20/03/2013 - Die Zeit accusa il sistema baronale della nostra università come primo responsabile dell'impoverimento della ricerca scientifica italiana
Negli ultimi anni l’Italia è stata colpita da una perdita di intelligenze e qualità che ha pochi eguali tra i paesi industrializzati. Chi è andato all’estero per proseguire il suo percorso accademico o scientifico non ha più voglia di tornare nel nostro paese, a causa di un sistema universitario ancora feudatario.
FUGA DEI CERVELLI - Die Zeit dedica un lungo approfondimento alla fuga dei cervelli, il “Brain Drain” subito dall’Italia. Il racconto del settimanale tedesco parte dall’intervista a Paolo Robuffo Giordano, che lavora all’istituto Max-Planck di Tubinga nel campo della cibernetica biologica. Robuffo Giordano si è laureato alla Sapienza, ma visto che da 14 anni non vengono assunti nuovi professori, ha preferito andare all’estero. Le università italiane sono ancora in grado di formare ricercatori di grande qualità, come dimostra il quinto posto ottenuto dalla fisica nucleare Fabiola Gianotti nella classifica degli uomini dell’anno compilata dal settimanale Time. La Gianotti ha studiato a Milano ed ora lavora al Cern di Ginevra, ed a Die Zeit rimarca come il nostro paese, intendendo l’Italia da dove viene e non la Svizzera dove lavora, è leader nella ricerca delle particelle fisiche. La ricercatrice milanese sottolinea inoltre come in Italia ci siano più fisiche rispetto alla media europea. Un dato che però viene aggravato dalla fuga verso l’estero degli scienziati più competenti.
ADDIO DI MASSA - Die Zeit rimarca come l’Italia viva un Brain Drain senza precedenti, una migrazione di massa degli accademici talenti. Un settimo degli scienziati del nostro paese lavora all’estero, un effetto dei problemi del sistema universitario. Claudio De Persis, professore di Robotica a Groeningen, nei Paesi Bassi, rimarca come “l’università rispecchi il blocco della società italiana. Nei posti importanti ci sono gli anziani, i giovani non possono avanzare”. Per il professor De Persis il ritorno nel nostro paese è escluso: chi fa il ricercatore scientifico viene pagato troppo poco, ai professori invece mancano i mezzi finanziari per lavorare. L’accademico sottolinea come solo lo sfruttamento di una parte dei suoi colleghi, che rinunciano alle ferie e svolgono i lavori di segreteria per supplire alla mancanza dei fondi, impedisce il collasso del sistema. “Sono veri e propri eroi”, rimarca De Persis a Die Zeit. “In Italia mi vergognavo a dire che lavoravo come professore all’università, al contrario di quanto accada qui nei Paesi Bassi, che mi hanno accolto anche se non conoscevo l’olandese, ma erano interessati alle mie qualità”.
CRISI SISTEMICA - In Italia non tornerà neppure Paolo Robuffo Giordano, appena assunto al CRNS di Rennes. Il famoso istituto francese ha bandito un concorso per tre posizioni, tutte conquistate dagli italiani. Come rimarca Die Zeit, “la continua crisi italiana ha trasformato un’intera generazioni di ricercatori in nomadi del lavoro. Chi vuole lavorare nella scienza, deve andare all’estero.” Di professori stranieri o studenti esteri invece c’è scarsa traccia nelle università italiane. Anche per questo motivo nessun istituto del nostro paese compare tra i primi 100 delle graduatorie internazionali sull’istruzione superiore. Per le università italiane la situazione è così difficile che quest’anni la Sapienza di Roma, la più grande d’Europa, non ha organizzato alcuna cerimonia per l’apertura dell’anno accademico. Il settimanale tedesco evidenzia come il numero enorme di studenti – 140 mila – produca situazioni caotiche che facilitino i fallimenti scolastici. Un sesto delle matricole abbandona dopo il primo semestre, a giurisprudenza solo il 15% riesce ad ottenere la laurea rispettando i tempi.
SISTEMA FEUDALE - Die Zeit rimarca come nessun governo, neanche i tanti professori guidati da Mario Monti, ha provato a rivedere il sistema di ingresso per paura di perdere voti. Il settimanale tedesco però critica in modo particolare il sistema feudale che si riscontra in molte sedi accademiche del nostro paese. “Non senza motivazione i professori vengono definiti in gergo baroni. Chi riesce a conquistare una cattedra universitaria mette a posto anche gli altri componenti della sua famiglia”. Die Zeit definisce il rettore della Sapienza Luigi Frati come un paradigma del nepotismo diffuso nelle nostre università. “Frati ha ottime relazioni con la politica ed il Vaticano, parla volentieri in dialetto romano. Il tono familiare si riscontra anche nelle sue scelte del personale: la moglie, la figlia, il genero e il figlio lavorano tutti alla facoltà di Medicina della Sapienza”. Il figlio di Frati fu assunto prima che il governo Berlusconi vietasse l’ingaggio di familiari all’interno della stessa facoltà. Die Zeit però sottolinea come la nuova normativa abbia cambiato poco. Specialmente nel Sud vige ancora un sistema feudale, come rimarca la professoressa di letteratura Camilla Miglio.
"L'Italia, il paese da cui i migliori scappano" - Giornalettismo




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