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    Predefinito La nascita della Terza Repubblica Francese

    Il Secondo Impero Francese sicuro della propria potenza militare e superiorità bellica sugli Stati tedeschi era certo di una vittoria in breve termine sulla Prussia. Il 19 luglio 1870 la Francia iniziò la guerra franco-prussiana contro la Prussia e il resto degli Stati tedeschi. Il conflitto segnò l'esplodere della tensione tra le due potenze, andata accrescendosi in seguito al fallimento del progetto dell'Imperatore Napoleone III di annessione del Lussemburgo, evento che causò la fine di un rapporto relativamente bilanciato con la Prussia di Otto von Bismarck. I contrasti si erano fatti più accesi a causa della crescente influenza, per nulla tollerata da Parigi, esercitata dalla Prussia sugli Stati tedeschi a sud del fiume Meno, appartenenti alla ex Confederazione germanica e del ruolo guida prussiano esercitato all'interno della Confederazione della Germania del Nord, creata nel 1867 dopo la vittoria prussiana nella guerra contro l'Impero austriaco. La guerra franco-prussiana fu il più importante conflitto combattuto in Europa tra l'epoca delle guerre napoleoniche e la prima guerra mondiale e si concluse con la completa vittoria della Prussia e dei suoi alleati. Il 1° settembre 1870 si svolse la celebre battaglia di Sedan che segnò la grande disfatta dell'esercito francese. Assistettero alla battaglia, da un'altura presso il villaggio di Frénois, re Guglielmo, Bismarck, Moltke e il ministro della guerra Roon, accompagnati dal seguito di dignitari e funzionari. L'Imperatore francese, invece, già provato da una calcolosi che gli procurò grosse sofferenze, si mosse da un'unità all'altra cercando apparentemente la morte. Verso la fine della battaglia, l'Imperatore di Francia fece sventolare la bandiera bianca e un suo aiutante di campo consegnò una lettera indirizzata a Re Guglielmo di Prussia nella quale affermava: "Non sono stato capace di morire in mezzo ai miei uomini, ora non mi rimane che offrire la mia spada nelle mani di Vostra Maestà. Sono vero fratello di Vostra Maestà, Napoleone".

    La notizia della resa di Mac-Mahon e dell'Imperatore giunse a Parigi il 3 settembre; la città nel pomeriggio piombò nel caos. La folla inferocita e indignata iniziò a saccheggiare i negozi, a distruggere i simboli napoleonici sparsi nella città e a minacciare l'occupazione degli edifici governativi. Il 4 settembre Jules Favre propose la detronizzazione della dinastia, la creazione di un governo provvisorio e suggerì come governatore militare il generale Louis-Jules Trochu. Lo stesso giorno la Francia divenne una Repubblica e l'imperatrice Eugenia si apprestò a lasciare la città per sfuggire ai pessimi umori della popolazione, che già cominciava a gridare "abbasso la spagnola". A Place de la Concorde la gente iniziò a urlare: "morte ai Bonaparte" e "lunga vita alla nazione". Il governo provvisorio che sorse dalle ceneri dell'Impero assunse i caratteri di un "governo di difesa nazionale" e fu composto da Léon Gambetta che divenne ministro degli interni. L'esecutivo post-napoleonico si divise subito in due fazioni, una moderata che chiedeva di arrivare a un compromesso di pace con i prussiani e una radicale che sostenne invece la guerre à outrance (guerra a oltranza).
    Dopo il fallimento dei tentativi di giungere a un armistizio che potesse evitare il prosieguo del conflitto, le forze armate prussiane procedettero alle operazioni di conquista della capitale, simbolo della resistenza francese, racchiusa in 16 forti difesi da una divisione di marinai, da 100.000 uomini della Garde nationale mobile, da 350.000 uomini della guardia nazionale e da volontari. Von Moltke assieme alla terza e alla quarta armata prese la strada di Parigi dando avvio all'ultima e fatidica tappa nella marcia verso l'annichilimento del nemico. Una parte del governo di difesa nazionale fu spostato a Tours (Leon Gambetta raggiunse la città in mongolfiera), mentre i principali membri del governo tra cui Trochu rimasero a Parigi. Gambetta il 12 ottobre annunciò da Tours la mobilitazione della guardia nazionale e due giorni dopo la creazione di una "Armata ausiliaria", formata da Garde nationale mobile, guardia nazionale e franchi tiratori, da affiancare all'esercito regolare. Il 2 novembre un editto richiamò alle armi tutti gli uomini in salute tra i 21 e i 40 anni. Nel contempo, si accese la macchina della resistenza francese e si aprì la fase della riorganizzazione dell'esercito annientato nello scontro distruttivo di pochi giorni prima.
    Il 28 gennaio 1871 Parigi cedette e il governo chiese l'armistizio. Il nuovo Capo del Governo francese, l'orleanista Adolphe Thiers, condusse a Versailles le trattative di pace con Bismarck: la Francia s'impegnava a mantenere a proprie spese un esercito d'occupazione tedesco fino al pagamento di un'indennità di cinque miliardi di franchi oro e cedeva l'Alsazia e la Lorena. Dal crollo del Secondo Impero usciva una Francia ridimensionata in un nuovo scenario europeo. Il 10 maggio 1871 il Trattato di Francoforte ratificò i preliminari di Versailles. Il risultato della vittoria prussiana fu la proclamazione di Guglielmo I Imperatore di Germania il 18 gennaio 1871. L'Impero tedesco, così creato, diventò la più potente macchina militare d'Europa, sorretta da una economia in tumultuoso sviluppo.
    Non contento e deciso a trattare con un governo legittimo, il Primo ministro prussiano Bismarck, impose ai francesi l'elezione di un'Assemblea nazionale. Le votazioni si svolsero l'8 febbraio e il risultato fu a favore della destra conservatrice e monarchica. Il nuovo parlamento si riunì a Bordeaux il 12 febbraio 1871 e cinque giorni dopo elesse Thiers “capo del potere esecutivo della Repubblica francese”. La profonda crisi sociale e politica derivante dalla sconfitta fece ben presto sentire i suoi effetti. Quando il governo, il 18 marzo 1871, tentò di prendere il controllo dei cannoni del terrapieno di Montmartre scoppiò una sommossa e il governo Thiers, formato da repubblicani moderati e orleanisti, si rifugiò a Versailles. Per colmare il vuoto politico venne eletta a Parigi un'assemblea comunale formata da socialisti, la “Comune”, che tenne sedute per 54 giorni e si propose di combattere il governo conservatore di Versailles. Con l'ingresso dell'esercito di Thiers a Parigi, il 21 maggio 1871, cominciò una lotta sanguinosa di una settimana che si concluse con la disfatta dei socialisti. Ciò portò alle elezioni successive del 2 luglio e ad una vittoria dei moderati rappresentati dai repubblicani uniti.
    Ancora sospeso il Paese fra una piena repubblica e aspirazioni di restaurazione monarchica, il 31 agosto 1871, venne approvata la legge che assegnava al primo ministro Adolphe Thiers anche il titolo di Presidente della Repubblica. Egli iniziò grazie ad una politica rassicurante ad ottenere prestiti e a raggiungere l'accordo di evacuazione prussiana dal territorio francese. Il 13 novembre 1872 si pronunciò chiaramente per una Repubblica che fosse conservatrice ma subì poi una sconfitta elettorale a Parigi che compromise la sua posizione e il 24 maggio 1873 venne rovesciato in parlamento per 16 voti, consentendo lo stesso giorno al legittimista Patrice de Mac-Mahon di diventare il secondo presidente della Terza Repubblica. La politica di Mac-Mahon fu incentrata sull'ordine morale e sul ruolo centrale delle classi dirigenti e della Chiesa cattolica. Nel novembre 1873 i suoi poteri furono prolungati di sette anni, mentre i successi elettorali dei repubblicani e dei bonapartisti favorirono, grazie a Gambetta, un accordo fra le forze parlamentari per cui (anche se per un solo voto) il 30 gennaio 1875 si insediò ufficialmente la Repubblica. Da questo momento vennero emanate le leggi costituzionali: sul Senato (24 febbraio), sull'organizzazione dei poteri pubblici (25 febbraio) e sui rapporti tra i poteri pubblici (16 luglio). L'anno dopo, nel 1876, le elezioni legislative furono vinte dai repubblicani mettendo in crisi la posizione di Mac-Mahon, soprattutto dal giorno in cui, il 4 maggio 1877, Gambetta pronunciò un discorso alla Camera in cui accusò: «Il clericalismo? Ecco il nemico!». Mac-Mahon fece dapprima alcuni tentativi di resistenza (sciogliendo la Camera dei Deputati) poi, dopo un'ulteriore vittoria elettorale del repubblicani (ottobre 1877), finì per accettare l'interpretazione parlamentare della Costituzione del 1875. I repubblicani continuarono a rafforzarsi e nel gennaio 1879 ottennero la maggioranza anche al Senato. Mac-Mahon, privato del suo ultimo punto di forza, si dimise il 30 dello stesso mese e fu sostituito dal repubblicano Jules Grévy che il 4 febbraio nominò William Waddington capo del governo. La Terza Repubblica era definitivamente instaurata.
    Nel nuovo Stato repubblicano si visse tra mille incertezze perché nonostante l'Impero fosse scomparso la transizione politica avvenne senza un reale ricambio della classe dirigente al potere e questo favorì la progressiva ascesa di una borghesia conservatrice e moderata, la quale allettata dai facili profitti derivanti dal forte sviluppo industriale e dal crescente espansionismo coloniale instaurò una politica di rigida difesa dei propri interessi di classe. Inoltre la Terza Repubblica Francese non sarà affatto stabile politicamente e porterà a scontri politici e a falliti golpe militari e a scandali finanziari e antisemiti, fino al 1940 data dell'invasione nazista e della fine dello Stato repubblicano sorto dalla sconfitta subita dai tedeschi.
    Ultima modifica di Cattivo; 27-02-13 alle 00:42

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