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    Predefinito "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il PdUn'informativa dei carabinieri svela il rapporto strettissimo tra l'ex presidente Mps e l'ex sindaco Ceccuzzi. I due parlavano di politica, banche e strategie da adottareGian Marco Chiocci - Ven, 01/03/2013 - 08:00 commenta
    Ecco la prova dell'asse Mussari-Pd. Fra le carte di un'inchiesta indirettamente collegata al Monte dei Paschi e concernente l'affidamento del ristorante senese «Millevini» dell'ente pubblico «Enoteca italiana» a una società (la Montenegro Srl) riconducibile al figlio del fantino Andrea «Aceto» Degortes, esce il riscontro del patto d'acciaio tra il partito di Bersani e la banca rossa che più rossa non si può.


    L'ex presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari entra in ProcuraE soprattutto escono comprovati i rapporti di un certo tipo fra l'ex presidente dell'istituto di credito Giuseppe Mussari (molto amico di «Aceto jr») e l'ex sindaco Pd Franco Ceccuzzi, ricandidato a sindaco dal Pd nazionale come faccia «nuova» del partito nella città del Palio, costretto però a rinunciare alla corsa per un avviso di garanzia relativo al crac del pastificio Amato, avviso ricevuto in tandem con l'onnipresente Mussari.

    «ACCORDI SU TUTTO»

    Stando a un'informativa dei carabinieri di 27 pagine, riassuntiva di un bel po' di intercettazioni disposte sull'utenza di Mussari tra il gennaio e l'aprile 2010, la coppia si confrontava «pressoché quotidianamente sui temi politici nazionali e locali e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca» con tutto ciò che ne consegue a livello di amministrazione della città perennemente in mano alla sinistra.

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    Il governo si svena, 4 miliardi in Monti-bond
    Il fascicolo aperto dal pm Natalini, già nel pool che indaga su Antonveneta ha riguardato non solo l'affidamento della gestione del ristorante «Millevini» ma alcune verifiche preliminari sulla vendita di appartamenti da parte della «Valorizzazioni immobiliari», già controllata Mps, che con escamotage avrebbe garantito «garanzie preferenziali» a persone orbitanti intorno al «gruppo politico imprenditoriale» conosciuto, per l'appunto, come «gruppo della Birreria».

    QUEI LEGAMI COL PD

    Nell'inchiesta ci son finiti dentro i figli di «Aceto», Antonio e Alberto Degortes, e avvisi di garanzia sono piovuti all'indirizzo del presidente dell'Enoteca italiana, Claudio Galletti, al direttore Fabio Carlesi, e alla compagna di Antonio Degortes. L'ipotesi di reato è concorso in «turbata libertà degli incanti» rispetto alle presunte anomalie verificatesi nelle procedura di affidamento «non in evidenza» e senza gara. A pagina 5 dell'informativa dei carabinieri ecco uscire la bomba politica: «Le intercettazioni hanno messo in evidenza come in quel periodo l'avvocato Giuseppe Mussari, espressione dell'anima diessina del Partito democratico, si confrontasse pressoché quotidianamente su temi politici nazionali e locali, e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca da egli presieduta, con i conseguenti riverberi sulle amministrazioni e imprese ad esse collegate, con l'onorevole Franco Ceccuzzi (nelle note definito già deputato con l'Ulivo e col Pd, che a maggio 2012 ha annunciato le dimissioni legate principalmente alla crisi finanziaria che ha colpito Mps)».ANIME DIVERSE NEL PARTITO

    Le stesse intercettazioni - continuano i carabinieri - avevano messo in luce «come gli argomenti cardinali delle conversazioni fra il presidente dalla Banca Mps e l'onorevole del Partito democratico fossero il difficile equilibrio tra le due anime del partito, quella di loro riferimento e quella minoritaria di provenienza ciellina soprattutto in relazione alla candidatura a sindaco di Siena proprio del Ceccuzzi alle elezioni 2011».L'ASSOCIAZIONE DEGLI AMICI

    A forza di sentire telefonate i militari dell'Arma annotano come «numerosissime appaiono le conversazioni tra Mussari, Ceccuzzi, Antonio Degortes, Mauro Rosati (membro del Cda di Antonveneta, ndr) e Andrea Bellandi (socio della Birreria in piazza del Campo, ritrovo di Mussari & Co, ndr), personaggi accomunati da forti interessi economici ed impegnati tra l'altro, insieme all'avvocato Roberto Martini, nell'attività della neonata associazione culturale Per Siena» che nelle intenzioni dovrebbe essere apartitica e invece, per gli inquirenti, promuoveva l'ascesa di Ceccuzzi a sindaco di Siena.LA CAMPAGNA ELETTORALE

    Al telefono Mussari e Ceccuzzi intensificano gli sforzi. Parlano del «destino politico del sindaco Pd uscente Maurizio Cenni e della candidatura di Ceccuzzi alla successione». Si soffermano sulle iniziative dei vari Bellandi e Rosati e di altri personaggi iscritti all'associazione «e l'onorevole pare interessato a raccogliere consensi trasversali per la propria candidatura anche sostenendo le attività della compagine associativa». Tutto questo per concludere che «la presenza a Siena di un gruppo politico-economico facente riferimento a Mussari» e al «gruppo della birreria» spingeva per la candidatura dell'onorevole Ceccuzzi, «cui seguivano discutibili nomine a seguito del suo successo elettorale».


    "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd - IlGiornale.it



    qualche tempo fa avevo aperto un post dal titolo: Mussari? mai conosciuto.

    e mi sono trovato insultato e mezzo sbranato dai galoppini del partito degli Onesti

    adesso, cari virus, garat, proteus, boja e compagnia cantante, che avete da dire?


    p.s. naturalmente il tutto esce DOPO le elezioni, chissà perchè, vero?
    Ultima modifica di svicolone; 01-03-13 alle 10:41

  2. #2
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Citazione Originariamente Scritto da svicolone Visualizza Messaggio
    "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il PdUn'informativa dei carabinieri svela il rapporto strettissimo tra l'ex presidente Mps e l'ex sindaco Ceccuzzi. I due parlavano di politica, banche e strategie da adottareGian Marco Chiocci - Ven, 01/03/2013 - 08:00 commenta
    Ecco la prova dell'asse Mussari-Pd. Fra le carte di un'inchiesta indirettamente collegata al Monte dei Paschi e concernente l'affidamento del ristorante senese «Millevini» dell'ente pubblico «Enoteca italiana» a una società (la Montenegro Srl) riconducibile al figlio del fantino Andrea «Aceto» Degortes, esce il riscontro del patto d'acciaio tra il partito di Bersani e la banca rossa che più rossa non si può.


    L'ex presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari entra in ProcuraE soprattutto escono comprovati i rapporti di un certo tipo fra l'ex presidente dell'istituto di credito Giuseppe Mussari (molto amico di «Aceto jr») e l'ex sindaco Pd Franco Ceccuzzi, ricandidato a sindaco dal Pd nazionale come faccia «nuova» del partito nella città del Palio, costretto però a rinunciare alla corsa per un avviso di garanzia relativo al crac del pastificio Amato, avviso ricevuto in tandem con l'onnipresente Mussari.

    «ACCORDI SU TUTTO»

    Stando a un'informativa dei carabinieri di 27 pagine, riassuntiva di un bel po' di intercettazioni disposte sull'utenza di Mussari tra il gennaio e l'aprile 2010, la coppia si confrontava «pressoché quotidianamente sui temi politici nazionali e locali e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca» con tutto ciò che ne consegue a livello di amministrazione della città perennemente in mano alla sinistra.

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    Il governo si svena, 4 miliardi in Monti-bond
    Il fascicolo aperto dal pm Natalini, già nel pool che indaga su Antonveneta ha riguardato non solo l'affidamento della gestione del ristorante «Millevini» ma alcune verifiche preliminari sulla vendita di appartamenti da parte della «Valorizzazioni immobiliari», già controllata Mps, che con escamotage avrebbe garantito «garanzie preferenziali» a persone orbitanti intorno al «gruppo politico imprenditoriale» conosciuto, per l'appunto, come «gruppo della Birreria».

    QUEI LEGAMI COL PD

    Nell'inchiesta ci son finiti dentro i figli di «Aceto», Antonio e Alberto Degortes, e avvisi di garanzia sono piovuti all'indirizzo del presidente dell'Enoteca italiana, Claudio Galletti, al direttore Fabio Carlesi, e alla compagna di Antonio Degortes. L'ipotesi di reato è concorso in «turbata libertà degli incanti» rispetto alle presunte anomalie verificatesi nelle procedura di affidamento «non in evidenza» e senza gara. A pagina 5 dell'informativa dei carabinieri ecco uscire la bomba politica: «Le intercettazioni hanno messo in evidenza come in quel periodo l'avvocato Giuseppe Mussari, espressione dell'anima diessina del Partito democratico, si confrontasse pressoché quotidianamente su temi politici nazionali e locali, e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca da egli presieduta, con i conseguenti riverberi sulle amministrazioni e imprese ad esse collegate, con l'onorevole Franco Ceccuzzi (nelle note definito già deputato con l'Ulivo e col Pd, che a maggio 2012 ha annunciato le dimissioni legate principalmente alla crisi finanziaria che ha colpito Mps)».ANIME DIVERSE NEL PARTITO

    Le stesse intercettazioni - continuano i carabinieri - avevano messo in luce «come gli argomenti cardinali delle conversazioni fra il presidente dalla Banca Mps e l'onorevole del Partito democratico fossero il difficile equilibrio tra le due anime del partito, quella di loro riferimento e quella minoritaria di provenienza ciellina soprattutto in relazione alla candidatura a sindaco di Siena proprio del Ceccuzzi alle elezioni 2011».L'ASSOCIAZIONE DEGLI AMICI

    A forza di sentire telefonate i militari dell'Arma annotano come «numerosissime appaiono le conversazioni tra Mussari, Ceccuzzi, Antonio Degortes, Mauro Rosati (membro del Cda di Antonveneta, ndr) e Andrea Bellandi (socio della Birreria in piazza del Campo, ritrovo di Mussari & Co, ndr), personaggi accomunati da forti interessi economici ed impegnati tra l'altro, insieme all'avvocato Roberto Martini, nell'attività della neonata associazione culturale Per Siena» che nelle intenzioni dovrebbe essere apartitica e invece, per gli inquirenti, promuoveva l'ascesa di Ceccuzzi a sindaco di Siena.LA CAMPAGNA ELETTORALE

    Al telefono Mussari e Ceccuzzi intensificano gli sforzi. Parlano del «destino politico del sindaco Pd uscente Maurizio Cenni e della candidatura di Ceccuzzi alla successione». Si soffermano sulle iniziative dei vari Bellandi e Rosati e di altri personaggi iscritti all'associazione «e l'onorevole pare interessato a raccogliere consensi trasversali per la propria candidatura anche sostenendo le attività della compagine associativa». Tutto questo per concludere che «la presenza a Siena di un gruppo politico-economico facente riferimento a Mussari» e al «gruppo della birreria» spingeva per la candidatura dell'onorevole Ceccuzzi, «cui seguivano discutibili nomine a seguito del suo successo elettorale».


    "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd - IlGiornale.it



    qualche tempo fa avevo aperto un post dal titolo: Mussari? mai conosciuto.

    e mi sono trovato insultato e mezzo sbranato dai galoppini del partito degli Onesti

    adesso, cari virus, garat, proteus, boja e compagnia cantante, che avete da dire?


    p.s. naturalmente il tutto esce DOPO le elezioni, chissà perchè, vero?

    allora galoppini piddini dove siete'

    vi siete precipitati in sezione a prendere ordini su cosa rispondere?

  3. #3
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Strano che una notizia come questa non sia trapelata prima delle elezioni
    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

  4. #4
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    se il cavallo è bolso il galoppino non può farci nulla

  5. #5
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Strano che una notizia come questa non sia trapelata prima delle elezioni
    strano? maddai...

  6. #6
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    tutto bene e giusto così, chi sbaglia paga e mi fa solo piacere; quello che mi fa incazzare però è che qui nessuno dice nulla sulla giustizia ad orologeria o giudici di parte.
    Ho letto che Silvio vuole manifestare il 23 in piazza contro la magistratura, in quel caso, difenderà anche i diritti dei vertici MPS comandati da altri partiti?
    le mie tariffe:
    - thread propagandistico o palesemente imbecille 50euro
    - post idioti provocatori 20 euro
    - post/thread promotori della libertà 80 euro

  7. #7
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Strano che una notizia come questa non sia trapelata prima delle elezioni

    stranoi, vero?

    ma non disturbiamo il Partito degli Onesti, che i boccaloni lo debbono votare

  8. #8
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Citazione Originariamente Scritto da paldòn Visualizza Messaggio
    tutto bene e giusto così, chi sbaglia paga e mi fa solo piacere; quello che mi fa incazzare però è che qui nessuno dice nulla sulla giustizia ad orologeria o giudici di parte.
    Ho letto che Silvio vuole manifestare il 23 in piazza contro la magistratura, in quel caso, difenderà anche i diritti dei vertici MPS comandati da altri partiti?

    giusto una sega.

    sono mesi che il centrodestra è sotto attacco e il bubbone più enorme, lo scandalo mps è stato silenziato da tutti i media che contano, tv, sky, corriere della sera, repubblica, la stampa, , ecc ecc.
    se non si vuol vedere, allora va bene tutto, ma un minimo di onestà intellettuale non guasterebbe.

  9. #9
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    pomicino (gli ex demo sanno sempre tutto in questo paese) credo che sia stato l'unico (purtroppo) ad aver spiegato in maniera chiara la situazione in merito all'affaire MPS

    L’affaire Mps dovrebbero spiegarcelo Amato, Bassanini e i banchieri francesi



    Al direttore - La vicenda del Monte dei Paschi di Siena colpisce, giustamente, l’opinione pubblica che ha accumulato verso l’intero sistema bancario un rancore a volte comprensibile, ma molte altre volte assolutamente ingiustificabile. La crescente difficoltà nell’avere credito spinge famiglie e imprese a criminalizzare le banche dimenticando che anch’esse sono aziende che devono far quadrare i conti e, in particolare, tutelare i depositanti, cioè i soldi dei risparmiatori. Se a famiglie e a imprese, strette dall’affanno di una crisi che non passa, si può perdonare la mancanza di una visione d’insieme, governo e Parlamento non hanno alibi dinanzi a un sistema finanziario nel quale crescono fenomeni come quelli del Monte dei Paschi. Un po’ di storia, però, aiuta a capire di più.
    Quando agli inizi degli anno 90 si cominciò a riflettere su come riordinare il sistema bancario italiano, per la quasi totalità in mani pubbliche, si immaginò, in un dibattito principalmente tra Carli, Amato e il sottoscritto, una riaggregazione di 3-4 poli bancari di quella che era chiamata la foresta pietrificata del nostro sistema creditizio. Per dare un segnale forte in quella direzione il governo decise di aggregare l’Imi al San Paolo di Torino muovendo, così, un primo passo verso l’obiettivo di creare 3-4 grandi player internazionali nel settore creditizio capaci a loro volta di far da battistrada a un processo di internazionalizzazione attiva del capitalismo italiano. Le follie del 1992-’93 fecero saltare capacità di guida e decisioni approfondite e si privatizzarono le banche un po’ alla garibaldina (senza offendere, naturalmente, Garibaldi). Privatizzare, senza un intelligente lavoro di riaggregazione delle banche nazionali in 3-4 poli creditizi, consentì la discesa in Italia dei francesi di Crédit Agricole (in Banca Intesa), degli spagnoli del Santander e del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bnl), degli olandesi dell’Abn Amro (Antonveneta), dei tedeschi in Unicredit. Quella di Montepaschi fu l’unica tra le fondazioni a non scendere sotto il 51 per cento del capitale nella banca di riferimento, dopo la nuova normativa, talché il Montepaschi rimase l’unica grande banca “pubblica” ancorché non statale. Nel 2002 ci fu un tentativo, d’intesa con la Banca d’Italia, di fondere Montepaschi e Bnl che rispondeva a quel criterio smarrito per strada e che puntava a far poli creditizi forti prima di privatizzare. A questa fusione si oppose, tra gli altri, Franco Bassanini in nome della cosiddetta “senesità” del Montepaschi, ma più ancora nell’interesse della finanza francese. E sempre lo stesso Bassanini fece una guerra senza quartiere contro la scalata Unipol-Mps per la conquista della Bnl che doveva essere regalata ai francesi di Bnp Paribas da un gruppo di pressione guidato da Amato e dallo stesso Bassanini. Il quale intanto nel 2001 era diventato consigliere d’amministrazione dell’Ena francese, ed era stato insignito da Chirac della Legion d’onore per i servizi resi ai cugini d’oltralpe. Per dirla in breve, la solitudine del Montepaschi è stata la bussola di Franco Bassanini e di Giuliano Amato che non a caso, poi, plaudirono all’insano acquisto per un prezzo esagerato dell’Antonveneta già in pancia agli spagnoli del Santander. Le responsabilità penali, se vi sono, le cercherà la magistratura. Le altre responsabilità, a cominciare da quelle politiche, vanno ricercate dal governo e dal Parlamento oltre che dalla libera stampa.
    E allora, per sintesi, dopo la relazione del ministro Grilli alle commissioni finanze di Camera e Senato appare chiaro che:
    1) La Banca d’Italia si è accorta per tempo, attraverso tutta una serie di ispezioni, che c’erano nel Monte dei Paschi quei rischi poi puntualmente esplosi. Delle due l’una: o le ispezioni non furono fatte a regola d’arte o furono sottovalutate, fermo restando che già nell’acquisto dell’Antonveneta forse una più forte determinazione della nostra Banca centrale sarebbe stata utile.
    2) Le tre banche d’affari che curarono l’aumento di capitale del Montepaschi furono la Merrill Lynch, la City Group e la Goldman Sachs. Quest’ultima, a quell’epoca, aveva in Italia come autorevole consulente il professor Mario Monti che, pur non scendendo nel merito, non poteva non conoscere l’operazione.
    3) Nell’ottobre del 2008, ad acquisto avvenuto, c’è stata una deposizione ai pm di Milano di un funzionario di banca, tal Antonio Rizzo della Dresdner Bank, che affermava esistere all’interno della struttura manageriale del Montepaschi un gruppo di malaffare. Tale deposizione per 5 anni non ha determinato alcuna iniziativa né da parte della magistratura né da parte di alcuna autorità di controllo.
    4) Appena un anno dopo e cioè nell’ottobre del 2009, le Camere approvarono il famoso scudo fiscale che consentì il rientro di capitali, leciti e non leciti, con soli 20 voti di scarto, registrando l’assenza di 28 deputati dell’opposizione di cui 22 del Pd. Fra questi, pura coincidenza naturalmente, quella dell’on. Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini e direttore del think-tank Glocus che ha avuto anch’esso un presidente francese) e di sei esponenti dell’Udc.
    5) L’apprezzabile capacità sensitiva e analitica di un autorevole capitalista italiano come Francesco Gaetano Caltagirone gli ha suggerito di prendere negli ultimi tempi le distanze dal Monte dei Paschi: vendendo, con perdite significative, parte delle proprie azioni.
    Dinanzi a questo scenario le responsabilità omissive sono pressoché generali e fra queste risaltano quelle dei vari governi, oltre che di un Parlamento sempre più sterilizzato nella sua attività ispettiva e di controllo. Appare, allora, veramente peregrina la polemica di chi vuole colpevolizzare l’intero Pd per aver lasciato nella sua solitudine tentatrice il Monte dei Paschi invece che agevolarne l’ingresso in un grande polo bancario-assicurativo, quando il responsabile di tutto questo è stato il trinomio Amato-Bassanini-partito senese (forte dei suoi collegamenti anche internazionali). Altrettanto peregrina è la volontà di colpevolizzare tutte le Fondazioni senza le quali, è bene dirlo con chiarezza, i nostri istituti di credito sarebbero stati controllati da banche straniere: il nostro capitalismo non è stato capace di difendere alcunché in questi anni, dalla Edison alla Parmalat, dall’Avio a tante altre aziende passate sotto il controllo estero senza alcuna reciprocità. Con la conseguente internazionalizzazione passiva della nostra struttura produttiva. Terza e ultima considerazione: l’accordo Nomura-Montepaschi ancora una volta denuncia come sia velenosa quella innovazione finanziaria fatta di derivati, swap, futures e altre diavolerie che hanno lasciato crescere quel capitalismo finanziario selvaggio che sta mettendo in crisi l’economia reale dell’occidente e i suoi modelli democratici. E mentre i partiti si rinfacciano di tutto e di più, nessuno di essi ha speso una sola parola per invocare una nuova disciplina dei mercati finanziari impegnandosi a mettere sul tavolo del Consiglio dei capi di stato e di governo dell’Europa comunitaria il tema della finanziarizzazione dell’economia e dei suoi devastanti effetti sulle democrazie occidentali. Più che una commissione d’inchiesta, che si sovrapporrebbe all’azione della magistratura, sarebbe utile invece una commissione d’indagine per capire i punti critici del nostro ordinamento bancario e dei poteri delle autorità di controllo. Forse un’utopia, la nostra, vista la corsa in atto verso un Parlamento di neofiti e in molti casi anche di sprovveduti. Politicamente parlando naturalmente.

    L’affaire Mps dovrebbero spiegarcelo Amato, Bassanini e i banchieri francesi - [ Il Foglio.it › La giornata ]





    --
    p.s. DOVE C'È ZIZZANIA, ci sono sempre i 'capitani coraggiosi' (spesso francesi...) dietro la porta, che scalpitano per l'entrata trionfale...
    Non chiedetemi nulla, potrei rispondere con la verità.

  10. #10
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    Predefinito Re: "Mussari è un uomo del partito" Le telefonate incastrano il Pd

    Citazione Originariamente Scritto da trotalibre Visualizza Messaggio
    pomicino (gli ex demo sanno sempre tutto in questo paese) credo che sia stato l'unico (purtroppo) ad aver spiegato in maniera chiara la situazione in merito all'affaire MPS

    L’affaire Mps dovrebbero spiegarcelo Amato, Bassanini e i banchieri francesi



    Al direttore - La vicenda del Monte dei Paschi di Siena colpisce, giustamente, l’opinione pubblica che ha accumulato verso l’intero sistema bancario un rancore a volte comprensibile, ma molte altre volte assolutamente ingiustificabile. La crescente difficoltà nell’avere credito spinge famiglie e imprese a criminalizzare le banche dimenticando che anch’esse sono aziende che devono far quadrare i conti e, in particolare, tutelare i depositanti, cioè i soldi dei risparmiatori. Se a famiglie e a imprese, strette dall’affanno di una crisi che non passa, si può perdonare la mancanza di una visione d’insieme, governo e Parlamento non hanno alibi dinanzi a un sistema finanziario nel quale crescono fenomeni come quelli del Monte dei Paschi. Un po’ di storia, però, aiuta a capire di più.
    Quando agli inizi degli anno 90 si cominciò a riflettere su come riordinare il sistema bancario italiano, per la quasi totalità in mani pubbliche, si immaginò, in un dibattito principalmente tra Carli, Amato e il sottoscritto, una riaggregazione di 3-4 poli bancari di quella che era chiamata la foresta pietrificata del nostro sistema creditizio. Per dare un segnale forte in quella direzione il governo decise di aggregare l’Imi al San Paolo di Torino muovendo, così, un primo passo verso l’obiettivo di creare 3-4 grandi player internazionali nel settore creditizio capaci a loro volta di far da battistrada a un processo di internazionalizzazione attiva del capitalismo italiano. Le follie del 1992-’93 fecero saltare capacità di guida e decisioni approfondite e si privatizzarono le banche un po’ alla garibaldina (senza offendere, naturalmente, Garibaldi). Privatizzare, senza un intelligente lavoro di riaggregazione delle banche nazionali in 3-4 poli creditizi, consentì la discesa in Italia dei francesi di Crédit Agricole (in Banca Intesa), degli spagnoli del Santander e del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bnl), degli olandesi dell’Abn Amro (Antonveneta), dei tedeschi in Unicredit. Quella di Montepaschi fu l’unica tra le fondazioni a non scendere sotto il 51 per cento del capitale nella banca di riferimento, dopo la nuova normativa, talché il Montepaschi rimase l’unica grande banca “pubblica” ancorché non statale. Nel 2002 ci fu un tentativo, d’intesa con la Banca d’Italia, di fondere Montepaschi e Bnl che rispondeva a quel criterio smarrito per strada e che puntava a far poli creditizi forti prima di privatizzare. A questa fusione si oppose, tra gli altri, Franco Bassanini in nome della cosiddetta “senesità” del Montepaschi, ma più ancora nell’interesse della finanza francese. E sempre lo stesso Bassanini fece una guerra senza quartiere contro la scalata Unipol-Mps per la conquista della Bnl che doveva essere regalata ai francesi di Bnp Paribas da un gruppo di pressione guidato da Amato e dallo stesso Bassanini. Il quale intanto nel 2001 era diventato consigliere d’amministrazione dell’Ena francese, ed era stato insignito da Chirac della Legion d’onore per i servizi resi ai cugini d’oltralpe. Per dirla in breve, la solitudine del Montepaschi è stata la bussola di Franco Bassanini e di Giuliano Amato che non a caso, poi, plaudirono all’insano acquisto per un prezzo esagerato dell’Antonveneta già in pancia agli spagnoli del Santander. Le responsabilità penali, se vi sono, le cercherà la magistratura. Le altre responsabilità, a cominciare da quelle politiche, vanno ricercate dal governo e dal Parlamento oltre che dalla libera stampa.
    E allora, per sintesi, dopo la relazione del ministro Grilli alle commissioni finanze di Camera e Senato appare chiaro che:
    1) La Banca d’Italia si è accorta per tempo, attraverso tutta una serie di ispezioni, che c’erano nel Monte dei Paschi quei rischi poi puntualmente esplosi. Delle due l’una: o le ispezioni non furono fatte a regola d’arte o furono sottovalutate, fermo restando che già nell’acquisto dell’Antonveneta forse una più forte determinazione della nostra Banca centrale sarebbe stata utile.
    2) Le tre banche d’affari che curarono l’aumento di capitale del Montepaschi furono la Merrill Lynch, la City Group e la Goldman Sachs. Quest’ultima, a quell’epoca, aveva in Italia come autorevole consulente il professor Mario Monti che, pur non scendendo nel merito, non poteva non conoscere l’operazione.
    3) Nell’ottobre del 2008, ad acquisto avvenuto, c’è stata una deposizione ai pm di Milano di un funzionario di banca, tal Antonio Rizzo della Dresdner Bank, che affermava esistere all’interno della struttura manageriale del Montepaschi un gruppo di malaffare. Tale deposizione per 5 anni non ha determinato alcuna iniziativa né da parte della magistratura né da parte di alcuna autorità di controllo.
    4) Appena un anno dopo e cioè nell’ottobre del 2009, le Camere approvarono il famoso scudo fiscale che consentì il rientro di capitali, leciti e non leciti, con soli 20 voti di scarto, registrando l’assenza di 28 deputati dell’opposizione di cui 22 del Pd. Fra questi, pura coincidenza naturalmente, quella dell’on. Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini e direttore del think-tank Glocus che ha avuto anch’esso un presidente francese) e di sei esponenti dell’Udc.
    5) L’apprezzabile capacità sensitiva e analitica di un autorevole capitalista italiano come Francesco Gaetano Caltagirone gli ha suggerito di prendere negli ultimi tempi le distanze dal Monte dei Paschi: vendendo, con perdite significative, parte delle proprie azioni.
    Dinanzi a questo scenario le responsabilità omissive sono pressoché generali e fra queste risaltano quelle dei vari governi, oltre che di un Parlamento sempre più sterilizzato nella sua attività ispettiva e di controllo. Appare, allora, veramente peregrina la polemica di chi vuole colpevolizzare l’intero Pd per aver lasciato nella sua solitudine tentatrice il Monte dei Paschi invece che agevolarne l’ingresso in un grande polo bancario-assicurativo, quando il responsabile di tutto questo è stato il trinomio Amato-Bassanini-partito senese (forte dei suoi collegamenti anche internazionali). Altrettanto peregrina è la volontà di colpevolizzare tutte le Fondazioni senza le quali, è bene dirlo con chiarezza, i nostri istituti di credito sarebbero stati controllati da banche straniere: il nostro capitalismo non è stato capace di difendere alcunché in questi anni, dalla Edison alla Parmalat, dall’Avio a tante altre aziende passate sotto il controllo estero senza alcuna reciprocità. Con la conseguente internazionalizzazione passiva della nostra struttura produttiva. Terza e ultima considerazione: l’accordo Nomura-Montepaschi ancora una volta denuncia come sia velenosa quella innovazione finanziaria fatta di derivati, swap, futures e altre diavolerie che hanno lasciato crescere quel capitalismo finanziario selvaggio che sta mettendo in crisi l’economia reale dell’occidente e i suoi modelli democratici. E mentre i partiti si rinfacciano di tutto e di più, nessuno di essi ha speso una sola parola per invocare una nuova disciplina dei mercati finanziari impegnandosi a mettere sul tavolo del Consiglio dei capi di stato e di governo dell’Europa comunitaria il tema della finanziarizzazione dell’economia e dei suoi devastanti effetti sulle democrazie occidentali. Più che una commissione d’inchiesta, che si sovrapporrebbe all’azione della magistratura, sarebbe utile invece una commissione d’indagine per capire i punti critici del nostro ordinamento bancario e dei poteri delle autorità di controllo. Forse un’utopia, la nostra, vista la corsa in atto verso un Parlamento di neofiti e in molti casi anche di sprovveduti. Politicamente parlando naturalmente.

    L’affaire Mps dovrebbero spiegarcelo Amato, Bassanini e i banchieri francesi - [ Il Foglio.it › La giornata ]





    --
    p.s. DOVE C'È ZIZZANIA, ci sono sempre i 'capitani coraggiosi' (spesso francesi...) dietro la porta, che scalpitano per l'entrata trionfale...

    lew chiacchere stanno a zero.

    qui ci sono intercettazioni telefoniche dei carabiniewri che incastrano mussari ed i suoi strettissimi rapporti col Partito.

 

 
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