Il capolavoro della fase "spiritista" di Arthur Conan Doyle
Quando le ragazzine fotografavano le fate
di Massimo Centini
Arthur Conan Doyle (1852-1930), campione del positivismo, creatore dell’indimenticabile Sherlock Holmes, investigatore la cui fama è dovuta anche al metodo d’indagine dominato dalla razionalità e dal ragionamento analitico, da un certo punto della sua vita divenne un sostenitore dello spiritismo.
Dal 1887 al 1917, Doyle si trasformò a poco a poco in una attivista dello spiritismo, andando in giro per il mondo con le verità e raccogliendo numerosi consensi, fino a fare del vero e proprio proselitismo. Viaggiò molto in Europa, ma anche in Australia, Africa e Stati Uniti, ovunque ci fosse qualcuno che volesse saperne di più di una fenomenologia divenuta in breve un’autentica moda.
Si può facilmente immaginare con quale interesse lo scrittore accolse la notizia che due ragazzine erano riuscite a fotografare delle fate. La vicenda ebbe per Doyle una tale risonanza che alle foto dedicò un libro: The coming of the fairies, pubblicato nel 1992.Ripercorriamo brevemente la vicenda.
Nel 1917 Elise Wright (1901-1988) e sua cugina Frances Griffiths (1897 - 1986) scattarono, nei prati vicino alla casa di Elise nel villaggio di Cottingley alla periferia di Bradford nello Yorkshire alcune fotografie e delle... fate. Ma solo nel 1919 la madre di Elise, Polly Wright, parlò di quelle immagini alla Società Teosofica di Bradford. E così le fotografie giunsero nelle mani di Edwad L.Gardner, membro esecutivo del sodalizio, chele consegnò a Conan Doyle. Lo scrittore, in procinto di partire per l’Australia, scrisse un articolo sulla vicenda intitolato Faires photographes an Epoch making event, apparso sullo "Strand Magazine" nel dicembre 1920.Al ritorno dal viaggio, Doyle scrisse un altro articolo sull’argomento, pubblicato ancora sullo "Strand Magazine", inoltre inviò numerose lettere per porre in luce l’affidabilità delle immagini.
Mentre i commenti sulle fotografie delle fate si facevano più accesi, Conan Doyle diede alle stampe la prima edizione di The coming of the Fairies (1922), alla quale ne seguirono altre (la seconda, integrata con materiale aggiuntivo, fu pubblicata nel 1928 dalla "Psyche Press", la casa editrice di Doyle).Contro Doyle e le fotografie delle fate si levarono molte voci, anche autorevoli, che con strumenti diversi, intendevano porre in rilievo l’inattendibilità di quelle "prove".
Doyle così replicò emblematicamente alle accuse: "Ci sono migliaia di persone che credono ancora alla fantastica affermazione fatta qualche anno fa secondo cui le fotografie delle fate sarebbero state tratte da una ben nota pubblicità. Nella mia conferenza ho dichiarato che avrei accettato qualunque spiegazione di queste fotografie, tranne una che accettasse il carattere delle bambine. Sono sicuro che quando ho spiegato i fatti c’erano delle persone nella sala disposte ad accettare le fotografie (...). Ci sono state molte obiezioni presentate contro le fotografie di Cottingley, la maggioranza delle quali evidentemente assurde. L’obiezione che merita più attenzione è qualche si tratta di figurine accuratamente ritagliate e sospese con fili invisibili nella fotografia. Questa spiegazione è concepibile ma il peso della probabilità mi sembra ampiamente contro di essa".
Poi, rifacendosi al metodo indiziario, Doyle apportava alcune puntualizzazioni e obbiezioni:
1) Frances, la ragazza più giovane , ha scritto nel 1917 che Cottingley era un bel posto per le sue farfalle e le sue fate. Questa settimana venne spedita ad un’amica in Sud Africa e non venne scoperta fino al 1923, circa, e pubblicata sul Cape Argus. Per quale possibile ragione una bambina di 10 anni avrebbe dovuto esprimersi in questo modo se avesse saputo che si trattava di un inganno?
2) Se le figurine fossero state ritagliate, le stesse figure, o simili, dovrebbero esistere su qualche libro o giornale. Ma non sono state ritrovate.
3) C’è una grande differenza nella solidità tra le figure del 1920 e quelle del 1917, che può essere spiegata con la diminuzione dei poteri medianici delle bambine, ma non si spiega nell’ipotesi di un falso.
4) Gli esperti hanno notato segni di movimento nelle figure.
5) Il Signor Gardner si è formato un’altra opinione del carattere sia delle bambine che del padre di Elise. Quest’ultimo si sarebbe certamente resoconto di un eventuale inganno".Le certezze di Conan Doyle vanno soprattutto ricercate nelle pretese di obbiettività che, in particolare nel Positivismo, si riconoscevano alla tecnica fotografica, da poco in fondo entrata a far parte del corredo strumentale delle scienze.
Malgrado le certezze della fotografia, le bugie hanno sempre le gambe corte e alla fine le fotografe testimoni, confessarono di aver costruito quelle immagini. Elise affermò: "papà ci disse che dovevamo spiegare subito come avevamo ottenuto le fotografie, così presi Frances da parte e le parlai seriamente, giacché avevo inventato io lo scherzo. Ma mi supplicò di non dir nulla perché lo Strand Magazine le aveva già causato parecchi problemi a scuola, e io stessa mi preoccupavo per Conand Doyle che era già criticato dai giornalisti per la sua fede nello spiritismo e anche nelle nostre fate. C’era perfino una vignetta su un quotidiano che lo mostrava incatenato a una sedia con la testa nelle nuvole e Sherlock Holmes in piedi vicino a lui. Conan Doyle aveva appena perso il figlio in guerra, e probabilmente cercava di consolarsi con realtà al di fuori di questo mondo". In seguito, le fate di Cottingley erano ritornate nel mito...
Dal sito www.lapadania.com




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