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Discussione: I Valori e la Libertà

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    I Valori e la Libertà

    Un viaggio nell'Italia che si divide ma non cambia





    Un domani chi si troverà a rileggere questi ultimi 15 anni di storia italiana si troverà dinanzi due partiti che tanto nel nome quanto nelle intenzioni si sono identificati con due capisaldi del pensiero politico: i Valori e la Libertà. E sottolineerà come in questo periodo, in Italia, i Valori abbiano trovato casa a sinistra - nell' Italia dei Valori di Tonino Di Pietro - e la Libertà a destra - nel Popolo della Libertà, di Silvio Berlusconi.

    Penso che sia interessante, già ora, provare a fare alcune riflessioni in merito. Che la Libertà trovi posto a destra, in un epoca ancora segnata da una forza di sinistra illiberale come il comunismo non stupisce poi molto. Incuriosisce e confonde addirittura però che la sinistra postcomunista abbia invece finito con l'identificarsi con due termini - l'Italia e i Valori - che non sono mai stati nel proprio dna politico e che piuttosto appartenevano di diritto alla destra neofascista.

    Tutto però ha una spiegazione e questa spiegazione si chiama Mani Pulite. E' noto che nei primi anni novanta crolla in Italia il pentapartito, i cui massimi esponenti sono tutti indagati per corruzione e costretti ad abbandonare la scena politica. Comunisti e fascisti si salvano dalla grande ondata moralizzatrice che si leva in tutta Italia venendo accolta favorevolmente da un’ampia fascia di elettori indipendenti o comunque non ideologicamente schierati.

    E' un momento in cui gli italiani sembrano in buona parte felicitarsi nel vedere affondare quel blocco di potere che ha governato il Paese per 50 anni e che loro stessi, per abitudine, conformismo e magari interesse avevano contribuito a tenere a galla per tanto tempo. Adesso, in uno dei tanti trasformismi dell'italiano medio, si plaude all'affondo del Titanic e il popolo delle casalinghe (lo stesso che diverrà lo zoccolo duro del futuro elettorato berlusconiano) applaude tutti i giorni l’anchorman Gianfranco Funari che dalla tv incita il magistrato Tonino di Pietro ad "andare avanti" nella sua opera di gambizzazione dei politici corrotti, in primo luogo del socialista Bettino Craxi.

    Gianfranco Funari non è di sinistra, è un guascone populista che dichiara il suo debito con Indro Montanelli, il giornalista più famoso della destra moderata. Il caso vuole che la sua seguitissima trasmissione vada in onda su Italia 1, canale del gruppo Fininvest, il cui proprietario è Silvio Berlusconi, un imprenditore i cui legami con la famiglia Craxi sono ben noti.

    Tuttavia Berlusconi in un primo momento non è investito dalle polemiche politiche che si susseguono e nessuno dei suoi abituali telespettatori ipotizza una sua eventuale "discesa in campo". E’ un momento, quello, in cui in Italia nessuno più riconosce di essere stato socialista o democristiano: c’è una sentita volontà popolare di rinnovare classe e sistema politico, una volontà trasversale che passa da sinistra a destra incrociando la Lega Nord e altri partiti minori che nel frattempo spuntano fuori come funghi.

    Ad un certo punto, mentre il livello della tensione è fortissimo, ecco che arriva il momento della fatidica scelta politica di Silvio Berlusconi che, dopo aver tentato senza successo di spingere Segni o Martinazzoli alla guida di una nuova coalizione di centro, mobilita i media in suo possesso a difesa di quell’Italia “moderata” che era stata ingiustamente affossata e che non voleva morire comunista. E per non escludere nulla dal nascente “rassemblement” anticomunista con un grandissimo “colpo di teatro” sdogana nell’imbarazzo generale l’impresentabile Gianfranco Fini leader del vecchio MSI.

    Questa mossa da consumato giocatore di poker è quella che di fatto scombussola la situazione politica italiana facendola deviare dal suo corso naturale. Infatti, mentre fino ad allora la destra era stata, non meno della sinistra, a favore di Mani Pulite, adesso per opportunismo si trova nella condizione di non poter rifiutare la mano tesa del Cavaliere e senza chiedersi se questa porgesse o meno una mela avvelenata, decide di saltare il fosso e di porsi senza imbarazzo a fianco dei moderati “corrotti”. In quel momento Berlusconi diventa l’oggetto speciale di nuove inchieste giudiziare per via dei suoi rapporti con Craxi in uno scontro che lo vede contrapposto a Di Pietro, un magistrato di simpatie paradossalmente democristiane ma che nel momento in cui scenderà in politica anche lui si troverà ad occupare forse persino contro la propria volontà la casella di sinistra.

    A questo punto la storia politica italiana si svolgerà lungo un corso bipolare che sarà identificato in maniera assai diversa a seconda che lo si guardi da destra o da sinistra.

    I Berlusconiani rilanciano con foga un anticomunismo all’americana e fuori tempo massimo, che mai si era visto quando il PCI e Craxi erano ancora in vita e che paradossalmente spunta fuori proprio quando la sinistra, caduto il Muro, tenta di darsi un tono riformista. Berlusconi, socialista, si contorna di un pugno di intellettuali provenienti dall’indipendentismo di sinistra, più qualche liberale, qualche radicale, alla guida dei resti di quello che era stato il pentapartito, con l’aggiunta del MSI e della Lega. E’ un’armata brancaleone che si raccoglie sotto il vessillo della Libertà. Una libertà che per altri, però, sottintende la “libertà di rubare”.

    L’altro fronte, non meno composito e raccogliticcio, vede paradossalmente insieme comunisti non del tutto pentiti, l’editore antiberlusconiano De Benedetti, e vari moralizzatori che tra il loro passato sul fronte moderato e di destra e la coerenza intellettuale scelgono quest’ultima: vedi Scalfaro, Montanelli, Travaglio. Questa coalizione che al pari dell’altra accomuna trasversalmente sinistra, centro e destra, troverà il suo simbolo nel culto dei Valori, irrinunciabili per un’Italia che voglia dirsi onesta e pulita al pari delle altre nazioni europee.

    Ecco perchè nell’Italia della cosiddetta Seconda Repubblica una bandiera fino ad allora particolarmente amata dalla sinistra – la Libertà – diviene appannaggio della destra, e un’altra bandiera che si è sventolata a lungo a destra – i Valori – viene ad essere paradossalmente impugnata dalla sinistra. Sempre che identificare berlusconiani e antiberlusconiani con vecchi arnesi ideologici abbia un senso reale.

    Ad ogni modo, per la destra il confronto politico italiano si gioca ora tra liberalismo e illiberalismo; per la sinistra invece la differenza passa tra i profittatori e gli onesti. Per chi scrive, la tragedia è che hanno ragione e torto entrambi. Come non bastasse gli interessi politici finiranno presto col mettere in secondo piano fino ad annullarle le presunte velleità ideali.

    E’ ancora una volta un’Italia che si scompone e si ricompone senza risolvere le proprie contraddizioni politiche e anzi aggiungendone di nuove.

    Il sottoscritto nel 1993 guardava con simpatia a quella rivoluzione politica che attraverso Mani Pulite si apprestava a cambiare del tutto la geografia partitica italiana. Appena un anno dopo ero però già arruolato nel fronte berlusconiano – quota AN – perchè anticomunista convinto. Ma ricordo ancora nel ’95 l’imbarazzo provato dinanzi ad un Liguori e ad uno Sgarbi che, preso il posto del buon Funari nelle tv Fininvest, si affannavano a difendere i plurinquisiti, facendosi paladini di un garantismo che mai è stato parte del mio dna politico. Ricordo lo sconcerto provato dinanzi alla tristemente famosa legge “salvaladri” firmata dall’allora Ministro Biondi (legale, tra l’altro, anche dell’orrenda setta di Scientology).

    Purtroppo non avrei mai potuto militare nel campo opposto: comunisti a parte, ho sempre ritenuto ipocrita e strumentale la loro difesa di valori che mai hanno fatto parte della loro storia politica e che sono serviti soltanto - è l’opinione che mi sono fatto, giusta o sbagliata che sia - a dare una veste presentabile e accattivante ad un partito finanziato per anni da un agente nemico, quale quello russo. Mai avrei potuto mescolarmi a una fetta d’Italia che si è sempre situata dalla parte sbagliata riguardo e le battaglie sociali e le scelte internazionali.

    Fedele ai Valori più che alla Libertà, ho combattuto per quest’ultima contro i primi mosso da un sentimento di lealtà politica, pur senza crederci. Sono stato un elettore fedele e allo stesso tempo critico, continuamente in bilico tra ciò che ritenevo giusto e ciò che mi sembrava opportuno. Tanti altri, dalla parte opposta hanno fatto come me. Guelfi e ghibellini di un Paese che ogni tanto decide di cambiare d’aspetto per rimanere in fondo sempre uguale a se stesso.


    Mr. Right
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    Predefinito Rif: I Valori e la Libertà

    Lo spunto per questo 3d mi è venuto dopo aver letto di recente un'intervista concessa a Beatrice Borromeo da un noto quotidiano nazionale.

    La Borromeo, elettrice dell'Italia dei Valori, diceva cose riguardo la politica italiana degli ultimi anni che toccavano anche la mia sensibilità di uomo di destra. Tuttavia, dopo aver rimuginato e fatto i conti con le mie contraddizioni, mi sembrava evidente che le quelle opinioni suonavano quanto mai ipocrite in bocca a quella parte politica. E ciò mi faceva sentire più a mio agio con me stesso, ma non troppo.

    Ancora, ogni volta che vado alla FNAC, uno dei miei pellegrinaggi obbligati, sono costretto a sorbirmi i monologhi di Travaglio che loro, sinistrorsi, mandano a tutta forza specie durante il periodo elettorale. Eppure, nonostante l'evidente faziosità del personaggio, se me lo dessero in cambio di un Belpietro o di uno Giordano qualsiasi farei a cambio immediatamente. Non a caso lo leggevo settimanalmente su Il Borghese, una rivista che si avvaleva di altre firme davvero libere e indipendenti come Massimo Fini (uno che puoi essere d'accordo o no con quel che dice, ma che è sempre un piacere leggere).

    E mi sembra uno scherzo del destino che io di destra, debba sorbirmi nullità come Filippo Facci, uno che scrive allo stesso modo per Grazia e per Il Giornale. Vorrei che Montanelli tornasse qui, e con lui le vecchie firme che per un motivo o per un altro non ci sono più, vorrei che Berlusconi si stancasse della politica e ci privasse dei suoi scandali e dei suoi conflitti d'interesse, vorrei che la sinistra abbandonasse la maschera buonista e riproponesse la faccia truce che ha sempre avuta, vorrei che la destra tornasse ad essere tale senza imbarazzi, senza infingimenti liberali, senza veline, senza mignotte...

    vorrei, vorrei...
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    Predefinito Rif: I Valori e la Libertà

    Di questi giorni è la notizia che Vittorio Feltri, ideatore e direttore di Libero, tornerà alla guida de Il Giornale che aveva già diretto durante gli anni novanta. E' facile prevedere che senza la sua firma-simbolo Libero ridurrà drasticamente le vendite e forse scomparirà. Nel qual caso Berlusconi avrebbe ottenuto un doppio risultato: potenziare il suo Giornale con una firma prestigiosa e oltremodo fidata e nello stesso tempo togliersi dalle scatole un quotidiano concorrente che, almeno nelle intenzioni iniziali, doveva essere una voce "libera" della destra.

    E allora mi sovvengono tante vecchie storie del recente passato.

    Chi si ricorda più de L'Italia settimanale? Era una rivista sul tipo de L'Espresso che Marcello Veneziani aveva costruito su misura dell nascente Polo delle Libertà (e del Buon Governo) e che aveva un'impronta classica di destra sociale. Ma come al solito contano le firme, e l'Italia contava ottime firme di destra. Poi qualcuno in AN (credo fosse Urso) chiese e ottenne la testa di un direttore troppo indipendente. Veneziani venne sbattuto fuori senza tanti complimenti e sostituito dall'anonimo Caprettini sotto la cui direzione il settimanale naufragò. Si tentò infine di rianimarlo affidandolo a Buttafuoco, palesemente inadatto a quel ruolo, col quale dopo pochissimi numeri si chiuse definitivamente bottega.

    Fu la volta allora de Il Borghese, settimanale storico della destra questa volta tornato in edicola grazie all'ostinazione del compianto Daniele Vimercati, che tentava allora di unire Lega e AN in una "grande destra". Bel settimanale il suo, fino a quando non è passato di mano. Prima allo scialbo Guiglia (che oggi conduce Otto e 1/2) e poi a Vittorio Feltri, che lo stravolse completamente a partire dal nome, che diventò "La Voce Borghese" (!)

    Nel frattempo Veneziani aveva messo mano ad un nuovo settimanale che si chiamava Lo Stato. Scelta questa in controtendenza e un po' infelice visto che il motto delle destre moderne (compresa quella berlusconiana) era di combattere lo Stato e non di glorificarlo. Ma al di là di ciò, anche questo nuovo tentativo giornalistico di Veneziani si dimostrava di pregevole fattura, con degli inserti storici davvero ben fatti. Ad un certo momento però anche questo progetto venne tagliato e Veneziani fu ospitato dal Borghese che gli assegnò la conduzione di un inserto autonomo: "Lo Stato delle idee".

    Poi Feltri si stufò e andò a dirigere un nuovo quotidiano, Libero, e Il Borghese morì. E' da quell'infausto giorno che la destra non esce più settimanalmente in edicola.

    Sono storie vecchie di ormai dieci anni fa. Ricordo di aver passato tutta la "traversata nel deserto" (1995-2000) leggendo queste riviste. Avevano tanti difetti, ma erano intellettualmente libere e oneste. Facevano cultura di destra e offrivano un'informazione non supina alla politica di partito. Proprio quello che non andava a genio a Berlusconi (e nel suo piccolo anche a Fini), il quale ha sempre detto ai suoi pennaruoli: "Scrivete quel che cazzo volete, basta che non vi mettiate di traverso a me". E per questa ragione le redazioni dei suoi giornali sono composte di tante penne "di sinistra" che continuano a fare cultura di sinistra senza per questo intaccare l'immagine del loro datore di lavoro.

    Proprio ciò che Montanelli pensava che sarebbe inevitabilmente accaduto al "suo" Giornale, alla cui guida si sottrasse sdegnato.
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