Risultati da 1 a 6 di 6
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    Predefinito "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    http://www.linkiesta.it/elezioni-italia-mercati-2013

    È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta
    Fabrizio Goria .Europa sconfitta e ingovernabilità, domani l’Italia sarà sotto pressione

    Ingovernabilità. È questo lo scenario verso cui sta andando l’Italia. Non ci poteva essere uno quadro peggiore per i mercati finanziari. Lo spauracchio rappresentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è destinato a influenzare in modo significativo la percezione degli investitori sull’Italia. Specie alla luce della netta frammentazione del voto. Chi si attendeva una larga vittoria della coalizione di centrosinistra, guidata da Pier Luigi Bersani, è stato smentito dai fatti. La realtà è che l’Italia di oggi è quasi ingovernabile. E la reazione dei mercati finanziari non si farà attendere.

    L’attesa è finita. L’esito delle urne ha sovvertito mesi e mesi di sondaggi elettorali che vedevano il Partito democratico saldamente in testa. Non solo. Anche i pronostici delle banche d’investimento non sono stati rispettati. Come da attese, invece, le elezioni italiane sono state il banco di prova per l’appeal delle politiche d’integrazione europea. E buona parte degli italiani ha votato contro l’euro, contro il consolidamento fiscale richiesto alla Commissione europea e adottato da Mario Monti, contro il progetto di riforme strutturali introdotte nell’ultimo anno. Un voto di protesta, ma non solo. Un voto contro l’intera classe politica, che mette a rischio la stabilità del Paese e, potenzialmente, dell’eurozona.

    Come dice a Linkiesta un private banker elvetico «non ci poteva essere un quadro peggiore per Italia ed eurozona». Il motivo è chiaro. Da un lato, il Senato è praticamente in stallo. Erano pochi gli analisti internazionali che avevano previsto una tale vicinanza fra il Pd e il Pdl. Inoltre, l’exploit di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle nella camera alta del Parlamento italiano era tutt’altro che prevista. Nella migliore delle ipotesi, il M5S era dato sotto il 20%. Analoga la visione di un risk analyst di Commerzbank, che a Linkiesta ha detto che il quadro di estrema incertezza verso cui è diretta l’Italia era inatteso. «La vittoria della coalizione di Bersani era ampiamente prevista, ma il risultato è stato ben diverso dalle aspettative. Ora è chiaro che, se confermati i dati, ci saranno diversi aggiustamenti di portafoglio», ha detto. In altre parole, si inizierà a vendere parte (o comprare protezione) sui titoli italiani detenuti in pancia. Simile anche la visione di un analista di Goldman Sachs, anche lui stupito dall’esito delle urne.

    «L’ingovernabilità, almeno in questi termini così netti, non era uno scenario considerato probabile», dice. Le difficoltà a formare un nuovo governo possono essere così elevate da richiedere al più presto un ritorno alle urne. Ma prima, anche nel caso di Goldman Sachs, potrebbero esserci degli aggiustamenti nella strategia d’investimento. A ruota, altri operatori potrebbero scegliere di proteggersi dal rinnovato rischio Italia. Il tutto in attesa di capire che come sarà formato, ma soprattutto se sarà formato, il prossimo governo.

    Il rischio che le elezioni italiane avessero diverse analogie con quelle greche dello scorso anno è diventato realtà. Il Pd ha condotto una campagna elettorale low-profile, sicura di essere davanti nei sondaggi e incurante della possibile risalita del Pdl. Allo stesso tempo, il partito di Silvio Berlusconi ha fatto una rimonta degna delle ultime elezioni. Passare da un gap di 10 punti percentuali a un testa a testa finale era difficile. A forza di promesse elettorali, dal rimborso dell’Imu all’annuncio del taglio delle imposte, Berlusconi ha guadagnato spazio su spazio. Infine, Beppe Grillo. Che il comico genovese fosse sottostimato nei sondaggi pre-elettorali era chiaro. Ma che arrivasse oltre il 20% era improbabile. Perso per strada Monti, che con la sua lista è forse il maggiore sconfitto da questa tornata elettorale.

    Quello che ci sarà domani sui mercati è facilmente prevedibile e parzialmente si è visto oggi. All’uscita dei primi instant poll, che vedevano una larga vittoria di Bersani, gli investitori finanziari hanno iniziato a spingere in alto Piazza affari, che ha guadagnato fino al 4 per cento. Poi, l’euforia è finita con l’arrivo delle proiezioni su dati reali. I guadagni sono stati azzerati e solo sul finale lo sprint è ripreso parzialmente. Di contro, sul mercato obbligazionario si sono viste le fluttuazioni più significative. Alla fine il rendimento dei Btp decennali italiani ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,99%, finendo al 4,49 per cento. Le premesse per una giornata nera ci sono tutte.

    fabrizio.goria@linkiesta.it

  2. #2
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    Predefinito Re: "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    Articolo bello e condivisibile del "The Guardian":
    Beppe Grillo's antics may yet shake the whole European system | Simon Jenkins | Comment is free | The Guardian

    Beppe Grillo's antics may yet shake the whole European systemFrom Italy to Eastleigh, the economics of self-flagellation have set off a wave of wildcat populism, with unpredictable results
    Simon Jenkins The Guardian, Tuesday 26 February 2013

    Oh happy day. The Italian election result is a triumph for democracy. "No pope, no government, no police chief," went yesterday's viral tweet, hailing the arrival in Rome of "punk politics". The outcome is an antidote, not just to Italy's corrupt politics, but to the dogma of austerity that now has Europe's economy by the throat. The only way of loosening its grip is through the ballot. Congratulations, Italy.

    The most spectacular victor is Beppe Grillo, a rollicking satirist but with a clear message: that austerity, the euro and corruption are jointly to blame for Italy's continuing ills. We can argue the issues, but why bother when no one listens? Just tell those in charge, as he says, to fuck off. When politicians banned Grillo from TV, he turned to the blog and the piazza. His knockout blow was the ballot.

    Grillo's chief victim is the short-lived prime minister, Mario Monti. He was pushed into office by the banks a year ago to impose unlimited suffering on the Italian economy, so as to shore up the euro and thus protect German and other bank loans from devaluation. Darling of the bankers' ramp, he was Super-Mario.

    Like Greece and with no local currency to take the strain, the Italian economy had to be waterboarded. It shrank by at least 2.2% last year, with official unemployment at about 10%. Monti promised to hold the Italian economy in its downward spiral, without growth and ever less able to repay its mounting debt. Future generations would be in perpetual bondage to German banks.

    Grillo spoke for those generations. His one roughly coherent policy may be a referendum on the euro, but leaving the euro is the key that unlocks the prison door. Even the revival of the outrageous Silvio Berlusconi is good news: his irresponsibility might contribute to pushing Italy into financial crisis and eventual salvation.

    For what seems an entire decade, Europe is to be dominated by the "politics of austerity", a gamble with the economy of an entire continent on a par with that of the 1920s. Leaders (and their bankers) claim that austerity is a "necessary" punishment, to be visited on European people for allowing their governments to borrow beyond their means. The policy offers no growth to pay off the debts, and for the eurozone no devaluation to reduce their incidence. The message is forget Keynes and take the medicine, even if it is poison.

    Despite being outside the euro straitjacket, Britain's George Osborne holds that austerity knows no bounds. As he starves the economy of demand and it duly shrinks, his revenue slides – and the debt and deficit rise. There is a classic vicious circle. Sooner or later, austerity becomes an end, not a means: an obsessive self-flagellation. These finance ministers are like Aztec priests at an altar. If the blood sacrifice fails to deliver rain, there must be more blood.

    You can fool a democracy only so long. The current anti-Keynesian dogma has lasted four years and is just not working. In Greece and Spain, unemployment is touching an appalling quarter of the workforce. France is in trouble and, even in Germany, the strain is telling as growth falls.

    Europe's leaders are steadily dragging their joint economies towards depression, afflicting their competitive relation with the outside world possibly for ever. Nor can they blame others. They are doing it to themselves, voluntarily, in obeisance to the gods of confidence, who long ago abandoned them.

    Clearly no new idea will dent these dogmatists. Economists are to modern government what doctors were to tobacco companies, as good as the last fee. Change will only come, as Chesterton said, with "a sharp blow to the head" and from a blunt instrument.

    That instrument is the ballot. If there is one thing a politician dreads more than a central banker, it is an election. Greece briefly fell last year under the spell of the anti-austerity star, Alexis Tsipras. Holland is fiercely anti-austerity. France saw the anti-austerity left bundle Nicolas Sarkozy out of office. Spanish austerity is at the mercy of maverick separatists. Italy has Grillo, with heaven knows what result.

    Tomorrow at the Eastleigh byelection, the party of Britain's own Grillo is predicted to shock the coalition government. Ukip's Nigel Farage may come from right of stage, as do some of Europe's more alarming anti-austerity politicians, but his appeal is similar to Grillo's. Conventional politics has gone bureaucratically native. The European tier of government is aloof and the eurozone rigid. One-solution Europe does not fit all. The wildcats have the same cry: follow me to the forum and throw the bastards out.

    Italy has long been Britain's favourite foreign country. Even as its two great institutions, the republic and the catholic church, stumble into corruption and immorality, all must be well. This is Italy where even the ungovernable is bella figura. No one believes this will cease.

    Yet wildcat populism always terrifies the existing order. In America it is the Tea Party and Occupy. In Scandinavia, Holland, Austria and France, a communist, poujardist or fascist periodically crashes the system. Mosley did it in pre-war Britain. Since then Powellism, nationalism, Respect, even the odd Liberal has threatened, for a while, to upset the bipartisan apple cart.

    It seldom lasts. Italian politics will establish a new equilibrium. If lucky it will be outside the euro and on the way to recovery; if not it will be in lifetime bondage to eurozone bankers. Either way Italy will remember the heady moment of February 2013, and so should we.

  3. #3
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    Predefinito Re: "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    Citazione Originariamente Scritto da Bisentium Visualizza Messaggio
    È un voto contro l?euro, i mercati verso la vendetta | Linkiesta.it

    È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta
    Fabrizio Goria .Europa sconfitta e ingovernabilità, domani l’Italia sarà sotto pressione

    Ingovernabilità. È questo lo scenario verso cui sta andando l’Italia. Non ci poteva essere uno quadro peggiore per i mercati finanziari. Lo spauracchio rappresentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è destinato a influenzare in modo significativo la percezione degli investitori sull’Italia. Specie alla luce della netta frammentazione del voto. Chi si attendeva una larga vittoria della coalizione di centrosinistra, guidata da Pier Luigi Bersani, è stato smentito dai fatti. La realtà è che l’Italia di oggi è quasi ingovernabile. E la reazione dei mercati finanziari non si farà attendere.

    L’attesa è finita. L’esito delle urne ha sovvertito mesi e mesi di sondaggi elettorali che vedevano il Partito democratico saldamente in testa. Non solo. Anche i pronostici delle banche d’investimento non sono stati rispettati. Come da attese, invece, le elezioni italiane sono state il banco di prova per l’appeal delle politiche d’integrazione europea. E buona parte degli italiani ha votato contro l’euro, contro il consolidamento fiscale richiesto alla Commissione europea e adottato da Mario Monti, contro il progetto di riforme strutturali introdotte nell’ultimo anno. Un voto di protesta, ma non solo. Un voto contro l’intera classe politica, che mette a rischio la stabilità del Paese e, potenzialmente, dell’eurozona.

    Come dice a Linkiesta un private banker elvetico «non ci poteva essere un quadro peggiore per Italia ed eurozona». Il motivo è chiaro. Da un lato, il Senato è praticamente in stallo. Erano pochi gli analisti internazionali che avevano previsto una tale vicinanza fra il Pd e il Pdl. Inoltre, l’exploit di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle nella camera alta del Parlamento italiano era tutt’altro che prevista. Nella migliore delle ipotesi, il M5S era dato sotto il 20%. Analoga la visione di un risk analyst di Commerzbank, che a Linkiesta ha detto che il quadro di estrema incertezza verso cui è diretta l’Italia era inatteso. «La vittoria della coalizione di Bersani era ampiamente prevista, ma il risultato è stato ben diverso dalle aspettative. Ora è chiaro che, se confermati i dati, ci saranno diversi aggiustamenti di portafoglio», ha detto. In altre parole, si inizierà a vendere parte (o comprare protezione) sui titoli italiani detenuti in pancia. Simile anche la visione di un analista di Goldman Sachs, anche lui stupito dall’esito delle urne.

    «L’ingovernabilità, almeno in questi termini così netti, non era uno scenario considerato probabile», dice. Le difficoltà a formare un nuovo governo possono essere così elevate da richiedere al più presto un ritorno alle urne. Ma prima, anche nel caso di Goldman Sachs, potrebbero esserci degli aggiustamenti nella strategia d’investimento. A ruota, altri operatori potrebbero scegliere di proteggersi dal rinnovato rischio Italia. Il tutto in attesa di capire che come sarà formato, ma soprattutto se sarà formato, il prossimo governo.

    Il rischio che le elezioni italiane avessero diverse analogie con quelle greche dello scorso anno è diventato realtà. Il Pd ha condotto una campagna elettorale low-profile, sicura di essere davanti nei sondaggi e incurante della possibile risalita del Pdl. Allo stesso tempo, il partito di Silvio Berlusconi ha fatto una rimonta degna delle ultime elezioni. Passare da un gap di 10 punti percentuali a un testa a testa finale era difficile. A forza di promesse elettorali, dal rimborso dell’Imu all’annuncio del taglio delle imposte, Berlusconi ha guadagnato spazio su spazio. Infine, Beppe Grillo. Che il comico genovese fosse sottostimato nei sondaggi pre-elettorali era chiaro. Ma che arrivasse oltre il 20% era improbabile. Perso per strada Monti, che con la sua lista è forse il maggiore sconfitto da questa tornata elettorale.

    Quello che ci sarà domani sui mercati è facilmente prevedibile e parzialmente si è visto oggi. All’uscita dei primi instant poll, che vedevano una larga vittoria di Bersani, gli investitori finanziari hanno iniziato a spingere in alto Piazza affari, che ha guadagnato fino al 4 per cento. Poi, l’euforia è finita con l’arrivo delle proiezioni su dati reali. I guadagni sono stati azzerati e solo sul finale lo sprint è ripreso parzialmente. Di contro, sul mercato obbligazionario si sono viste le fluttuazioni più significative. Alla fine il rendimento dei Btp decennali italiani ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,99%, finendo al 4,49 per cento. Le premesse per una giornata nera ci sono tutte.

    fabrizio.goria@linkiesta.it
    Articolo pieno di ca zzate,dal quadro politico frammentato cosa che non trova riscontro se pensiamo che in parlamento sono rimaste solo 3 grandi spazi politici e gli altri (l'amico loro) è relegato ad un ruolo di marginalità com'è giusto che sia.
    Che i sondaggi siano manipolati dai soliti "media liberi" è ormai cosa talmente evidente
    che non sfuggirebbe neanche ad un bambino.
    Sintetizzando,chi si attendeva una vittoria di bersani&monti e cioè;goldman saachs,merkel e le lobby economico-finanziarie che tengono per le palle i popoli dell'europa mediterranea s'è preso un bel carciofo nel culo.
    Ultima modifica di Faramir; 27-02-13 alle 01:12
    "In Fede, vedrò di nuovo l'Albero Bianco fiorire nei cortili del re... e Minas Tirith in pace."

  4. #4
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    Predefinito Re: "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    Krugman: l?euro ha le ore contate | Eunews.it

    Krugman: l’euro ha le ore contate
    Pubblicato il 26 febbraio 2013 da Redazione

    Per il premio Nobel statunitense le elezioni italiane mostrano il “completo fallimento” delle politiche europee. E avverte: “In agguato in Europa ci sono figure peggiori di Beppe Grillo”

    Così finisce l’euro: non con le banche ma con il bunga bunga”. Non si contano in queste ore le analisi preoccupate della stampa estera sui risultati delle elezioni italiane. E se per molte testate a rischio c’è la stabilità finanziaria di tutta l’Eurozona per Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia e editorialista del New York Times, la moneta unica ha le ore contate. “Ok, l’euro non è condannato – ancora” scrive sul quotidiano d’oltreoceano, “ma le elezioni italiane segnalano che gli eurocrati si stanno avvicinando molto al confine”.

    Il fatto fondamentale, secondo l’analisi di Krugman, è che una politica di austerità per tutti, “incredibilmente dura nei Paesi debitori” e “senza un accenno di politica espansiva” è un completo fallimento. “Nessuno dei Paesi sotto l’austerità imposta da Bruxelles e Berlino – continua il Ny Times – ha mostrato anche un solo accenno di ripresa economica e la disoccupazione è a livelli che distruggono una società”.

    Questo fallimento ha quasi condannato l’euro due volte, prima nel 2011 e ancora la scorsa estate, ricorda il giornale statunitense. Ma invece che prendere l’esperienza di quasi morte come un avvertimento i sostenitori europei dell’austerità hanno preso gli interventi calmanti sui mercati operati dalla Bce come un segnale che l’austerità stava funzionando. “Beh, gli elettori sofferenti d’Europa si sono appena espressi diversamente”, scrive Krugman.

    In Europa, continua l’editoriale, “non capiscono che la percezione pubblica del diritto a governare dipende dalla realizzazione di almeno alcuni risultati effettivi. Quello che hanno ottenuto, invece, sono anni di dolore accompagnati da ripetute promesse che la ripresa è dietro l’angolo. E poi si chiedono perché molti elettori non si fidano più di loro e si guardano intorno per cercare qualcuno, chiunque, che offra un’alternativa”.

    “Vorrei credere – conclude Krugman – che le elezioni italiane serviranno come campanello d’allarme: una ragione, ad esempio, per dare alla Bce semaforo verde per una maggiore espansione, oppure per fare sì che la Germania dia qualche stimolo o che la Francia sospenda il suo inutile stringere la cinghia. Ma la mia ipotesi è che prevarranno le letture secondo cui gli italiani e tutti gli altri non stanno facendo abbastanza”.

    In ogni caso, mette in guardia il Ny Times, “ci possono essere figure peggiori di Beppe Grillo in agguato nel futuro dell’Europa”.

    Letizia Pascale

  5. #5
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    Predefinito Re: "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera: "Instabilità, rischi per tutta l'eurozona" - Speciale Elezioni Politiche 2013 - Repubblica.it

    Elezioni, il caos Italia sulla stampa straniera:
    "Instabilità, rischi per tutta l'eurozona" Sui media titoli allarmati. Il Guardian: "Possibile miccia di una crisi finanziaria globale". New York Times: "nel migliore dei casi, coalizione instabile e nuovi rischi per l'eurozona". Schulz: "c'è bisogno di un governo stabile. Dal voto messaggio chiaro, Bruxelles ascolti"
    dal corrispondente ANDREA TARQUINI

    BERLINO - Allarme rosso al vertice di Berlino e sui media tedeschi, paura in tutta la Ue, preoccupazione sulla stampa d'oltreoceano. Così le reazioni internazionali ai risultati delle elezioni italiane. La prospettiva di una ingovernabilità a Roma spaventa e fa temere una crisi pericolosissima per l'euro, e poi per il futuro stesso dell'integrazione europea. "E' decisivo che in Italia, nell'interesse dell'Italia e dell'Europa, vi sia al più presto un governo stabile e in grado di agire per il Paese", dice il ministro degli Esteri Guido Westerwelle a Berlino, in una conferenza stampa bilaterale col collega ucraino Leonid Koschara. "Lanciamo un appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche", dice a Repubblica.it Philipp Missfelder, responsabile di politica estera della Cdu (il partito di Angela Merkel), e aggiunge preoccupato: "Voi italiani non siete la Grecia, siete un membro del G8 e un membro-chiave dell'unione monetaria, l'euro non può permettersi uno scenario di tipo greco da voi con nuove elezioni a breve, sarebbe una finestra di instabilità eccessiva". Parla in toni di rara preoccupazione, e certo non si esprime così con un giornale italiano senza aver prima consultato la Cancelliera. La quale sta rientrando da una visita ufficiale in Turchia, e oggi insieme al ministro degli Esteri Guido Westerwelle vedrà qui a Berlino il nuovo Segretario di Stato Usa, Kerry, e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Inevitabilmente e fuori programma il caso Italia sarà tema centrale dei colloqui.

    Anche la stampa americana guarda allarmata al risultato elettorale italiano: per il New York Times "il voto diviso manda un messaggio chiaro in Italia: no all'austerity". Il quotidiano newyorchese sottolinea come "in un voto caratterizzato dalla rabbia degli elettori e da una bassa affluenza alle urne gli esperti sostengono che nel migliore dei casi ci sarebbe una coalizione instabile che esporrebbe di nuovo l'Italia, e l'eurozona, alle turbolenze del mercato". La stessa preoccupazione è espressa nel titolo dell'edizione online europea del Wall Street Journal: "il voto caotico italiano agita il mondo dei mercati", mentre il Washington Post rileva il ritorno di Silvio Berlusconi, che "rianima la sua carriera politica". Su Cnn il risultato del voto italiano è definito di "caotica incertezza", e Bill Emmott, ex direttore dell'Economist in un pezzo speciale per il network americano ricostruisce le tappe che hanno portato la Serenissima al "coma", riprendendo il titolo del suo documentario dedicato all'Italia. E nel blog Charlemagne, intitolato "Una confusione pericolosa", si critica l'apparentemente "facile" scelta antiausterity dell'elettorato italiano in favore dei populismi.

    In Germania come altrove in Occidente i media riecheggiano l'inquietudine del governi. Povera italia!, titola l'editoriale di Die Welt, liberalconservatore e filogovernativo, sottolineando la pericolosità dei risultati per la stabilità politica. "Segnale allarmante, quasi metà degli italiani hanno scelto partiti dalla linea aggressivamente antieuropea", commenta la Frankfurter Allgemeine. A Londra The Guardian parla di "deadlock (paralisi, situazione bloccata) a Roma, che può diventare la miccia che accende la crisi finanziaria globale, dopo il recentissimo indebolimento dell'euro". Per il Financial Times "l'Italia si prepara allo stallo politico". Titolo analogo sul francese Le Figaro: "Elezioni italiane: minaccia di un blocco politico".

    L'ingovernabilità viene sottolineata anche dai media in lingua spagnola: "Bersani vince alla Camera ma il blocco al Senato rende l'Italia ingovernabile", titola El Mundo, mentre per il quotidiano di Madrid El Pais "la risurrezione di Silvio Berlusconi e l'irruzione dell'antipolitica di Beppe Grillo hanno segnato i risultati delle elezioni politiche italiane e lasciano un paese in profonda crisi politica senza la possibilità di formare un governo stabile".

    E a Bruxelles Le Soir, ben informato sugli umori della Commissione europea, sottolinea che il vero vincitore è il populista Grillo, e si esprime con allarme sul peso della paralisi e del rischio ingovernabilità italiano per l'intera Unione europea. "Non facciamo paragoni", insiste l'esperto di politica estera della Merkel, "ripeto il mio appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche italiane, il futuro dell'euro e dell'Europa non può permettersi un'Italia ingovernabile". Suona quasi come un invito che è a un passo dal suggerimento di rassegnarsi a qualsiasi soluzione, persino a una grande coalizione a Roma come male minore e rospo da digerire per evitare il peggio, per fermare la tempesta perfetta sull'euro uscita dalle urne italiane. Con buona pace dei toni sdegnati con cui il centrodestra denunciava ingerenze e pressing tedesco o della Ue sugli elettori italiani, siamo noi col nostro risultato a far sentire tutta l'Europa con le spalle al muro davanti al peggio.

    (26 febbraio 2013)

  6. #6
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    Predefinito Re: "È un voto contro l’euro, i mercati verso la vendetta" di F. Goria

    Elezioni 2013: cosa ne pensano i media nel mondo - Panorama

    Elezioni 2013: cosa ne pensano i media nel mondoCaos, paura per l'euro e shock per la rimonta di Berlusconi e lo tsunami-Grillo. Tutti i commenti dei principali giornali esteri

    di Anna Mazzone
    La politica italiana è un dangerous mess, una confusione pericolosa. Così la rivista britannica The Economist dipinge il dopo-voto, sottolineando in uno sferzante articolo in apertura della sua homepage che l'Italia ha vissuto una notte elettorale all'insegna del caos, tra exit poll e proiezioni che hanno diffuso risultati discordanti, fino ad arrivare all'alba segnata dal testa a testa tra coalizione di centro-sinistra e di centro-destra sia alla Camera che al Senato.

    Secondo l'Economist, tre fattori emergono chiaramente dalle elezioni italiane. In primo luogo, è indubbia la "spettacolare avanzata" del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, "un comico - scrive la rivista economica inglese - che non ha alcun programma per guidare il Paese". Un successo "incredibile" che ha allarmato immediatamente i mercati. Secondo punto dell'Economist: proprio a causa della "valanga" Grillo, che si è aggiudicato la palma di primo partito d'Italia, non c'è una maggioranza solida né alla Camera né al Senato e pertanto il Paese è di fatto ingovernabile.

    Terzo fattore chiave per l'Economist, la travolgente rimonta del centro-destra di Silvio Berlusconi, che "nessuno aveva previsto" e che ha costretto l'alleanza di centro-sinistra a un "drammatico" testa a testa.

    Attacco pesantissimo a Silvio Berlusconi arriva dalle pagine del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung , che come i principali media europei apre la sua edizione online sulle elezioni italiane. Governare con il populismo, le grida e le bugie. Questo il titolo del quotidiano tedesco che scrive che gli elettori italiani hanno lasciato un messaggio chiaro nelle urne. "Due comici erano in lizza alle elezioni e hanno gridato calunnie e insulti: Beppe Grillo e Silvio Berlusconi".

    Il quotdiano tedesco si chiede "come questo sia potuto accadere e sottolinea che le elezioni italiane danno una lezione all'Europa: l'euro è ancora in pericolo e in Italia non esistono mezze misure. Pesantissimi i commenti sulla rimonta di Berlusconi e l'affermazione di Grillo: "Ci insulteranno, vivono (gli italiani ndr) in un clima politico che ha promosso la mezza verità e fa satira per ragioni di Stato". E poi, un laconico commento sul "fallimento" di Mario Monti, a causa degli italiani che "scelgono il caos".

    Meno drammatica, ma ugualmente preoccupata, l'apertura della FAZ (Frankfurther Allgemeine) che titola sull'Italia: "Il Paese è in una situazione molto delicata" e paventa "un blocco politico", sottolinenado che Grillo è il "vincitore morale" della tornata elettorale italiana.

    Stessa linea su un altro quotidiano tedesco, Bild , che titola "Maggioranza sul filo del rasoio per il centro-sinistra" e sottolinea come i risultati italiani consegnino all'Europa un Paese nel caos. Bild poi si chiede quali saranno gli effetti sull'UE e sull'euro, visto che l'Italia versa in una "grave crisi economica, con un debito di 200 miliardi di euro da ripagare, e ha bisogno di "riforme urgenti".

    Ampio dossier italiano in apertura del Financial Times , che sottolinea la condizione di "caos e instabilità" che esce dalle urne italiane e pone l'accento sulla sensibilità dei mercati, che reagiscono precipitando e che vedono lo spread superare i 300 punti. FT poi sottolinea lo "shock-Grillo" e scrive che la scelta degli italiani lancia l'allarme sulle politiche di austerity finora seguite dall'ex premier Mario Monti.

    Insomma, secondo il quotidiano britannico di Londra, che tra l'altro aveva ampiamente anticipato il quarto posto della Lista Civica di Mario Monti, le urne italiane hanno lanciato "un pesante avvertimento sia a Bruxelles che a Francoforte". Un avvertimento che non può essere lasciato cadere nel nulla.

    Stesse posizioni quelle degli altri media britannici, dalla BBC, che in apertura della sua homepage parla di "stallo nella politica italiana", al quotidiano The Guardian , di posizioni progressiste, che pone l'accento sulle "rinnovate paure per la tenuta dell'euro" e disegna scenari "greci" nel dopo-elezioni, sorprendendosi per la sostanziale vittoria di "due showmen" come Grillo e Berlusconi.

    Paure per l'euro espresse anche dalle colonne del conservatore Daily Telegraph che titola sulla "Crisi dell'euro che incombe dopo le elezioni italiane". Il quotidiano britannico sottolinea che i risultati del voto evidenziano un chiaro messaggio a Bruxelles sul "rifiuto da parte degli italiani delle politiche di austerity seguite dall'Europa".

    Stessa musica sul New York Times che titola "Il voto diviso in Italia lancia un chiaro messaggio: no all'austerità". Il quotidiano americano sottolinea il rigetto degli italiani nei confronti dei "vecchi partiti", ma anche la rimonta-shock di Silvio Berlusconi, contro ogni aspettativa.

    E Il Washington Post gli fa eco, incentrando un editoriale sul "revival della carriera politica di Berlusconi in una elezione caotica". Il quotidiano conservatore statunitense racconta la storia del "fenomeno Berlusconi", scrivendo che le due vere sorprese delle urne italiane sono Grillo e Berlusconi, cosa che getta l'Italia nel "caos" e profila il rischio di un blocco politico.

    Durissima l'apertura del quotidiano francese Liberation , che sotto una foto di Bersani e Matteo Renzi abbracciati titola "Dalle urne esce un'Italia ingovernabile". L'incipit dell'articolo firmato da Eric Jozsef è emblematico: "Vaffanculo" alla stabilità di governo, scrive il corrispondente di Liberation da Roma, facendo il verso al motto di Grillo.

    Le Monde sottolinea la "rimonta spettacolare" di Silvio Berlusconi e pone l'accento sull'incertezza dei mercati finanziari senza una maggioranza netta al Senato e con Grillo che si attesta come primo partito. E anche il conservatore Le Figaro sottolinea la "sconfitta di Mario Monti" e parla di una "concreta minaccia di blocco istituzionale e politico", imputando il risultato della coalizione di centro-sinistra allo scandalo Monte dei Paschi di Siena, che ha segnato le ultime fasi della campagna elettorale.

    Sull'antipolitica di Grillo apre il primo quotidiano spagnolo, El Pais , che dedica un dossier alle elezioni italiane, sottolineando l'ingovernabilità che regna sovrana in Italia il giorno dopo la chiusura delle urne. E il quotidiano di Madrid indica anche "senza alcun dubbio" lo sconfitto delle elezioni italiane, che è Mario Monti. "Il professore ha fallito", scrive El Pais, e adesso in Italia si apre un'epoca di instabilità e caos.

    Stesse posizioni quelle di El Mundo. Il quotidiano conservatore di Madrid pubblica una foto di Berlusconi sorridente e sottolinea che la vittoria risicata alla Camera di Bersani e il sostanziale blocco al Senato generano per l'Italia profonde paure e una grande instabilità.

    Nessun commento - per il momento - dalla Russia e dalla Cina. Anche se prima della chiusura delle urne il maggiore sito di informazione indipendente russo, Slon, ha pubblicato un articolo profetico a firma di Evgeny Utkin sull'affermazione travolgente di Beppe Grillo e il fallimento di Mario Monti. Articolo in cui si avvicina Grillo a Calvino e a Lenin, sottolineando la necessità dell'Italia di "cambiare" e, allo stesso tempo, rimarcando la possibile rimonta del PdL di Silvio Berlusconi. Entrambe le cose poi effettivamente uscite dalle urne.

 

 

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