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    Allontanarsi da Bruxelles per avvicinarsi alla crescita. La rinascita ungherese. - Stato & Potenza

    Pubblicato il: 4 agosto, 2014
    Esteri | Di Luca Caselli

    Allontanarsi da Bruxelles per avvicinarsi alla crescita. La rinascita ungherese.

    Mentre l’Eurozona arranca in quella che sembra un’irreversibile crisi, nel vecchio continente c’è ancora chi si distingue per un’economia in forte crescita: l’Ungheria. Il governo Orban infatti, eletto nel 2010 e confermato a larga maggioranza dalle urne ad Aprile 2014, è riuscito nell’impresa di traghettare il suo Paese fuori da uno stato di sofferenza apparentemente patologica che lo attanagliava da diversi anni.
    L’approccio utilizzato dell’esecutivo, in stridente antitesi con le imposizioni provenienti da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale, lo hanno reso bersaglio di durissimi attacchi da parte di media internazionali e faccendieri delle istituzioni bancarie. Solo per citare un esempio, “La Repubblica” nel marzo 2013 intitolava “Nuova, gravissima sfida di Viktor Orbàn ai principi del mondo libero e alle sue istituzioni”1; lo stesso articolo continua accostando i discorsi degli uomini del governo ungherese a quelli di Hitler e Goebbels. Orban, definito dal quotidiano di De Benedetti come “autocrate” e “nazionalpopulista”, viene eletto a minaccia per la democrazia, non solo per la sua alleanza con Jobbik (partito di estrema destra ungherese), “dettaglio” per giunta non citata dallo stesso articolo, che attacca invece le scelte del governo in campo economico: quelle stesse scelte che, come vedremo, l’economia reale sta premiando. Lo stesso giornale, in articoli successivi2, accusa di dispotismo il premier per aver modificato la costituzione; è perlomeno curioso però evidenziare come analogo trattamento non sia stato riservato da La Repubblica nei confronti del Presidente del consiglio Matteo Renzi, che non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni di rivedere in più parti le leggi fondamentali dello Stato, a partire dalla Costituzione italiana. Non sfugga che il successo del paese magiaro è seguito al pieno recupero della sua sovranità monetaria seguendo una concreta roadmap scandita da alcune pietre miliari: in primis, il rimborso dei 2.2 miliardi di Euro di debito verso il FMI, ancor prima della sua scadenza naturale e chiusura della sede nella capitale degli uffici dell’istituzione monetaria (atto di forza che ha ovviamente indisposto USA ed UE, per la paura che altri paesi seguissero l’esempio); nazionalizzazione della Banca Centrale; riallineamento della valuta (il Fiorino Ungherese ha svalutato di quasi il 20% rispetto all’Euro negli ultimi anni, senza per questo scatenare i cataclismi che gli indomiti sostenitori della moneta unica continuano a vaticinare). Nonostante misure così drastiche ed impopolari verso le potenze estere, i mercati stanno premiando Orban: vediamo nel dettaglio. Il tasso di crescita del Pil ungherese, se confrontato con quello della zona Euro, dimostra il ritrovato dinamismo dell’economia nazionale. Nel grafico di seguito si evidenziano gli ultimi due trimestri del 2013 e i primi due del 2014.
    Anche il tasso di disoccupazione è in costante calo. Come si può notare dal grafico seguente i risultati sono straordinari se confrontati con la media UE.
    I benefici per i lavoratori sono inoltre arrivati grazie all’accordo siglato con i sindacati nell’anno appena trascorso: aumento degli stipendi del 5,3 per cento, da 93mila a 98mila fiorini, per i lavoratori di base e del 5,6 per cento, da 108mila a 114mila fiorini, per occupati con qualifiche specifiche. Anche il valore reale dei salari ne beneficia in quanto l’inflazione, nel paese magiaro, è ormai da tempo sotto controllo e da diversi mesi è ai minimi storici (dato in sé non necessariamente positivo, ma che comprova una volta di più la decorrelazione tra svalutazione ed inflazione). Dal 2011 inoltre, nel paese vige il regime di Flat Tax, che abbandona il sistema a scaglioni in ragione di una aliquota unica. Al di là della indubbia semplificazione, questa manovra punta ad abbattere la quota di elusione fiscale che porta i grandi capitali a migrare verso paradisi fiscal, allo stesso tempo, le accuse di avvantaggiare i più ricchi non sussistono, vista la presenza della Flax tax addition sui redditi più alti. Il rapporto congiunto Consolati/Ambasciate/Enit 2014 evidenzia che nei quattro anni di Governo Orbán i consumi privati sono mediamente aumentati, così come il rapporto debito/Pil (ora all’83%, quello italiano è al 132,6%), il Pil pro-capite e gli investimenti stranieri diretti3. Nonostante l’incremento delle spese, dovute in particolar modo agli aumenti salariali di alcune categorie di dipendenti pubblici (ad esempio gli insegnati), il disavanzo pubblico risulta sotto controllo. Mentre in Italia torna a calare la produzione industriale a maggio con un -1,2% rispetto al mese precedente (il risultato peggiore da novembre 2012), l’indice ungherese è oscillato da Febbraio a Giugno tra l’8 e il 10,6 per cento. Quello europeo, dopo un lungo periodo in cui si attestava sotto lo zero ha raggiunto il suo massimo in Dicembre 2013 in cui ha toccato un +2,8%, le ultime rilevazioni lo collocano ad oggi intorno all’1,4%, ben lontano da quello ungherese. Il ritmo della produzione industriale ungherese è paragonabile a quella cinese, le politiche di Orban, antitetiche agli assurdi diktat europei modellati sulle esigenze tedesche, dimostrano la ragionevolezza della politica dell’attuale governo. Proprio la partnership commerciale con il Paese asiatico sta dando nuove possibilità all’industria magiara. In tal senso, è recente l’accordo per favorire le piccole medie imprese di entrambi i paesi ad aprirsi alla reciprocità dei mercati. Per favorire le piccole e medie imprese è stato adottato inoltre, secondo lo Schema di Finanziamento per la crescita, un finanziamento a tasso agevolato erogato dalle banche verso queste aziende. Le banche straniere sono per Orban uno dei principali fautori dell’impoverimento del popolo ungherese: per questo motivo, gli istituti di credito sono stati “stangati” sul lato della tassazione degli utili, ed è allo studio una proposta di legge che possa obbligarle a risarcire i cittadini danneggiati dalla sottoscrizione di mutui in valuta straniera; misura forse troppo ambiziosa, ma che rende l’idea della decisione con cui il premier si muove per tutelare gli interessi della nazione e dei suoi cittadini. L’Euro ha chiaramente contribuito ad abbattere la redditività delle aziende italiane, facendone crollare il valore e permettendo quindi che esse vengano acquistate con facilità da soggetti esteri e da multinazionali. Non solo il settore privato, ma anche quello pubblico è succube di questa selvaggia svendita. In Italia come negli altri Paesi periferici della zona Euro, l’appropriazione delle società operanti nei settori chiave dell’economia nazionale da parte delle lobby internazionali, sta riducendo il nostro paese ad territorio coloniale privo di autonomia. Il governo Fidesz si è mosso in senso diametralmente opposto, attuando un programma che prevede l’acquisizione delle aziende che operano nei settori strategici, come ad esempio quello dell’energia. L’ardito programma prevede anche la trasformazione di queste società in enti non profit in modo da tutelare i consumatori dalla spasmodica ricerca di profitto da parte delle “utilities”, a scapito della qualità del servizio. La politica di Orban si è dimostrata coraggiosa e certamente non è priva di rischi, tuttavia i risultati ad oggi gli danno ragione e la maggioranza del popolo appoggia la sua battaglia. Se il Paese magiaro continuasse questa crescita si affermerebbe un modello diverso, un modello di riacquisizione della sovranità nazionale che ad oggi rimane l’unica via percorribile per liberarsi dal cappio tedesco e europeista che sta stringendo al collo l’Italia, condannandola ad un futuro da colonia dei paesi del Nord Europa: uno scenario che non si addice ad un paese che per storia, qualità e potenziale non è seconda a nessuno.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Allontanarsi da Bruxelles per avvicinarsi alla crescita. La rinascita ungherese.

    A dimostrazione che vi sono paure che ci trasmettono ma che in realtà, proprio non esistono.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  3. #3
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    Predefinito Re: Allontanarsi da Bruxelles per avvicinarsi alla crescita. La rinascita ungherese.


  4. #4
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    Predefinito Re: Allontanarsi da Bruxelles per avvicinarsi alla crescita. La rinascita ungherese.

    Citazione Originariamente Scritto da Turriciano Visualizza Messaggio
    Mamma che paura!
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

 

 

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