di Alessio Bava
Un nuovo morbo attanaglia il sinistrismo nostrano: l’antigrillismo. E’ incredibile che il vecchio antiberlusconismo venga rottamato così, senza neanche aspettare la dipartita politica di Berlusconi. Non c’è più tempo per lui, a quanto pare. Infatti, in questi giorni di agitazione impazza ovunque la caccia al pelo nell’uovo grillino. Si cerca il cavillo, la gaffe, la dichiarazione strumentalmente adeguata per screditare Grillo e il Movimento 5 Stelle. Si ripropone quindi il copione politically correct che una volta si usava contro Berlusconi. Insomma i sinistri sono proprio decisi a ricommettere gli stessi errori e se otterranno gli stessi risultati allora è probabile che alle prossime elezioni, di questo passo, regaleranno la maggioranza assoluta al M5S, visti i precedenti.
Sembra che la campagna elettorale sia tutt’altro che finita, come se qualcuno volesse esorcizzare una sconfitta, una “non vittoria” – come la si definisce ipocritamente – o addirittura un fallimento totale. E’ la nuova psicosi collettiva dilagante. Qui non si tratta di essere pro o contro il M5S (anche se questo atteggiamento rischia di ridurre davvero tutti i contrasti politici alla dicotomia Grillo/anti-Grillo) poiché, con un po’ di lucidità, possiamo identificare questo fenomeno come patologico e irrazionale, per come si è mostrato finora in buona parte dei casi. Innanzitutto le critiche fatte o gli aspetti “disdicevoli” che vengono sottolineati sono di natura per lo più formale e non potrebbe essere altrimenti, giacché gli eletti del M5S ancora devono varcare per la prima volta la soglia del Parlamento. E’ dunque, per ora, un processo alle intenzioni.
Paradossalmente, i detrattori del Movimento rischiano di “pompare” il fenomeno, così come fanno alcuni “grillini” militanti, sebbene nella direzione opposta. Bando ai facili entusiasmi, certamente, ma si faccia attenzione anche a dar adito a qualsiasi polemica, che a volte può rivelarsi fuorviante, se non del tutto menzognera. Piace, infatti, recriminare una presunta ignoranza dei nuovi parlamentari a 5 stelle, come se i “veterani” avessero tutte menti eccelse (quando in realtà c’è gente che nemmeno le basi della grammatica italiana conosce, vedi il povero Isidori già dimenticato) o fossero tutti professoroni d’alto rango (come se quest’ultimi assicurassero un buon governo, vedi Monti e tecnici affini). Questo di certo non giustifica le singole mancanze di alcuni eletti del M5S, ma è bene ricordare che nessuno degli altri pretendenti ha mai saputo fare politica, nel senso più nobile e autonomo del termine.
Fa riflettere anche il complottismo che dilaga in particolar modo tra alcuni ultrasinistri e tra chi fino a qualche tempo fa non avresti creduto potesse fare ragionamenti così semplicistici. Tra il complottismo antigrillino va per la maggiore la tesi secondo cui Grillo e il M5S sarebbero in qualche modo già legati mani e piedi ai poteri forti, come la banca Goldman Sachs. L’argomentazione a sostegno di tale tesi? Una breve dichiarazione del presidente della Goldman Sachs Asset Management, Jim O’Neill, che avrebbe espresso “entusiasmo” per il risultato delle elezioni politiche italiane, chiedendosi se ciò possa essere l’inizio di qualcosa di nuovo. Quella che è stata vista come una dichiarazione d’amore tra GS e M5S, secondo me, andrebbe letta diversamente per i seguenti motivi: se è vero che è un entusiasmo rivolto al M5S, perché non è stato dichiarato prima delle elezioni? Grillo è riuscito abilmente a far parlare di sé e del suo movimento da mesi e mesi, sia sulla stampa nazionale che su quella internazionale, dove più volte sono emersi timori, d’oltreoceano e continentali, per un successo a 5 stelle. La stessa GS aveva fatto intendere, con largo anticipo, di sostenere l’asse Monti-Bersani, per ovvi motivi. Allora che senso ha mostrarsi entusiasti se i propri “cavalli” hanno difatti perso la corsa?
Una interpretazione più realistica potrebbe forse essere che si è abbozzato un tentativo di “montare” il cavallo vincente, proprio come sta tentando Bersani a livello istituzionale, pur con scarsi risultati. Se non puoi batterlo puoi sempre cavalcarlo, si saranno detti. E’ proprio ora, invece, che comincia la sfida, di certo molto difficile, ma tutt’altro che decisa prima ancora di partire, come credono alcuni. Per onestà intellettuale va riconosciuto come Grillo non abbia mai riservato parole al miele per la Goldman Sachs, che anzi ha più volte criticato, essendo anche uno dei pochi che abbia mai parlato di nazionalizzare le banche. Da notare infatti come non si sia mostrato alcun entusiasmo, in casa del M5S, per questa indiretta apertura della GS, come invece fece il PD mesi fa sul suo stesso sito [1]. Insomma sembra più una mossa tattica, pura realpolitik, da parte di un grosso esponente del capitale finanziario che tenta di ingraziarsi un movimento fiorito anche grazie al dissenso verso le politiche proposte proprio dalla mafia finanziaria.
Puerile credere che non sarebbe stato così se, per fare un esempio improbabile, avesse avuto successo la lista Rivoluzione Civile, che anzi sarebbe stata ancora più facilmente addomesticabile, considerando che è stata RC ad essere rifiutata dal PD, il quale ha preferito optare per Monti, e non viceversa. Quindi, se lo stesso pressing mediatico e istituzionale che sta subendo il Movimento 5 Stelle l’avesse subito la lista di Ingroia, possiamo con buona probabilità affermare che non avrebbe esitato molto a saltare lo steccato e non me ne vogliano i suoi sostenitori ma dovrebbero sapere bene come il suddetto magistrato, e tutti i personaggi dietro di lui, non rappresentino affatto l’emblema dell’anti-atlantismo e dell’anti-capitalismo (non che lo rappresenti Grillo, s’intende).
Senza dubbio occorre fuggire da ogni eccesso di fiducia, ma bisognerebbe porre fine a questa ridicola campagna di demonizzazione, mostrando piuttosto le vere pecche, le vere mancanze del M5S, che finora solo pochissimi hanno saputo sottolineare, sebbene sia ancora presto dare un giudizio vero e proprio. La realtà è che ancora non c’è, da parte del M5S, una linea politica ben definita e così sarà finché non calerà l’impeto, legittimo per carità, della protesta, per dar spazio alla proposta (che sia un po’ più articolata dei 20 punti programmatici). Inutile e controproducente sarebbe alimentare ancora una macchina del fango che sporca solamente e non chiarisce nulla. Oltretutto non si vuole capire che se ci fosse anche solo una minima possibilità di una deriva “fascista”, questa sarebbe possibile proprio grazie a questo modo di fare astioso e inquisitorio – sinceramente democratico! - che alla fine può spingere inconsapevolmente verso destra il Movimento 5 Stelle, chiuso a priori a sinistra. Ma, ovviamente, è solo un’ipotesi teorica altamente improbabile nella realtà concreta.
Si percepisce però come questo sia l’ennesimo tormento di una sinistra ormai al collasso, vittima dei suoi stessi incubi, che perdendo ogni legittimazione sente la necessità di delegittimare, come meglio crede, il proprio avversario, che ora è Grillo e il M5S. Ci vuole coraggio per attribuire al M5S un fantomatico ritorno al fascismo, che, si mettano l’anima in pace una volta per tutte i vari neofascisti e gli antifascisti militanti, non tornerà più. E anche se un giorno vi fosse una svolta autoritaria sarebbe banale e anti-storico ridurla a fascismo, a meno che non si voglia sostenere l’aberrante e reazionaria tesi secondo cui ogni regime diverso da quello “democratico”, nella sua degenerazione più moderna, sia automaticamente fascista. Personalmente giudico ridicolo anche l’accanimento degli ultimi giorni nei confronti del nuovo capogruppo alla Camera del M5S, Roberta Lombardi, di cui sono state riprese delle frasi dal suo blog [2] che, a dire di molti sarebbero un’inconcepibile apologia di fascismo. Sicuramente bisogna riconoscere che è stata un’uscita poco felice, che, visto lo sciacallaggio mediatico, è il terreno più adatto per accuse e crocifissioni morali. Insomma, anche se è stata scritta il 21 gennaio, poteva essere con un po’ di abilità evitata, ma forse era un modo per difendere Grillo sulla “questione Casapound”, tant’è che, dopo l’onda di indignazione scatenata, sul suo blog e non solo, da parte di sinistri e antifascisti doc, la Lombardi ha compreso l’errore ed ha specificato che la sua frase si riferiva, come del resto si capiva, al programma sansepolcrista, che aveva in sé ancora elementi “socialisteggianti”, ben presto disattesi dal regime fascista, come ha chiarito lei stessa nella rettifica [3] – che invece non è stata riportata da alcun giornale, a differenze delle frasi incriminate -.
Sinceramente non ci vedo grossa apologia del fascismo nell’analisi del suddetto programma, magari però andava contestualizzata meglio, dicendo fin da subito che furono ideali rimasti su carta quelli del 1919. La parte più interessante dell’intervento invece è stata glissata totalmente, ovvero: “Seconda questione, e questo per me è il punto fondamentale, sono 30 anni che fascismo e comunismo in Italia non esistono più. Invocarne lo spettro a targhe alterne è l’ennesimo tentativo di distrazione di massa: ti agito davanti il noto spauracchio perché voglio far leva sulle tue paure per portarti dalla mia parte. Non sono i fascisti o i comunisti che ci hanno impoverito, tolto i diritti, precarizzato l’esistenza, reso un incubo il pensiero del futuro.”
Al di là del fatto che sarebbero più 20 che 30 anni dalla fine del “comunismo” in Italia, il concetto espresso è sommariamente condivisibile. Si continua a gettare fumo negli occhi per non voler ammettere la realtà dei fatti, cioè che è il capitalismo “dal volto americano” a condurci verso il baratro, a renderci precari della vita e del lavoro, a impoverirci ed a toglierci quei diritti sociali conquistati con fatica nel tempo. Non so se la Lombardi pensasse precisamente a questo, ma il problema che ha posto è centrale e di vitale importanza, mentre chi è fermo nel passato agita feticci che gli ottenebrano la vista del presente. Piuttosto il vero errore è stato dare per scontato che venisse compreso il messaggio anche da chi non vedeva l’ora di poter dire: “ecco ve l’avevo detto, questa dimostra che sono i nazifascisti del XXI secolo!”. Ma è giusto che gli antifascisti militanti portino avanti queste battaglie imprescindibili e di prioritaria importanza.
A proposito delle accuse di fascismo, ora sembra aumentato il livello inquisitorio giunto alla modalità “nazista malefico”, tant’è che spopola in rete e sui giornali un famigerato discorso di Hitler che sarebbe sovrapponibile, secondo taluni, a un discorso tipo di Grillo & Co. Sorge spontanea la domanda: e quindi? Ad A non segue sempre deterministicamente B, ovvero a una situazione di crisi non si ripropongono sempre le stesse soluzioni. Piuttosto sarebbe bene analizzare nel profondo la situazione di crisi – politica, economica, sociale e culturale – della nostra epoca e inquadrarla nel nuovo contesto storico, che non è quello post prima guerra mondiale, evitando quindi di improvvisarsi storici, nonché egregi conoscitori del verbo hitleriano. Siamo di fronte alla classica “reductio ad hitlerum” utile a far sentire un po’ profeti e un po’ più uniti i sinistri di tutti i tipi, che pare siano riusciti a trovare il nuovo cemento unificante, celando così il vuoto cosmico che li pervade. Quello però che proprio non vogliono capire questi signori è che il M5S è talmente eterogeneo che rende davvero impossibile prevedere il suo futuro sviluppo.
I grillini o i 5 stelle, come preferiscono essere chiamati, invece devono comprendere che il nodo cruciale non è la democrazia del web e tematiche affini, la questione è quale sarà la strategia, ovvero la linea politica a medio e lungo termine, che decideranno di adottare – sapranno diventare un partito di governo, o continueranno a porsi ancora come partito d’opposizione e di protesta? – e quali saranno le loro posizioni sulle tematiche principali, soprattutto per quanto riguarda la politica economica e la politica estera, dove non c’è ancora una linea chiara e articolata. Pur non definendosi un partito il M5S sta assumendo la disciplina di un partito vero e proprio ed è giusto che sia così, perché altrimenti un movimento del genere sarebbe difficile da tenere in piedi. Ammirevole comunque la ferrea coerenza mostrata finora, sconosciuta agli altri partiti tradizionali e ai lacchè della stampa nostrana, che ora ci propinano il mantra dell’ingovernabilità, come se la governabilità che intendono loro, già vista in passato, non avesse fatto abbastanza danni.
Ma non basta la coerenza per cambiare davvero le cose, come non basta delegare tutto al web, che per quanto bello e democratico, comporterebbe seri rischi, soprattutto se il movimento si impantanasse su questioni non dico irrilevanti, ma per lo meno secondarie. Il vero rischio, che i sinistri trincerati nella loro lotta antigrillista non hanno minimamente colto, è che la fiammella di un futuro cambiamento reale – che, si badi bene, non credo debba venire per forza da questo M5S, ma che comunque potrebbe fungere da pietra focaia – rischia di spegnersi alla prima goccia d’acqua e non è da escludere che, consapevoli o meno, i sinistri possano essere, ancora una volta, i primi annaffiatoi utili al grande giardiniere a stelle e strisce.
Antigrillismo, malattia infantile del sinistrismo? - Stato & Potenza




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