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    Predefinito Festa Tradizionale di Santa Lucia

    I doni di Santa Lucia


    Tradizione veronese del tredicesimo secolo
    Singolari coincidenze quali il culto assai diffuso, simbologia della luce, 13 dicembre antico solstizio ed usanze precristiane ad esso legate, favorirono il nascere, fin da epoche antiche, di numerose e diversificate tradizioni popolari intorno alla figura di Santa Lucia, molte delle quali sopravvivono ancor oggi con inalterata genuinità.


    Il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” o meglio “… la notte più lunga che ci sia” ha origine antica e si riferisce al calendario giuliano che con numerosi adattamenti fu utilizzato fino alla fine del ‘500, quando venne sostituito da quello gregoriano.

    Il 13 dicembre coincideva anticamente con il solstizio d’inverno, momento in cui, in epoca precristiana, la gente si scambiava doni augurali in vista della nuova stagione.
    La notte tra il 12 e il 13 dicembre era la più lunga dell’anno. Ma dal mattino del 13, festa di Santa Lucia, il sole riprendeva a splendere di più: in maniera quasi impercettibile all’inizio (a Santa Lussia na’ ponta de ùcia), ma sempre un po’ di più passando i giorni (da Santa Lussia a Nadal on passo de gal). Anche il nome Lucia, singolare coincidenza, è collegato alla promessa di giorni più chiari, di nuova luce fisica e spirituale.

    Alcune espressioni legate al mondo dei non vedenti sono molto antiche come il detto augurale del mendicante cieco “Santa Lucia ti conservi la vista” da cui è nata la scherzosa risposta “perché l’appetito ce l’hai”.
    Una bella tradizione è tutt’oggi viva in Danimarca e Svezia, sopravvissuta alla riforma protestante: il 13 dicembre una ragazza , vestita di bianco e con una corona di sette candele sul capo, percorre le strade dei villaggi scortata da compagne ugualmente vestite (chiamate “le lucie”) e distribuisce doni alle persone bisognose.
    E’ difficile stabilire quanto l’usanza precristiana abbia influito su questa ed altre tradizioni, certamente forte influenza ha avuto la vita stessa di Santa Lucia che, per vivere più coerentemente lo spirito del Vangelo, aveva distribuito tutti i suoi beni ai poveri di Siracusa.

    Tradizioni diverse sono presenti in varie regioni italiane, in tanti paesi d’Europa e del mondo.
    “Gli occhi di Santa Lucia”: pasta, dolciumi, pane, molluschi portano questo nome e sono legati a tradizioni di vari paesi mediterranei.
    Anche Verona ha una suggestiva e dolce tradizione con protagonista Santa Lucia: è lei che, accompagnata dal Castaldo e aiutata dall'asinello (musseto), la notte tra il 12 e 13 dicembre, porta i doni ai bambini buoni (ma anche carbone e una significativa bacchettina a quelli più birbanti!) entrando nelle case attraverso i camini.
    L’origine è antica, come testimoniano poesie e filastrocche in dialetto arcaico, tradizioni orali mai interrotte, avvenimenti provenienti da un lontano passato ma ancor oggi in essere.

    Vari storici dei secoli scorsi fanno concordemente risalire la tradizione al XIII secolo, quando si diffuse a Verona una pericolosa malattia agli occhi che colpiva soprattutto i bambini.
    Genitori e familiari invocarono l’intervento di Santa Lucia, protettrice della vista, per far cessare l’epidemia, promettendo (facendo voto) di portare ogni 13 dicembre i loro figli in pellegrinaggio a piedi scalzi alla sua chiesa.
    Ottenuta la guarigione rimase la tradizione dell’annuale pellegrinaggio votivo, inizialmente nella chiesa di Santa Lucia Intra (in corso Porta Palio, soppressa in periodo napoleonico) e poi in piazza Bra nella chiesa di Santa Agnese (demolita nel 1837 per far posto all’attuale municipio), in cui era conservata una pala di Bernardino India con le Santa Agnese e Lucia.

    La stagione fredda non invogliava certo ad una passeggiata a piedi nudi e non era facile convincere i bambini a lasciare scarpe e calze a casa! Ma l’arguzia dei genitori superava la ritrosìa dei figli: con la promessa che Santa Lucia avrebbe riempito scarpe e calze di doni e dolciumi, li convincevano a partecipare al pellegrinaggio.
    Un’antica filastrocca è testimone di questa tradizione:

    “Santa Lussia, mama mia
    porta conse in scarpa mia,
    se la mama no gh’in mete
    reste ude le scarpete
    s’el bupà no’ghe ne porta
    resta ‘uda anca la sporta”

    Versioni simili sono presenti in tutta la provincia e giocano spesso sull’equivoco nel dire ai bambini, senza farlo troppo capire, che i doni arrivano dai genitori.
    A partire dal XIV secolo l’usanza si estese alle città dominate dagli Scaligeri ed ebbe ulteriore impulso dal XV secolo quando i Veneziani, inclusa Verona nella Repubblica Veneta, estesero via via il loro dominio ad altre città, diffondendo anche le nostre tradizioni ben oltre i confini della Repubblica. Ancor oggi sono diverse le zone del nord Italia in cui è viva questa bella usanza, così come alcune aree dell’Austria e della Cecoslovacchia.

    Non sappiamo quando cessarono i pellegrinaggi a piedi scalzi, ma l’abitudine di accompagnare i figli nella chiesa di Piazza Bra continuò fino alla sua soppressione.
    L’affluenza di tanti bambini e genitori riuniti nella piazza più grande di Verona, richiamava la presenza di venditori di dolciumi e giocattoli da ogni parte del Veneto e, oggi, d’Italia (incoraggiando i genitori ad acquistare doni per i bimbi e mantenendo, di fatto, viva la tradizione).
    Così è nata la “Fiera di Santa Lucia” specialsta in dolciumi e giocattoli, che il 12 dicembre di ogni anno riempie piazza Bra di colori, suoni e profumi indimenticabili.
    Passeggiando fra i “bancheti” sembrano ancora risuonare i versi in vernacolo del grande Berto Barbarani, insuperato cantore della Verona del passato.

    “I l’à fati su de note,
    co le asse e col martel
    co le tòle mese rote
    piturade da cortel,
    co ‘na tenda trata sora
    co i lumeti trati là
    l’è così che salta fora
    i bancheti de la Bra!”
    .........
    Ed ecco spiegato perché Santa Lucia è così cara ai Veronesi, cantata in ogni epoca da bambini, poeti e “pori cani”, amata da tutti ieri e oggi, dolce sogno di grandi e piccini.
    Per approfondimenti e riferimenti bibliografici vedi i quattro volumi “Un borgo, una storia, S.Lucia……”, suddivisi per periodi storici e il quaderno culturale “Valori” (primo numero), dedicato alla storia della parrocchia di Santa Lucia Extra, editi dalla Associazione Santa Lucia e disponibili presso la stessa.

    i doni di Santa Lucia
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    questa tradizione è viva anche a Bergamo e provincia, dove i bambini ricevono i regali in tale notte e non a Natale:





    A Bergamo il culto di Santa Lucia risale a molto lontano, nel 1337 (D. Calvi, III, 404) scrive che fu posta presso le mura fuori della cinta della città verso Broseta, la prima pietra della chiesa e del convento che venne denominato con il nome di S. Lucia Vecchia, perché le monache che qui abitavano nel 1586 si trasferirono nel convento di S Agata in Prato, nel luogo ove sorge ora il palazzo Frizzoni.
    Prima della soppressione, avvenuta verso la fine del secolo XVIII. si celebrava la festa con grande solennità' il 13 dicembre di ogni anno, e vi si teneva una fiera di cui è rimasta una labile immagine, in quella che sì tiene in particolari circostanze vicino alla chiesa dello Spasimo, dove normalmente si celebra la festa di S. Lucia.

    Rinomata era anche la festa di S.Lucia a Cornale e all'oratorio a lei dedicato e consacrato alla Botta nel 1658, di cui fa cenno D. Calvi.

    È una delle più belle tradizioni della Bergamasca: nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, la Santa si incarichi di distribuire doni ai fanciulli.

    Un secolo fa A.Tiraboschi (cfr. Manoscritto, Festività Bergamasche) cosi scriveva: "Chi di noi non ricorda con piacere quel tempo in cui alla sera della vigilia del giorno di S.Lucia eravamo condotti dai nostri parenti a vedere quelle due lunghe grandi fila di banchette ricoperte di dolci, di mille maniere, e fra sacchi ricolmi di noci e di castagne affumicate?... Mi reco a passeggiare tra quei banchetti che, coi loro vari paramenti e con i loro tendoni illuminati di sotto producono un bellissimo effetto: mi fermo davanti a quei sacchi di noci e dì castagne, in mezzo ai quali è conficcata una candela, e mi diverto a sentire i vari inviti che dai venditori si indirizzano ai presenti: "I e ché i bei biligòcc de la Alota" (Eccoli qui i saporiti "vecchioni" di Vallalta).

    Ancora oggi i nostri bambini si coricano presto la sera della vigilia sognando i doni che loro porterà S.Lucia e si addormentano canterellando: "Santa Löséa Mama méa / Co' la borsa del papà / Santa Löséa la rierà" (Santa Lucia mamma mia / con la borsa del papà / santa Lucia verrà), o ancora quella meno smaliziata:

    "Santa Löséa, mama méa
    met ü regal in da scarpa méa
    se la mama no 'la met
    Al resta ot ol me scarpet".

    Santa Lucia, mamma mia,
    metti un regalo nella mia scarpa,
    se la mamma non lo mette,
    restan vuote le mie scarpette.

    Ai bimbi la leggenda popolare ha colorito di poesia, la notte di S.Lucia; la Santa scende con un asinello a distribuire i doni ai bimbi buoni.

    Bisogna far trovare sotto la cappa del camino, da cui discende, della paglia per nutrire l'asinello, e poi chiudere presto gli occhi curiosi al sonno, perché la Santa non vuol farsi scorgere.

    Alcuni dicono che ai bimbi disubbidienti, ancora svegli per cercare di vederla, S.Lucia getta cenere negli occhi e passa oltre senza lasciare doni.

    La notte del 12 dicembre vi è ancora l'usanza di appendere da parte dei bambini, alle finestre dei mazzetti di carote per ingolosire l'asinello di S. Lucia, ed invogliarla a lasciare più doni ai bambini.

    Altro uso antico era mettere fuori dalla finestra uno zoccolo di legno chiuso davanti con dentro un po' di crusca per l'asinello ed un bicchiere di legno pieno d'acqua per dissetare Santa Lucia. Accanto a tutto ciò veniva posto un lumino acceso per illuminare la finestra per indicare la presenza di bambini. La mattina, si apriva la finestra e si trovava ben poco: pastefrolle, caldarroste, carrube, castagne bollite, noci, nocciole, arachidi, cachi, mandarini, fichi secchi e croccanti fatti in casa con nocciole, acqua e zucchero, sandaletti, scarpe, oppure maglioni e calze pesanti di lana necessarie per l'inverno.
    I regali per le bambine erano di solito bambole in legno o in pezza fatte dalla nonna; i bambini trovavano giocattoli di legno (cavallini, carriole, trenini, fucili), biglie e fionde.
    Nel periodo fascista, il capo del governo Mussolini faceva giungere a nome di Santa Lucia dei pacchi dono con abiti, zoccoli e caramelle.



    Le letterine alla santa


    Vi è pure la tradizione che il 13 dicembre sia posto un cesto per la raccolta delle letterine, ai piedi della Santa nella chiesa di via XX settembre, chiamata ufficialmente dello "Spasimo", per la statua lignea dell'Addolorata.

    Si scrive la lettera e la si porta direttamente all'indirizzo terrestre della Santa.

    Molti piccoli con la crisi attuale hanno pensato bene di dare una mano alla Santa aggiungendo nella busta insieme alla letterina, i loro risparmi.

    Per lo più sono lettere pratiche che vanno al sodo, che raramente si ricordano di dire "per favore", altre sono gentili e piene di promesse. Qualcuno con spirito materiale indica il proprio numero di telefono, e conclude "Gradirei che tutti i bambini, fossero felici e contenti".



    La Festa di Santa Lucia a Lenna ....... La nonna racconta

    La festa, o fiera di Santa Lucia, tanti anni fa veniva chiamata anche "Il Mercante della Neve" perche' quasi sempre in quei giorni nevicava. I bambini sentivano la festa di S. Lucia molto tempo prima, infatti andavano a raccogliere le "menade di spì" per fare il falo', che era grandioso e illuminava la vigilia. Il falo' era presente in contrada e si faceva a gara per farlo piu' bello. Spesso i ragazzi litigavano e si rubavano gli spini. In cima ad ogni falo' si metteva la vecchia, fatta con stracci.

    Tutti i falo' venivano accesi contemporaneamente alle otto della sera dell vigilia, il falo' che durava di piu' era il vincitore. Poi si tornava di corsa a casa a lucidare la scarpetta per metterla sulla finestra, perche' Santa Lucia sarebbe passata riempendola di doni (una piccola arancia, una carruba e i "dasì dè sochèr"). Al mattino seguente si andava tutti alla Santa Messa per ringraziare dei doni e per ricevere la benedizione degli occhi. Infatti la Santa era venerata come protettrice della vista. Il giorno di Santa Lucia era famoso per la grande fiera che si teneva al centro del paese; le vie ertano colme di gente e si incontravano ogni genere di mercante, si vendevano e si comperavano animali; maiali, capre e vitelli.

    Le trattorie erano molte e gremite di gente che improvvisavano balli al suono della fisarmonica. Il piatto tradizionale era la trippa. In ogni casa si faceva invitando i parenti. La festa era anche allietata dal suono delle campane, era un suono speciale, ritmato dalle note di antiche filastrocche e canti natalizi. Questa musica iniziava 15 giorni prima della festa e aveva lo scopo di ricordare a tutti che presto sarebbe stata la festa di Santa Lucia; il compito di suonare le campane era affidata ai bambini che salivano sul campanile a frotte divertendosi moltissimo a suonare le tiritele.

    a cura degli alunni di 4° e 5° Elementare di Lenna e dell'insegnate Amabile Arnoldi
    Ultima modifica di baba; 04-12-11 alle 16:04

  3. #3
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    anche a Savona i regali li portava Santa Lucia (penso che la cosa fosse comune a tutto l'arco alpino).

    quando il Natale ha preso il sopravvento, la tradizione è rimasta con una grande fiera dove si possono acquistare i regali di Natale ed il torrone. Una fiera molto amata dai bambini perchè si armano con dei randelli di plastica e girano in bande a picchiare chi incontrano; oltre ai randelli ci sono le più classiche palline di pezza multicolore piene di segatura e con un manico di elastico, le si lancia in testa "al nemico" e tornano indietro ... fanno male!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Anche a Piacenza (e in molte altre città del nord Italia) esiste ancora oggi questa tradizione. La notte tra il 12 e il 13 dicembre, Santa Lucia, figura omologa dei vari San Nicola, Babbo Natale, Gesù bambino e la Befana, percorre le strade di paesi e città con il suo asinello distribuendo doni. E la sera prima, tutti i bambini preparano eccitati acqua, fieno e pane per rifocillare l'asinello, stanco per la lunga strada e per le gerle cariche di doni che porta sulla schiena.
    Ultima modifica di Silvia; 04-12-11 alle 17:37

  5. #5
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Alfredo Cattabiani

    SANTA LUCIA


    Prima di Natale, il 13 dicembre, si festeggia santa Lucia, diventata molto popolare per una serie di coincidenze che poco hanno a che fare con la sua figura storica e la collegano invece al simbolismo solstiziale. Lucia venne effettivamente martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma come e perché non si sa, se non per due passiones, l'una greca l'altra latina, più tarda e meno credibile della prima, e infarcita di leggende simili a molte altre vite di sante dei primi secoli. Secondo la fonte greca, Lucia era una giovane e ricca siracusana, fidanzata a un concittadino. Durante un pellegrinaggio al sepolcro della martire Agata a Catania, per impetrare la guarigione della madre malata, la santa le apparve predicendole il martirio. Tornata a Siracusa, Lucia decise di rinunziare alle nozze imminenti e di distribuire tutti i beni ai poveri. Denunciata dal mancato sposo come cristiana alle autorità romane, fu trascinata in tribunale dove il giudice non riuscì a farla abiurare né con le lusinghe né con le minacce, sicché venne condannata a vivere in un lupanare. Ma quando i soldati tentarono di condurla via, si accorsero con stupore che era inamovibile come una roccia: né vi riuscirono una coppia di buoi e un getto di pece bollente. Allora il giudice esasperato la condannò a morte.



    Lorenzo Lotto, Santa Lucia davanti al giudice (1532)
    Pinacoteca civica, Jesi


    Di là dalla leggenda, pare che sia morta il 13 dicembre, come sostengono il Martirologio geronimiano e altri testi agiografici. Questa data, che nella prima metà del XIV secolo coincideva con il solstizio d'inverno a causa dello sfasamento tra anno solare e calendario giuliano, contribuì a fissare definitivamente le funzioni della santa nella tradizione popolare.

    Già il suo nome evocava la luce: deriva infatti dal latino Lucia, femminile di Lucius, la cui radice è lux, lucis, luce: significava originariamente «nata nelle prime ore del mattino» oppure «durante il giorno». Tradotto nel tardo greco, la lingua della Sicilia orientale, in Lukía, venne a poco a poco a significare, nell'ambiente cristiano, segno e promessa di luce spirituale. Il nome ispirò probabilmente il suo patronato sulla vista, che qualche agiografo ha collegato a un episodio leggendario posteriore alla passio, secondo il quale la fanciulla, per non cedere alle suppliche del fidanzato, si sarebbe strappata gli occhi. Ma l'episodio non è certo il più adatto a giustificare il suo patronato.

    Quando la festa coincise con il periodo solstiziale e nacquero i proverbi, oggi improponibili, «Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia» e «Da Santa Lucia a Natale il dì allunga un passo di cane», la sua figura divenne anche promessa e segno di luce materiale: annunzio della fine delle tenebre invernali, dei futuri giorni più chiari. Sicché nell'iconografia Lucia appare con vari attributi connessi sia al martirio, come la palma e il pugnale o la spada che la trafisse, sia alla sua funzione di «messaggera di luce», come la lampada e il piattino con due occhi che regge in mano; ed è rappresentata con un sontuoso mantello, ingemmata come una regina, coronata di fiori, quasi epifania della luce divina o traduzione cristiana della dea Aurora.

    Alla sua festa sono connesse molte usanze, come quella di non mangiar pane il 13 dicembre, sorta in memoria di una carestia che affamò la Sicilia nel XVIII secolo e fu risolta per il miracoloso intervento della santa che convogliò in Sicilia una flotta di navi cariche di frumento. A Leonforte, in provincia di Enna, in ricordo dell'avvenimento, dopo la funzione si mangia la cuccia, un piatto a base di frumento cotto, messo a mollo il giorno precedente. Si dice anche che, nutrendosi nel suo dies natalis di sole verdure senza pane, si potrà avere un'illuminazione sul nome e volto della futura sposa o dello sposo.

    Il culto della santa si è diffuso nel Medioevo in tutta l'Italia suscitando nuove leggende e usanze. In Veneto e poi nelle nazioni finitime, dall'Austria alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, assunse anche la funzione solstiziale - come il Bambino Gesù, san Nicola e la Befana - di distribuire doni ai più piccoli, lasciando per i capricciosi non il carbone, ma una severa bacchettina. Ancora oggi a Lenna, in provincia di Bergamo, un tempo sotto la dominazione veneziana, si dice che santa Lucia passi nella notte fra il 12 e il 13 a cavallo del suo asino per portare i regali ai bimbi. Una volta, per darle il benvenuto, le si offrivano minuscoli dolcetti, non più grandi di una moneta, che venivano legati ai due capi dei lacci delle scarpe depositate sulle finestre della cucina insieme con un poco di fieno per l'asinello. E nei giorni precedenti, gruppi di fanciulli suonavano campanacci per preannunziare il suo arrivo.

    Persino nelle riformate Danimarca e Svezia il 13 dicembre è festeggiato con l'elezione di una «vergine saggia» detta Lucia che, scortata da compagne vestite di tuniche bianche e con una corona di sette candele sul capo, percorre le vie raccogliendo e portando nelle case, negli asili e nelle istituzioni caritatevoli i doni natalizi. La Lucia svedese viene invitata a Siracusa alla festa in onore della patrona, durante la quale si svolge una processione: la statua della martire, posta sopra una bara dorata, è condotta dalla cattedrale fino al sobborgo di Santa Lucia, dove vi è una colonna alla quale, secondo la leggenda, la giovane fu legata dai suoi persecutori. Si dice che la statua impallidisca quando vi giunge davanti. Dopo otto giorni, durante i quali rimane esposta ai fedeli, la scultura è ricondotta nella cattedrale con una processione accompagnata da fuochi d'artificio, che esprimono perfettamente il carattere della sua festa all'insegna della luce.

    Alfredo Cattabiani – Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno (Oscar Mondadori, pag. 66 e seg)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Giovanni Pascoli
    SOTTO IL VELAME
    SAGGIO DI UN’INTERPRETAZIONE GENERALE
    DEL POEMA SACRO
    [1900]
    parte quinta


    LA MIRABILE VISIONE
    I
    LA DONNA GENTILE E LUCIA

    La Donna Gentile che è nel cielo, significa per certo la misericordia di Dio. Ella si compianse dell’impedimento del viatore, e frangeva il duro giudizio che di lui si faceva. Era la misericordia che tratteneva la giustizia. Ed è certo che la Donna, in cui la misericordia s’impersona, si chiama Maria. Qual Donna può chiamarsi «gentile» o nobile, per eccellenza, se non quella che «nobilitò» l’umana natura? Qual Donna può compiangersi del male d’una creatura e frangere il giudizio a lei avverso, se non quella la cui

    benignità non pur soccorre
    a chi domanda, ma molte fiate
    liberalmente al domandar precorre
    ,

    se non quella in cui è «misericordia» e «pietate»? Ma sopra tutto che ella si chiami Maria, si rileva da ciò che, Maria, come si discerne facilmente, ha in tutta la Comedia una parte precipua. Dante dalla tenebra della selva giunge alla visione di Dio. Questa via fa seguendo l’istinto dello Spirito. Maria che dallo Spirito concepì, l’unica sposa dello Spirito, e, ragionevolmente, quella che la via gl’impetra. Così se Dante vedrà Dio, da Maria vi sarà disposto. Così, se Dante ha i doni dello Spirito, per i quali ottiene nel paradiso i premi proposti alle sette virtù nel purgatorio; è l’«ancilla dei» col suo esempio che glieli ottiene. Così dunque, se quando rovina in basso loco, ha un soccorso dall’alto, è Maria che glielo porge, chiamando Lucia e mandandola a Beatrice, che manda Virgilio. E Dante era devoto del bel Fiore che sempre invocava e mane e sera.
    Lucia, la nostra fònte ci dice apertamente, chi è. È la Grazia della remission de’ peccati; è Laban, cioè dealbatio. Dante stesso dichiara la ragion del suo nome. Egli dice: «bianchezza è un colore pieno di luce corporale, più che null’altro». Lucia, dunque, senza più verun dubbio, è questa «bianchezza di luce», cioè dealbatio, cioè Laban, cioè Grazia della remission dei peccati, cioè Grazia senz’altro. E così Dante è fedele o servo di Lucia, come Giacobbe di Laban. E, come Giacobbe, serve alla «bianchezza di luce», cioè alla grazia della remission dei peccati, durante sette e sette, non anni, ma peccati; mortali e veniali, e così acquista sette virtù, alle quali sono ascritti sette premi, che poi vedrà godere e godrà.
    Lucia è nemica di ciascun crudele; e invero a Beatrice parla pietosamente dello smarrito laggiù. Lei, lei che trasporta Dante addormentato dalla valle amena alla soglia del purgatorio; ed è assomigliata a un’aquila che discende dal cielo come folgore; e nel cielo rapisce l’uomo che dorme; e nel cielo ardono tutti e due, sì che il sonno dell’uomo si rompe. Ed ella dice, mentre l’anima di Dante dentro dormiva sopra i fiori :

    Io son Lucia:
    lasciatemi pigliar costui che dorme,
    sì l’agevolerò per la sua via.


    Infine ella siede nel paradiso «contro al maggior padre di famiglia», cioè dirimpetto a Adamo, che è alla sinistra di Augusta, cioè della Donna Gentile o nobile per eccellenza, dell’umile e perciò alta più che creatura, di Maria. Ella invero si muove a un cenno di Maria, perché dalla misericordia di Dio proviene la grazia.
    La grazia si distingue dai dottori in operante e cooperante, preveniente e susseguente, che rende grato e che è data gratis.
    Alcuno può dire che la grazia preveniente si fonde con la misericordia, e che perciò Maria è la grazia preveniente, e Lucia la susseguente; e ancora, che la grazia operante si riferisce a Dio e perciò alla sua misericordia e quindi a Maria, e che in conseguenza Lucia è solamente la grazia cooperante, in cui la mente nostra non è solamente mossa dall’inspirazione divina, ma anche movente. Può dir questo e può dir altro, e recar molti lumi e far molto buio. Sta bene in fatto che sia la misericordia che precorra e prevenga:

    liberalmente al domandar precorre;

    ma come la misericordia sebben sia di Dio, è non Dio stesso, sì Maria, o, insomma, la misericordia di Dio, così questo precorrere è non la misericordia, ma la grazia di Dio. Come in mitologia se si riconosce, metti il caso, che Athena è il senno di Zeus, non ne seguita che Athena sia Zeus, così in questa mitologia (sia detto senza alcuna irreverenza) cristiana e Dantesca, né la misericordia di Dio va confusa con Dio, né la sua grazia con la sua misericordia.. E in Lucia, s’ella è la grazia, è molto probabile si trovino le note che alla grazia assegnano i teologi. Di vero ella previene, quando va a Beatrice (è la Donna Gentile che previene; ma il suo prevenire si chiama grafia praeveniens); sussegue, quando trasporta Dante; opera la prima volta; coopera la seconda, come ella dice chiaramente:

    sì l’agevolerò per la sua via.

    L’uomo è per la via del bene e del pentimento o della purgazione: la grazia, cooperando con lui, l’agevola. Ché la grazia è necessaria sì al principio della conversione, sì al progresso e alla perseveranza. E ricordiamo la definizione di S. Agostino, maestro e autore in questa materia. Eccola: la grazia è «un certo aiuto di bene operare aggiunto alla natura e alla dottrina per inspirazione d’una sopra modo accesa e luminosa carità». Or sappiamo non solo perché la grazia si chiami Lucia, ma anche perché l’aquila che la simboleggia, dopo essere scesa come folgore e aver rapito Dante infino al foco,

    ivi pareva ch’ella ed io ardesse,
    e sì l’incendio ienaginato cosse...


    Or perché è nimica di ciascun crudele? In questa espressione, comunque interpretata, è certo l’idea di mitezza e di dolcezza. Lucia è mite e dolce, sia che la vogliamo nemica di tutti i crudeli, sia che nemica d’ogni crudeltà. Orbene, la grazia, secondo il medesimo maestro e autore, è la manna, è benedizione di dolcezza «per la quale avviene in noi che ci diletti e che desideriamo, ossia amiamo, ciò che ci domanda»; la grazia «è significata con le parole latte e miele; ché la è dolce e nutriente», è significata dalla copia di latte, poiché «emana dall’abbondanza dei visceri materni e con dilettevole misericordia è infusa gratis ai pargoli»:della quale imagine materna è traccia in Dante che, trasportato in sogno dall’aquila, si raffigura, quando è desto, in Achille,

    quando la madre da Chiron a Sciro
    trafugò lui dormendo in le sue braccia,


    che è proprio l’atteggiamento di Lucia che tolse Dante e lo posò, come mamma la sua creatura, il suo lattante. E tralascio molte altre cose sul potere illuminante della grazia e sulla sua dolcezza, perché quel che basta, basta. Io non voglio, almen qui, dissertare sulle idee di Dante e dei dottori e dei padri: voglio riconoscere quali sono codeste idee.
    È dunque nemica di ciascun crudele, perché è manna e miele e latte. Inoltre è tale che nessun duro cuore la respinge, e toglie ogni durezza di cuore, toglie il cuor lapideo, cioè la volontà più dura e ostinata contro Dio. [53]
    Ed ora c’è egli bisogno di dichiarare che Lucia è anche gratum faciens e gratis data? Ammiriamo! Dante è il primo poeta, nel mondo, dopo quei primigenii che non hanno nome, dopo quei nuovi della terra e del sole e delle stelle e degli alberi e degli animali, che agli altri scopersero queste cose belle, significandole con parole e imagini. Essi mettevano il nome delle cose piccole alle grandi e delle vicine alle lontane e delle reali alle sognate. E Dante fu come essi un mitologo primitivo; il mitologo del mondo spirituale cristiano.

    Vedete: Lucia parla a Beatrice:

    Beatrice, loda di Dio vera;

    s’insinua con un elogio:

    ché non soccorri quel che t’amò tanto;

    ne ricerca il cuore memore:

    che uscìo per te della volgare schiera?

    ne tenta l’amor proprio :

    Non odi tu la pièta del suo pianto?

    la esagita, la rimprovera:

    Non vedi tu la morte che il combatte;

    la sollecita:[/I]

    su la fiumana ove il mar non ha vanto?

    la spaventa. Beatrice, a questa preghiera in cui è tutto l’artifizio dell’oratoria ingenua, con quelle interrogazioni, con quelle anafore, Non odi tu? Non vedi tu?, Beatrice, dopo cotai parole fatte (la quale espressione si riferisce non solo a ciò che fu detto ma al come fu detto), balza dal beato scanno, e scende a visitar l’uscio dei morti. Va bene? Ma il bello e il grande di Dante non è nell’aver fatto qui un discorsino ben concinnato, secondo e le regole dell’oratoria e i dettami dell’amor che spira; sì è in tale sublime etopeia dell’astratto, in tale precisa significazione d’un mito spirituale: la grazia che rende grato. Né meno mirabile è la traduzione in imagine dell’altro concetto teologico: la grazia data gratis. Abbiamo visto come esprime S. Agostino questa intima inspirazione divina, superiore, e di gran lunga, ai nostri meriti, per la quale un pescatore diventa un apostolo, senz’altra manifesta sua operazione che quella di lasciar fare. Oltre che evidente, è assai soave la sua espressione: «La grazia scende nel cuore, come il latte nella bocca del pargolo, oh! gratuitamente davvero». Ma Dante ha più larga imagine, cioè ne ha due, e non è meno soave nella seconda delle due, come è più preciso nel complesso di entrambe. L’aquila che scende come folgore ricorda la colomba e le lingue di fuoco che fanno di pescatori apostoli: gratia gratis data, che empie di fervore e d’ebbrezza i cuori. Ma poi ci è Lucia che giunge presso il dormiente. Dante dorme: come avrebbe potuto salire? Non solo non moveva i passi, ma dormiva. E Lucia lo porta su, come una madre il suo piccolo, e dice d’agevolarlo soltanto. Nel che è da vedere un altro concetto teologico, che in noi anche la penitenza è opera di grazia; da noi, non ci sapremmo nemmeno pentire! Dio ci perdona, se ci pentiamo; ma non ci pentiamo, se non ce lo dà lui, il pentire. Si può esser più buoni di così? si può dare più gratis, quello che si dà?
    Aggiungiamo che Lucia dipende da Maria che è misericordia e «carità». Ella ha attinenza a un’altra virtù teologica, alla «speranza». Ché «sotto la grazia è speranza, come timore sotto la legge». La Giustizia pronunziava il suo giudizio. Maria lo franse e chiamò Lucia. In tanto Dante perdeva «la speranza dell’altezza».

    Giovanni Pascoli - Sotto il velame, Saggio d'un'interpretazione del poema sacro



    Sotto il velame: saggio d'un ... - Giovanni Pascoli - Google Libri

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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Sante Lussie che il freet e scussie... in lingua friulana.
    Ricordo con grande nostalgia qua a Udine la santa Lucia del 1979, l'ultima Santa Lucia che ho avuto con i miei, poi nel 1980 si sono separati.
    Avevo 5 anni.

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    SANTA LUCIA, LA NOTTE DELLA LUCE


    Caravaggio, Sepoltura di Santa Lucia (1608)
    Museo regionale Bellomo, Siracusa



    Un raggio di luce che unisce l'estremo Sud con il Nord. Una credenza pagana che si è fatta ricorrenza cristiana, una festa per i bambini prima di Babbo Natale, molto prima della Befana. È la notte tra il 12 e il 13 dicembre, notte di Santa Lucia quando la vergine siracusana dagli occhi splendenti e dolenti illumina di grazia i giorni del solstizio d'inverno. Innumerevoli erano – prima dell'avvento consumistico di Babbo Natale – le fiere di paese che si facevano in onore e nel nome di Santa Lucia. Fastosa, popolare, intimissima è ancora la festa che a lei dedica la sua città natale: Siracusa. Ma per un incidente della storia il culto della Santa si è particolarmente diffuso nel Nord Italia. Venezia infatti conserva le spoglie della martire che i crociati riportarono in Occidente. A Venezia non si può certo mancare la visita alla chiesa di San Geremia dove c’è la tomba della Santa, ma anche il quadro di Caravaggio che ne celebra la passione. E a Verona si svolge una particolare celebrazione liturgica con giovani che portano le candele e in piazza Bra si allestiscono i mercatini della Santa. Il culto di Santa Lucia è diffusissimo anche in Emilia: a Parma, Piacenza e Reggio Emilia i bambini scrivono la letterina non a Babbo Natale ma a Lucia. In Lombardia da Bergamo a Mantova, da Lodi a Cremona, da Brescia a Como ci sono feste, mercatini, e in casa si fanno i dolcetti della Santa. Particolarmente sentita è la celebrazione di Santa Lucia a Savignano sul Rubicone e a Forlì dove c’è una particolare fiera dedicata ai torroni (ci sono anche i giocatoli per i bimbi) perché è costume regalarli alle ragazze proprio per Santa Lucia. In un tour d'Italia dedicato alla Santa della luce una tappa si può fare anche a Firenze visto che Dante fa di Lucia uno dei pilastri della Commedia, e sarebbe obbligo farla a Napoli dove il Borgo Marinaro si veste a festa e si fanno brillare le candele sul mare. E se tutta la Sicilia risplende per la vergine martire – Siracusa fa otto giorni di festa in onore della sua Santa – nella notte tra il 12 e il 13 dicembre di particolare suggestione è la cerimonia che si svolge a Palese, centro a 10 chilometri da Bari, dove i devoti pongono 13 ceri accesi sui davanzali e il paese sembra una città della luce.

    Ultima modifica di Silvia; 11-12-11 alle 22:38

  9. #9
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Poareta i ga levà le balote dei oci e messi su de un piato. Ogni santo ga na so storia, e riferimento preciso, legà al calendario e così al ciclo del sol!
    Santa Lussia el fredo el crusia.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Festa Tradizionale di Santa Lucia

    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Poareta i ga levà le balote dei oci e messi su de un piato.
    Non in tutte le zone gli oci sono i suoi


 

 
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