"Toga rossa". Era l'etichetta che tanti, ma tanti anni fa, l'ex magistrato Luciano Violante si vedeva tatuata sulla fronte da Silvio Berlusconi. Ma il tempo passa per tutti e oggi il leader del centrodestra lo vuole vedere in via Arenula, sede del Ministero della Giustizia.
Non solo, prima di convergere sul nome di Re Giorgio, Pd e Pdl sfogliavano la rosa dei candidati al Colle: un petalo portava il nome di Violante, sponsorizzato da Fabrizio Cicchitto, ex capogruppo Pdl alla Camera, fedelissimo del Cavaliere.
Violante è diventato nel corso degli anni un punto di riferimento per chi nel centrodestra ha cercato sempre una sponda all'interno di una dirigenza Pd che sui 'temi sensibili' non ha mai deluso il 'rivale'.
Celeberrima la sua uscita in Parlamento dieci anni fa, il 28 febbraio 2002: "L'onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso ma nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni....Ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto d'interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi. Durante i governi di centrosinista il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte".
Violante è il 'saggio' che ha redatto assieme a Quagliariello (Pdl), Mauro (Scelta Civica) e il costituzionalista Valerio Onida la relazione sulla giustizia, in cui si torna su un tema caro a Berlusconi: le intercettazioni. "Occorre porre limiti alla loro divulgazione perché il diritto dei cittadini a essere informati non costituisca il pretesto per la lesione di diritti fondamentali della persona" si legge nel testo pubblicato sul sito della Presidenza della Repubblica. Un leit-motiv, che in maniera più colorita, ascoltiamo da anni uscire dalla bocca del Cavaliere.
Nell'aprile 2011, al deflagrare dello scandalo Ruby, Violante (intervista al Giornale della famiglia Berlusconi) sempre sulle intercettazioni dicharò: "Il dilagare del 'giornalismo da trascrizione', che riempie intere pagine di notizie processuali e gossip giudiziari, umilia la democrazia".
Ancora più 'berlusconiana' la teoria (espressa nella stessa relazione citata prima) sulla 'responsabilità dei magistrati'. "Oggi - si legge- è amministrata dagli organi di governo interno. Il Gruppo di lavoro rileva l'inopportunità - per istituzioni così influenti - del solo "giudizio disciplinare dei pari" e propone che il giudizio disciplinare per tutte le magistrature resti affidato in primo grado agli organi di governo interno e in secondo grado, senza ricorso a gradi ulteriori, ad una Corte, istituita con legge costituzionale. La Corte potrebbe essere composta per un terzo da magistrati eletti dalle varie magistrature (in numero uguale per ciascuna magistratura), per un terzo da eletti dal Parlamento in seduta comune e per un terzo da persone scelte dal Presidente della Repubblica tra coloro che hanno titoli per accedere alla Corte Costituzionale".
In pratica, secondo questa riforma, i magistrati sarebbero giudicati da una Corte nominata per 2/3 dalla politica: 1/3 dai parlamentari e 1/3 da un Presidente votato dai partiti. In pratica sarà la politica a giudicare la magistratura: il sogno di Berlusconi. Oggi i membri del Csm, organo di autogoverno della Magistratura, vengono nominati per 2/3 dai magistrati ordinari e per 1/3 dal Parlamento.
Quale fosse il pensiero in merito di Violante, il responsabile delle riforme Pd lo spiegò sempre al Giornale, nel settembre 2008: "Il Csm è troppo condizionato dalle correnti della magistratura". Meglio dunque che sia la politica a influenzarlo.
Violante alla Giustizia, il ministro preferito da Berlusconi - International Business Times




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