Le attestazioni di stima, cordoglio e affetto dei leghisti di casa nostra, da Borghezio a Maroni, stridono non poco con l’azione condotta in vita dal defunto leader della Lega dei Ticinesi. Con la sua scomparsa scomparirà il movimento xenofobo del Canton Ticino? Il direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena è convinto di no
di Alessandro Madron
LUGANO – Alla notizia della morte del controverso e carismatico leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano Bignasca, passato agli onori delle cronache per i suoi attacchi xenofobi ai lavoratori frontalieri italiani, le reazioni dei leghisti nostrani vanno tutte nella direzione del commosso ricordo e del riconoscimento di un valore che alla prova dei fatti resta tutto da dimostrare: “era un amico della Lega, un uomo ruvido ma geniale” ha detto Roberto Maroni ricordando il collega elvetico. Anche Mario Borghezio ha riservato parole di cordoglio per Bignasca: “Un leader riconosciuto ed autorevole della mouvance autonomista-indipendentista europea. Un vero combattente per la causa della libertà dei Ticinesi, del tutto impermeabile ai falsi miti del progressismo, dell’immigrazionismo e dell’eurofollia di Bruxelles”.
Non poteva mancare e non è mancato il commento dei giovani padani, arrivato per voce dei coordinatori Lucio Brignoli ed Eugenio Zoffili, che hanno espresso la vicinanza del movimento alla Lega dei Ticinesi: “La lotta indipendentista e autonomista perde un leader vero, genuino e determinato”. Dalla Lega Nord di Varese, da dove ogni mattina parte una parte considerevole di quei 55 mila lavoratori frontalieri contro cui spesso si scagliava Giuliano Bignasca, il segretario Matteo Bianchi ha espresso “sincera tristezza” per la scomparsa “di un amico della Lega che ha portato avanti battaglie e idee che ci hanno accomunato”.
La Lega nord piange lo svizzero Bignasca. L?uomo che insultava i lombardi - Il Fatto Quotidiano





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