ne abbiamo spesso parlato in questo forum degli esperimenti fatti a Nantes e in Sardegna sull'utilizzo della moneta locale da utilizzare in un circuito chiuso di affiliati (privati e aziende) per superare principalmente il problema del mancato credito delle banche alle imprese. Anche l'amministrazione di Parma pare ci stia pensando. Ora anche gli industriali bolognesi hanno scoperto questa possibilità di liberarsi dal giogo delle banche, utilizzando una moneta complementare che in pratica non è che un "buono" spendibile all'interno di un circuito di aziende e privati che lo accettano e lo garantiscono:
L'industria bolognese rilancia l'idea di una moneta complementare, per offrire un'alternativa concreta alla fame di liquidità delle imprese, alla scarsità di credito offerto dalle banche e alle turbolenze dei mercati finanziari. La proposta è all'ordine del giorno della delegazione di Imola e ha già raccolto ampio sostegno tra gli imprenditori del circondario...
«...la moneta complementare non è solo una provocazione... – spiega Marco Gasparri, presidente della Delegazione imolese di Unindustria Bologna – come inizialmente io stesso pensavo. In bacini territoriali con forte interrelazione tra imprese e con un solido welfare sociale la moneta complementare ha una sua ragion d'essere e i casi di Wir BanK in Svizzera o di BexB in Italia ne sono una dimostrazione».
Non a caso la Regione Lombardia sta continuando gli studi sul "Lumbard"; la Sardegna punta a raggiungere l'1% del Pil veicolato dalla moneta virtuale Sardex e il network italiano BexB - che ha già raccolto, dal 2001 a oggi, l'adesione di 2.600 imprese che hanno scambiato beni e servizi senza l'esborso di denaro per l'equivalente di 250 milioni di euro .
«La vera questione della moneta complementare oggi – spiega Massimo Amato, docente dell'Università Bocconi di Milano – è l'ampiezza dell'area su cui può essere utilizzata, perché il presupposto è un territorio dentro il quale nascono e muoiono gli scambi tra imprese e individui, un circuito chiuso»....spiega l'economista, che pensa a un modello federale in cui le camere di compensazione regionali si compensano tra loro a livello nazionale.
«Va implementato qualsiasi strumento che permetta oggi di alleggerire il fabbisogno di liquidità – nota Amato – e che abbia una funzione anti-ciclica o a-ciclica, che si basi sulla fiducia reciproca e sull'economia reale e che, infine, consenta di eliminare il gap di competitività causato oggi da differenti condizioni finanziarie e non da reali differenze di produttività». E siccome nessuno è profeta in patria sarà a Nantes, la capitale della Bretagna, che Amato sperimenterà la riuscita dell'"altra moneta locale"(il nome sarà ufficializzato a giorni, dopo un concorso di idee) su un bacino di 600mila abitanti, 45mila imprese e 6 miliardi di Pil, con l'idea di veicolarne almeno il 5% con il nuovo strumento di scambio. Il circondario imolese è cinque volte più piccolo di Nantes, la provincia bolognese è quasi il doppio, ma fare i followers e capire come funziona l'esperimento dai cugini francesi, in questo caso, può non essere un'idea sbagliata.
di Ilaria Vesentini - Il Sole 24 Ore - leggi su Unindustria Bologna rilancia la moneta complementare - Il Sole 24 ORE
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