"Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao
Il pensiero morto
La Cosa, infatti, non si esaurisce nel suo fine, bensì nella sua attuazione. Questo concetto, Hegel lo esprime nella prefazione della Fenomenologia, rappresenta l’impasse ideologico che attanaglia il pensiero che vorrebbe farsi insorgente, e che ripercorre invece il vuoto del risultato che non è riuscito a produrre. Troppo preso dalle determinazioni evidenti che attraversano le nostre esistenze, ma che non sono l’esistenza, scambia l’impotenza del singolo per supina accettazione o peggio per insufficienza di coscienza. Eppure, ogni giorno vi sono delle attuazioni individuali, ovvero delle realizzazioni esistenziali che rompono il gioco delle determinazioni, che non sono altro che potere di incidere sulle nostre scelte. Ma cosa guarda il pensiero morto? Guarda al fallimento collettivo che la storia ci ha consegnato impietosamente. Il fallimento di rendere sociale ciò che è singolare (ovvero il concetto di bene comune) è il fallimento collettivo e non quello individuale.
Aristotele nell’ Etica Nicomachea parlando del bene dell’individuo, che fondamentalmente consiste nell’attività dell’anima conforme a virtù, si attua nel contesto delle relazioni con gli altri, e quindi il bene < è amabile anche nella dimensione dell’individuo singolo, ma è più bello e più divino quando concerne un popolo o delle città>. L’individuo, questo soggetto insignificante per tutti i pensieri che aspirano a guidare le masse, è disprezzato per la sua inconsistenza numerica: egli è semplicemente uno. Eppure nel passato, il significato dell’uno e dei molti, era molto indagato e faceva sorgere un’introspezione filosofica e politica notevole, sia per complessità che per possibilità d’indagine ulteriore.
Le insorgenze individuali non sono materia commestibile per chi, per troppo tempo e con scarsa fecondità, ha continuato a ripercorrere le gioiose manifestazioni di collettività in associazione cooperativa permanente. Anche all’epoca delle masse in-stradate vi erano singoli individui che sentivano di non contare nulla per i grandi pensatori, poveri diavoli senza coscienza di classe. Oggi, ci troviamo alle prese con i problemi non risolti di ieri, e ognuno si fa interprete delle masse, riduce le innumerevoli individualità a pochi e precisi disegni a propria immagine e somiglianza, finendo per cozzare come insetto stupito contro un parabrezza in corsa, povere macchie di rosa inconsapevoli.
Non si tratta di sapere cosa sorgerà da queste macerie, da questo decadere di tradizionali certezze (che come tutte le putredini è alimento di nuove vite), ma di conoscere e approfondire in che modo dare voce e ascolto alle insorgenze che adesso, qui, ora si stanno manifestando e che si sono sempre manifestate e sempre ignorate dalla storia di classe (quale essa sia).
Segue Comunismo e Comunità




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