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Discussione: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

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    Predefinito Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    Benedetto XVI si dimetterà a giorni « Radio Spada

    Nei prossimi giorni commenti a questa notevolissima e sensazionale notizia.

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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    Comunicato dell'Istituto Mater Boni Consilii - La rinuncia di Joseph Ratzinger



    La mattina di questo 11 febbraio 2013, durante il Concistoro, Benedetto XVI ha annunciato la sua "rinuncia al ministero di Vescovo di Roma, successore di San Pietro", precisando che la Sede sarà effettivamente vacante a partire dal 28 febbraio, alle ore 22.



    Unica motivazione data per questa decisione: l'ingravescentme aetatem, ovverosia l'età avanzata (e non è dato sapere dell'esistenza di altri motivi).



    La rinuncia al Sommo Pontificato è prevista - come possibilità - dal canone 221 del codice di diritto canonico promulgato da Benedetto XV, per cui, di per sé, una decisione di questo genere non altera la divina costituzione della Chiesa, pur ponendo delle gravissime difficoltà di ordine pratico. E' ben noto perciò che le rare rinunzie del passato avvennero in circostanze di particolare gravità nella storia della Chiesa, per cui il gesto compiuto oggi da Benedetto XVI non può essere paragonato a quelli del passato.



    Si tratta invece - come lo suggeriscono le parole stesse adoperate, ingravescentem aetatem - della volontà di applicare anche all'ufficio papale quanto già il Vaticano II (col decreto Christus Dominus) e Paolo VI (Motu proprio Ecclesiae Sanctae del 6 agosto 1966; Motu proprio Ingravescentem aetatem del 21 novembre 1970) avevano deciso per i Parroci, i Vescovi e i Cardinali (dimissioni al compimento dei 75 anni; esclusione dal Conclave al compimento degli ottant'anni per i Cardinali).



    Quelle decisioni conciliari e montiniane non avevano solo lo scopo pastorale dichiarato di evitare di avere pastori inabili al ministero per l'età avanzata (e quello non dichiarato di allontanare eventuali oppositori alle riforme), ma quello di trasformare - almeno di fatto e agli occhi del mondo - una sacra gerarchia in un amministrazione burocratica simile alle amministrazioni di governo dei moderni stati democratici, o ai ministeri pastorali sinodali delle sette protestanti. Oggi Joseph Ratzinger porta a compimento la riforma conciliare applicando anche alla sacra dignità del Sommo Pontificato le moderne categorie mondane e secolari di cui sopra, equiparando anche in ciò il Papato Romano all'episcopato subalterno. E' molto probabile che l'odierna decisione, infatti, diventi come moralmente obbligatoria per i successori, facendo del Papato un incarico "a tempo" e provvisorio di presidente del collegio episcopale o, perché no, del concilio ecumenico delle chiese.



    All'inizio del suo "pontificato", Benedetto XVI insistette infatti sull'aspetto collegiale dell'autorità della Chiesa: il Vescovo di Roma è il presidente del collegio episcopale, un Vescovo tra i Vescovi; al termine del suo "governo", Joseph Ratzinger ha voluto presentare - come un qualsiasi vescovo conciliare - le sue dimissioni.



    Ma il 19 aprile 2005, quando Joseph Ratzinger fu eletto al Sommo Pontificato dal Conclave, accettò veramente,e non solo esteriormente, l'elezione? Secondo la tesi teologica messa a punto da Padre M.L. Guérard des Lauriers o.p. (nei confronti di Paolo VI e dei suoi successori) questa accettazione non poté che essere esteriore e non reale ed efficace, in quanto l'eletto ha dimostrato di non avere avuto, né allora, né in seguito, l'intenzione oggettiva e abituale di provvedere al bene della Chiesa e di procurare la realizzazione del suo fine. Da quel giorno, Joseph Ratzinger fu sì l'eletto del conclave, ma non formalmente il Sommo Pontefice che governa la Chiesa "con" il suo Capo visibile, Nostro Signore Gesù Cristo. Con la decisione odierna, in sintonia con la dottrina e la disciplina conciliare e col vivo sentimento antipapale ereditato in lui dal protestantesimo tedesco e dal modernismo agnostico del quale è stato e resta massimo esponente, Joseph Ratzinger ha solo reso esplicito e manifestato il suo rifiuto di governare veramente la Chiesa, e cessa così di essere - giuridicamente - non il Papa, che non è mai stato, ma l'eletto del conclave e l'occupante materiale della Sede Apostolica.



    Nella già drammatica situazione della Chiesa, il gesto odierno indebolisce ancora di più la barca apostolica scossa dalla tempesta. E' vero infatti che questo gesto riconosce l'incapacità e la non volontà di Ratzinger di governare la Chiesa, ma è vero anche che porta a compimento, come detto, la disciplina conciliare di discredito della gerarchia ecclesiastica. Solo l'elezione di un vero Successore di Pietro potrebbe porre fine a questa crisi di autorità, ma la composizione del corpo elettorale lascia presagire - a vista umana - che la notte sarà ancora più fonda, e l'alba ancora lontana. Che Dio ci assista, con l'intercessione di Maria Santissima, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.



    Verrua Savoia, 11 febbraio 2013

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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    Ultima modifica di Luca; 12-02-13 alle 00:40

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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)



    Che Quaresima ‘sto Concilio…
    5/2/2013 - L’11 Ottobre 2012 Benedetto XVI ha solennemente celebrato il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, voluto e iniziato dal Beato Giovanni XXIII, il “Papa Buono”. Il Beato Giovanni Paolo II, sin dall’inizio del Suo pontificato, aveva insistito “sulla permanente importanza del Concilio Vaticano II… pietra miliare nella storia bimillenaria della Chiesa e, di riflesso, nella storia religiosa ed anche culturale del mondo”. Nel suo testamento spirituale aveva poi annotato: “Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito” (17 Marzo 2000). A sua volta, Benedetto XVI ha riconosciuto nel Concilio la bussola del cammino da seguire: “Nell’accingermi al servizio, che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II… Col passare degli anni, i documenti conciliari non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano anzi particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della società globalizzata del nostro presente” (21 Aprile 2005). Dedico, perciò, il messaggio della Quaresima 2013 a quanto il Concilio mi sembra abbiano ancora da dire a tutti noi. (…) (Messaggio di Quaresima di mons. Bruno Forte, “arcivescovo” di Chieti)

    Il Beato Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, dono e profezia per la Chiesa e per il mondo | ZENIT - Il mondo visto da Roma

  6. #6
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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    La renuncia de Joseph Ratzinger

    En la mañana del 11 de febrero de 2013, durante el consistorio, Benedicto XVI anunció su “renuncia al ministerio de Obispo de Roma, sucesor de San Pedro”, precisando que la Sede estará efectivamente vacante a partir del 28 de febrero, a las 20 hs.
    Único motivo de esta decisión: la ingravescentme ætatem, es decir, la edad avanzada (y no se sabe de la existencia de otras razones).
    La renuncia al Sumo Pontificado está prevista –como posibilidad– en el canon 221 del Código de derecho canónico promulgado por Benedicto XV, por lo cual, en sí mismo, una decisión de este tipo no altera la divina constitución de la Iglesia, aunque plantee gravísimas dificultades de orden práctico. Es bien sabido que las raras renuncias del pasado tuvieron lugar en circunstancias de particular gravedad en la historia de la Iglesia, por lo que el gesto realizado hoy por Benedicto XVI no puede ser equiparado con aquellos del pasado.
    Se trata en cambio, como lo sugieren las mismas palabras adoptadas –ingravescentem ætatem– de la voluntad de aplicar también al oficio papal lo que ya el Vaticano II (con el decreto Christus Dominus) y Pablo VI (Motu proprio Ecclesiæ Sanctæ del 6 de agosto de 1966; Motu proprio Ingravescentem ætatem del 21 de noviembre de 1970) habían decidido para los párrocos, los obispos y los cardenales (dimisión al cumplir los 75 años; exclusión del cónclave al cumplir los 80 años para los cardenales).
    Aquellas decisiones conciliares y montinianas no tenían solamente el propósito pastoral declarado de evitar tener pastores incapacitados para el ministerio por edad avanzada (y el no declarado de alejar a eventuales opositores a las reformas), sino el de transformar –al menos de facto y a los ojos del mundo– una jerarquía sagrada en una administración burocrática similar a las administraciones de los gobiernos de los modernos estados democráticos, o a los ministerios pastorales sinodales de las sectas protestantes. Hoy Joseph Ratzinger completa la reforma conciliar, aplicando incluso a la sagrada dignidad del Sumo Pontificado las modernas categorías mundanas y seculares mencionadas, equiparando también en esto al Papado Romano con el episcopado subalterno. De hecho, es muy probable que la decisión de hoy se convierta en moralmente obligatoria para sus sucesores, haciendo del Papado un cargo “temporal” y provisorio de presidente del colegio episcopal o, por qué no, del consejo ecuménico de las iglesias.
    Al inicio de su “pontificado”, Benedicto XVI insistió efectivamente en el aspecto colegial de la autoridad de la Iglesia: el obispo de Roma es el presidente del colegio episcopal, un obispo entre los obispos; al final de su “gobierno”, Joseph Ratzinger ha querido presentar –como cualquier otro obispo conciliar– su renuncia.
    Pero el 19 de abril de 2005, cuando Joseph Ratzinger fue elegido para el Sumo Pontificado por el cónclave, ¿aceptó verdaderamente, y no solo exteriormente, la elección? Según la tesis teológica desarrollada por el Padre M.L. Guérard des Lauriers O.P. (respecto de Pablo VI y de sus sucesores) esta aceptación no pudo ser más que exterior y no real ni eficaz, ya que el elegido demostró no haber tenido, ni entonces ni después, la intención objetiva y habitual de proveer al bien de la Iglesia y de procurar la realización de su fin. Desde aquel día, Joseph Ratzinger fue sí el elegido del cónclave, pero no formalmente el Sumo Pontífice que gobierna la Iglesia “con” Su cabeza invisible, Nuestro Señor Jesucristo. Con la decisión de hoy, en sintonía con la doctrina y disciplina conciliar y con el vivo sentimiento anti-papal heredado por él del protestantismo alemán y del modernismo agnóstico, del cual ha sido y sigue siendo el máximo exponente, Joseph Ratzinger sólo ha hecho explícito y manifiesto su rechazo a gobernar verdaderamente la Iglesia, y así deja de ser –jurídicamente– no el Papa, que nunca ha sido, sino el elegido del cónclave y el ocupante material de la Sede Apostólica.
    En la ya dramática situación de la Iglesia, el gesto de hoy debilita aún más la barca apostólica sacudida por la tormenta. Es cierto que este gesto reconoce la incapacidad y la no voluntad de Ratzinger de gobernar la Iglesia, pero también es cierto que completa, como se ha dicho, la disciplina conciliar de descrédito de la jerarquía eclesiástica. Sólo la elección de un verdadero Sucesor de Pedro podría poner fin a esta crisis de autoridad, pero la composición del cuerpo electoral hace prever –humanamente hablando– que la noche será aún más profunda y que el alba todavía está lejos. Que Dios nos asista, a través de la intercesión de María Santísima y de los Santos Apóstoles Pedro y Pablo.

    Verrua Savoia, 11 de febrero de 2013

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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    La renonciation de Joseph Ratzinger

    Le matin de ce 11 février 2013, durant le Consistoire, Benoît XVI a annoncé sa “renonciation au ministère d’Évêque de Rome, successeur de saint Pierre”, précisant que le Siège serait effectivement vacant à partir du 28 février à vingt heures.

    Unique motivation donnée pour cette décision : l’ingravescentem ætatem, c’est-à-dire l’avancement de l’âge (on n’a pas connaissance de l’existence d’autres motifs).

    La renonciation au Souverain Pontificat est une possibilité prévue par le canon 221 du code de droit canonique promulgué par Benoît XV, c’est pourquoi, en elle-même, une décision de ce genre n’altère pas la divine constitution de l’Église, bien que posant de très graves difficultés d’ordre pratique. C’est pour cette raison que les rares renonciations du passé advinrent dans des circonstances de particulière gravité dans l’histoire de l’Église, et c’est pour cela que le geste accompli aujourd’hui par Benoît XVI ne peut être comparé à ceux du passé.

    Il s’agit – comme le suggèrent les paroles utilisées, ingravescente ætate – de la volonté d’appliquer y compris à la charge papale ce que déjà le concile Vatican II (par le décret Christus Dominus) et Paul VI (Motu proprio Ecclesiæ Sanctæ du 6 août 1966 et Motu proprio Ingravescentem ætatem du 21 novembre 1970) avaient décidé pour les curés, les évêques et les cardinaux (démission dès l’âge de soixante-quinze ans ; exclusion du conclave dès l’âge de quatre-vingts ans pour les cardinaux).

    Ces décisions conciliaires et montiniennes n’avaient pas seulement comme but pastoral déclaré d’éviter d’avoir des pasteurs inaptes au ministère du fait d’un âge avancé (et celui non déclaré d’éloigner d’éventuels opposants aux réformes), mais celui de transformer – au moins de fait et aux yeux du monde – une hiérarchie sacrée en une administration bureaucratique semblable aux administrations de gouvernement des états démocratiques modernes, ou aux ministères pastoraux synodaux des sectes protestantes. Aujourd’hui Joseph Ratzinger parachève la réforme conciliaire en appliquant également à la dignité sacrée du Souverain Pontificat les modernes catégories mondaines et séculières ci-dessus évoquées, comparant aussi en cela la Papauté Romaine à l’épiscopat subalterne. Il est très probable, en effet, que la décision d’aujourd’hui devienne comme moralement obligatoire pour ses successeurs, faisant de la Papauté une charge ad tempus et provisoire de président du collège épiscopal ou, pourquoi pas, du conseil œcuménique des églises.

    Au début de son “pontificat”, Benoît XVI insista effectivement sur l’aspect collégial de l’autorité de l’Église : l’Évêque de Rome est le président du collège épiscopal, un évêque parmi les évêques ; au terme de son “gouvernement”, Joseph Ratzinger a voulu présenter – comme n’importe quel évêque conciliaire – sa démission.

    Mais le 19 avril 2005, quand Joseph Ratzinger fut élu au Souverain Pontificat par le Conclave, accepta-t-il vraiment, et non seulement extérieurement, l’élection ? D’après la thèse théologique élaborée par le Père M.-L. Guérard des Lauriers o.p. (à l’égard de Paul VI et de ses successeurs) cette acceptation ne put qu’être extérieure et non réelle et efficace, puisque l’élu a démontré ne pas avoir eu, ni alors, ni ensuite, l’intention objective et habituelle de pourvoir au bien de l’Église et de procurer la réalisation de sa fin. À partir de ce jour, Joseph Ratzinger fut certes l’élu du conclave, mais non formellement le Souverain Pontife qui gouverne l’Église “avec” son Chef invisible, Notre-Seigneur Jésus-Christ. Par la décision de ce jour, en syntonie avec la doctrine et la discipline conciliaire et avec le vif sentiment antipapal qu’il a hérité du protestantisme allemand et du modernisme agnostique dont il a été et reste un représentant de premier ordre, Joseph Ratzinger n’a fait que rendre explicite et manifeste son refus de gouverner vraiment l’Église, et cesse ainsi d’être – juridiquement – non le Pape, qu’il n’a jamais été, mais l’élu du conclave et l’occupant matériel du Siège Apostolique.

    Dans la – déjà – dramatique situation de l’Église, le geste d’aujourd’hui affaiblit encore davantage la barque apostolique secouée par la tempête. Il est vrai en effet que ce geste reconnaît l’incapacité et la non volonté de Ratzinger de gouverner l’Église, mais il est vrai aussi qu’il parachève, comme déjà dit, la discipline conciliaire de discrédit de la hiérarchie ecclésiastique. Seule l’élection d’un vrai Successeur de Pierre pourrait mettre fin à cette crise d’autorité, mais la composition du corps électoral laisse présager – à vue humaine – que la nuit sera encore plus profonde, et l’aube encore lointaine. Que Dieu nous assiste, avec l’intercession de la Très Sainte Vierge Marie, et des Saints Apôtres Pierre et Paul.

    Verrua Savoia, le 11 février 2013.

  8. #8
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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)

    Christus Rex: Ratzinger lascia, arriverà un futuro migliore o peggiore?

    REAZIONI UFFICIALI DAL MONDO DELLA TRADIZIONE

    A lato lo striscione con cui Ratzinger venne accolto dal nostro Circolo Christus Rex durante la sua visita a Venezia

    Commento del Circolo Cattolico Triveneto Christus Rex

    Non conosciamo i disegni di Dio, ma possiamo provare a guardare con favore alla rinuncia ufficiale di Ratzinger all’occupazione della Cattedra di San Pietro, perché potrebbe comportare la definitiva implosione della “Contro-Chiesa” conciliare e favorire un inizio di Restaurazione Cattolica della Dottrina e della legittima Autorità. Preghiamo per questa intenzione. Forse non a caso l’annuncio delle dimissioni è avvenuto il giorno 11 Febbraio, in cui ricorre l’anniversario dei Patti Lateranensi con cui la Regione Cattolica venne riconosciuta Religione di Stato. Chissà che l’abbandono del liberale Ratzinger e la concomitanza (casuale?) col periodo elettorale non ci regalino la gioia del ritorno della Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.

    Qualora, invece, Dio volesse castigarci ancor di più per i gravi peccati contro la Fede e contro la Morale dei traditori vestiti da chierici e loro sodali, si potrebbe configurare un futuro peggiore di quello “Wojtylian-ratzingeriano”. Un futuro di persecuzione per una Chiesa Cattolica che sarà ancor più ridotta nella sua dimensione visibile ed il gregge sempre più piccolo. Ricordiamoci, comunque, con viva Speranza, che Gesù Cristo ci ha garantito che le Porte degli Inferi non prevarranno mai.

  9. #9
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    Predefinito Re: Joseph Ratzinger rinuncia al Papato (materiale)


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