
Originariamente Scritto da
Concretezza
In questi ultimi anni stiamo assistendo in Italia ad uno scontro ideologico veramente inutile tra le varie anime della “destra radicale/terminale” attraverso una continua lunga guerra intestina fra esse su temi come l’etica, il comportamento, la cultura, il modo di essere, il modo di approcciarsi alla politica e il sentirsi più cammerati rispetto ad altri ecc.ecc...
Molte di queste critiche son figlie soprattutto della mancanza di un punto di riferimento per tutti noi camerati verso una figura o movimento che rappresenti la maggior parte delle nostre istanze come lo era per molti il Msi tempo fa..
Premesso il fatto che io odio da sempre coloro che si fingono duri e puri perché spesso e volentieri, si rivelano persone con problemi di socializzazione e riversano nel Fascismo tutte le proprie fobie personali, palesando nella loro militanza, la condizione disagiata nei confronti di una vita sociale comune, perciò molti dei loro gruppi politici spesso finiscono ad esser sette molto vicine al fanatismo pazzoide rispetto ad un progetto politico interessante.
Inoltre va anche detto che esiste un’altra categoria importante che avvelena l’ambiente ed è quella dei trombati di partito/movimento che con il loro opportunismo personale si improvvisano ducetti da strapazzo senza meritocrazia e vantano per mille venti di possedere doti e poteri che in fondo non sono in grado di dimostrare ma anzi fanno capire che per loro la politica è soltanto ambizione personale o un passatempo per sentirsi accettato da qualcuno..
Vorrei perciò postare per zittire un po’ questi filosofi del nulla un momento storico dell’Italia Mussoliniana, affinchè possa far riflettere tutti su un concetto base essenziale che dovrebbe esser chiaro per chi fa politica.. Con Strategia, Meritocrazia, Capacità, Cultura, Soldi e forza degli Ideali si vince in qualsiasi momento storico!
Spero di far comprendere bene il senso di ciò che dico nel pezzo di brano ricopiato qui sotto..
“I Fasci di Combattimento videro la luce il 23 marzo 1919. Si dettero convegno i fascisti della prima ora, un centinaio di "fedelissimi" tra cui Balbo, De Bono, Bianchi e De Vecchi, i futuri Quadrumviri della Marcia su Roma, e circa duecento aderenti che osservano e ascoltano.
Le prime azioni di "chiara marca fascista" avvennero dopo il 17 novembre di quell’anno, data della pesante sconfitta elettorale subita dal movimento mussoliniano.
Nei primi scontri i fascisti furono sommersi dal gran numero degli avversari e molti comizi di Mussolini e dei suoi furono sciolti per i gravi incidenti provocati dai “rossi”.
Gran parte dei fascisti e dei loro alleati nazionalisti provenivano da una lunga, dura disciplina militare: erano quindi avvezzi ad obbedire secondo un ordine gerarchico. Al contrario, dall’altra parte, il disordine regnava assoluto e specialmente fra gli anarchici la disciplina era disprezzata; di conseguenza fu possibile conquistare le piazze e il favore dei contadini, stanchi dei soprusi ai quali erano sottoposti dall’arroganza delle "cooperative rosse".
Il Paese era stanco di disordini e sangue, anelava a rientrare nella normalità. Questo fenomeno è evidenziato dal consenso che in breve tempo acquisì il movimento mussoliniano: gli 88 "Fasci" diventarono 834 e i 20 mila iscritti oltre 250 mila, divenendo un "movimento di massa" fortemente radicato nel mondo del lavoro, tanto che i sindacati fascisti potevano contare su circa 400 mila contadini iscritti e su 200 mila operai.
I Fascisti combattevano il terrore rosso con le stesse armi, esso fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione.
Ci furono delle situazioni in cui la violenza, anche se assumeva l’apparenza di aggressione, è in realtà stata una violenza difensiva, cioè legittima.
Preoccupata dalla minaccia del comunismo bolscevico la reazione borghese riconobbe nello squadrismo fascista l'avanguardia antiproletaria in difesa tanto della nazione quanto della proprietà. Durante il "biennio rosso" il dominio incontrastato delle organizzazioni operaie e contadine, i metodi intolleranti della sinistra nella difesa dei diritti dei lavoratori che spesso si traduceva in forme lampanti di sopruso, avevano finito per drammatizzare la lotta politica, facendo sembrare imminente una rivoluzione bolscevica.
I ceti medi produttivi si sentirono perciò difesi dalla "sana reazione" dello squadrismo. Lo Stato liberale pensò che lo squadrismo fosse il male minore e lasciò che il fascismo si radicasse nel tessuto sociale diventando il garante della pacificazione politica.
Mussolini entrò in PARLAMENTO attraverso i Blocchi Nazionali.
I famosi Blocchi nazionali furono un'aggregazione politica italiana di destra realizzata in occasione delle elezioni politiche italiane del 1921.
La lista ottenne complessivamente 105 seggi. Benito Mussolini vi fu eletto deputato della Camera dei deputati nel maggio 1921, insieme a 35 deputati fascisti. A testimonianza dell'avvicinamento tra Mussolini e Giolitti, il futuro Duce si presentò, insieme all'Associazione Nazionalista Italiana che elesse 20 parlamentari, come alleato dello statista di Mondovì alle elezioni del 15 maggio 1921, nelle liste dei "blocchi nazionali" antisocialisti.
I liberali nelle elezioni del 1921 persero però definitivamente la maggioranza dei seggi del parlamento, a favore dei nuovi partiti di massa (Partito Popolare, Partito Socialista ed il nuovo Partito Comunista). Due erano le conseguenze negative per l’Italia: da un lato la nuova maggioranza non aveva mai avuto esperienze di governo; dall' altro i vari gruppi che la componevano non riuscivano ad accordarsi per le differenze ideologiche che li caratterizzavano.
Nacque perciò un governo debole, la cui precarietà si manifestò apertamente alla fine del ministero di Ivanoe Bonomi, causata da un banale fallimento di una filiale della Banca d' Italia nel 1922. A tutte queste difficoltà si aggiungeva il disagio sociale perenne del popolo italiano.
L'ancor più debole governo del successore di Bonomi, Luigi Facta, non riuscì a porre un rimedio alla situazione critica; fallirono del resto anche i tentativi di coalizione tra le forze democratiche del Paese.
La Marcia su Roma si inserì in un contesto di grave crisi e messa in discussione dello Stato liberale, le cui istituzioni erano viste come non più idonee a garantire l'ordine interno principalmente da fascisti, socialisti e comunisti.
Mussolini se ne servì fondamentalmente per mostrarsi all’Italia come possibile risolutore dei problemi Nazionali.
Mussolini del resto in questo clima di tensione cercava di dare, per quanto possibile, un' immagine legalitaria al movimento fascista mediante riconoscimenti ai valori del Cattolicesimo e della Monarchia, abbandonando ogni pregiudiziale repubblicana che ne aveva caratterizzato gli inizi.
La speranza di Giolitti (ma anche di Salandra) era quella di ricondurre il PNF, in seguito alla "veste legalitaria", all' interno delle normali strutture e istituzioni tradizionali.
Anche Vittorio Emanuele III aveva capito che l’unica mossa per dare stabilità al paese era concedere spazio a Benito Mussolini di fare un nuovo governo con lui a capo, convinto che sarebbe stato il minor male possibile in quel momento, visto che il monarca confidava nelle altre forze politiche liberali affinché riuscissero a manovrare l’avanzata fascista.
Con le sue poche forze politiche alla camera dei Deputati, Benito Mussolini sapeva benissimo che non avrebbe mai potuto formare un proprio governo. Ma grazie ai contatti e alle trattative che egli condusse per tutto il mese di ottobre, li bastò inserire qualche esponente liberale, democratico e popolare nella compagine governativa e tra i sottosegretari, per raggiungere il proprio scopo. Il 19 novembre del 1922, la Camera votò con larga maggioranza la fiducia al Governo Mussolini. Fra coloro che votarono a favore, figuravano nomi illustri del panorama politico italiano: Giolitti, Salandra, Facta, Bonomi, Orlando, e anche due personaggi destinati a divenire molto importanti nel futuro: Gronchi, futuro presidente della Repubblica Italiana nel dopoguerra, e Alcide De Gasperi, futuro Presidente del Consiglio nell’immediato dopoguerra.
Quando Mussolini andò al potere, buona parte della classe politica liberale era convinta che sarebbe durato poco. Lo stesso Giolitti, del resto, inserendo i fascisti nei Blocchi Nazionali – l’alleanza elettorale per il rinnovo del Parlamento del maggio 1921 - si era illuso di poterne sfruttare la forza contro l’esuberanza della classe operaia, per poi far rientrare gli squadristi nella legalità. Il fascismo invece si stava rapidamente costituendo come una vera e propria struttura statuale alternativa e quindi in grado di sostituirsi al modello liberale in decomposizione.
Nei primi due anni di governo Mussolini potenziò i legami che lo univano a forze sociali ed economiche (esercito e borghesia). Il primo esecutivo guidato da Mussolini era un governo di coalizione che comprendeva anche ministri popolari contro il parere di Struzo. Diaz fu posto al ministero della guerra. Mussolini per ripagare la borghesia che lo aveva sostenuto abolì i provvedimenti antiborghesi di Giolitti (tassa secessione, nominatività titoli, tassazione guadagni di guerra, sbloccò fitti, abbattimento monopolio assicurazione sulla vita, rete telefonica ai privati).
Fu istituito il gran consiglio del Fascismo nel dicembre 1922 e nel gennaio ’23 fu creata la milizia volontaria per la sicurezza dello stato (MVSS): Mussolini cercò di far entrare gli squadristi nel sistema statale. Nel 1923 il Parlamento approva "Legge Acerbo", che prevedeva l'assegnazione, al partito o all'aggregazione che avesse ottenuto il 25% dei voti, di 2/3 dei seggi.
Benito Mussolini, che già da qualche tempo era a capo di un governo di coalizione insieme a popolari, nazionalisti e liberali, per le elezioni politiche italiane del 1924 creò il listone unico "Lista Nazionale". In esso confluirono praticamente tutti i partiti aderenti al precedente governo Mussolini (Partito Nazionale Fascista, Partito Liberale ed altri): alle elezioni del 1924, con oltre il 60% dei voti, il listone governativo vinse e riuscì ad eleggere ben 375 deputati, in grande maggioranza fascisti.
Il gioco politico utile per arrivare al potere finirà nel 1925 quando verranno sciolte le camere e dichiarati i partiti illegali tranne il PNF.”
Ecco qui mi fermo perché voglio soffermarmi su questo FONDAMENTALE excursus politico.
Se il Duce non avesse avuto l'accortezza e la lungimiranza di "formare una coalizione", come diremmo oggi, con soggetti politici che nulla avevano a che spartire con il Fascismo, non avremmo mai avuto il ventennio, il Fascismo non avrebbe trionfato negli anni successivi, come poi accadde, ed il pensiero e le opere del Duce sarebbero rimaste nei sogni di qualche filosofo stralunato!
Inoltre possiamo parafrasare il fatto che Mussolini diede al Fascismo quella forza politica ed economica negli anni collaborando/sfruttando varie categorie sociali dello stato italiano. Il Duce fu assai abile a prendersi simpatie della borghesia e del settore forze armate ed al tempo stesso nel riuscire a fingersi braccio armato degli industriali soltanto per cercare di emergere da una situazione che se lo avesse visto rimanere a far il duro e puro tutta la vita non lo avrebbe mai potuto vedere a capo della nostra Nazione anche perché con le poche forze politiche/economiche possedute all’inizio della sua avventura politica sarebbe stato distrutto immediatamente da qualsiasi nemico.
Le domande che mi piacerebbe porre a tante persone che si ritengono esperti di politica sono semplici: Quanti di voi grandi IDEALISTI sarebbero capaci di avere così tanta capacità e lucidità mentale nel riuscire a prendere in mano il potere di una Nazione in questo modo??
Pensate davvero che star chiusi da soli in 4 mura ad odiare il mondo intero porti a cambiare davvero uno Stato??
E ancora pensate davvero che se domani sarete a capo di un qualcosa istituzionale con le forze esigue di adesso sareste in grado di reggere l’onda d’urto del potere??
Anche oggi, pur assistendo al totale fallimento del capitalismo e del marxismo, ci sarebbero le condizioni ottimali per proporre e far sapere al popolo, a dispetto dei media allineati, che esiste la terza via, la nostra, quella dello stato sociale, dell'etica del lavoro, dell'individuo al centro dell'azione politica, della Famiglia, invece no la maggior parte continuano a fare i DURI e PURI di sempre tipico da vera Destra Terminale anziché ricompattarsi in una unica, monolitica forza politica, fatta di ideali, ma anche di tanto quanto utile pragmatismo e di STRATEGIA..
Vabbè se poi per tutti è Utile rimanere a litigare: Berlusconi si, Berlusconi no; Grillo sì, Grillo no; Io sono più fascista di te, no io lo sono più di te, Io sono puro te sei corrotto e viceversa!!! Mah, contenti tutti... Ma preferisco far ben altro..
PS. riguardo al “Puritanesimo Nazionalista” l’unica cosa che mi viene da dire ancora è “Occhio a far la fine di Giannino che andava citando di possedere certe lodi e certi titoli e poi è cascato su una buccia di banana..”
Saluti a tutti!