
Originariamente Scritto da
Frescobaldi
Carlo Gesualdo principe di Venosa
La vita
Capo di una casata di antica aristocrazia, nipote di S.Carlo Borromeo, nacque a Napoli intorno al 1560.
Ebbe insegnamenti dai maggiori musicista attivi a Napoli.
Nel 1590, avendo sorpreso la moglie Maria d’Avalos insieme al suo amante Fabrizio Carafa, li uccise entrambi. Allontanatosi da Napoli e trasferitosi a Ferrara, nel 1594 sposò Eleonora d’Este, nipote del Duca di Ferrara Alfonso II.
Ritornò a Napoli nel 1597 e vi aprì la sua corte, che fu frequentata dai maggiori musicisti napoletani.
Morì nel 1613.
L’opera
Composizioni polifoniche vocali:
Gesualdo lasciò circa 110 madrigali a 5 voci, raccolti in 6 libri.
I libri I e II (pubblicati nel 1594) contengono i madrigali composti prima dell’arrivo a Ferrara. Parecchi di essi sono su versi del Tasso; i libri III e IV contengono i madrigali scritti durante il soggiorno a Ferrara e rivelano l’influenza dei maestri locali Giaches de Wert e Luzzasco Luzzaschi. La maggior parte dei testi è di modesto valore letterario; i libri V e VI (1611) contengono madrigali composti dopo il ritorno a Napoli.
Nel 1613 il liutista genovese Simone Molinaro pubblicò i 6 libri di madrigali di Gesualdo in partitura: evento assai raro in quell’epoca, essendo la musica polifonica stampata abitualmente in fascicoli separati per ognuna delle parti.
Composizioni polifoniche sacre:
2 libri di Sacrae cantiones (= mottetti), il primo a 5, il secondo a 6 voci (pubblicati nel 1603); Responsori a 6 voci (1611).
La personalità
L’arte di Gesualdo da Venosa fu, sotto molti aspetti, agli antipodi di quella di Luca Marenzio. La sua produzione musicale, frutto di un severo autocontrollo, fu molto meno copiosa di quella del compositore bresciano, benché si fosse realizzata in un arco di tempo superiore a quella.
Gesualdo non amava le strette correlazioni tra le parole e il canto, la “pittura musicale”, i madrigalisti. Egli esprimeva globalmente i sentimenti espressi dal testo, senza indugiare nei particolari. A proiettare sui versi l’ardore di un’ispirazione drammaticamente drammaticamente tesa, egli si giovò di un rinnovato cromatismo. Stupì i contemporanei per l’audacia delle successione degli accordi, per gli imprevedibili trapassi, per l’insolita ampiezza dei salti melodici.
Da R.Allorto, Nuova storia della musica - Ricordi