Beppe Grillo, in una recente intervista al Time, ha aggiunto all’utopia una pennellata di «sinistra» totalitaria agghiacciante : «Il nostro non è un progetto politico. È una visione del mondo. Non si tratta di sostituire una classe politica con un’altra. Noi vogliamo il 100 % del parlamento, non il 20 o il 30%. Quando il movimento arriva al 100%, quando i cittadini diventano lo Stato, il movimento non avrà più necessità di esistere. Lo scopo è di estinguerci».
Anche Lenin, quando prese il potere e instaurò la dittatura del proletariato, con l’annesso terrore proletario, credeva di preparare il «deperimento» dello Stato; una volta realizzato il comunismo reale – come aveva profetizzato Marx – lo Stato si sarebbe auto-estinto, per svanire oniricamente nel regno della libertà senza più conflitti. Per il momento occorreva rafforzarlo ed usarlo «senza limiti legali» contro il nemico di classe; una volta eliminato il nemico di classe, la borghesia, la società senza classi – dove il 100% avrebbe appartenuto ad una sola classe, senza proprietà privata – avrebbe reso superfluo lo Stato e le sue coercizioni; esso sarebbe caduto da sé come la pelle di un serpente a primavera.
Sappiamo com’è andata a finire. Il fatto ridicolmente triste è che Beppe Grillo riprenda persino alla lettera i termini dell’utopia marxista-leninista senza nemmeno sapere di ripetere vecchi spropositi ideologici dépassé e rovinosi; ridicoli e tristi scherzi dell’ignoranza e della incultura – del resto ovvia in un comico. Vuole in parlamento il 10%, e crede di non volere il potere; vuole con ciò che sia «il popolo», non più diviso da conflitti, a decidere: l’unanimità coinciderà allora con la «vera» libertà.




Rispondi Citando
