Ma lei direttore come ha potuto permettere che un suo giornalista abbia inventato e scritto delle bestialità sul Papa e Berlusconi, non prova un senso di vergogna? Un giornale dovrebbe essere serio per dare notizie serie e vere e un direttore non dovrebbe permettere che un suo dipendente infanghi il nome del giornale per cui scrive.
RENATO LIVI
La Stampa ha commesso un refuso due giorni fa, un errore che può capitare, ma un altro quotidiano ne ha fatto un caso nazionale, esagerando i toni. La Stampa fa ottimo servizio da sempre, dimostrando compostezza ed equilibrio. E’ il quotidiano di riferimento della mia famiglia da quasi tre quarti di secolo. Continuate così.
MATTEO COGORNO, RIVA TRIGOSO
Penso che la maggioranza dei lettori non sappia neppure di cosa stiamo parlando e per questo lo spiegherò in breve: due giorni fa all’interno di una pagina dedicata alle risposte date dal presidente del Consiglio ad Avvenire abbiamo pubblicato una minuscola foto con la testata del quotidiano dei vescovi (lo «strappo» di una prima pagina come si chiama in gergo) come si usa fare quando si cita un altro giornale. L’immagine è stata presa da internet da un nostro grafico che nella fretta non si è reso conto che si trattava di una finta pagina di Avvenire che circola in rete. Nessuno di noi se ne è accorto perché sulle bozze era impossibile leggere un’immagine così piccola. Quando, la mattina dopo, vedendo il giornale stampato, ci siamo resi conto che il titolo della finta pagina di Avvenire recitava «Il Papa a sorpresa: "Silvio ora basta"», mi sono scusato del brutto errore involontario sia di persona con il direttore di Avvenire - che non ha drammatizzato - sia qui con i lettori.
Ma voglio essere chiaro: non abbiamo costruito fotomontaggi, inventato nulla, né scritto delle bestialità, visto che nella pagina non c’era nessun titolo o articolo che parlasse del Pontefice e di Berlusconi.
Ieri però un altro quotidiano, Il Giornale, ci ha accusato di aver «fabbricato uno scoop anti Cavaliere» e ha denunciato questo come sintomo di una campagna d’odio contro il premier. Purtroppo sono state tirate in mezzo la mia storia personale e l’omicidio di mio padre.
Non ho nessuna voglia di accendere nuove polemiche, non l’ho fatto anche davanti ad attacchi ben più gravi ed odiosi, ma i miei lettori sappiano che se c’è qualcosa che ho imparato a mie spese è proprio quanto sia importante fare attenzione alle parole, alle criminalizzazioni e come sia fondamentale ricordarsi che ogni riga di giornale parla di esseri umani. Questo lo farò sempre e campagne d’odio sulle pagine della Stampa non ne troverete mai. Sono convinto anzi che la faziosità e la cultura della divisione e della contrapposizione siano le vere responsabili dell’avvelenamento del clima di questo Paese.