Napolitano dà retta a Paolo Mieli e pensa di nominare un governo d'emergenza, guidato da Ignazio Visco, sostanzialmente una specie di governo Monti con un'età media molto più bassa. PD e PDL sono d'accordo, ma il PD pone la condizione che l'incarico sia a tempo, fino all'approvazione della legge di stabilità: obiettivi legge elettorale e taglio dei compensi ai parlamentari. Il governo incassa la fiducia.
Il nuovo Presidente della Repubblica è Monti.
Nel PD si va a congresso, fra ottobre e novembre. Renzi tiene un profilo basso, ma i renziani sono più agguerriti che mai e incassano l'appoggio di Civati e Letta (e pare che D'Alema non sia così d'accordo nel sostenere Bersani). Al congresso Bersani viene riconfermato di un soffio, ma alle primarie Renzi stravince (66 a 34). Ne segue un ovvio psicodramma di diverse settimane.
Il PD viene trasformato in un partito lib-lab (più lib che lab), con toni meno aggressivi rispetto a quando ha sfidato Bersani nel 2012. Fassina non è più in segreteria, Veltroni è il nuovo Presidente. Quasi tutti gli ex-montiani (ri)entrano nel PD, anche in Parlamento.
La quadra, sulla legge elettorale, viene trovata in extremis: Grillo accetta il doppio turno alla francese, impostato come "doppio turno chiuso" (passano ai ballottaggi solo i primi due). A dicembre la legge di stabilità è approvata. Visco si dimette a dicembre, Monti indice nuove elezioni per fine aprile. In questi mesi, però, succede di tutto.
A destra, con Berlusconi senatore a vita e molto più distaccato, va forte la Meloni, che ha rotto con Berlusconi. La macchina organizzativa di AN si è rimessa un po' a funzionare, e si prepara ad accogliere i veneti della Lega ormai in rotta con Maroni, oltre a ex-AN come Bocchino (porta in faccia, invece, a Gasparri). Ma, soprattutto, si fanno vivi moltissimi, semisconosciuti, peones ex-DC del PDL. La campagna mediatica a favore della Meloni è molto forte.
Nel PD, Renzi presenta la sua piattaforma elettorale, ma la sinistra interna non ce la fa più. Ugo Sposetti spariglia il quadro e minaccia di presentare alle elezioni il simbolo dei DS. L'ala sinistra, guidata dai "giovani turchi" e da Cofferati (con l'appoggio del movimento giovanile) si scinde e dà vita alla sezione italiana del PSE, che si riunisce a quel che resta di SEL e raccoglie già mezzo milione di iscritti. Orfini è il nuovo segretario.
Si tiene un'imponente manifestazione della sinistra a Firenze, in un corteo che riunisce un milione di persone.
Partecipa anche l'UDC, al cui interno nel frattempo è successo qualcosa: l'ala sinistra di Pezzotta e De Mita ha preso il sopravvento su Casini.
Queste le forze in campo.
Sez. it. Partito Socialista Europeo. Raccoglie ex-DS e SEL, con qualche indipendente cattolico (Franceschini) e persino un esponente della destra sociale (Granata). Piattaforma classica socialdemocratica: fondi al diritto allo studio, contratto unico di lavoro e sussidio di disoccupazione per tutti come in Germania, e potenziamento della sanità pubblica; (ovviamente)cittadinanza ai figli di immigrati e coppie di fatto; energie rinnovabili e gas. Ha ancora l'appoggio di CGIL e COOP. Orfini segretario, conduce una campagna molto aggressiva, rivolta soprattutto ad artigiani, commercianti e casalinghe, e facendo largo uso dei comizi di piazza.
Unione dei Democratici Cristiani. Con Casini in minoranza, è un normale partito sociale cristiano. Pezzotta segretario, è tornato anche Tabacci. È in desistenza col PD.
Partito Democratico. Anche qui, nessuna proposta sconvolgente: licenziamenti più facili, tagli alla sanità pubblica e aumento delle tasse universitarie, ma al tempo stesso aumento dei fondi al welfare familiare (assegni familiari, ma anche asili nido) e forti sgravi sull'impresa turistica; sui diritti di cittadinanza non è lontano dal PD. Renzi è in difficoltà, ma nonostante la scissione non perde consensi: la sua immagine è forte e recupera diversi voti dal Movimento 5 Stelle (e, in parte, dal PDL); il "nuovo", ora, è lui. Ha l'appoggio di Confindustria e della finanza (il Vaticano tace), nonché praticamente di tutti i media.
Per sicurezza, però, Renzi lancia un invito: propone una desistenza a sinistra e a destra. Renzi garantisce rispettivamente 5 e 20 seggi ai Social-radicali (unione fra il Psi-Nencini ha aderito alla sezione del PSE-e i Radicali della Bonino), e al Centrodestra Nazionale con la Meloni e Crosetto, e i leghisti veneti di Tosi (che si orientano sempre più verso un profilo di destra liberale, ammantata di nazionalismo; il programma economico è lo stesso di Renzi, ma molto più conservatore sui diritti civili).
Movimento 5 Stelle. Sgonfiato nei sondaggi, specie dopo la scissione interna al PD. Riscuote comunque consensi da uno zoccolo duro abbastanza rilevante, ma l'onda sembra essersi abbondantemente conclusa.
PDL e Lega. Sempre più in calo nei sondaggi. Berlusconi si tiene il suo seggio al Senato. La Lega rischia seriamente di scomparire.
Sondaggi pre-voto:
Sez. it. PSE 26%, UDC 3%
PD 28%, Social-radicali 1%, CDX Naz. 9%
M5s 10%
Pdl 13%, Lega 2%
Affluenza prevista: 72%.




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