Meno male che le persone serie......non vanno in ferie.

Se sale il termometro della politica italiana a causa delle dichiarazioni di Bossi sulla missione italiana in Afghanistan, scende il termometro del Federalismo che il capo della Lega ed i suoi complici ripetono ossessivamente di volere senza essersi mai chiesti che cosa sia.

Che a Frattini, a Franceschini, a La Russa e ed agli altri capimastro della politica del nostro paese non importi cosa pensa le gente dell'invio dei soldati all'estero camuffato da missione di pace o di redenzione dei popoli alla democrazia, è cosa nota a tutti e non desta eccessiva meraviglia o interesse nell'opinione pubblica.

Questi prevaricatori per talento naturale, illusi di poter disporre del potere supremo di uno stato sovrano, centralista, oligarchico, elitario ed assoluto, credono di poter fare in nome del popolo italiano tutto quanto passa loro per la testa, indipendentemente dal fatto che sia, oppure no, condiviso dalla maggioranza delle persone. Se si prende in esame questo caso specifico, la maggioranza è chiaramente contro l’intervento.

Ma di nuovo, tutto questo non sorprende. Quello che invece desta meraviglia è l'atteggiamento di Bossi e di Calderoli nei confronti dell'idea che da sempre dicono di voler realizzare: il Federalismo. Se avessero avuto un minimo di coerenza con i principi culturali sui quali si basa questa forma di stato e di governo, avrebbero reclamato a gran voce il diritto del popolo a decidere se è economicamente ed eticamente vantaggioso inviare truppe all'estero per simili imprese. Invece, quanto è avvenuto con la sottomissione dei capi della Lega al volere della coalizione politica che governa il Paese con metodi illegittimi e paracriminali, non è altro che l'esplicita sudditanza dei due capi leghisti (e con loro tutto lo stato maggiore) al potere centralista di quella che un tempo definivano “Roma ladrona”. Come può il capo carismatico (sic) della LN fingere di ignorare che in un modello Federale la decisione sovrana su un tema di questa natura spetta ai Cittadini. Bossi ha eletto a sua residenza Gemonio, un comune del Varesotto posto a 24 chilometri dal valico di Ponte Tresa, attraverso il quale si accede al territorio svizzero. Viene da chiedersi se abbia mai fatto una capatina verso l’ignoto, appena al di là del confine.

Oggi, diversamente da quanto avveniva nei primi anni novanta, la Lega Nord si è prostituita al potere che un tempo affermava di voler combattere. La coerenza con lo spirito leghista dei primi anni, quando ancora Gianfranco Miglio serviva da ancora culturale della Lega, vorrebbe che il partito, proprio in nome dei principi Federalisti, insorgesse contro una decisione presa a Roma da un potere chiaramente illegittimo. Non illegale, la legge può essere forgiata su misura degli interessi dei potenti, ma certamente illegittimo per un Federalista, in quanto la legittimazione della maggioranza delle persone responsabili sui fatti specifici è il requisito principale del Federalismo. Questa dottrina pone lo Stato al servizio dei cittadini per il bene comune. La maggioranza partitica al potere pone invece i cittadini al servizio di un mostro informe che è la maschera dei partiti. Un mostro che per pura convenienza elettorale, o per agitare una velata minaccia, tutti i politici chiamano Stato.

Chi un tempo aveva creduto che il Federalismo della Lega potesse costituire in qualche modo una auspicata antitesi alla forma di stato e di governo centralista ed oligarchica, oggi si deve ricredere, perché il partito è diventato complice del sistema di potere dello stato moderno, tirannico, accentrato e accentratore, che è esattamente l'opposto dello stato Federale un tempo promesso e oggi tradito.

Le ragioni di questo fatto sono molteplici. Lascio ai lettori la facoltà di invocare il bassissimo profilo morale e l’opportunismo senza vergogna di alcuni personaggi. Ma restando ai fatti, uno dei motivi fondanti è la totale assenza di cultura Federalista degli esponenti di spicco della Lega Nord. Non a caso Gianfranco Miglio, federalista di grande valore, ha scritto in Io, Bossi e la Lega, Mondadori, p. 48: “ Il “federalismo” era per il segretario (Bossi, N.d.A.) e per i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di “piede di porco” con il quale scardinare le difese degli avversari”.

Indubbiamente il partito di Bossi ha avuto successo ed usando il Federalismo come un “piede di porco” è riuscito ad entrare nelle stanze del potere. Ma è lecito chiedersi se questo successo sia dovuto ad una concezione appropriata del Federalismo, oppure al fatto di aver usato questa parola strumentalmente, senza conoscerne esattamente il significato, facendo leva sulla confusione tra Federalismo e autonomismo, nonché sull’anelito di autodeterminazione e sul senso di estraneità al paese Italia così prevalente tra le genti del nord.

Purtroppo per i leghisti, la vera natura della politica risiede nella “cultura” e prima o poi questo dovrà emergere anche nello stagno putrido della politica italiana. Alla lunga, i nuovi strumenti di comunicazione di massa permetteranno di chiarire l'abominio che la Lega ha perpetrato nei confronti del Federalismo, che è una forma di stato e di governo basato sulla sovranità popolare e non uno strumento per scardinare il sistema al fine di perseguire un potere personale o di gruppo.

È, questo, un auspicio che tutti dovrebbero condividere, per restituire vitalità, vigore, ma anche dignità e decoro al significato di democrazia e di repubblica. Questi termini sono stati nei secoli le culle di una grande idea dello Stato che l'umanità, piaccia o no, sarà costretta ad adottare se non vorrà vivere, nei prossimi secoli, dominata dalla concezione assolutista dello Stato moderno. Federalismo è superamento dello stato moderno. Federalismo è primato dei Cittadini sui governanti. Federalismo è primato delle comunità locali sul centro. Federalismo è ricostruzione del tessuto sociale ed economico sulle fondamenta del senso di comunità, sul rispetto dell’ambiente e della storia dei territori, sul primato dell’interesse generale su quello particolare, delle maggioranze disarmate sulle minoranze di potenti. Primato dei diritti naturali degli individui. Primato della composizione pacifica e dialogata dei problemi, uno per volta, da risolversi stipulando contratti tra la maggioranza dei Cittadini e gli eletti, questi ultimi ligi funzionari e fedeli esecutori della volontà dei Cittadini. Contratti che premino il volere della maggioranza nel rigoroso rispetto dei diritti naturali degli individui e delle minoranze. È la costruzione di un futuro modernissimo ma amministrato e regolato su misura del volere dei veri e unici titolari di qualunque decisione: i Cittadini sovrani e le loro comunità, a partire dai liberi individui e dalle loro famiglie.


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Paolo Bonacchi e Giacomo Consalez.