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    Cunctando regitur mundus
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    Cool la lega nord e il marketing politico sul web

    Ho deciso di aprire questa discussione dopo aver letto questo interessante 'manuale' inerente la 'Comunicazione Politica' ovvero 'come costruire una campagna elettorale efficace'.
    Il manuale in questione è opera di un 'funzionario' della lega nord, all'interno di questo manuale, ci sono diverse tipologie di tecniche di comunicazione che fanno abbondante uso di marketing commerciale, o per meglio dire, marketing virale adattato al linguaggio politico...
    Consiglio quindi la lettura di questa 'opera' leghista sulla comunicazione politica e soprattutto sul marketing politico dei new media... buona lettura!


    I COMMENTI IN MERITO A QUESTO NUOVO APPROCCIO ALLA POLITICA E ALLA COMUNICAZIONE 2.0 DA PARTE DEI PARTITI AZIENDA... SONO PIÙ CHE GRADITI...GRAZIE!




    La Comunicazione Politica
    Come costruire una campagna elettorale efficace
    Dott. Roberto Marraccini – Febbraio 2007
    La relazione che segue è stata redatta seguendo una impostazione ideale per costruire una strategia
    di comunicazione per una campagna elettorale. Vari studi e volumi pubblicati da parte di esperti di
    comunicazione politica e marketing politico-elettorale hanno evidenziato come esista uno schema-
    base per costruire una campagna elettorale in maniera efficace. Infatti, seguendo questa
    impostazione, sarebbe necessario seguire alcuni passaggi e, soprattutto, compiere alcune azioni
    fondamentali.
    Non si vuole sostenere che l’unico modo per impostare una efficace campagna elettorale sia questo,
    ma crediamo sia opportuno far conoscere gli strumenti e le modalità operative generali della
    comunicazione politica che, poi, verranno applicate a ciascun contesto territoriale di riferimento.
    Introduzione
    Al mondo d’oggi, nell’ambito della cosiddetta crescita di importanza della comunicazione e di tutto
    ciò che ruota intorno ad essa, si può identificare quella che viene anche definita comunicazione
    politica. Essa è – per meglio intenderci – quella che deriva direttamente dai partiti o dagli attori
    della politica ed è destinata a produrre effetti in questo campo.
    Per dare una definizione ancora più precisa, possiamo definire la comunicazione politica come lo
    scambio e il confronto dei contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dal sistema politico,
    dal sistema dei media e dal cittadino elettore.
    Insomma, comunicare, nella società dell’informazione com’è quella di oggi, è divenuta una
    funzione sempre più strategica e nessuno può farne a meno; nemmeno il mondo della politica che
    ha dovuto necessariamente utilizzarla per fidelizzare il cosiddetto cliente-elettore.
    Proprio nella politica attuale – e ciò è molto vero anche in Italia – che sta sempre più divenendo una
    politica incentrata sulla persona e sulla personalizzazione dei candidati (come nei sistemi bipolari
    delle grandi democrazie maggioritarie), la comunicazione acquista un peso notevole.
    In essa dobbiamo distinguere alcuni punti che ci permettono poi di comprendere più a fondo come
    sia possibile creare consenso e, quindi, far crescere i voti del Movimento/Partito, della coalizione,
    del singolo candidato ecc. In sostanza, fare una campagna elettorale corrisponde un po’ al lancio
    di un prodotto, senza alcun contenuto concreto. Ciò è evidente se solo pensiamo che il nostro
    compito è quello di aumentare i voti e il consenso generale del nostro Movimento, “vendendo”,
    dunque, delle idee e dei progetti sulla società in cui viviamo. Solo che in questo caso non stiamo
    vendendo un prodotto materiale che possiamo toccare in senso fisico. Proprio qui sta la differenza
    tra il marketing politico (di cui si parlerà dopo) e il marketing dei prodotti.
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    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione PoliticaInnanzitutto, prescindendo dai reali effetti, bisogna tenere a mente il fatto che ormai non esiste
    attore politico che rinunci a comunicare. COMUNICARE è diventato un imperativo prioritario,
    soprattutto in campo politico.
    È vero anche che esiste una quota di cittadini che ricerca la comunicazione politica, ma in genere
    queste sono persone che hanno già preferenze e convinzioni politiche.
    I mezzi di comunicazione di massa (media), se non altro per l’ampiezza del pubblico che
    raggiungono, sono ritenuti gli strumenti più potenti nel formare gli orientamenti politici.
    Un ruolo chiave nella costruzione delle opinioni degli elettori, ad esempio, è quello che viene svolto
    dagli opinion leaders. Essi sono delle persone che in base a delle loro prerogative, caratteristiche e
    studi effettuati diventano il punto di riferimento di alcuni gruppi sociali, come ad esempio la propria
    famiglia. E, grazie alle loro conoscenze vengono interpellati sui problemi dell’attualità e, quindi,
    anche su quelli riguardanti il mondo politico. Sono anche coloro che diffondono i messaggi filtrati
    dai media, ovvero, per fare un esempio, sono quelle persone che leggono in maniera approfondita i
    giornali e, poi, riportano alle persone a loro vicine le notizie che hanno letto ed assimilato.
    Quindi, possiamo sostenere che nella politica attuale, sempre più contraddistinta dalla
    personalizzazione e dalla comunicazione mediatica, la comunicazione conta. In questo contesto si
    osserva come la comunicazione politica sia alquanto cambiata rispetto a quanto avveniva solo 10-15
    anni fa.
    Ciò che sta prendendo piede è quello che viene definito marketing politico. Esso, in pratica,
    corrisponde al complesso di iniziative volte a promuovere l’immagine di un ente o, come nel nostro
    caso, di un determinato Movimento o Partito politico. Il marketing politico è, così, un insieme di
    teorie e prassi di cui le organizzazioni politiche possono servirsi per definire, presentare, far
    accettare la loro offerta politica dai cittadini-elettori.
    La strategia del marketing, applicata alla politica, ha portato ad una “segmentazione” del
    cosiddetto “mercato elettorale”, con la necessità di adattare i messaggi politico-elettorali ai diversi
    gruppi dei potenziali elettori. Si comprende, quindi, che nelle campagne elettorali si cerca,
    attraverso la comunicazione, di promuovere, oltre a singole tematiche politiche, l’immagine del
    Partito/candidato/coalizione.
    In generale l’attenzione alla comunicazione politica si è accentuata da quando si è cominciato a
    notare una riduzione dell’identificazione con i partiti e, contemporaneamente, l’aumento di quella
    parte dell’elettorato che esprime il proprio voto in base alle specifiche opinioni che si crea di volta
    in volta. Questo è quello che viene definito pubblico d’opinione, e verrà analizzato più avanti.
    Appare evidente, a questo proposito, che queste persone abbiano bisogno di informazione per farsi
    le proprie idee e opinioni. Proprio da qui nasce l’importanza fondamentale data alla comunicazione,
    utilizzata per raggiungere gli elettori e conquistarli.
    2
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione PoliticaCome impostare una campagna elettorale efficace
    Le fasi della campagna elettorale
    Vi sono di solito tre fasi strategiche nel percorso di costruzione di una campagna elettorale, per un
    partito, una coalizione o un singolo candidato. Esse sono:
    1.
    POSIZIONAMENTO
    Consiste nell’analisi del contesto di riferimento.
    L’obiettivo specifico di questa fase è definire la comunicazione del nostro
    candidato/partito/coalizione per la costruzione della propria IDENTITÀ e dei propri VALORI.
    Esistono varie attività da svolgere in questa fase che risultano essere di fondamentale importanza
    per la giusta ed efficace continuazione del lavoro successivo.
    Tra queste possiamo ricordare:
    • studio e gestione degli avversari;
    • studio e valorizzazione delle doti del personaggio;
    • costruzione della strategia di comunicazione del partito, della coalizione, o del candidato;
    • studio e programmazione del territorio;
    • costruzione della squadra.
    È in questo momento che si va a costruire la strategia di comunicazione che utilizzeremo in seguito.
    Fondamentale è avere a mente che una comunicazione integrata ed efficace dovrebbe prevedere
    un’integrazione con tutta la struttura, nel nostro caso concreto il partito o la squadra dei
    collaboratori del candidato o della coalizione.
    Ad ogni modo, risulta essere di importanza notevole la decisione di costruire il cosiddetto staff o,
    come viene definito più comunemente oggi, comitato elettorale. Lo staff è composto da quelle
    figure che andranno ad occuparsi a tempo pieno ed in prima persona della realizzazione della
    campagna elettorale.
    2.
    LA FASE DI PRE – CAMPAGNA
    In questa fase si lavora sui temi, ovvero la nostra impostazione iniziale viene riempita di contenuti.
    In pratica, si vanno a posizionare i contenuti su uno sfondo che è stato creato prima, che
    corrisponde a quello dell’identità e dei valori.
    Vengono utilizzate strategie di marketing tematico affinché si riesca a giungere alla costruzione e
    alla gestione dell’agenda dei temi finali.
    Si lavora, inoltre, per aree geografiche e per classi socio-economiche.
    In questa fase strategica l’obiettivo è il consolidamento dell’immagine tematizzata del
    candidato/partito/coalizione, in modo tale da costruire il consenso di base.
    Si arriva, infine, all’ultima fase, quella che coincide con la campagna elettorale vera e propria.
    3.
    LA CAMPAGNA
    Si utilizzano in questa fase delle strategie di marketing sugli incerti, ovvero su coloro che non
    hanno ancora deciso per chi votare e che, soprattutto in questi ultimi anni, risultano la parte
    dell’elettorato più ambita da catturare, in quanto possono far vincere le elezioni per pochi voti di
    scarto (vedi le ultime Elezioni Politiche dell’aprile 2006 vinte dal centro-sinistra con un margine di
    24.755 voti). A questo proposito, si ricorda che la Giunta delle Elezioni della Camera dei deputati
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    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politicaha deciso, lo scorso dicembre, di procedere al riconteggio di una parte delle schede elettorali (tutte
    le schede bianche, nulle, contestate e valide, cominciando però da un campione del 10% dei seggi).
    Comunque, studi specifici hanno, infatti, dimostrato che sono sempre di più le persone che
    cambiano completamente opinione tra una elezione e l’altra, tanto che in una tornata elettorale
    possono votare per un partito di centro-destra, mentre successivamente votano un partito di centro-
    sinistra.
    L’immagine del nostro candidato/partito/coalizione è già stata costruita con il lavoro precedente; in
    questo momento della campagna si tratta solo di gestirla al meglio, senza provocare cadute
    d’immagine che potrebbero avere riflessi negativi sul consenso acquisito.
    Il lavorare sull’incertezza degli elettori per conquistare più consensi possibili fa sì che ci si
    concentri sulle aree definite ad alto potenziale, ovvero quelle in cui – stando ad analisi e sondaggi –
    sono presenti maggiormente quote più elevate di elettori incerti.
    Scopo certo e definito di questa fase è quello di giungere alla conquista del consenso.
    Importante è capire che, per riuscire a fare tutto questo (conquistare gli indecisi), alcune azioni
    possono risultare completamente inutili. Ad esempio, le tipiche serate (soprattutto negli ultimi
    giorni della campagna elettorale) che durano 5 minuti, perché il nostro candidato deve subito
    correre in altri tre luoghi diversi per presentarsi agli elettori potenziali, è una tecnica che produce
    pochissimi spostamenti di voto. Anzi, in alcuni casi risulta essere addirittura controproducente,
    perché sembra, ad osservarla a mente lucida, una tecnica per elemosinare qualche voto.
    Costruire la strategia
    Partendo, ora, dalla prima di queste fasi (il posizionamento), cerchiamo di analizzare un po’ più in
    profondità questi passi.
    La prima cosa da fare è, come visto sopra nella fase di posizionamento, analizzare il contesto:
    1. VERIFICARE IL CONTESTO
    Nessuna azione di comunicazione può partire e svolgere le sue naturali funzioni, ovvero
    raggiungere un interlocutore e portare un messaggio, se non si sono trovati ed analizzati prima dei
    dati relativi a quel contesto. Nel caso specifico di una campagna elettorale, ad esempio, essi
    consistono in dati elettorali (delle elezioni precedenti), in sondaggi e intenzioni di voto ecc. Se è
    possibile, inoltre, sarebbe auspicabile venire in possesso anche di dati socio-demografici, in modo
    tale da capire le caratteristiche ambientali della società in quel determinato territorio su cui andremo
    a lavorare. In questo caso esistono molte fonti su cui basare le nostre ricerche mirate all’ottenimento
    di ciò di cui necessitiamo. Tra esse potremmo utilizzare:
    ISTAT;
    Regioni;
    Comuni;
    Ministeri; ad esempio, si può visitare il sito web del Ministero degli Interni
    (Ministero Dell'Interno), dove è possibile reperire molto materiale inerente le consultazioni
    elettorali già avvenute (dalle Comunali, alle Provinciali, alle Regionali, alle Europee
    ed infine alle Politiche).
    In pratica esistono svariate fonti alle quali possiamo rivolgerci per il nostro lavoro iniziale di
    osservazione del contesto nel quale andremo ad impegnarci con la campagna elettorale.
    In base alla raccolta dei dati percentuali delle precedenti consultazioni elettorali e attraverso dei
    sondaggi d’opinione si può capire qual è l’intenzione di voto in quel determinato momento. In
    4
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politicaquesto modo, dall’analisi dei dati e dalle proiezioni della tendenza (il trend) si giunge alla
    formazione del nostro obiettivo, che può essere quello di aumentare i nostri voti, di mantenerli
    stabili o di pescare voti da alcune aree particolari.
    Un altro elemento su cui è possibile lavorare in questa fase è l’analisi della rassegna stampa. Una
    buona rassegna stampa, fatta con i dovuti crismi e con la dovuta attenzione, può senz’altro
    agevolare la nostra iniziale impostazione dell’opera per svariati motivi. Ma la cosa più importante è
    che dalla rassegna stampa riusciamo a cogliere qual è il senso comune dominante in quel preciso
    istante. I giornali, infatti, sono uno straordinario vettore del senso comune e di solito tendono a
    sposare l’opinione pubblica dominante in un determinato momento.
    I giornali e i giornalisti, in particolar modo, sono divenuti sempre più controllori dei temi e delle
    opinioni introdotte nel dibattito politico. In altri termini, la notizia in sé va in una certa direzione, e
    l’opinione pubblica vuole leggerla in quel modo. Quindi, escluse le conferenze stampa, gli eventi
    ecc., i giornali sono un divulgatore straordinario di quello che viene definito tecnicamente clima
    d’opinione.
    Ecco perché è sempre più vera l’affermazione che i giornali locali sono l’unico vero informatore di
    opinioni politiche. Dal punto di vista del consenso, infatti, l’opinione viene prodotta quasi
    esclusivamente dai giornali locali, nel senso che essi hanno ancora la capacità di spostare alcune
    parti dell’elettorato, ovvero possiedono una capacità di spostamento elettorale.
    Se si riflette in modo più approfondito, si nota come l’insieme dei giornali nazionali non fa
    l’opinione nazionale. Generalmente, le persone leggono un giornale nazionale per farsi un’opinione
    sui temi generali dell’attualità, della politica ecc. Oltre a questo, leggono anche un giornale locale
    per comprendere la politica locale e i problemi del proprio territorio di appartenenza. Un giornale
    locale, pertanto, è molto importante in una campagna elettorale e, molto spesso, può risultare utile
    al nostro obiettivo. Certamente non si vuole in alcun modo far passare l’idea che basta aver
    l’appoggio di un giornale locale perché automaticamente il nostro candidato (ad esempio in un
    Comune o in una realtà locale coperta da quel giornale) abbia già vinto la sfida; ma, indubbiamente,
    essi rappresentano un valido strumento di veicolazione del nostro messaggio politico-elettorale. E
    tutto questo è fondamentale.
    La verifica del contesto – siamo sempre nella fase 1 – precede quella che ha propriamente a che
    vedere con la messa a punto della comunicazione del programma elettorale. Questo perché
    dobbiamo capire quali sono i bisogni reali dell’elettorato a cui intendiamo rivolgerci. Ovviamente,
    il lavoro della prima fase è molto complesso ed articolato, ma un giusto approccio alla questione,
    senz’altro, darà successo all’operazione intera (campagna elettorale efficace).
    Dalla verifica ed attenta analisi del contesto è fondamentale riuscire a capire, relativamente ad un
    determinato tema:
    i punti deboli (i cosiddetti segni -);
    i punti forti (i segni + ).
    È fondamentale – in alcune circostanze potremmo dire di vitale importanza – analizzare,
    relativamente ad una determinata tematica, quali sono i punti su cui potremmo venire attaccati. Ad
    esempio, prendiamo un argomento forte e sul quale la Lega Nord non nutre alcun dubbio:
    l’immigrazione. Su questo tema, è necessario svolgere un’analisi e capire in che modo i nostri
    avversari politici potranno, nell’eventualità, attaccarci e metterci in difficoltà. Questo ci serve,
    ovviamente, per escogitare le contromosse, che potrebbero essere argomentazioni valide o fatti
    concreti realizzati politicamente dal nostro partito o candidato.
    In stretta connessione a questo punto c’è la cosiddetta analisi dell’avversario, in quanto non bisogna
    mai guardare solo a noi stessi. In questo scenario dobbiamo realizzare una vera e propria analisi del
    5
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politicacompetitor (avversario). I punti deboli del nostro avversario, ad esempio, potrebbero essere i nostri
    punti di partenza. Questo avviene molto di frequente nella costruzione delle strategie delle
    campagne elettorali. In questa fase, quindi, si andrà anche a studiare il programma politico del
    nostro avversario (vedi, ad esempio, le critiche al Programma Elettorale dell’Unione – Elezioni
    Politiche 2006 – Lega Nord 2.0).
    Un'altra arma che può risultare di utilità notevole è l’ironia. Essa è una delle chiavi per catturare il
    pubblico d’opinione che, più avanti, vedremo che cos’è.
    Da qui si passa allo studio e alla valorizzazione delle doti del personaggio. Ovviamente, questo nel
    caso stessimo affrontando una campagna elettorale per eleggere un singolo candidato.
    Passata la fase di verifica del contesto, si arriva ad un punto molto importante, ovvero:
    2) la SCELTA DEL CONTENUTO
    In pratica, ciò consiste nella scelta dei temi. Si decide su quali argomenti puntare in campagna
    elettorale (federalismo, devoluzione, famiglia, sicurezza, immigrazione, lavoro, tutela delle PMI
    ecc.).
    Terminata questa fase, successivamente si arriva ad un punto cruciale della nostra impostazione
    strategica, ovvero scegliere il linguaggio da utilizzare.
    3) la SCELTA DEL LINGUAGGIO
    Il linguaggio deve essere scelto o in base al contenuto oppure in base al pubblico (il destinatario
    della nostra campagna elettorale).
    Molto spesso, i politici e i dirigenti dei partiti pensano che ciò che bisogna fare per costruire una
    campagna elettorale efficace sia scegliere gli slogan. Invece, scegliere il linguaggio non significa
    solo scegliere lo slogan, ma bensì decidere quali termini utilizzare e, soprattutto, che tono usare
    nella campagna elettorale.
    Inoltre, è importante sottolineare come sia azzardato cambiare completamente il tono della
    comunicazione da una campagna elettorale all’altra perché questo, soprattutto, potrebbe disorientare
    gli elettori del partito.
    Il punto primo che bisogna tenere in grande considerazione è – nella costruzione della strategia – a
    chi voglio rivolgermi. Non bisogna mai partire da ciò che si vuole dire – anche se questo,
    ovviamente, è importantissimo – perché questo rappresenta, per l’appunto, il messaggio che
    vogliamo comunicare. Dunque, la prima domanda da porsi – nell’accingersi a realizzare una
    campagna elettorale – è: “A chi vogliamo rivolgerci?”, ovvero qual è il nostro pubblico di
    riferimento? E quindi, in questa impostazione generale è fondamentale capire quali sono i pubblici
    principali a cui vogliamo parlare.
    Ovviamente, nell’ambito della politica contemporanea, caratterizzata sempre più dalla vicinanza e,
    spesso, dalla sovrapposizione tra i programmi delle diverse forze politiche, diventa un valore
    aggiunto il saper conquistare anche parte dell’elettorato non completamente affine alle nostre
    posizioni; in pratica tutti i partiti agiscono – o meglio – sognano di agire come partiti pigliatutto. Al
    riguardo si ricordi che, in ogni caso, possono avviarsi a divenire dei partiti pigliatutto quelli che non
    hanno vincoli di identità. Per i partiti identitari e molto legati ad un determinato territorio (come il
    nostro), è molto difficile diventare partiti pigliatutto. Questo, però, non vuol dire che le nostre idee
    non facciano presa anche al di fuori della Padania; basti pensare, infatti, ai voti conquistati dal
    nostro Movimento anche in Regioni non legate alla nostra appartenenza territoriale, come il
    Mezzogiorno, nelle Elezioni Europee del 2004 e nelle ultime Elezioni Politiche (aprile 2006).
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    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione PoliticaInoltre, bisogna ricordare come alcuni canali di comunicazione vengano usati più di altri (vedi TV a
    discapito dei giornali ecc.).
    Si può concludere che, quasi come fosse uno slogan televisivo, per vincere le elezioni bisogna
    saper parlare, prima che alla televisione, alla gente.
    Ad ogni modo, la costruzione degli obiettivi corrisponde alla parte iniziale della impostazione della
    strategia complessiva della campagna elettorale. Costruire gli obiettivi è, quindi, il momento
    iniziale. Dopo il contenuto e il linguaggio, si arriva al 4° punto, ovvero:
    4) la SCELTA DEL MESSAGGIO.
    Arriviamo, infine, all’ultimo punto, quello che invece – come avviene quasi sempre – i politici ed i
    propri collaboratori pensano sia la parte iniziale della campagna elettorale:
    5) la SCELTA DEI MEZZI.
    Questo rappresenta l’ultimo momento della costruzione della nostra strategia per la campagna
    elettorale. Purtroppo, in molti casi, i politici o i membri di un partito ritengono sia l’inizio di tutto il
    lavoro. Questo dimostra come nel pensiero generale dei partiti, dei candidati ecc., si parta quasi
    sempre dal fondo. Perché la scelta dei mezzi – lo ripetiamo ancora – su cui costruire la
    campagna è l’ultimo passaggio nella costruzione strategica del nostro lavoro di
    comunicazione.
    In questo senso, possiamo sostenere come esista una certa abitudine al mezzo; ovvero, si ritiene che
    il mezzo è la parte che conta di più, vale a dire l’apparire in TV o avere molti articoli su di sé (o sul
    proprio partito) sulla carta stampata. Ragionando in base a questi preconcetti si finisce con il
    decidere di comprare paginate intere sul Corriere della Sera perché lo stesso rappresenta il
    quotidiano più venduto in Italia (non il più letto, però, che è Repubblica).
    Molto frequentemente i responsabili dei partiti puntano sull’ottenere spazi pubblicitari e spazi
    pubblici per ottenere effetto. Troppe volte, quindi, le scelte di comunicazione vengono effettuate in
    base all’ipotetico effetto provocato dal mezzo utilizzato.
    Un altro elemento importantissimo in comunicazione e, soprattutto, quando si fa una campagna
    elettorale, è il concetto di squadra, il cosiddetto staff. Questo punto fa sempre parte della prima fase
    della costruzione strategica della campagna, tanto che – come sostengono molti – non è mai troppo
    tardi per creare lo staff elettorale che andrà, poi, a mettere in piedi la campagna elettorale vera e
    propria. Per avere a mente un presidio temporale, per le Europee del 2009, sarebbe auspicabile
    creare la squadra già un anno prima, come tempo limite. E, quindi, giugno-luglio 2008.
    Un breve riassunto per ricapitolare
    Riassumendo, quindi, per realizzare al meglio una campagna elettorale che risulti efficace e centri
    l’obiettivo, vi sono varie operazioni da svolgere, che poi andranno ad inserirsi nelle varie fasi
    strategiche della nostra campagna elettorale:
    7
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politica1.
    2.
    3.
    4.
    VERIFICARE IL CONTESTO;
    SCELTA DEL CONTENUTO (TEMI);
    SCELTA DEL LINGUAGGIO;
    SCELTA DEL MESSAGGIO: in pratica è il tipo di messaggio che sintetizza quel
    contenuto;
    5. SCELTA DEI MEZZI: arrivano solo come ultimo passaggio.
    Per quanto attiene più propriamente all’ultimo punto citato, quello dei mezzi, esistono contenuti che
    passano meglio su alcuni mezzi. La comunicazione coordinata porta, ad esempio, a fare un
    manifesto, uno spot, un’intervista su un quotidiano ecc. Tutto ciò viene preparato in relazione al
    PUBBLICO DETERMINANTE che è quello – come dice l’aggettivo stesso – fondamentale per
    vincere la prova elettorale.
    Gli obiettivi di comunicazione
    Come già detto, la parte iniziale di una buona strategia di comunicazione, che porterà poi alla
    creazione della vera e propria campagna elettorale, è la costruzione degli obiettivi.
    La prima parte – come in ogni cosa che si fa e in ogni lavoro – è relativa alla costruzione degli
    obiettivi. In questa fase si dà, in pratica, avvio alla costruzione della strategia.
    All’inizio della costruzione della strategia di comunicazione, che diventerà poi l’impostazione della
    nostra campagna elettorale, si decidono gli obiettivi. È possibile, infatti, che l’obiettivo sia quello,
    magari, non di vincere le elezioni (ad esempio in un collegio uninominale) ma cercare di far
    conoscere il nostro candidato, che avrà quindi poi occasione di crescere e passare politicamente in
    futuro. L’obiettivo in questo caso è quello di accreditare il nostro candidato, il nostro partito ecc.
    È possibile, anche, creare una suddivisione tra:
    OBIETTIVI;
    SOTTO-OBIETTIVI.
    In pratica ogni obiettivo è funzionale alle finalità complessive che possono essere le più disparate.
    L’obiettivo di comunicazione deve essere sensorialmente percepibile. Ciò significa, in sostanza,
    scegliere, tra i temi che si decide di affrontare in campagna elettorale, quello che risulta essere più
    concreto, assimilabile a qualcosa di pratico.
    Un altro punto da tenere in considerazione è che gli obiettivi devono essere formulati in positivo.
    Non esiste un obiettivo (stiamo parlando di obiettivi di comunicazione) formulati in negativo. Non
    bisogna mai essere sanzionatori, ma bisogna cercare di partire sempre dal positivo. Per portare un
    esempio concreto in modo da capire meglio, la strategia di comunicazione utilizzata da Prodi nella
    campagna elettorale del 1996 fu costruita interamente in positivo, e difatti risultò molto efficace.
    Anche la strategia comunicazionale del nostro Movimento, in quell’occasione, fu molto efficace.
    Pur essendo di rottura nei confronti dei due schieramenti (Polo e Ulivo) antagonisti, era comunque
    costruita in positivo perché portava la soluzione ai guasti del Paese attraverso la riforma dello Stato
    in senso federale.
    La comunicazione, pertanto, deve essere positiva e deve sempre partire dal pubblico di
    riferimento, ovvero a chi ci rivolgiamo.
    Dopo la scelta dei pubblici, il passaggio successivo consiste nello scegliere o, meglio, decidere il
    risultato di comunicazione che intendiamo raggiungere.
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    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione PoliticaUn esempio.
    Nel dicembre del 1993, in una situazione politico-istituzionale caratterizzata dalla crisi dei partiti e
    dallo scoppio di Tangentopoli, comincia a farsi largo l’idea della nascita di un nuovo partito per
    opera di Silvio Berlusconi. Nascerà, infatti, nel gennaio del 1994, Forza Italia; prima di allora
    questo partito era solo una struttura reticolare di club. Ovviamente, la nuova formazione doveva far
    conoscere le sue idee e la sua presenza all’interno del panorama politico italiano. E pertanto vanno
    in onda, nel periodo tra Giugno e Luglio del 1993, degli spot televisivi per portare iscrizioni a Forza
    Italia. L’obiettivo degli spot era rivolgersi agli indecisi e cercare di riempire una scatola vuota. In
    altri termini, proprio come avviene nel marketing dei prodotti, si stava realizzando la cosiddetta
    FASE DI POSIZIONAMENTO.
    In sostanza, il partito berlusconiano, in quello scenario, non aveva ancora a sua disposizione quello
    che viene definito pubblico di appartenenza.
    Concentriamoci ora, brevemente, su questo particolare tipo di pubblico, su cui lavora la cosiddetta
    comunicazione orizzontale. Vediamo in base a che meccanismi opera.
    La comunicazione orizzontale
    Questa comunicazione lavora sui cosiddetti pubblici di appartenenza che, in genere, comprendono i
    clienti “fidelizzati”. Coincidono, quindi, con chi ha già deciso, ovvero quell’insieme di elettori che
    in un partito politico può essere definito lo zoccolo duro.
    Questo pubblico ha bisogno di rassicurazione. Ad esempio, rapportato al nostro Movimento, è
    l’insieme dei militanti che vogliono sentirsi rassicurati dal loro leader, che comunica e deve
    comunicare loro che il Movimento sta lottando con tutte le proprie forze per realizzare il
    federalismo.
    Fondamentali risultano essere i simboli. Il simbolo, infatti, incide sulle emozioni.
    La parte più importante della comunicazione di appartenenza è la cosiddetta comunicazione
    emotiva. Tecnicamente, nel processo che mantiene elevati i comportamenti valoriali (le identità) è
    la comunicazione più importante.
    Ma l’elettorato complessivo non è caratterizzato solo ed esclusivamente da pubblici d’appartenenza,
    altrimenti sarebbe praticamente inutile costruire delle campagne elettorali. Esiste anche quello che
    generalmente viene definito pubblico d’opinione, che è proprio il pubblico di Forza Italia. Il
    pubblico d’opinione è quello che per eccellenza sceglie qualcosa di nuovo, e proprio per questo è
    un pubblico che deve sempre essere catturato, conquistato. Esso è, infatti, infedele per eccellenza.
    In pratica rappresenta il consumatore che bisogna conquistare più volte.
    Per questo tipo di pubblico esiste un altro tipo di comunicazione, che è la comunicazione verticale.
    La comunicazione verticale
    Dopo aver visto la comunicazione orizzontale, come funziona e quali sono gli elementi che la
    caratterizzano, passiamo alla comunicazione verticale.
    La comunicazione cosiddetta verticale è, in sostanza, la strategia da utilizzare per conquistare il
    pubblico d’opinione, che è l’opposto di quello che viene definito pubblico d’appartenenza.
    Il flusso del messaggio, in questo caso, avviene dall’alto in basso; l’emittente (colui che emana il
    messaggio) e il destinatario (colui che riceve il messaggio) sono posti su piani diversi, non
    condividono le stesse idee e non hanno gli stessi valori.
    Questi pubblici sono anche quelli che vengono definiti come pubblici di scambio. Questo tipo di
    pubblico, infatti, decide in base ad uno scambio, ovvero in base a quanto gli proponiamo che verrà
    realizzato se il nostro partito otterrà il consenso che gli stiamo chiedendo (ad es: riforme,
    9
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politicainfrastrutture, aumento posti di lavoro, aumento prestazioni pensionistiche minime, maggiore
    contrasto alla microcriminalità ecc.). In altre parole, è quel particolare tipo di pubblico che deve
    essere convinto, e la convinzione richiede un meccanismo di comunicazione razionale. Il pubblico
    di scambio ha bisogno di fare dei ragionamenti su ciò che gli andiamo a comunicare, cosa diversa
    rispetto al pubblico d’appartenenza che, scegliendo con il cuore e i sentimenti, è catturato con
    meccanismi emozionali ed emotivi.
    I programmi elettorali – se si riflette attentamente – sono costruiti appositamente per i pubblici di
    scambio e di opinione, ovvero coloro che hanno bisogno di informazioni dettagliate e razionali per
    decidere se votare per quel partito o meno.
    È molto utile sapere la differenza tra questi due tipi di comunicazione e, quindi, l’esistenza di
    pubblici di tal genere. Questa conoscenza è oltremodo utile proprio per riuscire, con determinate
    strategie comunicative, a catturare anche una parte di elettorato a noi tradizionalmente distante.
    I rapporti con i media e la scelta dei mezzi
    Come già detto più volte nel corso di questa breve analisi su quali dovrebbero essere gli
    accorgimenti per realizzare una campagna elettorale efficace, i mezzi riguardano solo l’ultima parte
    della nostra strategia complessiva.
    In un partito politico si pensa che sia essenziale apparire sulla stampa, credendo che l’essere
    presenti sui mezzi di comunicazione di massa produca un innalzamento del consenso nei nostri
    confronti. Ma questo, molto spesso, non coincide con la realtà. Anche se non c’è una dimostrazione
    scientifica, è appurato che non sempre l’essere presenti quotidianamente sui mezzi di informazione
    porti, come conseguenza diretta, al miglioramento della propria immagine politica e, quindi,
    all’aumento del consenso per il proprio Movimento/partito.
    Per dare una misurazione del rapporto che si instaura con i giornalisti e, in generale, con i media, si
    potrebbe prendere come riferimento il comunicato stampa inviato dall’ufficio stampa del partito e
    vedere, poi, se lo stesso comunicato viene ripreso, viene modificato, o riportato il più interamente
    possibile.
    Un altro elemento con cui si misura il rapporto con i media è la visibilità. I giornali, in realtà, sono
    strumenti che devono dare visibilità; ovvero, hanno la funzione di mettere in contatto il
    partito/candidato/coalizione con più lettori ed ascoltatori possibili.
    Ad esempio, la televisione è così importante e da tutti ritenuta di tale importanza perché tocca,
    contemporaneamente, molte più persone e, quindi, molti più elettori potenziali.
    Come si vede, anche l’ultimo punto, relativo ai mezzi su cui fare la campagna elettorale, risulta
    essere conseguenza diretta delle altre fasi. E poi è necessario, in questo caso, cogliere le potenzialità
    del mezzo in relazione alle idee che il nostro partito/coalizione/candidato dovrà esporre. In
    determinati casi si potrà utilizzare la presenza televisiva, quando, ad esempio, il nostro
    rappresentante è telegenico e si muove bene in video. In altri casi sarà più utile utilizzare altri mezzi
    che, come detto, magari non raggiungono molte persone contemporaneamente come la TV, ma
    risultano essere più efficaci in quella circostanza.
    Ma questo non significa che la TV risulti efficace per ogni candidato o partito. Vi sono alcuni
    politici, ad esempio, che non riescono a risultare efficaci in video, mentre altri lo sono
    maggiormente. Bisognerebbe, pertanto, diluire i propri interventi un po’ su tutti i media, dando uno
    spazio maggiore – ovviamente – al mezzo che riesce meglio a trasmettere le idee del nostro
    partito/candidato/coalizione.
    10
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione PoliticaIn merito alla connessione tra mondo della comunicazione e partiti politici, si consideri solamente
    come l’Italia sia l’unico paese al mondo dove esiste un numero così elevato di quotidiani di partito e
    dove anni addietro l’Unità vendeva giornalmente un milione di copie.
    Ritornando, comunque, all’idea che più si è presenti sui media e meglio è per i partiti e per i propri
    esponenti, c’è da ricordare un precedente: il primo Governo Berlusconi nel 1994. In quel frangente
    – anche se il Governo durò solo 6 mesi – vi fu quella che viene definita sovraesposizione mediatica.
    E tutto ciò va associato al concetto che il mezzo in sé non è sufficiente per sostenere il messaggio.
    Dunque, è vero o no che più si ottiene presenzialismo sui mezzi di comunicazione e meglio è ?
    Non è così. In generale, infatti, si sostiene che più si sta sui mezzi d’informazione e più si logora la
    propria immagine. Se si ricorda il 1998 e il primo Governo guidato da Massimo D’Alema, subito
    viene in mente il fatto che lo stesso Presidente del Consiglio comparisse ogni giorno in tutti i
    telegiornali e come ciò avesse creato un’immagine di antipatia e di stanchezza nei suoi confronti da
    parte dell’opinione pubblica.
    Infatti tra i punti deboli che possiamo annoverare nel rapporto con i media possiamo ricordare:
    • presenzialismo;
    • concentrazione su pochi interlocutori;
    • improvvisazione;
    • accettazione passiva delle richieste;
    Il presenzialismo è già stato analizzato sopra. Molti pensano che la moltiplicazione dei contatti
    tenda ad aumentare i consensi e, parallelamente, la diminuzione dei contatti stessi faccia calare i
    consensi.
    D’altro canto anche il concentrarsi sempre sugli stessi mezzi di comunicazione rappresenta un
    errore, così come il rilasciare interviste sempre agli stessi giornalisti e agli stessi giornali. È
    essenziale cercare di avere buoni rapporti con la maggior parte dei media.
    Ora, se diamo un breve sguardo allo scenario dei media nel nostro Paese, si nota come lo stesso stia
    mutando in maniera sensibile. I mezzi a disposizione dei partiti sono:





    televisione (reti generaliste e TV digitale);
    giornali;
    radio;
    Internet;
    affissioni.
    Nonostante l’opinione pubblica pensi che la TV sia essenziale per ottenere il risultato voluto e,
    quindi, vincere il confronto elettorale, altri mezzi, che a prima vista possono apparire inutili, hanno
    invece un forte impatto. Ad esempio le affissioni. Se fatte bene, con una buona grafica ed uno
    slogan breve che “colpisce”, posizionate in luoghi affollati dove vi è la possibilità che vengano
    notati da molte persone, risultano di sicura efficacia.
    Inoltre, visto e considerato che sta crescendo sempre di più l’uso di Internet, si potrebbe utilizzare
    questo strumento per divulgare alcuni temi importanti del Movimento/Partito o, nel caso di un
    singolo candidato, costruire un sito web apposito del personaggio stesso, in modo tale da farlo
    conoscere all’opinione pubblica.
    11
    Dott. Roberto Marraccini
    La Comunicazione Politica

    marraccini comunicazione politica pdf free ebook download from www.padaniaoffice.org
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  2. #2
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    ho dimenticato di inserire il profilo del Dott. Roberto Marraccini sul suo blog


    Blogger: Profilo utente: Roberto Marraccini
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  3. #3
    Cunctando regitur mundus
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    EDIT
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  4. #4
    Cunctando regitur mundus
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    versione aggiornata del manuale (2012)

    Internet: un nuovo strumento per cercare il consenso elettorale
    È facile capire come – nelle moderne società democratiche – le nuove tecnologie della
    comunicazione possano svolgere un ruolo fondamentale nel processo di costruzione del consenso.
    A questo proposito è utile ragionare circa l’importanza sempre maggiore, da questo punto di vista,
    rappresentata dalla rete, da Internet.
    Internet può – sotto molti punti di vista – rappresentare un nuovo modo per comunicare le idee
    politiche ai cittadini. In Italia il fenomeno della rete (e quindi anche della comunicazione via web
    dei singoli partiti) si è manifestato con ritardo, rispetto ad altre realtà dove, al contrario, ha già una
    tradizione alquanto consolidata (vedi Stati Uniti ed Inghilterra).
    Il nostro Movimento (Lega Nord) – radicato molto fortemente sul territorio e che ha sempre
    privilegiato le forme tradizionali di comunicazione politica (come il comizio e il contatto faccia a
    faccia con i cittadini, nei mercati e tra le strade) – sta ora scoprendo le nuove opportunità offerte
    dalla rete.
    12
    Roberto Marraccini
    La comunicazione politicaInnanzitutto, abbiamo un sito Internet (Lega Nord 2.0) che è aggiornato ogni giorno, in cui
    compaiono delle sezioni di interfaccia diretta con i naviganti; il tutto, ovviamente, per favorire il
    dialogo costante con l’elettorato, ma non solo. Infatti, giungono quotidianamente e-mail da persone
    che non simpatizzano direttamente per la Lega Nord. A costoro, nei casi appropriati, vengono
    fornite risposte articolate e complete, così da cercare di trasmettere anche a loro la bontà delle
    nostre idee. Cerchiamo anche, nel limite del possibile, di rispondere alle e-mail in cui veniamo
    insultati, avendo sempre come riferimento il dialogo aperto con tutti i cittadini.
    Mentre, per quanto attiene più specificamente al rapporto costante con i nostri amministratori locali
    (Sindaci, Assessori, Consiglieri ecc.), utilizziamo il sito Padania Office (Lega Nord 2.0)
    curato direttamente dall’Ufficio di Segreteria Politica Federale e nel quale si può reperire materiale
    vario a supporto dell’attività politico-amministrativa da effettuare sul territorio.
    Il web, sotto molti punti di vista, risulta quindi essere uno strumento molto interessante, che si
    distingue dagli altri mezzi di comunicazione. Ad esempio, il flusso della comunicazione non è
    unidirezionale, come avviene invece con la stampa, la televisione, la radio ecc. Con Internet, infatti,
    l’emittente del destinatario può anche divenire il ricevente e questo, sostanzialmente, genera un
    alimentarsi del dibattito e uno scambio di opinioni ed informazioni che altro non fa che accrescere il
    livello di democrazia di tutto il sistema.
    Il nuovo tipo di comunicazione politica reso possibile con la rete (Internet), in Italia deve ancora
    poter esplicare appieno le sue potenzialità; potenzialità che il nostro Movimento ha intenzione di
    sfruttare pienamente con la cura costante (giornaliera) dell’aggiornamento del sito web e con il
    continuo miglioramento dello stesso (contenuti, usabilità, interattività, grafica).
    Detto questo, per il nostro Movimento – nonostante la rete web sia, come visto, un importante
    strumento comunicativo – la Politica, quella con la P maiuscola, deve continuare ad essere contatto
    diretto e costante con l’elettorato (comizi, dibattiti, feste di partito ecc.). La rete, quindi, è uno degli
    strumenti con cui costruire una efficace strategia di comunicazione politica integrata (in stretta
    sinergia con la televisione, la cartellonistica, la radio, i comizi, gli spot, la carta stampata ecc.).
    In definitiva, la strumento di Internet – soprattutto nelle moderne società avanzate – rappresenta una
    fonte importante di informazione e, quindi, anche di informazione politica. E rappresenterà, senza
    ombra di dubbio, un mezzo importante ed efficace per la creazione del consenso politico.
    È del tutto evidente, allora, che la rete – in sé – offre opportunità di veder crescere il dibattito
    democratico tra i cittadini, basti pensare a tutti i nuovi social network (Facebook, Twitter ecc.). Ma
    è anche vero, comunque, che è con l’approccio classico alla Politica, ovvero il contato diretto con
    gli elettori, lo stare tra la gente, fare i gazebo, che il nostro Movimento ha conquistato così tanti
    consensi in questi ultimi anni. Questo ci ha permesso di rimarcare con forza la nostra diversità da
    tutti gli altri partiti e di diventare, sostanzialmente, quel sindacato di territorio che molti, ora,
    vorrebbero imitare.
    marraccini comunicazione politica pdf free ebook download from www.padaniaoffice.org
    Ultima modifica di trotalibre; 28-02-13 alle 12:27
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  5. #5
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    andiamo quindi ad analizzare, come, tali tecniche di comunicazione (in sostanza marketing commerciale mirato nei confronti di un "target commerciale" ben preciso...) vengono applicate dal leader del partito.



    altri esempi di marketing e tecniche di persuasione commerciale applicate alla propaganda politica da parte della LN

    Ultima modifica di trotalibre; 28-02-13 alle 14:27 Motivo: va come vi sputtaniamo! balordi leghisti!
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  6. #6
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    versione regionale (Lombardia)



    versione adattata al resto delle regioni del nord Italia...

    Ultima modifica di trotalibre; 28-02-13 alle 16:20 Motivo: taak!
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  7. #7
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    la prossima volta parleremo del partito azienda per antonomasia e del suo leader....
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  8. #8
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    Embè ?
    Avete la RAI , specie RAI 3 , avete l'80% della stampa , con Repubblica in testa , che cazzo volete ?
    Se non siete riusciti a vincere con queste macchine da guerra , che cazzo volete ?

  9. #9
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    Ma che vadano tutti a cagare.....
    Dall'Alpe alle Piramidi
    dal Manzanarre al Reno
    va l'aspro odor de i vini
    l'anime a rallegrar

  10. #10
    Cunctando regitur mundus
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    Predefinito Re: la lega nord e il marketing politico sul web

    Citazione Originariamente Scritto da Watson Visualizza Messaggio
    Embè ? Avete la RAI , specie RAI 3 , avete l'80% della stampa , con Repubblica in testa , che cazzo volete ? Se non siete riusciti a vincere con queste macchine da guerra , che cazzo volete ?
    alt, non facciamo confusione.
    Avere giornalli che appartengono o simpatizzano per una precisa area politica è una cosa del tutto normale, avviene in Francia (es. le figaro VS le monde ) in Inghilterra ( il times VS the guardian) ecc. ma la mia critica non verte solo in merito alle 'macchine da guerra' da te esposte, la mia è più che altro una vera e propria introspezione analitica in merito al mutamento del 'fare' politico attraverso l'intromissione dei media e soprattutto di certa finanza nel mondo della politica stessa. La videocrazia ad esempio è frutto di questo nuovo concetto di 'fare' politica tutto incentrato sull'edonismo, l'iper-consumismo, il turbo-capitalismo ecc. in parole povere sto parlando della 'McDonaldizzazione' del fare politico di certi pseudo-partiti che operano nella scena politica da diversi anni.


    P.S. io non sono padrone ne della rai ne del quotidiano la repubblica ne di altri giornali, quindi, la prossima volta che senti il bisogno di postare la tua opinione su qualche altro thread, cerca almeno di partecipare alla discussione in maniera costruttiva e non faziosa... GRAZIE.
    Ultima modifica di trotalibre; 01-03-13 alle 01:35
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

 

 
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