Nella mia famiglia c'era un punto nero di cui quasi mai avevo sentito parlare. Era uno dei nonni di mio padre. Sapevo che era disperso in guerra, non precisamente dove.
Ieri navigando a casaccio mi sono imbattuto nella storia del Piroscafo Oria, nave italiana requisita dai tedeschi nel Dodecaneso Italiano. Salpata da Rodi l'11 febbraio 1944, con oltre 4000 soldati italiani catturati dai tedeschi tra il settembre e il novembre 1943, che non vollero aderire alla RSI (poche decine lo fecero a Rodi). Soldati ammassati come bestie su questa nave comandata da un equipaggio norvegese, con 90 tedeschi a far da cani da guardia, per essere trasportati nei campi di concentramento in Germania. Nave palesamente incapace di trasportare tanta gente.
Il tempestoso mare Egeo e l'incapacità dell'equipaggio norvegese causarono il peggior disastro navale della storia italiano. Appena 37 soldati italiani si salvarono, Tra essi il futuro segretario del PCI Alessandro Natta. Circa 250 naufraghi, morti, furono recuperati sulle coste greche del Pireo. Giacciono nel sacrario dei caduti d'Oltremare a Bari.
Gli altri riposano in fondo al mare, mai più recuperati.
Da poco tempo è stata ritrovata la lista dei dispersi. Ho cercato con ansia i nomi dei dispersi e vi ho ritrovato il cognome del mio bisnonno. Ma non ne ricordavo il nome.
Oggi è il compleanno di mio figlio e a casa c'erano tutti i nonni a festeggiare. Tra loro mio suocero, il cui padre è disperso in Russia, che praticamente non conobbe mai. Ho chiesto a mio padre come si chiamava suo nonno. Era proprio lui.
Ho raccontato la storia a mio padre, che quel nonno conobbe appena e non ricorda. Non conosceva la fine di suo nonno. Gli si sono gonfiati gli occhi di lacrime. Ora sa dove è suo nonno. E vuole andare a Bari nel sacrario dove giacciono i suoi commilitoni. A deporre un fiore.
Il naufragio del piroscafo Oria - 12 febbraio 1944




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