta, sullo sfruttamento ambientale e umano, siamo complici dell'estinzione di oltre 90.000 specie viventi ogni anno. La catena alimentare si sta spezzando. Sapete questo cosa significa, vero? Lo spero per voi. La multinazionale statunitense massacratrice di animali e spacciatrice di droga legalizzata, è colpevole di sfruttamento dei lavoratori nelle aziende fornitrici e nelle filiali di vendita e di essere responsabile di conseguenze ambientali (ecocidio) e sociali catastrofiche nella produzione di foraggio. Il coraggioso giornalista di guerra e d’inchiesta Klaus Werner-Lobo scrive a riguardo, in un suo libro (Werner-Lobo, Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere, Roma, Newton & Compton Editori, 2009): «La più grande catena di ristoranti del pianeta è anche il maggior consumatore di carne di manzo. Il mangime per il bestiame e i polli utilizzati per produrre hamburger e Chicken McNuggets viene importato in larga parte da Paesi poveri come il Brasile, dove, in enormi monocolture, viene coltivata, ad esempio, la soia come foraggio. Ai coltivatori locali in genere viene corrisposto dai grandi proprietari terrieri un salario minimo, e molti addirittura sfruttati come schiavi. Superfici coltivabili vengono sottratte alla produzione locale di generi alimentari, nonostante la fame che attanaglia gran parte della popolazione. Un ettaro di coltivazioni vegetali destinate al nutrimento animale potrebbe sfruttare sette volte tanto se tali prodotti fossero destinati al consumo umano: le mucche dei ricchi mangiano il pane dei poveri. Poiché in Brasile, per ricavare terreni da destinare alla coltivazione della soia, le aziende agrarie distruggono persino la foresta pluviale e l'ambiente naturale indigeno […]. Il problema dello sfruttamento e della fame legato all'importazione di foraggio, tuttavia, è ben lungi dall'essere risolto». Contro McDonald’s si è battuta anche Greenpeace International.



    Ore 15:00 – 19:00 – Orario di lavoro pomeridiano. Vale quanto detto per l’orario di lavoro mattutino.


    Ore 20:00 – Rientro a casa. Se vi accingete a preparare la cena, boicottate le seguenti marche: Althea, Algida, Carte d’Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri, Findus, Genepesca, Igloo, Bertolli, Dante, Friol, Maya, Calve’, Mayo’, Top down, Lipton, TE’ati. Tutte queste marche appartengono alla multinazionale Unilever, segnalata da Animal Aid per esperimenti su animali. Vi sono comportamenti non etici segnalati a carico di questa multinazionale, quali: abuso di potere, sfruttamento del terzo mondo, danni all’ambiente, Ogm, negazione dei diritti dei lavoratori, regimi oppressivi, illeciti, sfruttamento degli animali, pubblicità scorretta, paradisi fiscali. La Unilever ha filiali in Brasile, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Messico, Marocco, Perù, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia e Uganda. Per quanto riguarda le relazioni sindacali, nel giugno 1989 i lavoratori della Gessy Lever a San Paolo, Brasile, occuparono la fabbrica per rivendicare paghe e condizioni di lavoro migliori; 87 di loro furono licenziati. Sebbene poi i lavoratori ricevettero un aumento di paga, la direzione mancò di riconoscere il consiglio di fabbrica eletto dai lavoratori. Per quanto riguarda i salari e le condizioni di lavoro, nel 1988 i membri del sindacato dei lavoratori nella fabbrica Elida Gibbs in Sudafrica scioperarono per il salario minimo. La direzione aziendale ottenne un ordine dalla Corte Suprema che reprimeva i membri del sindacato dall’interferire con la produzione e distribuzione delle merci. Solo ultimamente il sindacato ha vinto la sua rivendicazione per un salario minimo mensile garantito. Unilever ha inoltre una grande fabbrica di tè a Pazar, nella Turchia Orientale. Si tratta di un’area dalla quale la gente (la maggior parte costituita da Kurdi), è stata espulsa secondo uno schema di sviluppo deciso dal Governo Turco. Per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente, la compagnia è stata multata per 5.000 sterline nel 1990 per il rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell’Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo gennaio-marzo 1991 la compagnia ha superato di tre o più volte gli scarichi consentiti. Inoltre, tra il 1° settembre 1989 e il 31 agosto1991, la compagnia fu dichiarata colpevole di inquinamento delle acque. Unipath, filiale della Unilever, è stata criticata da Maternity Alliance per l’offerta di una fornitura mensile di un complesso vitaminico insieme ai kit per il test della gravidanza. I gruppi fanno notare che nel 1990 il Dipartimento della Sanità consigliò alle donne gravide di evitare di prendere integratori dietetici che includono la vitamina A, a causa dei pericoli di difetti nel nascituro. Nel Febbraio 1992 Mid Somerset Earth First! lanciò il boicottaggio della Unilever e dei suoi prodotti dietetici integrali, alla luce dei test sugli animali e del comportamento globale irrispettoso verso l’ambiente.

    Per motivi in larga parte coincidenti, boicottate anche tutti i prodotti della Nestlè (bevande: Nescafè, Nesquik, Nestea, Orzoro, Belte’, Chino’, Mirage, Nestea, One-o-one, S.Bitter; acqua minerale: Claudia, Giara, Giulia, Limpia, Lora Recoaro, Pracastello, Sandalia, Tione,Perrier, Vittel, Acqua Vera, San Bernardo, S. Pellegrino, Panna, Levissima, Pejo, Ulmeta; dolci: Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, After Eight, Quality Street, Toffee, Polo, Rowntree, Motta, Alemagna, Nesquik, Fruit Joy, Fruttolo; cioccolato: Perugina, Baci, Nestlè; salumi: Vismara, King’s; olio: Sasso; conserve: Berni, Condipasta, Condiriso; formaggi: Locatelli; pasta: Buitoni, Pezzullo; dadi per brodo: Maggi; surgelati: Surgela, Mare Fresco, La Valle degli Orti; gelati: Motta, Alemagna, Antica Gelateria del Corso; cibi per animali: Friskies, Buffet; cosmetici: L’Oréal, Lancôme), della Del Monte, Cirio, Chiquita, Sunddiamond, Danone (acqua minerale: Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta, Vitas; yogurth e affini: Yogurth Danone, Vitasnella, Actimel, Danito, Danette; biscotti e affini (Saiwa): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers Premium Saiwa, Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti Vitasnella, Dolcezze del mondo, Le Frolle, Wafer Saiwa, Biscotti Prince; altri prodotti (gruppo Galbani): Vallelata Galbani, Mozzarella Santa Lucia, Galbanino, Bel Paese, Certosa), della Fosters, Mc Donald’s, Burger King, Philip Morris, Marlboro, Bayer, Henkel, Johnson & Johnson Inc., L’Oréal, Colgate-Palmolive, Reckitt Banck, Johnson Wax, Nike, Reebok, Adidas, Benetton e i suoi marchi (Sisley, Zero dodici, Nordica, Prince 5, Zerotondo, Undercolors, Colors of Benetton, Rollerblade, Killer Loop, Armani, Levi's, Jesus, Replay, Rifle, Carrera, Moschino), Walt Disney, Chicco, Kodak, Diesel, Shell, Exxon Mobil-Esso, Totalfina-Elf, Eni-Agip, Mitsubishi Motor (e le sue derivazioni Princes, Apricot), Monsanto, Novartis, Parmalat, Procter & Gamble, IBM, Microsoft. Una panoramica più ampia dei motivi che ci devono spingere a boicottare tali marche e i loro prodotti, li troverete cliccando sul link apposito nella sezione FONTI.



    Ore 22:00 – Dopo un’intensa giornata di lavoro, è ora di fare una bella doccia. Sappiamo che l’energia è un bene prezioso, e come tale va salvaguardata. Scegliere fonti di produzione rinnovabili è una decisione saggia e quanto mai doverosa, tanto quanto evitarne ogni possibile spreco. In àmbito domestico, nella nostra vita di tutti i giorni possiamo - attraverso pochi, semplici accorgimenti – ridurre la dispersione energetica e fare bene non solo alla Terra, ma anche alle nostre tasche. Elettricità, riscaldamento, acqua e cucina sono i punti critici su cui potremo intervenire per migliorare la nostra efficienza energetica.

    Partiamo dal riscaldamento, che secondo le stime delle maggiori associazioni dei consumatori rappresenta il 79% della spesa energetica complessiva tra le mura domestiche; vediamo alcuni consigli pratici per ridurre i nostri consumi. Termosifoni e Caldaie: 1) All’inizio dei mesi freddi, quando cominceremo a utilizzare il termosifone, meglio controllare che non ci siano residui d’aria. In caso ve ne fossero utilizzare la valvola apposita (se non presente è opportuno farne installare una) per sfiatare l’aria presente; 2) Durante il periodo d’impiego dei termosifoni, evitare di coprirli con tende o con mobili, avendo cura di non posizionare questi ultimi troppo a ridosso dei radiatori, riducendo così la dispersione del calore all’interno della stanza; 3) Ridurre di poco la temperatura nella stanza, appena un grado, può già assicurare un risparmio energetico pari al 6%; 4) In caso di scelta della nuova caldaia optare per una a condensazione, che migliora il rendimento a parità di consumi con un modello tradizionale; 5) Sono importanti la manutenzione e i controlli periodici, con cadenza annuale (preferibilmente in anticipo rispetto alla stagione fredda). Isolamento termico: 1) I vetri delle finestre rappresentano una delle principali vie d’uscita per il calore. Contro questo possibile spreco si può ricorrere all’utilizzo dei doppi vetri e di finestre in grado isolare efficacemente le correnti d’aria esterna: garantiranno un minore spreco dell’energia prodotta dal nostro impianto di riscaldamento e contribuiranno a raggiungere più in fretta la temperatura desiderata; 2) Durante il giorno evitare di lasciare finestre e porte aperte durante la giornata, in caso di necessità preferire le ore più calde della giorno. Durante la notte ricordarsi di abbassare del tutto le tapparelle o serrande per creare una barriera ottimale contro il freddo esterno.

    Proseguiamo con l’elettricità. Ecco i consigli riguardanti l’illuminazione e lo scaldabagno: 1) Utilizzare sempre lampadine a risparmio energetico, cambiando eventualmente quelle ancora a incandescenza presenti in casa. Il loro maggiore rendimento in termini di consumi ci ripagherà abbondantemente della spesa sostenuta per l’acquisto. Importante nella scelta anche il livello di illuminazione garantito, che non deve essere superiore alle reali necessità dell’ambiente; 2) Ricordarsi di spegnere la luce della stanza da cui stiamo uscendo, a meno che non siamo sicuri di rientrarvi dopo pochissimo tempo: accenderle e spegnerle in continuazione ne riduce la durata nel tempo. In ogni caso evitare l’utilizzo di illuminazione artificiale se quella solare può essere sufficiente; 3) Per risparmiare qualcosina in più al momento dell’acquisto occorre fare un’ulteriore distinzione. Tra le lampadine a basso consumo le principali variazioni sono nel tempo impiegato per raggiungere la piena illuminazione: considerando che solitamente quelle con tempi più lunghi sono anche le meno costose, si potrebbero scegliere per ambienti come la cucina o il soggiorno in cui sostiamo in genere più a lungo; 4) Qualora si dovesse ricorrere a uno scaldabagno è opportuno regolarne la temperatura massima sui 60°C in inverno e sui 40°C d’estate, oltre a farne un uso moderato: salvo particolari esigenze, è possibile garantire il fabbisogno di una famiglia di 3-4 persone con la sola accensione notturna. Elettrodomestici: 1) Nella scelta del frigorifero, il primo aspetto di cui tenere conto è il fabbisogno familiare, evitando modelli che vadano oltre le proprie necessità e posizionandolo lontano da fonti di calore che possano ridurne l’efficienza; 2) Altro aspetto di cui tenere conto è la tabella di consumo (consultabile ormai per tutti i nuovi elettrodomestici) e la caratteristica no frost, che evita il formarsi della brina; 3) Quando introduciamo cibi o bevande (ad esempio per ottenere il classico the freddo estivo), assicuriamoci che non siano troppo caldi, possibilmente lasciandoli a raffreddare in maniera naturale a temperatura ambiente per un po’; 4) Ultima, ma non meno importante pratica è l’evitare di aprire troppo di frequente lo sportello del frigorifero, causando un rialzo della temperatura interna e un conseguente maggiore impiego di energia per il suo ripristino; 5) Tenere sotto controllo i consumi dichiarati anche per l’acquisto della lavatrice, ricordandosi di fare l’opportuna manutenzione: tenendo il filtro pulito e riducendo allo stretto necessario l’utilizzo di detersivo si potrà ottenere lo stesso risultato, gravando meno sui consumi e sull’ambiente; 6) Consiglio sempre valido è quello di effettuare lavaggi solo a pieno carico, possibilmente evitando il prelavaggio (discorso analogo per quanto riguarda la lavastoviglie); 7) Asciugare i propri panni all’aria esterna piuttosto che ricorrere a un’asciugatrice; 8) In generale, collegare a una ciabatta più elettrodomestici (ad esempio televisore, lettore dvd, decoder vari ecc.) in modo da poterli spegnere del tutto quando inutilizzati per molte ore. Anche il solo stato di stand-by rappresenta un consumo che a fine anno può incidere sulla nostra efficienza energetica.

    Dell’acqua ho già parlato nel paragrafo relativo alla sveglia delle ore 06:00.

    Per quanto riguarda la cucina, 1) già la scelta del forno può portare i primi benefici, ricorrendo a un modello elettrico ventilato e ricordandosi di aprire il minor numero di volte possibile lo sportello (eviteremo così la dispersione del calore), cercando di evitarne il preriscaldamento e spegnendolo con un po’ di anticipo rispetto ai tempi di cottura per sfruttarne il calore residuo; 2) Cuocere in padelle e pentole provviste di coperchio e, in caso di tempi di cottura molto lunghi, utilizzare una pentola a pressione. Infine, una piccola nota sulla televisione. Se invece di guardare ognuno il proprio televisore, magari persino sullo stesso canale, ci riunissimo insieme nella visione con la nostra famiglia? Potrebbe essere un modo sorprendentemente piacevole per risparmiare un po’ di energia e perché no, un’occasione per riscoprire il piacere di un bel film guardato in compagnia.




    FONTI
    http://www.dantealighieritorino.it/r...tica/acqua.pdf
    Parmalat: Tanzi condannato, scandalo dimenticato | Blitz quotidiano
    Con i gas di scarico diesel più rischi di cancro ai polmoni - Corriere.it
    TUTTI I CRIMINI DI McDONALD'S : CONOSCENZA E' LIBERTA' - ANDREA DI LENARDO
    Le dieci regole per rispettare l
    Risparmio energetico in casa: alcuni suggerimenti pratici - GreenStyle
    Il fascismo è l’antitesi delle fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando di fascismo. Chi non era fascista era oppresso. Non può parlare di vera fede politica chi opprime le fedi altrui. (Sandro Pertini)

  2. #2
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Non mi piaci, ma con le dovute precauzioni potresti essere una buona trombamica.
    Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?

  3. #3
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    mi so fermato al titolo, eh
    Credere che la prima cellula si sia formata per caso è come credere che un tornado, infuriando su un deposito di sfasciacarrozze, abbia messo insieme un boeing.

  4. #4
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Parliamo di cose serie, c'è il povero cuspide vuole fare la pace con te? Una nuova opportunità gliela potresti dare, non credi sia sbagliato il modello di vita con la quale interpreti la relazione con lui, non focalizzarti sugli aspetti negativi espandi e condividi anche te stessa. Non fare la capitalista.
    Dannato Barone Rosso.

  5. #5
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Citazione Originariamente Scritto da Strangolatore di Dresda Visualizza Messaggio
    Non mi piaci, ma con le dovute precauzioni potresti essere una buona trombamica.
    Guarda che arriva cuspide a spezzarti le gambe.
    Dannato Barone Rosso.

  6. #6
    Anti-taliban
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Quindi?

  7. #7
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    Predefinito Re: La società che aborrisco


  8. #8
    Minimalista
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Citazione Originariamente Scritto da morfeo Visualizza Messaggio
    Guarda che arriva cuspide a spezzarti le gambe.
    E chi è shto cushpide?
    Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?

  9. #9
    webmonster
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    Predefinito Re: La società che aborrisco


  10. #10
    Forumista esperto
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    Predefinito Re: La società che aborrisco

    Citazione Originariamente Scritto da Strangolatore di Dresda Visualizza Messaggio
    E chi è shto cushpide?
    l'utente che Carla ha sedotto poi abbandonato, recentemente il suddetto, dopo aver aperto discussioni abbastanza patetiche sull'argomento, ha dichiarato di starci ancora sotto per lei. Insomma qui per tenervi aggiornati di tutto dobbiamo aprire novella pir 2000.
    Dannato Barone Rosso.

 

 
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