Io credo che nel gruppo dirigente siano in molti a condividere la tesi di un partito post-ideologico (ma non disimpegnato nei confronti del patrimonio culturale che eredita), almeno tutti quelli tra loro che hanno partecipato alla stesura dello statuto dove quei principi fondanti sono enunciati. Inoltre, non nello statuto ma in uno dei primissimi documenti redatti, si sottolineava come il PD sarebbe dovuto essere una sintesi, e non la mera somma dei due principali partiti che vi confluivano.
Il guaio è che lo scollamento con la società civile di cui si parla spesso, è già presente tra il vertice e la base militante del partito stesso.
Ora, se un partito post-ideologico è quello che vuole mettere da parte concetti come “lotta di classe” (non perché abbia rinunciato a farsi carico delle istanze delle classi meno abbienti, ma perché è giunto alla conclusione che dicotomie come “padrone-operaio” siano anacronismi che non fanno altro che ledere l’una e l’altra parte a discapito del paese intero), allora si comprende bene il motivo che spinse Renzi a giudicare positivamente Marchionne, quando questi si impegnò a stanziare alcuni miliardi per il progetto fabbrica Italia, e a prenderne le distanze quando lo stesso Marchionne si rimangiò la parola. Si capisce ancora meglio perché D’Alema, ben prima di Renzi, ebbe a parlarne in toni lusinghieri e persino il Bertinotti (!) presidente della camera lo chiamò con l’appellativo di “borghese buono”.
Per questa, ed altre ragioni, ritengo che Renzi rientri a pieno titolo tra quelli che possono contribuire al processo di evoluzione dichiarato all'atto di nascita del PD. (E tra parentesi devo dire una buona volta che non sono un suo fan a priori, ma lo sostengo mentre lo sottopongo ad un costante e severo giudizio che non è scevro di perplessità; dopodiché, in ultima analisi bisogna esprimere un giudizio, ed il mio sul suo conto rimane positivo).
Infine Ste, ok magari gli manca anche un po’ di profumo di sinistra e socialdemocrazia, tuttavia io confido che il vertice del PD non potrà mai essere l’espressione di un singolo al pari del bordello berluschino o di un movimento con tanto di proprietario del marchio; il vertice del PD sarà sempre il frutto di una compartecipazione di personalità di spicco, che possono riconoscere un leader ma non consentono alcun leaderismo (se non in casi particolari e con buone e fondate ragioni).





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nel mentre teniamo botta :-P
