
Originariamente Scritto da
TheMeroving
In una recente discussione con Ringhio mi è stato chiesto se fosse legittimo riconoscere come acquisito il diritto di rappresaglia, largamente esercitato durante la seconda guerra mondiale. Cercherò di fornire una risposta ragionata partendo dai documenti, come è mia abitudine argomentare. Per quanto riguarda il diritto di guerra in particolare e il diritto complessivo in generale le fonti più attendibile sono le sentenze dei processi nel merito.
Per quanto concerne le violazioni afferenti l'esercizio del diritto di rappresaglia i processi più noti, nel quadro delle vicende belliche italiane, sono i processi per l'eccidio delle Fosse Ardeatine. In particolare le sentenze dei processi contro Kappler e Priebke.
Sorvolando sul contesto storico riconducibile all'attentato di Via Rasella perpetrato da un drappello di partigiani aderenti ai GAP romani, diamo un'occhiata direttamente al testo della sentenza Kappler
http://www.difesa.it/GiustiziaMilita..._1714_1952.pdf
A pagina 27 si legge testualmente:
Non è mio intento, in questa discussione, entrare nel merito delle responsabilità penali di Kappler e Priebke, piuttosto quello di circostanziare con documenti autentici l'esistenza o meno di un qualsivoglia diritto di rappresaglia. Leggendo la sentenza pare proprio che la risposta sia affermativa.
Cerchiamo a questo punto di mettere a fuoco l'obbiettivo delineando i contorni di questa particolare declinazione del diritto di guerra e seguiamo la traccia che la sentenza ci propone.
Leggendo l'articolo 50 del Regolamento annesso alla convenzione dell'Aja del 1907 apprendiamo che:
International Humanitarian Law - Hague Convention IV 1907
In realtà l'articolo conferma soltanto la prima parte del passo citato dalla sentenza relativo all'impossibilità di definire la rappresaglia delle Ardeatine come collegabile ad individui direttamente assimilabili ai responsabili oggettivi e pertanto la medesima non può essere qualitativamente definita
repressione collettiva nella quale i
reprimendi devono essere associabili ai colpevoli dell'atto illegale per via di affinità di vario genere.
Tuttavia come si osserva dalla lettura dell'articolo menzionato la convenzione dell'Aja non regolamenta l'uso delle attività di rappresaglia, ma si limita a delinearne uno dei limiti. Quindi una questione rimane insoluta. Stabilito che le convenzioni internazionali (prima dei trattati post-bellici) non regolano l'uso del diritto di rappresaglia, ma si arrestano ad una assunzione indiretta di
non-illegalità del medesimo, è falso asserire che esista una ben determinata delineazione dei limiti concernenti il suo uso ?
In tal senso ci viene in aiuto la sentenza del processo contro Priebke la quale si attarda con una certa precisione sulla definizione del concetto di
diritto di rappresaglia nel quadro dei complessi normativi facenti capo al diritto internazionale. In particolare al punto 4 della sentenza si legge:
Ministero della Difesa - Sentenza del Tribunale Militare di Roma, in data 22.07.1997
E' chiaro il riferimento ad una non ben specificata
dottrina internazionalista riguardo ai codici comportamentali da osservarsi nella condotta delle operazioni di rappresaglia.
Anche in questo passo della sentenza si fa riferimento ad una
dottrina unanime.
In passi successivi la sentenza Priebke riprende il riferimento suggerito dalla sentenza Kappler in riferimento all'esercizio della
punizione collettiva estendendola con la precisazione che in base al complesso di aritcoli normativi in cui l'articolo 50 si inserisce tale esercizio è ipotizzabile limitatamente all'applicazione di misure meramente patrimoniali e che non comprendono pertanto l'offesa della incolumità fisica delle persone.
In conclusione la sentenza del caso Priebke fa in realtà riferimento al
diritto consuetudinario che diviene norma nel diritto internazionale. Un primo tentativo di redazione di una
summa del diritto consuetudinario di guerra è stato fatto con la stesura del
Lieber Code ad opera del governo degli Stati Uniti del 1898
International Humanitarian Law - Lieber Code 1863
Il codice costituiva un prontuario delle norme di condotta durante le operazioni di guerra da parte dell'esercito degli Stati Uniti e costituisce una delle basi più solide sulle quali le successive convenzioni di Ginevra e dell'Aja sono state edificate.
Possiamo pertanto concludere che per quanto i trattati internazionali pre-bellici non vietino, ma nemmeno regolino le norme concernenti l'esercizio delle operazioni di rappresaglia queste erano riconosciute dalle norme di diritto consuetudinario e da queste espressamente regolate.