Alfredo Cattabiani
SANTA LUCIA
Prima di Natale, il 13 dicembre, si festeggia santa Lucia, diventata molto popolare per una serie di coincidenze che poco hanno a che fare con la sua figura storica e la collegano invece al simbolismo solstiziale. Lucia venne effettivamente martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma come e perché non si sa, se non per due passiones, l'una greca l'altra latina, più tarda e meno credibile della prima, e infarcita di leggende simili a molte altre vite di sante dei primi secoli. Secondo la fonte greca, Lucia era una giovane e ricca siracusana, fidanzata a un concittadino. Durante un pellegrinaggio al sepolcro della martire Agata a Catania, per impetrare la guarigione della madre malata, la santa le apparve predicendole il martirio. Tornata a Siracusa, Lucia decise di rinunziare alle nozze imminenti e di distribuire tutti i beni ai poveri. Denunciata dal mancato sposo come cristiana alle autorità romane, fu trascinata in tribunale dove il giudice non riuscì a farla abiurare né con le lusinghe né con le minacce, sicché venne condannata a vivere in un lupanare. Ma quando i soldati tentarono di condurla via, si accorsero con stupore che era inamovibile come una roccia: né vi riuscirono una coppia di buoi e un getto di pece bollente. Allora il giudice esasperato la condannò a morte.
Lorenzo Lotto, Santa Lucia davanti al giudice (1532)
Pinacoteca civica, Jesi
Di là dalla leggenda, pare che sia morta il 13 dicembre, come sostengono il Martirologio geronimiano e altri testi agiografici. Questa data, che nella prima metà del XIV secolo coincideva con il solstizio d'inverno a causa dello sfasamento tra anno solare e calendario giuliano, contribuì a fissare definitivamente le funzioni della santa nella tradizione popolare.
Già il suo nome evocava la luce: deriva infatti dal latino Lucia, femminile di Lucius, la cui radice è lux, lucis, luce: significava originariamente «nata nelle prime ore del mattino» oppure «durante il giorno». Tradotto nel tardo greco, la lingua della Sicilia orientale, in Lukía, venne a poco a poco a significare, nell'ambiente cristiano, segno e promessa di luce spirituale. Il nome ispirò probabilmente il suo patronato sulla vista, che qualche agiografo ha collegato a un episodio leggendario posteriore alla passio, secondo il quale la fanciulla, per non cedere alle suppliche del fidanzato, si sarebbe strappata gli occhi. Ma l'episodio non è certo il più adatto a giustificare il suo patronato.
Quando la festa coincise con il periodo solstiziale e nacquero i proverbi, oggi improponibili, «Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia» e «Da Santa Lucia a Natale il dì allunga un passo di cane», la sua figura divenne anche promessa e segno di luce materiale: annunzio della fine delle tenebre invernali, dei futuri giorni più chiari. Sicché nell'iconografia Lucia appare con vari attributi connessi sia al martirio, come la palma e il pugnale o la spada che la trafisse, sia alla sua funzione di «messaggera di luce», come la lampada e il piattino con due occhi che regge in mano; ed è rappresentata con un sontuoso mantello, ingemmata come una regina, coronata di fiori, quasi epifania della luce divina o traduzione cristiana della dea Aurora.
Alla sua festa sono connesse molte usanze, come quella di non mangiar pane il 13 dicembre, sorta in memoria di una carestia che affamò la Sicilia nel XVIII secolo e fu risolta per il miracoloso intervento della santa che convogliò in Sicilia una flotta di navi cariche di frumento. A Leonforte, in provincia di Enna, in ricordo dell'avvenimento, dopo la funzione si mangia la cuccia, un piatto a base di frumento cotto, messo a mollo il giorno precedente. Si dice anche che, nutrendosi nel suo dies natalis di sole verdure senza pane, si potrà avere un'illuminazione sul nome e volto della futura sposa o dello sposo.
Il culto della santa si è diffuso nel Medioevo in tutta l'Italia suscitando nuove leggende e usanze. In Veneto e poi nelle nazioni finitime, dall'Austria alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, assunse anche la funzione solstiziale - come il Bambino Gesù, san Nicola e la Befana - di distribuire doni ai più piccoli, lasciando per i capricciosi non il carbone, ma una severa bacchettina. Ancora oggi a Lenna, in provincia di Bergamo, un tempo sotto la dominazione veneziana, si dice che santa Lucia passi nella notte fra il 12 e il 13 a cavallo del suo asino per portare i regali ai bimbi. Una volta, per darle il benvenuto, le si offrivano minuscoli dolcetti, non più grandi di una moneta, che venivano legati ai due capi dei lacci delle scarpe depositate sulle finestre della cucina insieme con un poco di fieno per l'asinello. E nei giorni precedenti, gruppi di fanciulli suonavano campanacci per preannunziare il suo arrivo.
Persino nelle riformate Danimarca e Svezia il 13 dicembre è festeggiato con l'elezione di una «vergine saggia» detta Lucia che, scortata da compagne vestite di tuniche bianche e con una corona di sette candele sul capo, percorre le vie raccogliendo e portando nelle case, negli asili e nelle istituzioni caritatevoli i doni natalizi. La Lucia svedese viene invitata a Siracusa alla festa in onore della patrona, durante la quale si svolge una processione: la statua della martire, posta sopra una bara dorata, è condotta dalla cattedrale fino al sobborgo di Santa Lucia, dove vi è una colonna alla quale, secondo la leggenda, la giovane fu legata dai suoi persecutori. Si dice che la statua impallidisca quando vi giunge davanti. Dopo otto giorni, durante i quali rimane esposta ai fedeli, la scultura è ricondotta nella cattedrale con una processione accompagnata da fuochi d'artificio, che esprimono perfettamente il carattere della sua festa all'insegna della luce.
Alfredo Cattabiani – Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno (Oscar Mondadori, pag. 66 e seg)